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Cinema: intervista a Bestia 666 (Marco Dimitri)

Marco Dimitri

Il nome più conosciuto quando si parla di sette sataniche è Marco Dimitri, il bolognese padre della setta Bambini di Satana, venuto più volte alla ribalta delle cronache per problemi giudiziari. Sempre assolto, Dimitri ci racconta come ha iniziato, cosa si aspetta dal nuovo millennio e chi è Satana. I suoi adepti lo chiamano Bestia 666

Quando ha maturato questa convinzione?
Sin da piccolo. È stata una ricerca personale dettata dalla mia esigenza di avere risposte su ciò che sono, sulle possibilità che ho. Non mi andava bene ciò che mi veniva inculcato e così mi sono dato delle risposte da solo,

delle risposte alternative.

Quando ha iniziato a organizzarsi?
Nel 1982, avevo circa vent’anni, e ho fondato la setta dei Bambini di Satana.

Quanti siete?
Siamo circa settecento in tutta Italia. La maggioranza è maschile e l’età è compresa dai ventuno ai trentacinque anni.

Che tipo di attività svolgete?
Principalmente è informazione. Per la ritualità ci rifacciamo alla nostra parte istintiva. È un’espressione la nostra. Non siamo un gruppo fideistico, nessuno di noi venera un dio. La nostra ritualità è espressione di ciò che abbiamo dentro: danza, forza, rapporto con l’universo, simbiosi con l’uomo e con ciò che c’è in fondo all’uomo.

Avete contatti con altri gruppi organizzati di satanisti?
Ovviamente li conosciamo, ma contatti di collaborazione non ce ne sono. Ho fondato i Bambini di Satana perché nel panorama satanista non avevo trovato nulla di interessante. Quindi, collaborare con altre sette di cui non condivido niente è un controsenso. Troppe divergenze di ideali.

I suoi problemi giudiziari come si sono risolti?
Ho avuto molte volte problemi con la legge. Da quando siamo diventati una realtà interessante e conosciuta, hanno cercato di etichettarci come criminali. Quando diventi famoso e scomodo ti devi scontrare con il potere. Oppure ti pieghi. Io non mi sono piegato e così hanno cercato di diffamarmi.

Cosa prevede per il nuovo millennio?
Non credo nella ritualità spicciola dell’evento millenario. Credo che forme di espressione di questo genere prenderanno piede, ho paura però che anche l’aspetto pagano di venerazione possa ancora riscuotere consensi. Il problema principale è che tutti pensano a Satana come al Dio del male, ma la cosa più contraddittoria è che lo pensano i cristiani, che dovrebbero essere monoteisti e quindi prevedere solo un dio da venerare. Sono tutte fandonie, superstizioni.

E per lei che cos’è Satana?
Per me è la parte conoscitiva dell’uomo, la conoscenza: arte, sapere, musica, scienza, il desiderio dell’uomo di andare oltre il fatalismo, oltre la religiosità. La parte dell’uomo che esprime se stesso. Satana vuol dire avversario. Nulla è più Satana dell’uomo che è se stesso.

(di andrea amato)

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