l'Ombra del Caravaggio
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- Published on Friday, 28 October 2011 19:26
- Written by Super User
Molti critici si soffermano a decantare la luce tipica e unica che spicca nei dipinti del Caravaggio. In realtà Caravaggio non è colui che scopre la luce, semmai è colui che scopre l’ombra. Michelangelo Merisi, conosciuto come Caravaggio ha rappresentato l’ombra della realtà in tutte le sue forme. La sua stessa vita fu ombra, fascino del nascosto divenuto stile.
La bellezza dell’ombra spicca dagli sfondi meravigliosi e privati, spicca dai corpi bellissimi dei ragazzi di strada che Caravaggio rappresentava con la potenza di un pennello superbo ed ammaliato.
Tutto ciò che Caravaggio rappresentava su tele era l’ombra di una bellezza reale. Luce ed ombra, contrasti violenti e superbi, eros, bellezza fisica, provocazione.
Consideriamo, per esempio, la rappresentazione di Bacco (o Dioniso) dipinta da Caravaggio, possiamo notare come la vita del quadro è costituita dalle ombre; il corpo di Bacco non è una rappresentazione fantastica del dio mitologico, bensì il ritratto di un ragazzo di strada che Caravaggio aveva fatto posare. C’era quindi una minuziosa ricerca del corpo, un’erotica voglia di espressione che si illuminava su tela uscendo dall’ombra impenetrabile del Caravaggio nascosto.
Una pubblica provocazione, un inno alla fisicità partorito da una mente pronta a divinizzare il bello e non il surreale.
La passione del Caravaggio era sempre a portata di mano, nasceva da un caotico moto di incomprensione per arrivare ad un emblema così potente e forte da abbagliare.
Se Bacco offre se stesso in una coppa, Davide mostra la testa di Golia senza sangue senza emozione nei due protagonisti se non un’abitudinaria azione noiosa.
Del resto Davide e Golia sono i protagonisti della stessa storia ormai saputa e risaputa. Tutto nasce dall’ombra, i corpi ne vengono fuori come partoriti, l’immagine è già formata, il nero dello sfondo è il caotico moto universale, imprevedibile, Caravaggio rappresenta maestosamente su tela il prodotto del nulla.
Satana e il risultato, universo e prodotto del caos, se preferite.
L’abilità del Caravaggio è quella di rappresentare l’universo, il prodotto è una conseguenza.
Ammirate Davide e Golia, vedrete più che il prodotto la maestosità dell’elemento generante.
Non c’è nulla al di fuori del buio e dei protagonisti, nulla che sia nulla, Caravaggio ripete quel nulla in ogni suo quadro, è il nulla a dare vita, questo è il messaggio di Caravaggio.
Un personaggio certamente violento e incompreso nasce a Milano il 23 settembre del 1571 e muore il 18
luglio 1610 vicino a Porto Ercole (in Toscana). La sua attività si è svolta però soprattutto a Roma, dove ha lavorato dal 1592 al 1606. Fu un pittore rivoluzionario, a quell’epoca prosperava una pittura sobria ed elegante la “tardo- manierista", i pittori non si ispiravano alla realtà come invece faceva Caravaggio.
Inevitabilmente la forza del messaggio era l’inno alla propria natura, Caravaggio si cela nel buio perché sa amare la ribellione, il conflitto, la natura efebica, elementi che sono ancora oggi incompresi e intolleranti.
“Dal sacro al profano; dalla santità a un'apparizione che ha del demoniaco. Il nudo, checché se ne dica, rimescola gli animi, rimanda a pensieri inespressi, fantasie inconfessate, sepolte nel fondo della coscienza per non essere più riesumate. Chi di loro può dire in tutta sincerità, di non avere sentito un tuffo al cuore di fronte a quell'immagine sconveniente sbattuta senza preavviso sotto i loro occhi?".
Il demoniaco in Caravaggio spicca nel fatto che egli non nasconde la sua natura, anzi si beffa sbattendola in volto alla borghesia, ne diviene patriarca e insostituibile procreatore, rende il mondo dipendente della sua arte, fingendo di concedere il suo ego e regalando immagini cariche di fottuta passione.
