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Storia di un libro maledetto:

"Lasciate che i bimbi" di Luther Blissett

 

no (c) dicembre 2001

 

 

 

Indice

 

0. Antefatto, o meglio, Epilogo

1. Chi ha incastrato chi ha incastrato i Bambini di Satana

2. Esce il libro

3. Aldo Busi, altri abusi e noi

4. Lucia M***** fa partire la causa civile

5. Parte la campagna d'informazione

6. Fuoco incrociato su Luther Blissett!

7. Ancora censura a Bologna

8. Gli squatters, Castelvecchi e noi

9. I maghi marxisti contro Othelma

10. Il marchese esce di scena

11. La "superteste" ritorna come pornodiva

12. L'atto di difesa dell'avvocato Franco Bambini

13. Il TPO di Bologna scatena le ire della M****

14. M**** non demorde: l'invenzione di nuovi "pentiti"

15. Dimitri & Co. assolti anche in appello

16. Roma: Il libro ri-preso di mira dai "cacciatori di pedofili"

17: Marco Dimitri: cronologia della persecuzione 1989-1999

18. Epilogo, o meglio, Antefatto

Appendice: Lasciate che i bimbi 2 - la vendetta

 

 

 


 

 

1.

Antefatto, o meglio: Epilogo

 

 

"La Repubblica"-Bologna, 11 dicembre 2001:

 

Lucia Musti batte Luther Blissett

 

Luther Blissett dovrà risarcire il pubblico ministero Lucia Musti e il libro "Lasciate che i bimbi" dovrà essere distrutto. È una vittoria secca quella ottenuta dal magistrato che coordinò le indagini sui Bambini di Satana sul "nome collettivo" che firmò il testo. Il Tribunale civile le ha dato ragione su tutti i fronti dichiarando che due capitoli, "Bambini di Satana, anatomia di una montatura" e "Il caso Dimitri è chiuso" del libro edito da Castelvecchi e diffuso via Internet "sono lesivi della sua reputazione". La sentenza prevede dunque la condanna della società editrice "al ritiro dal commercio e alla distruzione delle copie" del libro "presenti in librerie o presso la sede". Se la Castelvecchi vorrà continuare la pubblicazione, potrà farlo a patto di eliminare i due paragrafi incriminati. Gli stessi paragrafi dovranno essere eliminati dal sito Internet. Un'altra società, la Cybercore, dovrà cancellare da un altro sito di una parte di un articolo che riprende l'argomento, dal titolo: "La verità è elettrica e si diffonde, si diffonde, si diffonde". Le società condannate dovranno anche pubblicare la sentenza per estratto sui quotidiani. Alla dottoressa Musti è stato riconosciuto un danno di ottanta milioni di lire (407.601,77 euro). Il suo avvocato Nicola Alessandri, che l'ha difesa insieme a Guido Magnisi, ha dichiarato che è stato raggiunto l'obiettivo principale della causa, "l'accertamento del contenuto diffamatorio di alcune dichiarazioni nel libro di Luther Blissett". L'avvocato Franco Bambini che difendeva il firmatario del contratto, Roberto Bui, ritiene che sarà impugnata la sentenza. Bui afferma che le richieste di Musti "sono state molto ridimensionate. Il libro è presente in tanti altri siti web ed è inestirpabile".

 

-§-

 

"Il Resto del Carlino" dello stesso giorno:

 

Ottanta milioni al pm Lucia Musti

diffamata da "Lasciate che i bimbi"

 

Quel libro targato Luther Blissett ha diffamato il magistrato Lucia Musti e va ritirato dal mercato. Cosi' ha deciso il tribunale civile di Bologna, Terza sezione, dell'opera intitolata "Lasciate che i bimbi - Pedofilia: un pretesto per la caccia alle streghe", edito da Castelvecchi Editoria e comunicazione srl, pubblicato nell'ottobre del '97 e diffuso anche via Internet dalla societa' 2008 Comunicazione sas. Il libro, che prende spunto dal processo alla setta di Marco Dimitri, i 'Bambini di Satana', e' stato dichiarato lesivo dell'immagine del pm bolognese, nella pagina di alcuni capitoli addirittura definito un magistrato "intollerante, mentalmente instabile", praticamente "il braccio armato della santa inquisizione" e per giunta con "manie di protagonismo". Il Tribunale ha condannato l'editore e le altre parti querelate da Lucia Musti al pagamento di ottanta milioni di lire come risarcimento danni, al pagamento delle spese processuali e legali, al ritiro del libro (che potra' essere pubblicato previa eliminazione dei capitoli incriminati) e alla pubblicazione della sentenza di condanna.

"L'obiettivo principale - hanno detto i legali del pm, Guido Magnisi e Nicola Alessandri - e' stato raggiunto, cosi' come e' stato ampiamente dimostrato il contenuto diffamatorio e lesivo della professionalita' della dottoressa Musti. Quanto al risarcimento (erano stati chiesti 450 milioni, ndr), la quantificazione appare in linea con quanto e' ormai il consolidato orientamento nella giurisprudenza in questa materia. Orientamento che purtroppo non riesce a trovare, a differenza di altri paesi, parametri adeguati al ristoro effettivo dei danni all'immagine e professionalita', oltre che morali piu' ampi, che simili episodi creano a coloro che subiscono aggressioni di questo tipo".




 

 

1

Chi ha incastrato chi ha incastrato i Bambini di Satana

 

 

"Quest'inchiesta è per certi versi più difficile di quella sui fratelli Savi, più delicata di quella contro la 'Quinta mafia'. Là c'erano dei delinquenti, degli assassini... ma qui stiamo scoprendo cose altrettanto orrende [...] la criminalità dei satanisti non è troppo differente da quella mafiosa".

Lucia Musti, "Il Resto del Carlino", 10 giugno 1996

 

Bologna 1996. La Procura fa arrestare e sbattere alla Dozza alcuni membri dell'associazione culturale neo-pagana "Bambini di Satana Corporation", compreso il fondatore Marco Dimitri, personaggio molto conosciuto negli ambienti underground bolognesi, gia' ospire in diversi talk show televisivi.

Fin dalla loro nascita i Bambini di Satana hanno subito numerose provocazioni da parte di forze dell'ordine e autorità ecclesiastiche, ma stavolta la situazione è più grave: le imputazioni sono di ratto a fini di libidine e violenza carnale, a cui si aggiungeranno in un secondo tempo quelle di violenza sui minori, violazione di sepolcro e profanazione di cadavere. Addirittura, la Procura di Bologna avvierà un filone d'indagine su presunti sacrifici umani.

