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Assisi, scoperto dopo ottocento anni volto di un demone nell'affresco di Giotto

La studiosa Frugoni vede il profilo del diavolo nelle nuvole. «Rivelazione importante per la storia dell'arte»

MILANO - C'è il volto di un demone tra le nuvole di un affresco di Giotto nella basilica superiore di San Francesco ad Assisi: era lì con le sue corna da ottocento anni, nel ciclo pittorico che segna l'inizio dell'arte figurativa occidentale, osservato da milioni e milioni di persone e nessuno se n'era accorto.

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Dannato Danzante

Poliedrico ruolo del fanciullo che sono
Eterno me stesso
Nella devastante danza delle ombre
Palpita il cuore, scorre il fiume col suo grido Antico
Si ripercuote su se stesso

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la Sfilata dei Pagliacci

Marco Dimitri 14 anniEccoli qui i pagliacci, in fila per uno,
Per esser più felici, per essere qualcuno.
Lui è il capo e conduce la parata,
Lui comanda tutti ma non è certo uno psichiatra.
Eccomi qua, sono l'essere negativo

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Polvere

Polvere, ricordi
le grida al sole
Occhi rivolti verso il punto di fuga, delle immagini, delle dimensioni.
Dispersione.
Polvere, ricordi.
L’aspro odore e, di nascosto, la cerimonia solitaria!
L’ erba alta bruciava,
polvere, esausto di passione!
Il cane, il cane che mi amava si ergeva al petto, scolpito, duro.
Ero solo un bambino,
ricordo l’aspro odore e la cerimonia;
tavola lunga e pezzi da novanta.
La terra calda evaporata al cielo nero, nero.
Una chitarra e l’aria nera si piegava su se col peso del tempo, delle sconfitte, delle vittorie.
Il giro della villa per vedere se hai paura della notte, del nulla, dei detriti di
guerra.
Odore acre e petto asciutto, cerbottana e campi pieni di erba alta,
Paese sconfinato di terra e melma bruna.
Ricordi, polvere, l’odore acre e il petto bianco secco, come allora, come adesso.
Abeti, polvere.
La cerimonia dei pezzi da novanta, l’ uva bianca e il miele.
Maria camminava curva ed aveva tesori,
Attorno i muri eran crollati.
I cani, i cani e l'arcobaleno quando la volta urlava,
quando il vento sfondava le porte umide, fragili, senza colore.
Papà piantava l’ombrello, giocava con le zolle bagnate, ferite e il mondo girava, girava attorno.
Maria tremava, camminava curva, diventava sentiero, diventava serpente e spariva via.
La foglia della betulla era l’Italia secca, ferita
era la forma, era la dolce vita.
Maria camminava curva e nera, aveva monete e verderame,
aveva un tesoro segreto, attorno i muri eran caduti.
L’ odore acre e il ventre secco,
ero un bambino vivace,
l’estate bruciava la mia corsa e la mia gola,
lasciava impronte incise, profonde
ruggiva con artigli di brace.
Il mio pallone sgonfio ucciso dal morso dei cani,
il suo rumore sordo, giocavo, me ne liberavo.
Dietro a me l’immensa storia di guerre, di saggi, di santi,
dietro a me la storia faceva tramontare il sole e tutto era li, aggrovigliato, addormentato nel mio cuore,
bimbo dal ventre piatto, dall’ odore acre, come allora, come ora
La pioggia non ha colore,
la pioggia ha odore.
Dietro la tavolata dei giganti.
Commissario ti ingozzavi di lumache e rane, vomitavi canzoni,
i muri erano verdi si confondevano fra la luce morta, uccisa dalle foglie.
Mio papà piantava l’ombrello, giocava con le zolle bagnate, ferite e il mondo girava, girava attorno


    Marco Dimitri

Andrea

Mi perdevo fra la luce rossa e New York
C’era un disco che girava, girava,
La luce lo leggeva.
Una bocca gustosa la tua,
quando gli occhi si accendono

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Pan

Animale Ermafrodita

Oh terremoto dei sensi!

Zoccoli e terra

Corna e cielo

Folle ancora del tuo Urlo

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Agorafobia


Stai attento alle case,

ai mostri che non sorridono mai e sono più grandi di te.

Soffocano e uccidono la luna

Con le mani ti afferrano alla gola.

Le finestre son occhi che rispecchiano pensieri di facce lontane

In cerca di spazi di sole.

Viandante che giri di notte, ignaro tu cerchi qualcosa

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Oceano

Ogni onda che esplode spinta dal vento, contro spiagge di pietra
porta sapori di pensieri lontani.

Acqua azzurra che avvolge orizzonti senza confini.

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il Capro Epiatrotio

Quando si sveglia non si ferma
Penetra nelle carni
Nelle menti
Non può essere fermato
Si muove con vita propria

E Divora...
 
“Dammi i tuoi Peccati

Le tue gesta azzardate

Furti e liberi pensieri

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Lupo

Lupo,
che fai lupo?
Com’è azzurro il cielo,
e i nostri corpi al sole, li ricordi?
E’ scesa la notte con la luna malata, dolce come il miele.
Lupo dove sei,

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Ultima Cena dipinta come orgia gay

Una storia gustosa che riguarda il dipinto “Ultima Cena” di Alfred Hrdlicka, definita dall’artista un’orgia omosessuale, opera restaurata da Pier Paolo Pasolini.
L’Ultima Cena rappresentata come un’orgia omosessuale, la crocifissione in cui manca il volto di Cristo, mentre però è in evidenza il suo organo sessuale. Estasi valorizzante più che blasfemia, diciamolo. Viene valorizzato artisticamente l'istinto come veicolo del verbo divinizzante. Orgasmo e sentimento artistico prendono il posto del solito pane, del solito vino (anche questi simbolo di morte e rinascita, simbolo di fecondità e movimento

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