Nei suoi anni di apprendistato Caravaggio si muove sulle esperienze della pittura lombardo-veneta, studiando artisti come Giovan Gerolamo Savoldo o Giovan Battista Moroni, che adottavano contrasti molto forti fra luce e buio. Nel 1593 Caravaggio giunse a Roma per restarvi fino al 1606. In questi tredici anni di soggiorno romano l’artista maturò il suo stile divenendo uno dei maggiori riferimenti europei della pittura del XVII secolo .
A Roma visse in maniera caotica, il 29 maggio 1606 uccise un ragazzo con cui aveva litigato. Fu quindi costretto a fuggire, visse a Napoli, poi a Malta, litigò coi cavalieri dell’Ordine di Malt, fuggì in Sicilia. Nel 1609 tornò a Napoli, fu riconosciuto da alcuni Cavalieri di Malta e ferito in un agguato. Fuggì a Roma, arrestato e poi rilasciato dopo due giorni.
Caravaggio avvolgeva i suoi modelli con l’abbraccio dell’oscurità, spariva lo sfondo e restava solo il modello. I quadri sono realistici, i soggetti non sono trasfigurati ma rispecchiano le sembianze reali. I ragazzi di strada diventavano Bacco, Davide, martiri cristiani, divinità mitologiche, conservando i loro aspetti. Una forma di divinizzazione dell’individuo, quell’individuo che Caravaggio percepiva come fortemente erotico, unica presenza da avvolgere nell’abbraccio oscuro. Perché Caravaggio era oscurità, un demoniaco possessore della bellezza. I suoi quadri sono l’orgasmo finale di un rapporto composto esclusivamente da fisicità; così eterno e possente da inghiottire la luminosità. Caravaggio non si vede, non si da forma, continua ad avvolgere con l’eternità l’istante.
Il suo realismo era talmente accentuato che il ritratto del modello veniva costruito mediante un’accurata osservazione, non vi erano calcoli geometrici delle proporzioni ma soltanto misure prese a occhio. Il risultato è devastante per l’osservatore. Caravaggio aveva la capacità di trasportare il soggetto sopra il grande nero tipico dei suoi dipinti.
Praticamente un padre del realismo. Caravaggio comprende che la realtà è arte, un libro da sfogliare guardandone le figure, un’accurata ricerca intima e potente, così potente da devastargli i sensi.
Ci propone una realtà nuda e cruda, modella l’universo, lo scolpisce fino al midollo e a noi resta il soggetto, il soggetto e il buio.
Nessuno più di Caravaggio ci mostra quello che vuole dipingere, nei suoi quadri non ci sono altri elementi al di fuori di ciò che illuminava la mente del pittore. Luce e buio, idea e creatore.
Una particolare nota sul dipinto intitolato “ l’Amor Vincitore” Caravaggio aveva immortalato Francesco Boneri detto “Cecco”, un ragazzo di appena dodici anni che in seguito appare su altri suoi dipinti. Il ragazzo divenne allievo del Caravaggio, tanto da diventare anche lui un ottimo pittore, conosciuto come “Cecco del Caravaggio”
Cecco aveva fatto la sua prima comparsa, nelle vesti dell'angelo che salvava Cristo da una caduta: Conversione di Saulo.
Poi Caravaggio lo dipinse nudo nel “ san Giovannino Battista”: pieno di sensualità. Nel quadro la natura intima di Caravaggio diveniva arte prostituita a tutti, l’amore per la sua natura usciva li, dal buio del dramma. Caravaggio esponeva la resurrezione della sua natura agli occhi di tutti, lo faceva con ogni sua opera, si prendeva beffa dei benpensanti e dell’Inquisizione, creava prodotti così grandiosi da lasciare sbalordito l’osservatore.
Se i pregiudizi facevano storcere il naso ai detentori del potere, Caravaggio coi suoi quadri ne fece notare i limiti. Nessuno riusciva a creare dal buio.
Marco Dimitri