Nonostante i media locali e nazionali sposino immediatamente le tesi della Procura, il teorema che ha portato Dimitri & C. in galera si basa interamente sulle testimonianze confuse, inverosimili, farneticanti di una pseudo-"pentita" dei BdS, minorenne ex-fidanzata di uno degli imputati, persona gravemente disturbata. A queste si aggiungono i pareri "tecnici" di tre esorcisti (!), le pressioni della Curia di Bologna tramite il famigerato GRIS (Gruppo di Ricerca e Informazione sulle Sette) e la presunta testimonianza di un bimbo di nemmeno tre anni, figlio di una psicologa cattolica in contatto col GRIS. Una vicenda da Santa Inquisizione, costruita sulla cultura del sospetto, sul dispregio della presunzione d'innocenza, sulla morale sessuofobica e sull'intolleranza religiosa. Grazie alla stretta affinità di vedute tra il Resto del Carlino e la dott.ssa Lucia Musti, sostituto procuratore e titolare dell'inchiesta, gli imputati vengono demonizzati, costantemente calunniati in prima pagina, collegati a un inesistente network di "pedofili", distrutti. La loro carcerazione preventiva durerà più di un anno, tra tentativi di suicidio e violenze di vario genere.

["Che cos'è il caso 'Lasciate che i bimbi'", da: Quaderni rossi di Luther Blissett, n.3 Bologna, gennaio 1999]

 

-§-

 

 

Nel febbraio del 1997 “l’Osservatore Romano” pubblicava una serie di sei articoli sotto la dicitura di Sette e culti satanici. La rubrica era gestita dal Gris “su interessamento della Congregazione per la Dottrina della Fede”, ovvero del Cardinale Ratzinger. Un mentore di prim’ordine. Vale la pena prenderla in considerazione, per due motivi. Innanzi tutto per via dell’altolocata sponsorizzazione e per il tipo di medium su cui la troviamo (l’organo di stampa dello Stato Pontificio). Ma soprattutto perché si tratta di un brillante esempio del metodo argomentativo dei propagandisti anti-sette: una tecnica facilmente smascherabile, ma non per questo poco efficace. [...]

Il quarto articolo (8/2/1997) portava il titolo di Aspetti legali e giuridici del satanismo, a firma di Lucia Musti, Sostituto Procuratore della Repubblica presso il Tribunale di Bologna.

La dottoressa Musti ci informa che la setta - satanica e non - è spesso e volentieri, per sua stessa costituzione, ricettacolo di illegalità e fenomeni criminosi, che vanno dalla truffa ai danni della credulità popolare, all’estorsione, fino a delitti anche più gravi.

<<Il riflesso antigiuridico della setta si esplica, per lo più, attraverso alcune fattispecie di reato che, per summa divisio, potremmo ripartire tra reati di natura patrimoniale, delitti di natura sessuale e, comunque, attinenti la sfera della libertà della persona; reati contro la pietà dei defunti.>>

A proposito dei crimini a sfondo sessuale, vale a dire i fantomatici abusi sessuali durante riti satanici con vergini e bambini, l’autrice dell’articolo entra nel dettaglio, sfoggiando un’apparente cognizione di causa:

<<Vittime di simili azioni sono per lo più donne, molto spesso poste in stato di incapacità di intendere e di volere mediante assunzione di bevande adulterate ovvero di sostanze stupefacenti, oppure minori, anche in tenera età. Questi ultimi rivestono, nel rito satanico, una loro peculiarità, nel senso che l’inflizione di una pratica dolorosa ad un bambino, per definizione puro e vicino a Dio, significa provocare sofferenza a Dio medesimo e, dunque, piacere a Satana.>>

Meglio di un film splatter degli anni ’70.

Nel mondo anglosassone i reati a cui fa riferimento la dottoressa Musti sono raccolti sotto l’etichetta di “Satanic Ritual Abuse”. Solo che le ricerche condotte in Inghilterra, in Olanda e negli Stati Uniti da parte degli uffici giudiziari o di apposite commissioni statali sono giunte alla conclusione che essi semplicemente... non esistono. Si tratta di un parto della fantasia popolare, leggende metropolitane né più né meno vere di quelle sugli zingari che rapiscono i bambini per rivenderli, o del tale che si è svegliato in un fosso tutto bagnato e gli mancava un rene.

La prima indagine specifica sull’abuso rituale satanico è stata condotta dallo stato della Virginia nel 1991. Risultato: non è stato scoperto nulla.

Nel 1994 i governi olandese e britannico commissionavano indagini e ricerche sul medesimo argomento ottenendo lo stesso dato. Per quanto riguarda il Regno Unito il risultato parla da sé: su 84 presunti casi di abuso rituale satanico, segnalati tra il 1988 e il 1991, solo tre presentavano elementi vagamente ritualistici, ma non si trattava né di satanismo né di stregoneria (cfr. L. Blissett, Lasciate che i bimbi. Pedofilia: un pretesto per la caccia alle streghe). In quell’occasione il ministro della sanità britannico dichiarava:

<<Ho commissionato questa indagine per mettere le cose in chiaro sugli abusi rituali e distinguere i fatti da ogni fantasia che li circonda. Finora si erano condotti pochi studi su un argomento tanto delicato, che per molti anni è stato oggetto di speculazioni e paure. Spero che con la pubblicazione di questo rapporto si possa iniziare a sbrogliare la matassa dei presunti abusi rituali satanici. (Ibidem).>>

  Più di recente, uno studio del governo federale degli Stati Uniti si è basato sulle segnalazioni di 10.000 tra psichiatri, assistenti sociali, stazioni di polizia, procure distrettuali, ecc. Hanno scoperto solo un caso probabile di abuso rituale satanico.

Si potrebbe obbiettare che gli Stati Uniti e l’Inghilterra non sono l’Italia. E allora andiamo a leggere cosa dice il Rapporto del Ministero degli Interni a proposito dei reati connessi all’attività delle sètte, in particolare di quelle sataniche:

<<Sotto questo profilo, bisogna rivelare che attualmente in Italia non risultano formalmente contestati delitti di sorta a nessun movimento religioso o magico.

