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Un film sul filosofo Vanini

Filippo Vendemmiati

Si intitola: «La morte allegra»
Il progetto è di Filippo Vendemmiati

LECCE - Definisce Giulio Cesare Vanini un personaggio simbolo della libertà di pensiero, «con una vita talmente ricca e avventurosa - dice - e con scritti così pregni di carisma, che non ho potuto fare a meno di avvicinarmi a lui». Filippo Vendemmiati, sceneggiatore e regista bolognese, spiega i motivi che lo hanno portato a scrivere la sceneggiatura del film dedicato al filosofo di Terra d’Otranto che nel 1619 fu giustiziato per ateismo dal Tribunale di Tolosa: aveva 34 anni quando fu impiccato e portato al rogo.

E così, la vita del più radicale tra i razionalisti del suo tempo, del filosofo del quale Schopenhauer disse: «è più facile da bruciare che da confutare», diverrà un film. La sceneggiatura, La morte allegra, è conclusa e depositata, e porta la firma, oltre che di Vendemmiati, di Donata Zanotti, moglie e collega. «Finché non ce ne hanno parlato gli studiosi dell’università del Salento, non lo conoscevamo. Ci ha stupito il fatto che, nonostante Vanini sia stato e sia una pietra miliare della filosofia europea, un precursore dell’Illuminismo - dice Vendemmiati - abbia subito dalla filosofia ufficiale un evidente ostracismo. I temi che s’intrecciano con le sue vicende e che hanno a che fare con la giustizia e con la libertà di pensiero, si prestano molto a una trasposizione cinematografica». Si dice sia una sceneggiatura ambiziosa, nello stile di Vanini, colto giovane agiato e giramondo: numerosissimi i personaggi, con ambientazione nel passato e nel presente. Uno di quegli impianti narrativi che richiedono un impegno di risorse economiche adeguate per essere poi tradotti in cinema.

Vendemmiati non fa nomi, dice solo che un sistema di co-produzione che veda l’impegno di tutto il territorio sarebbe utile. Intanto sono in corso i contatti: papabile tra i produttori è Domenico Procacci con la sua Fandango. E perché no. Un produttore pugliese per una storia che guarda all’Europa ma che parte proprio dalla Puglia, da quel Salento che Vanini amò a tal punto da definire Taurisano - dove era nato nel 1585 - «quasi gemma nell’anello del mondo». La spinta alla sceneggiatura, ulteriore tappa dell’operazione rinascita di Vanini, sia sotto il profilo del rapporto tra il filosofo e la cultura europea, sia con la sua terra, viene dall’università del Salento, e da Mario Carparelli, il più giovane studioso vaniniano, un po’ il deus ex machina dell’operazione, curatore insieme con il professore Francesco Paolo Raimondi della pubblicazione di tutte le opere di Vanini nella collana Bompiani «Il pensiero occidentale», e del volumetto Morire allegramente da filosofi. Piccolo catechismo per atei (Il Prato, Padova 2011). E intanto, sul sito facebook dedicato al filosofo, fioccano foto e nomi degli interpreti «ideali»: da Jude Law a Leo Di Caprio.



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