Giungerà
finalmente al capolinea l'odissea giudiziaria di Marco Dimitri e degli altri imputati nel
"caso" Bambini di Satana?
Il 20
gennaio presso il Tribunale di Bologna si svolgerà il processo d'appello ai Bambini di
Satana che - se vedesse confermata la sentenza di assoluzione emessa in primo grado -
potrebbe concludere un'odissea durata quattro anni e che ha lasciato parecchie vittime sul
campo. Non abbiamo intenzione di ripercorrere le tappe processuali del 96-97, bensì il
"secondo tempo" della vicenda giudiziaria e umana di Marco Dimitri & soci,
ovvero quello che è successo dalla loro assoluzione in poi. Sì, perché prima di
giungere a questo appello (che di fatto non vede nessun nuovo elemento concreto prodotto a
carico degli imputati; ma del resto anche nel primo processo non ve ne era alcuno...), i
tentativi di portare nuova acqua al mulino delle accuse sono stati diversi e abbastanza
"spudorati". Marco Dimitri, a tutt'oggi incensurato, dopo l'assoluzione non ha
visto affatto calare l'attenzione dell'autorità giudiziaria e delle forze dell'ordine nei
suoi confronti, anzi, le cose sono andate se possibile peggiorando e quel poco che era
rimasto in piedi della sua vita dopo oltre un anno di carcere preventivo, dopo un
bombardamento intensivo di psicofarmaci e un tentativo di suicidio, è stato disintegrato
pezzo per pezzo. Gli è stato fatto il deserto intorno, nessuna persona di sua conoscenza
è stata risparmiata e l'impegno di chi si è speso sul fronte della controinformazione in
merito al caso Bambini di Satana è stato perseguito duramente, con una querela e la
richiesta di danni plurimilionaria.
Ma
ecco i fatti.
-
Giugno 1997. Marco Dimitri viene rilasciato. Insieme agli altri imputati è riconosciuto
innocente con formula piena "perché il fatto non sussiste", ovvero il reato
(stupro, sevizie, profanazione di cadavere, etc. etc.) non è mai stato compiuto. L'accusa
non ha mai prodotto alcuna prova concreta. La "superteste" d'accusa Elisabetta
Dozza, persona con forti problemi psichici, si è inventata tutto.
-
Gennaio 1999. E.F., da parecchi anni amica e collaboratrice di Marco Dimitri, accusata di
aver sottratto l'incasso del cinema in cui lavora come cassiera, scarica la colpa su
Dimitri, sostenendo di essere stata "soggiogata" dal suo potere psicologico e di
essere stata costretta a dargli alcuni milioni (estorsione). E.F. viene convocata e
ascoltata dallo stesso PM che ha istruito l'inchiesta sui Bambini di Satana.
Improvvisamente si "pente" e si appresta a trasformarsi in superteste:
un'emulazione fallita di Elisabetta Dozza, visto che ormai il "giochino" è
stato smascherato in prima istanza. Di conseguenza rincara la dose accusando Dimitri e
Alessandro Chalambalakis (vice-presidente dei BdS) di minacce telefoniche, e di averla
costretta ad avere rapporti sessuali con "persona non identificata". Ovviamente
le date che fornisce per i presunti reati sono imprecise, i fatti descritti in maniera
più che fumosa, le prove totalmente assenti.
- 16
febbraio 1999. Marco Dimitri e Alessandro Chalambalakis vengono ascoltati in merito alle
accuse di E.F. Dall'interrogatorio risulta che nel periodo in cui E.F. sostiene di avere
ricevuto le minacce telefoniche, Alessandro Chalambalakis era assente o in compagnia di
altre persone che possono confermare la sua estraneità ai fatti.
-
Febbraio 1999. E.S., ex-fidanzata di Marco Dimitri, viene convocata dal medesimo PM. Le
viene chiesto come ha conosciuto Dimitri e se è stata in qualche modo costretta a stare
con lui contro la propria volontà. E.S., che fortunatamente non aspira a diventare
"superteste" d'accusa, risponde negativamente.
-
Autunno 1999. Le dichiarazioni deliranti dell'ennesima satanista "pentita"
coinvolgono i BdS in una nuova inchiesta. Questa volta l'epicentro è Roma. P.S., già
espulsa dai Bambini di Satana nei primi anni '90 per comportamenti ritenuti scorretti,
già teste a carico nel precedente processo bolognese (ma non si è mai presentata in
aula...), già accusatrice di Dimitri per presunte minacce telefoniche su un'utenza
risultata inesistente, coinvolge Marco Dimitri nelle accuse contro il proprio amante, guru
di un gruppo esoterico romano. La solfa è sempre la stessa (stupri rituali, estorsione di
denaro tramite soggiogamento psicologico, etc.) e le prove a carico di Dimitri come al
solito non esistono. Dimitri non mette piede a Roma da anni, anche perché non ha i soldi
per mangiare, figurarsi per prendere un treno. Il fatto che sia in miseria nera non gli
risparmia l'accusa di "usura" ed "estorsione" (si rasenta il
grottesco). Il magistrato romano accredita le accuse di P.S. e dà il via a una serie di
perquisizioni a catena, ben 17 (tutti quelli che erano sulla rubrica di Dimitri).
Marco
Dimitri subisce una prima perquisizione il 7 ottobre 1999, durante la quale gli vengono
requisiti svariati quanto innocui oggetti. Nei giorni successivi Zero in Condotta e Luther
Blissett si mobilitano per dare risonanza all'ennesima persecuzione ai danni di Dimitri.
Il 16 ottobre Dimitri subisce una seconda perquisizione. Ma questa volta i metodi
d'intimidazione sono a dir poco "cileni". Viene convocato in questura con una
scusa. Prelevato sotto casa da agenti in borghese, una volta condotto in Questura è
lasciato in balia di quattro agenti della Mobile di Roma che lo intimidiscono con frasi
durissime e gli appioppano pure un manrovescio. Il messaggio forte e chiaro è di non
proseguire la campagna di informazione a proprio discarico insieme ai suddetti soggetti
"politici". Dopodiché viene riportato a casa, costretto a spogliarsi, e il suo
appartamento viene messo sotto sopra, letteralmente devastato. Il conseguente sequestro
include la solita chincaglieria satanista, oltre al computer, unico strumento di lavoro
per Dimitri.
Quo
usque tandem...? Fino a quando dovrà protrarsi questo stillicidio di interrogatori,
perquisizioni, sequestri, intimidazioni, che non hanno mai portato a niente, se non a
madornali errori e abusi giudiziari? "[...] la sensazione è quella di trovarsi di
fronte a una condanna a morte 'di fatto', una persecuzione giudiziaria che dura ormai da
dieci anni [le prime inchieste risalgono al '90] e che non vede una fine, costantemente
irrorata dagli sproloqui e dalle 'rivelazioni' di supertesti, di superpentiti, di ogni
matto scoppiato che voglia avvalorare le proprie dichiarazioni citando un nome noto ai
magistrati. Marco Dimitri è il satanista più 'famoso' d'Italia, un nome che tutti
ricordano e che tutti pronunciano: 'Proprio così, signor giudice... e c'era anche
Dimitri'" [ZiC #92, 1999].
Ci
auguriamo che il 20 gennaio segni almeno la fine della madre di tutte le inchieste,
oltreché una battuta d'arresto dell'indiscriminata persecuzione contro Marco Dimitri.
Solo così Marco potrà uscire dal regime di "sospensione" della vita che per
lui dura ormai da quattro anni, e pensare finalmente a come rimettere assieme i brandelli
della sua esistenza.
Federico Guglielmi