Alcune iniziative giudiziarie a carico di compagini sataniste si sono concluse con l’assoluzione di tutti gli imputati, mentre altre sono ancora in corso di definizione.

Anche l’ultima e più volte citata sentenza pronunciata dalla Cassazione nel procedimento (non ancora concluso) che vede coinvolta la Chiesa di  Scientology, accusata di costituire una vera e propria “associazione per delinquere”, è decisamente favorevole alla setta.>>

E allora di cosa diavolo (è il caso di dirlo!) stiamo parlando?

Di niente. Di aria fritta. Non ci sono elementi concreti, non si sa da dove questi esperti del “settore” attingano le informazioni che li rendono così sicuri delle proprie affermazioni. Anzi, le ricerche precedenti vanno tutte nel senso inverso al pericolo che le sètte potrebbero rappresentare in termini di atti criminali, ma i sedicenti esperti si guardano bene dal fornire questi dati.

Certo ci sono stati casi eclatanti di suicidi collettivi, intere sette pseudo-apocalittiche che si sono autoestinte, ma non in Italia e comunque non si capisce quale grave impatto sociale possa avere l’autonegazione di alcune decine di invasati per essere trasformata in un’emergenza epocale .

E tuttavia Musti insiste:

<<Sebbene in Italia non si siano verificate manifestazioni preoccupanti, quali suicidi di massa di adepti, tuttavia il fenomeno delle sette riveste una notevole pericolosità sia per gli effetti deleteri che produce negli aderenti, sia per i reati che fisiologicamente conseguono all’esplicazione dell’attività della setta stessa.>>

Eccoci al dunque. Le sètte sataniche sarebbero pericolose fisiologicamente. Non si hanno elementi concreti per affermarlo, ma lo si afferma lo stesso e anzi ci si permette di consigliare alle autorità legislative di deliberare in materia.

E poiché il magistrato afferma che “nell’ambito delle indagini sul satanismo, si può constatare una vera e propria omertà, analoga a quella riscontrabile nei reati di ambientazione mafiosa”, il suggerimento che ne consegue va nel senso dell’eventuale estensione delle leggi speciali anti-mafia anche al fenomeno del satanismo:

<<Quella forza di intimidazione del vincolo associativo e della condizione di assoggettamento e di omertà che ne deriva per commettere delitti, frase mutuata dall’enunciato dell’art. 416 bis del Codice Penale (associazione di tipo mafioso), sembra ben coniugarsi anche per il satanismo, laddove si pensi alle condizioni particolari in cui versano gli adepti, strumento nelle mani dei satanisti, e alle quali sopra si è fatto cenno.>>

Fermiamoci qui, ora che le posizioni sono chiare.

[Luther Blissett Project, Nemici dello Stato. Criminali, "mostri" e leggi speciali nella società di controllo, Derive Approdi, Roma 1999, cap. 10]

 

 

-§-

 

 

Nel giugno 1997, il processo si conclude con l'assoluzione di tutti gli imputati perché "il fatto non sussiste". Non è successo niente di niente. Lucia Musti assiste impotente allo sgretolarsi dell'inchiesta che l'ha portata alla ribalta mediatica. I giudici depositano la sentenza: 800 pagine in cui il teorema dell'accusa viene letteralmente disintegrato, la super-teste Elisabetta Dozza viene definita "inattendibile" e le sue testimonianze "inverosimili".

Senza nulla togliere al collegio di difesa, a cui va il merito di questa vittoria, un ruolo importante nello sputtanamento della Pubblica Accusa lo ha giocato la colonna bolognese del Luther Blissett Project. Poco dopo gli arresti, il LBP lancia una campagna di controinformazione, denuncia il ruolo del GRIS, alternando beffe mediatiche, investigazioni private e una meticolosa decostruzione delle veline di Lucia Musti. Soprattutto, il LBP inserisce l'intera vicenda nel suo contesto naturale, quello dell'euro-paranoia censoria e oscurantista sulla "pedofilia", scoppiata dopo le note vicende belghe e sfruttata dai reazionari di tutto il continente per far approvare in fretta e furia leggi liberticide.

Grazie all'impegno di Blissett, alcuni organi d'informazione locali (su tutti L'Unità e La Repubblica) vengono spinti a cambiare opinione sull'inchiesta, e iniziano a criticare l'operato di Lucia Musti.

["Che cos'è il caso 'Lasciate che i bimbi'", cit., passim]

 

 




 

2

Esce il libro

 

 

"'I media vi hanno scoperto. L’Occhio del Male è sopra di voi, ma non possono fare nulla per sopprimere la vostra libertà di parola. E visto che probabilmente continueranno a controllare a controllare la vostra attività e propaganda, rendete pubbliche queste parole: ciò li renderà davvero furiosi'. Questo è il testo comparso ieri su ‘Pedophile Liberation Front’, il sito, basato in Texas ma accessibile a tutti gli utenti di Internet, del sedicente Fronte di Liberazione Pedofili. La firma è di Luther Blisset [sic], il personaggio immaginario che accompagna il fenomeno Internet dalla sua prima comparsa in Italia [...]"

“Corriere della sera”, 9/12/1997, I pedofili: ci hanno scoperti / Su Internet l’arroganza dei maniaci che attaccano giornali e Tv, art. non firmato

 

 

Tutta la storia, dall'arresto all'assoluzione passando per la controinchiesta, è raccontata nel primo capitolo dell'instant-book di Luther Blissett Lasciate che i bimbi. "Pedofilia": un pretesto per la caccia alle streghe (Castelvecchi, Roma, 1997).

Nel libro viene spiegato come, a partire dal 1996, l'isteria forcaiola di massa su "pedofilia" e pornografia infantile abbia "arricchito" la "cultura del sospetto" con elementi di panico morale, omofobia e sessuofobia. La nuova emergenza riempie le galere di adulti accusati di inenarrabili nefandezze, contro i quali vi è solo la parola - spesso confusa, talvolta estorta dagli inquirenti o dagli psicologi, addirittura proferita in malafede- di un/a bambino/a, quasi mai appartenente allo stesso nucleo familiare (quando invece, stando almeno a dati del Tribunale per i minorenni di Roma, il 91% dei condannati per abusi sui minori sono genitori o comunque familiari delle vittime).

Uno dei bersagli preferiti di questa campagna pretestuosa è Internet, supremo capro espiatorio a cui si vorrebbe imporre la censura (nascosta da denominazioni ipocrite come "autoregolamentazione della rete", "content rating" etc.) [...]

Lasciate che i bimbi esce nell'autunno 1997, proprio nei giorni del caso di Silvestro Dalle Cave, il bimbo di Cicciano massacrato da uno dei tanti gruppi di "compagni di merende" che popolano la provincia italiana e che certo non navigano su Internet. La voglia di linciaggio e gli inviti alla castrazione non consentono alcun dubbio e impediscono la riflessione. Addirittura, si sospetta che uno degli arrestati per l'assassinio di Silvestro, Andrea Allocca, sia stato ucciso a botte dalle guardie del carcere di Poggioreale. Il paese piomba nella barbarie giustizialista.

Per settimane, mesi, il LBP difende una trincea avanzatissima, presentando il libro in centri sociali e circoli gay di tutta la penisola mentre in Parlamento passa una legge allucinante sulla "pornografia minorile", che coniuga formulazioni vaghe a pene pesantissime [...]

Nel frattempo, altri iniziano a esprimere dubbi, a scrivere "J'accuse" e fare controinchieste.

["Che cos'è il caso 'Lasciate che i bimbi'", cit., passim]

 

 

-§-

 

 

 da "Zero in condotta", quindicinale bolognese, venerdì 21 novembre 1997, pag. 9

 

Lasciate che i bimbi vengano a Luther

di Rudi Ghedini

 

Scegliere una tesi impopolare consente una certa dose di originalità, più o meno tollerata dal senso comune, che ha pur sempre bisogno di definirsi anche in negativo. Ma scegliere una tesi estrema, com'è quella definita dal sottotitolo - Pedofilia: un pretesto per la caccia alle streghe - significa esporsi all'intolleranza. Pura e semplice. La tesi di Luther Blissett, uno dei tanti Luther nella logica del nome multiplo, appena pubblicata da Castelvecchi (lire 18.000), pare fatta apposta per suscitare scandalo, esecrazione, fastidio, disgusto. Non fosse altro perché espone sul banco degli imputati proprio i costruttori dell'opinione pubblica - giornali e tivù -, che con la faccia e le parole di circostanza, sulla caccia al pedofilo hanno infilato una quantità di idiozie.

Luther affastella citazioni, le mischia, imprime un suo motivato ordine alla psicosi esplosa dopo le confessioni del mostro di Marcinelle, quando il Belgio è diventato una specie di bosco oscuro di Biancaneve, di grotta di Polifemo, e peggio ancora. L'approccio di Luther, prima ancora che garantista, è pregiudizialmente ostile al fanatismo della guerra santa, non si stanca di affermare la distinzione fra stupratori di minorenni e pedofili (amanti dei fanciulli), per quanto il confine della violenza sia dato dalla debolezza del soggetto: i bambini. Ma la vera debolezza, sostiene il perfido Luther, starebbe altrove, nell'istituzione familiare, "pilastro della morale cristiana e della società capitalistica", e perciò condannata ad una fine traumatica, legata com'è a doppio filo (o nodo scorsoio) alle sorti declinanti del lavoro salariato.

Rimettendo in ordine gli appunti, Luther riprende vari testi già apparsi su Zero in condotta, a proposito dei cosiddetti Bambini di Satana. La vicenda bolognese, conclusasi com'è noto con l'assoluzione degli imputati, ha proceduto per oltre un anno sulla linea retorico-giudiziaria dell'equivalenza fra satanisti e pedofili. Equivalenza che qualcuno, inascoltato, negava: Luther riproduce la lunga lettera che ci venne spedita da William Andraghetti, pedofilo dichiarato e già condannato a 4 anni di carcere, con la sua disperata convinzione per cui "per alcune categorie di imputati, ieri la banda dei pedofili e oggi la banda dei satanisti, non ci sarà mai vera giustizia e nessuna tutela". Troppo mostri, troppo repellenti, troppo 'sporcaccioni' per meritarla. Riletti oggi, certi articoli apparsi sulle cronache bolognesi del Resto del Carlino, spingono verso soglie impensabili il comune senso del ridicolo. Lo stesso Luther, nel [commentare il] ritardo con cui si dedicò alla vicenda, ammette: "sottovalutiamo la portata della montatura contro Dimitri, che consideriamo nulla più che un mentecatto, un parente metallaro di Otelma e del Mago di Arcella".

La tecnica lutherana non è la classica controinformazione, "il cercare di ristabilire la verità. Al contrario, vuole "spingere le cose al limite fare della logica propria del sistema l'arma assoluta. Omeopatia mediatica", la chiama. Depista, diffonde voci assurde, prove false, mitomania a puntate: gli spacciatori di indignazione ci cascano sempre.

Gli abusi sessuali sui minori erano già stati indagati negli Stati Uniti (paese anticipatore per definizione), verificando psicosi infondate, una sindrome isterica (False Memory Syndrome) nella quale i bambini venivano di fatto istruiti a mentire e strumentalizzati: la vera e propria *circonvenzione di minori* era fatta da psicologi e inquirenti, che volevano sentirsi dire ciò che già stava nelle loro teorie. Quando il meccanismo repressivo può avviarsi, il vero obiettivo, secondo Luther, non è circoscritto ai fatti specifici, "sono in realtà tutte le libertà sessuali e individuali". Una tesi che chi leggerà questo libro troverà convincente, o almeno disturbante. Mentre si fa strada la teoria della castrazione chimica dei pervertiti, Luther cita Le Monde Diplomatique" "perché non riaffermare che ogni desiderio è morboso e destinato alla terapia quando non è definito in anticipo dalla norma sociale?". Il lettore resterà libero di trovare abbietto il mercato delle pornocassette, o del turismo sessuale; forse continuerà a disprezzare la pedofilia tout court; ma sarà almeno spinto a distinguere i fenomeni e a porsi la classica domanda ('A chi giova?') di fronte all'imponente rilievo assunto dai presunti reati contro i minori. Che ci sia qualcosa che non torna lo dimostrano proprio i dati nordamericani, dove quasi il 90% dei processi si è concluso con la completa assoluzione degli imputati: e non si parla di poche decine di persone, ma di 2 milioni in meno di dieci anni. Il lettore sarà pure spinto a dubitare dell'efficacia della recente Legge "contro la prostituzione e la pornografia minorile", approvata a larghissima maggioranza, quella che prevede, come ha fatto notare Lietta Tornabuoni sulla Stampa, che pure il possesso, in casa propria, di una foto o di una videocassetta, più o meno porno, può essere punito penalmente. La periferica Bologna è stata il mediocrissimo set di una puntata di X-Files, o di Millennium se preferite. Questo giornale ha sostenuto e diffuso la campagna garantista contro il giudizio sommario di colpevolezza già attribuito ai satanisti. Senza avere nessuna simpatia per i satanisti, com'è ovvio. Consapevoli di quanto la presunzione di innocenza sia più difficile, e tanto più necessaria, quando l'oggetto del reato è così sovraccarico d'isteria e di orrore. Continuiamo a chiederlo con le stesse parole: "E' possibile essere garantisti, quando gli imputati si chiamano Bambini di Satana?".

 

§

 

Da "Repubblica" di lunedì 1 dicembre 1997:

 

Pedofilia attenti agli isterismi

Il nuovo Luther Blissett

 

di Bernardino Campello

 

Luther Blissett è il massimo esperto di beffe massmediatiche. Ma non poteva certo immaginare che questo suo libro provocatorio e difficile (Lasciate che i bimbi, Castelvecchi pagg. 175, lire 18.000) sarebbe arrivato in libreria proprio a ridosso dell'omicidio di Silvestro Delle Cave. Così il volume, che ha come tema proprio la pedofilia, è un salutare antidoto all'isteria collettiva che, dopo un caso così grave ed evidente, ha preso l'intero universo della comunicazione. Nel paese che ha visto la sconvolgente vicenda di Lanfranco Schillaci (un padre accusato ingiustamente di un terribile abuso sulla figlia e "condannato" da una stampa colpevolista) libri di questo genere vanno meditati con molta attenzione.

Un dato è riportato con dovizia di particolari nel testo: chi si ricorda di Marco Dimitri, leader della setta dei bambini di Satana, arrestato il 1 gennaio 1996, tenuto in carcere per oltre un anno prima di un procedimento dove verrà processato con l'accusa di violenza carnale e con quella, molto più infamante, di aver costretto un bambino di tre anni a un rituale satanico? Probabilmente in pochi. E ancora meno persone sanno che dopo questo accanimento "giudiziario" Dimitri è uscito assolto dalle accuse. Il libro mette a confronto questo caso con ciò che è avvenuto negli Stati Uniti negli ultimi quindici anni. Dove satanismo e pedofilia, secondo un copione che a Bologna si è ripetuto, vanno ormai da anni di pari passo. Una vicenda per tutte. California 1983; Ray Buckey, 25 anni, assistente part time in una scuola, viene accusato da una signora di trent'anni di aver molestato suo figlio. Nonostante l'assenza di prove, Ray viene arrestato e sottoposto a un processo da Guinness dei primati: sei anni, quindici milioni di dollari spesi, una martellante campagna per estorcere false confessioni ai bambini (una molestia reale) con il risultato di un'assoluzione da ben 52 capi d'accusa. E ancora, i ciarlatani che hanno creato la Recovered Memory Therapy, una terapia che consiste nel far rivivere ricordi ai pazienti, quasi sempre di abusi subiti nell' infanzia. Una tecnica così diffusa che alcuni psichiatri hanno individuato la cosiddetta sindrome da falso ricordo.

Le vittime di questa sindrome (vittime giudiziarie) sono solitamente genitori che si trovano da un momento all'altro accusati di crimini tremendi tanto che è stato creato il gruppo "Vocal", Victims of child abuse law (vittime della legge sugli abusi sui bambini).

Alcuni dati: l'ottantotto per cento delle accuse di violenze sui bambini si rivelano (ufficialmente) infondate; nel 1993 sono state avanzate 2.300.000 accuse di violenze su bambini, ben 2.020.000 erano false. Il libro è pieno di dati simili, sconvolgenti. Ed è questa la sua parte migliore. Vi sarebbe da eccepire su un altro aspetto. E cioé su un atteggiamento che ad alcuni potrà sembrare ambiguo nei confronti della pedofilia vista come pratica "teoricamente" lecita. Un libro del genere avrebbe dovuto limitarsi all'aspetto "scientifico" per non offrire il fianco alle critiche che inevitabilmente si attirerà.

 

 §

 

da: "Il sole 24 ore" di domenica 25 gennaio 1998:

 

Luther Blissett, un nome per tutti

di Chiara Somajni

 

[...] Una vicenda che mostra a quali errori possa condurre l'ossessione per la pedofilia e la voglia di vendetta, specie se la smania è alimentata dalla voglia di scoop della stampa. Non ci sono intenti giustificatori per la violenza e l'abuso sui minori, certo, solo un invito al buon senso e alla cautela, e una messa al bando della logica perversa del capro espiatorio. (Così ad esempio vengono riportati alcuni casi americani degli scorsi anni che misero in luce come gli interrogatori condotti su bambini per verificare se essi avessero o meno subito violenza, potessero indurre i bambini a sostenere quanto suggerito, cioé il falso, trasformando lo stesso interrogatorio in strumento aggressivo).

Il volume si apre con una serie di testi estratti dalla stampa e montati con la tecnica del cut-up in voga negli anni Sessanta [...] tecnica squisitamente affine al gusto per l'antiautorialità di Luther Blissett e dei suoi simili: non è infatti l'unico nome multiplo attualmente disponibile; esiste ad esempio anche un "Magazine of Multiple Origins": "Fama". Su Internet, naturalmente, la rete che da potenzialmente la parola a ogni punto pensante della terra, secondo (almeno in teoria) criteri paritetici e non gerarchici.

On-line è già disponibile il libro di Luther Blissett, perché questo è un nome "no-copyright": il che significa che chiunque può usarlo, riprodurne e distribuirne a piacimento le opere con rudimentali fotocopiatrici e sistema postale o per via informatica. Altrettanto vale per titoli fuori diritti per anzianità (ci sono volontari che con grande generosità e spirito umanistico spendono il proprio tempo a trascriverli, speriamo con precisione non inferiore agli antichi copisti).

Proprio nella possibilità data a chiunque di prendere la parola, di firmarsi con il proprio nome o di inventarsi le proprie generalità, di sostenere tanto il "vero" quanto "il falso", di copiare, inventare, manipolare l'informazione, è il punto di forza e il limite di Internet, in se stesso enorme opera collettiva. Questo consente di far circolare informazioni sgradite o ignorate dai canali ufficiali: ma al tempo stesso però crea la necessità di referenti, di qualcuno che si prenda la briga e si assuma la necessità della verifica delle informazioni. Un filtro credibile, insomma, qualunque cosa per credibile si intenda, poiché anche qui può essere questione di gusti. A chi e a che cosa credere altrimenti, di fronte alla gran mole di notizie reperibili su Internet: a Luther Blissett?

 


 

 

 

3

Aldo Busi, altri abusi e noi

 

 

 

 

Comunicato stampa di Luther Blissett, 22 gennaio 1998

 

ALDO BUSI TRASCINA IN PRETURA L'EDITORE CASTELVECCHI,

CALUNNIA LUTHER BLISSETT ,

CHIEDE IL SEQUESTRO DEL LIBRO LASCIATE CHE I BIMBI

E 300 MILIONI DI RISARCIMENTO

 

Questa mattina, 22 gennaio 1998, un pretore romano deve decidere la sorte del libro di Luther Blissett Lasciate che i bimbi. Pedofilia: un pretesto per la caccia alle streghe (Castelvecchi, 1997).

Si tratta, come dice la quarta di copertina, di una controinchiesta "sulle ingiustizie subite da tanti adulti imprigionati sulla base di voci o di semplici sospetti, e dai tantissimi bambini torchiati e manipolati affinche' dicessero ciò che le autorità volevano sentirsi dire".

"un salutare antidoto all'isteria collettiva che [dopo il caso di Silvestro Delle Cave] ha preso l'intero universo della comunicazione [...] libri di questo genere vanno meditati con molta attenzione." (B. Campello, La Repubblica, 1 dicembre 1997)

Lo scrittore Aldo Busi, a cui si deve questa bizzarra iniziativa, afferma di non essere stato avvisato dell'inclusione, nell'appendice documentaria di Lasciate che i bimbi, di un suo articolo già apparso sulla rivista gay Babilonia nel novembre '96. Quest'affermazione è falsa in quanto già nell'estate '97 gli anonimi autori del libro ne presentarono a Busi il testo integrale. Busi rispose con una lettera autografa datata 13/9/97, esprimendo un (moderato) apprezzamento. Questa lettera, che dovrebbe valere a tutti gli effetti come un'autorizzazione, verra' prodotta da Castelvecchi durante l'udienza.

Ma l'avvocato di Busi si spinge ben oltre, e scrive che lo pseudonimo collettivo "Luther Blissett" è "universalmente conosciuto" e "utilizzato" per coprire il traffico telematico di pornografia infantile, accennando a certo "materiale figurativo" non ben specificato, il che oltre ad essere platealmente falso, è un patetico tentativo di influenzare il pretore, presentando la controparte come una losca setta di maniaci.

Esistono una copiosissima rassegna-stampa e una lunga produzione telematica-editoriale a dimostrare che il nome multiplo è da diversi anni ben conosciuto per azioni di "spiazzamento cognitivo" e "terrorismo culturale"del tutto estranee alla questione-pedofilia.

Busi, sempre per mano del suo avvocato, afferma di avere subito "danni patrimoniali e materiali" da questa vicenda, il che è assurdo: le sue posizioni libertarie contro l'isteria di massa sulla pedofilia le ha dette e ripetute davanti a milioni di telespettatori, le ha scritte su Babilonia e su Il Manifesto, le ha ribadite in interviste rilasciate a tutta la stampa nazionale. In che senso e in che modo Blissett lo avrebbe "moralmente" danneggiato? Ristampando un suo testo in appendice ad un libro da 2000 copie, quando milioni di italiani hanno sentito le stesse cose dalla sua viva voce?

Secondo Busi, Blissett avrebbe decontestualizzato il suo articolo, che "affrontava il tema della omosessualità e non quello della pedofilia". Questo è ridicolo, chiunque legga quel testo (peraltro intitolato "Scusi, mi dà una caramella?") capirà istantaneamente di cosa parla.

Secondo Busi, l'associazione della sua immagine con quella di Blissett "non può che peggiorare il suo rapporto con editori, pubblico o lettori già acquisiti o potenziali". Se fosse questo il punto, basterebbe far notare che non vi è stato alcuno sfruttamento dell'immagine di Busi: al suo articolo non è stato dato alcun particolare risalto nel contesto del libro, e l'editore non ha apposto nessuna fascetta editoriale del tipo: "con in appendice un saggio di Aldo Busi". Ma il punto non è questo.

Secondo noi è proprio questa frase a rivelare chi e cosa sta dietro una scelta insensata, carabinieresca e in una certa misura "fratricida". Busi, dopo essersi esposto su un tema così controverso, deve avere subito pressioni dai suoi editori o da chi per essi e/o tramite essi. E così, per non sembrare troppo estremo agli occhi dei lettori nazional-popolari, e soprattutto per timore di ripercussioni sulla sua forza contrattuale nel mondo dell'editoria, questo Grand'Uomo se la prende coi pesci piccoli dell'editoria. Brutta fine.

Per quanto riguarda i "danni materiali", il cui risarcimento viene quantificato nell'iperbolica, spropositata cifra di 300 milioni, ribadiamo che Busi era al corrente dell'operazione. Ma tant'è: quest'esoso figuro vuole la grana, e non contento chiede anche il sequestro del libro dalle librerie di tutta Italia.

Se costui vincesse, un libro già "maledetto" (anche se ben accolto dalla critica meno allineata) scomparirebbe dagli scaffali, sequestrato dalle forze dell'ordine.

Scagliandosi contro una delle poche, flebili voci critiche nei confronti delle istigazioni politico-mediatiche a linciare i "pedofili", nuovi capri espiatori di una società che dei bambini se ne fotte, il piccolo signor Busi - dopo qualche capriccio d'artista - si è definitivamente allineato alla gesuitica Realpolitik di questo paese, unendosi entusiasticamente alla caccia alle streghe.

La posta in gioco è la libertà d'espressione. State pronti a darvi alla macchia.

 

 

-§-

 

 

TESTO INTEGRALE DELL'ESPOSTO DI BUSI

 

PRETURA DI ROMA

RICORSO EX ARTT. 166 E SEGG. L. 633741

PER SEQUESTRO CONSERVATIVO

EX ARTT. 671 [illeggibile]

RICORSO EX ART. 700 c.p.c.

 

 

Il dott. Aldo Busi di Montichiari, qui assistito dall'Avv. Danilo Vecchiatti di Milano - V.le Corsica 43 e in unione e disgiuntivamente dall'Avv. Daniela Lo [illeggibile] - per delega a margine del presente atto

 

premesso

 

1) L'editore Castelvecchi Editoria e Comunicazione Srl. di Roma via Visso 12/14 ha pubblicato un libro chiamato "Lasciate che i bimbi", dal sottotitolo "Pedofilia: un pretesto per la caccia alle streghe", del quale risulta essere l'autore tale "Luther Blissett".

2) La pubblicazione costituisce un intervento letterario che, in base a quanto si legge nell'introduzione del libro, e all'esame del suo contenuto, pare voler sostenere che le accuse mosse alla pedofilia costituiscano sempre, o comunque in buona parte, un pretesto per porre in essere, da parte di alcuni centri di potere, ad [sic] una vera e propria "caccia alle streghe".

3) In tale pubblicazione, i cui capitoli paiono essere riconducibili talvolta a "Luther Blissett", e talvolta ad altri soggetti più o meno sconosciuti, viene inserito uno scritto di Aldo Busi, alle pagine 111 e seguenti, dal titolo "Scusi, mi da' una caramella?".

4) Al termine di questo scritto del dott. Busi si legge testualmente: "da &laqno;Babilonia", settembre 1996. Ripubblicato per gentile concessione della rivista."

5) Si impone a questo punto una premessa: come il libro in questione specifica solo alla fine, "Luther Blissett" non è uno scrittore, o comunque un uomo definito, ma un nome di fantasia utilizzato da parte di chi voglia scrivere o trasmettere in altro modo il proprio pensiero mantenendo comunque di fatto l'anonimato.

6) Di fatto però, lo pseudonimo "Luther Blissett" è universalmente conosciuto, e utilizzato, specialmente via "Internet", per la trasmissione di informazioni e materiale (anche figurativo, non solo letterario) riguardante la pornografia e la pedofilia.

7) Il dott. Aldo Busi, che non condivide e comunque non vuole essere associato né all'una né all'altra di tali manifestazioni, non ha mai autorizzato l'editore Castelvecchi ad inserire nel libro in esame il proprio scritto che, tra l'altro, è stato precedentemente pubblicato da "Babilonia" (sia pure senza alcun contratto autorizzativo) in altra epoca, altro contesto, altra situazione socio culturale.

8) Il dott. Busi non ha mai autorizzato la rivista "Babilonia" a cedere a terzi il diritto di pubblicare il proprio articolo, né "Babilonia" avrebbe mai potuto farlo, in quanto neppure tale rivista possiede un diritto di pubblicazione o utilizzazione economica, né come editore né per altro titolo.

9) Interpellati sui fatti sin qui esposti, peraltro, i responsabili della rivista "Babilonia" hanno affermato di non avere mai autorizzato l'editore Castelvecchi a pubblicare alcunché...

10) La pubblicazione da parte della Castelvecchi dello scritto del dott. Busi nuoce gravemente allo stesso sia sotto il profilo patrimoniale che sotto quello morale.

10A) Sotto il profilo morale in quanto, per il diverso contesto in cui lo stesso viene inserito, esso viene snaturato rispetto alla originaria pubblicazione, che affrontava il tema della omosessualità e non quello della pedofilia. In tale modo lo scritto sembra venire motivato dalla volontà di difendere la pedofilia, anche perchè inserito in una più vasta opera (il libro della Castelvecchi) nella quale, pur rappresentando lo scritto del dott. Busi l'unico inserto caratterizzato dalla notorietà e autorevolezza dello scrittore, esso viene arbitrariamente inserito in un più vasto contesto dell'opera che pare in qualche modo, se non diretto a difendere la pedofilia, quantomeno a criticare chi la censura. Inoltre Lo pseudonimo "Luther Blissett" è conosciuto da una rilevante percentuale degli "uomini della strada" e dalla quasi totalità degli intellettuali come attribuibile e comunque associabile a chi si occupa attivamente di pornografia e pedofilia.

10B) Deriva di conseguenza al dott. Busi un gravissimo danno di immagine che oltre a colpirlo sotto il profilo morale, lo colpisce patrimonialmente, poichè l'associazione della immagine del dott. Busi con queste "situazioni" non può che peggiorare il suo rapporto con editori, pubblico o lettori già acquisiti o potenziali in genere.

11) Aldo Busi è conosciuto dal grande pubblico non solo come scrittore ma anche come critico letterario e di costume, ed opinionista in giornali e trasmissioni radiofoniche e televisive. La diffusione nuoce e reca quindi gravissimo e irreparabile danno al dott. Busi, deteriorando il suo rapporto con i lettori, gli editori, il suo pubblico acquisito o potenziale. Il danno è evidente sia sotto il profilo patrimoniale che sotto quello morale e comunque di autore.

Il dott. Busi si vede infatti leso nei suoi diritti di autore, nel diritto di utilizzazione economica dell'opera e nel diritto morale relativo al diritto di autore.

 

Quanto sopra premesso

 

CHIEDE

 

nei confronti della Castelvecchi Editoria e Comunicazione Srl. di Roma - via Visso 12/14 - in persona del legale rappresentante pro tempore:

 

- Poichè appaiono sussistere gli estremi previsti dalla legge per la concessione del sequestro conservativo anteriore alla causa di merito, che previi tutti gli incombenti di legge venga disposto su tutto il territorio nazionale il sequestro del libro pubblicato dall'editore Castelvecchi.

- Che vengano adottati in via d'urgenza i provvedimenti cautelari idonei a impedire la ulteriore pubblicazione, commercializzazione e diffusione del libro di cui trattasi.

- Che venga disposta la pubblicazione di una dichiarazione di smentita che chiarisca la assoluta estraneità del dott. Busi alla pubblicazione del libro in questione e la illegittimità della utilizzazione e della pubblicazione del libro medesimo.

 

Il tutto inaudita altera parte ovvero in subordine previa integrazione del contraddittorio.

 

In ordine alla successiva causa di merito, oltre alla conferma delle conclusioni che precedono si preannuncia che si assumeranno le seguenti ulteriori

 

 CONCLUSIONI

 

Condannare parte convenuta al risarcimento dei danni patrimoniali e morali subiti dall'autore nella misura di lire 300.000.000 e in quella anche diversa, maggiore o minore, che risultera' di giustizia.

 

Si richiedono i seguenti accertamenti in via istruttoria: assunzione di informazioni testimoniali sui fatti di cui alla premessa, salvo migliore capitolazione.

 

Testi (con espressa riserva di altri indicamenti): Dott. Edoardo [Lomuoio?] di Milano; responsabile rivista Babilonia.

 

SI PRODUCE: 1 estratto libro "Lasciate che i bimbi" di Luther Blisset [sic] - editore Castelvecchi con riserva di produzione della copia integrale.

 

Milano - Roma

Avv. Danilo Vecchiatti [segue firma autografa]

[timbro: DEPOSITATO IN CANCELLERIA - Roma, 23 DIC 1997]

 

 

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Comunicato di Luther Blissett, 23 gennaio 1998

 

CHIAMATEMI PODOBNICH

Fine primo tempo: Blissett 1 - Busi 0

 

Il pretore Bonaccorsi ha respinto la richiesta di sequestro del libro, gli avvocati di Busi non hanno prodotto nessuna documentazione a sostegno di quanto affermato nel loro ricorso, e Busi ha dato in escandescenze in aula quando è stata prodotta la sua lettera del settembre '97: si era dimenticato di averla scritta, e ha ammesso di NON aver letto il dattiloscritto che LB gli aveva consegnato. I suoi avvocati hanno drasticamente abbassato la richiesta di risarcimento da 300 a 40 milioni. La prossima udienza si terrà ad aprile. Quello che segue è l'atto dell'Avv. Pamela Schimperna, rappresentante della Castelvecchi, in cui il ricorso della controparte è stato metodicamente demolito, punto per punto.

Vale la pena leggere questo kilometrico atto perché 1) è frequentemente divertente, soprattutto quando compare il misterioso "signor Podobnich" (Busi si è lamentato di doversi "scontrare coi fantasmi"!) e 2) perchè è una testimonianza di come il linguaggio del diritto fatichi a descrivere un concetto come il multiple name, che del resto è nato proprio per mettere in crisi concetti come l'Identità e l'Individuo, presupposti concettuali del diritto. Nondimeno, i punti II.3 e II.4 dell'atto sintetizzano mirabilmente quali sono i principali vantaggi di un nome multiplo.

Avvertenza: possono sembrare politicamente scorretti i crudi riferimenti all'omosessualità come "argomento forte", l'accezione quasi 'zoologica' che viene più volte data all'espressione "gli omosessuali" e qualche altra cosetta del genere - il punto è che il linguaggio giuridico è per sua stessa natura autoritario e catalogante, c'è poco da fare se non continuare a contestare i rapporti di forza tra le classi, di cui il diritto è solo un'ipostatizzazione (azz!).

 

 

PRETURA CIVILE DI ROMA

Sez.I - G.I. Dott. Bonaccorsi

UDIENZA DEL 22 GENNAIO 1998

 

[segue la presentazione delle due parti in causa]

 

 

COMPARSA DI COSTITUZIONE E RISPOSTA

 

[...]  Si costituisce con il presente atto la soc. Castelvecchi Editoria e Comunicazione Srl. come in epigrafe rappresentata, difesa e domiciliata, per contestare parola per parola, punto per punto, l'avversario atto, le domande e le eccezioni nello stesso contenute e le conclusioni che dallo stesso se ne vogliono far discendere.

 

 

FATTO

 

 

I

 

La totale inveridicità del contenuto dell'atto avversario verrà provata documentalmente in tal sede. E' necessario precisare e rettificare quanto infondatamente in fatto, prima ancora che in diritto, è scritto nell'atto avversario.

 

II

 

1) - Non è vero che "Luther Blisset", autore del libro pubblicato dalla Castelvecchi Srl è uno pseudonimo conosciuto per trasmettere informazioni riguardanti la pedofilia e la pornografia.

2) - Vero è, invece, che lo pseudonimo "Luther Blisset" altro non è che lo pseudonimo di un "movimento internazionale" che interloquisce con i massmedia ([illeggibile] una pluralità di persone che scrivono su vari ed attuali argomenti) ed è noto a questi ultimi, oltre che "a tutti i lettori", principalmente "per iniziative culturali e pubbliche" per la trasmissione di informazioni e materiale letterario e figurativo, come "documentalmente" si dimostra depositando una copiosissima rassegna stampa (Doc. 5)

3) - Luther Blisset è un nome multiplo, ovvero uno pseudonimo con la caratteristica particolare di poter essere adottato da chiunque desideri farlo. Questa caratteristica ha permesso che il nome si diffondesse in contesti molto diversi.

Grazie a questa caratteristica infatti chi lo adotta può godere della fama che ha accumulato per garantirsi spazi di pubblicità che non avrebbe il proprio nome. Contemporaneamente, nel momento in cui viene usato questo pseudonimo si contribuisce ad aumentarne la fama.

4) - L'utilizzo di questo pseudonimo garantisce dunque l'accesso ai media ad idee poco convenzionali, ma non risulta di alcuna utilità per chi desideri un successo individuale.

5) - Poichè non c'è alcun vincolo all'utilizzo di questo nome, raramente le persone che lo utilizzano si conoscono personalmente. Molti usano lo pseudonimo una sola volta, altri piu' spesso.

6) - Il nome Luther Blisset è quello di un calciatore inglese di colore che negli anni ottanta vestì anche la maglia della nazionale, ma che approdato in Italia nella stagione 83-84 (nella squadra del Milan) diventò celebre per la sua capacità di fallire occasioni da goal favorevoli.

7) - Spesso lo pseudonimo è stato utilizzato per veicolare notizie improbabili ai danni della stampa, con lo scopo di metterne in ridicolo il funzionamento, o per mettere all'attenzione dell'opinione pubblica particolari argomenti. I temi che con questo nome sono stati trattati sono infiniti sebbene una particolare attenzione sia rivolta alla comunicazione (internet, massmedia, arte, etc).

8) - Oltre ad una mole di articoli, interviste, lettere pubblicate dai giornali, spesso con quel nome alcune persone hanno partecipato a trasmissioni radiofoniche e televisive di importanza nazionale (TV7, Target, Mediamente, etc)

9) - Inoltre la trasmissione televisiva "L'Altromondo", in onda tutti i giorni su TMC2, ha adottato per qualche mese Luther Blisset come testimonial invisibile la cui voce lanciava proclami sulla comunicazione digitale.