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L’ateismo come 'rivoluzione copernicana'

Bruno Gualerzi

Un concetto che accomuna tutti gli atei, quale che sia il rilievo che poi ad esso ognuno dà, è che “non è stato dio a creare l’uomo, ma è stato l’uomo a ‘creare’ dio”. Si tratta di un sorta di ‘rivoluzione copernicana’, che rovescia in modo radicale i criteri cui ricorrere nel valutare la storia umana, la storia della civiltà, qualora la si consideri caratterizzata in modo determinante in ogni sua fase da un pensiero magico-religioso che ne ha costituito, e continua a costituire — pur assumendo di volta in volta facce sempre diverse — uno dei pilastri portanti. Non esiste civiltà, dalle più arretrate alle più avanzate, che non abbia tra gli elementi decisivi per il suo affermarsi una qualche forma di religione, anche qui dalle più elementari alle più sofisticate. Religione che, quale che sia il ruolo che vi riveste l’uomo, lo pone sempre in relazione a qualcosa di esterno alla propria esistenza, a qualcosa che lo ‘guida’ da fuori. E qualcosa, o qualcuno, con cui ritiene di poter entrare in

rapporto attraverso un forma di conoscenza resa tale dalla divinità stessa. Trascendente o immanente che sia. Facendo invece derivare tutto quanto riguarda queste credenze dall’uomo stesso si riconosce all’uomo una centralità ben più significativa di quella riconosciutagli dall’umanesimo classico. Il quale parlava sì di una centralità dell’uomo, ma dovuta alla collocazione privilegiata nella creazione voluta per lui da dio.

Quali sono le analogie tra questa ‘rivoluzione’ e la rivoluzione copernicana vera e propria? Prendiamo in considerazione ciò che ha spinto Copernico a passare dal geocentrismo all’eliocentrismo: è stato un puro calcolo di convenienza. Di fronte alle difficoltà sempre crescenti nello spiegare certi fenomeni celesti (crescenti proprio di fronte al crescere degli sforzi per vedere di superarle) valutò l’ipotesi di rovesciare radicalmente il punto di riferimento astronomico e si rese conto che molte di questa difficoltà sparivano, non avevano più alcuna ragion d’essere. Tutta, o gran parte, della speculazione messa in atto per cercare di ’sistemare’ un cielo al primo sguardo popolato di corpi celesti posti lì a caso (si pensi alla contorta cosmologia dantesca) e che aveva avuto come risultato ingegnosissimi calcoli e costruzione di modelli sempre più complicati ed altrettanto ingegnosi, poteva essere messa da parte di fronte ad una soluzione dei problemi fino ad allora affrontati nella prospettiva tolemaica risolti quasi d’incanto nella nuova prospettiva.

Così può essere per il ‘cielo’ umano. Tutta una serie di elucubrazioni per cercare di rendere ‘a misura d’uomo’, cioè comprensibili e fruibili dall’uomo, i caratteri di una divinità che da un lato non può appartenere alla dimensione umana, deve essere ‘altro’ rispetto alla condizione umana in quanto ha proprio la funzione di esorcizzarla, ma che dall’altro deve pur incidere, condizionare concretamente, questa condizione, altrimenti a cosa servirebbe? Mostrerebbero tutta la loro gratuità se l’oggetto che le ha provocate cessasse di esistere, o quanto meno uscisse dall’orizzonte umano. Ecco allora che, per esempio, tutte le speculazioni della teologia, spesso ingegnose, dialetticamente forti, in grado, sia pure indirettamente (per ragioni che dirò dopo), di cogliere anche aspetti significativi della condizione umana, in realtà poggerebbero su basi inconsistenti. Così come, in generale, accade per tutte le dottrine religiose, elaborate o elementari che siano. Per non parlare dei rituali, dei culti, che ogni religione richiede dai propri fedeli.

Ma il confronto tra ateismo e rivoluzione copernicana può alimentare anche altre riflessioni. Si potrebbe obiettare, superficialmente, che la rivoluzione copernicana toglie centralità alla terra sede dell’uomo per riconoscerla ad un astro che ‘trascende’ la terra, mentre l’ateismo dà centralità all’uomo togliendogli in un certo senso la trascendenza. Si tratta, come detto, di una obiezione capziosa, trattandosi pur sempre di un’analogia; ma l’analogia può rinvenirsi da un altro punto di vista. La rivoluzione copernicana, consistente di per sé nel passare dal geocentrismo all’eliocentrismo, ha tutt’al più messo ordine nel sistema solare, ma non ha certo ’sistemato’ l’universo dove, sappiamo, non ha senso parlare di centro e di periferia, se non figurativamente. Allo stesso modo la ‘rivoluzione’ operata dall’ateismo ha sì ‘liberato’ l’uomo da una sudditanza del tutto arbitraria, ma non per questo ha recuperato tutto quanto è possibile recuperare riflettendo sulla condizione umana e su ciò che l’uomo ha costruito (e anche distrutto) nel tempo. Ecco, ma proprio come la rivoluzione copernicana ha ‘liberato’ l’astronomia da una falsa credenza aprendo così la strada per un progressiva conoscenza del cosmo facendo tesoro del criterio che ha portato a questa prima ’sistemazione’ (sarà soprattutto compito di Galileo), allo stesso modo l’ateismo ha aperto la strada ad un modo nuovo di considerare l’uomo, la sua storia, la realtà che lo circonda, facendo tesoro di quella facoltà che lo ha liberato dalla divinità: la ragione.

Ragione per altro (ulteriore riflessione) che, essendo una facoltà della specie umana, ha accomunato da questo punto di vista Copernico-Galileo ai tolemaici, salvo averla usata in una diversa prospettiva; allo stesso modo la facoltà razionale è comune a credenti e non credenti, salvo esercitarla, anche qui, in tutt’altra prospettiva. Ma questo cosa significa? Che il sistema tolemaico, per quanto basato su un’errata concezione, ha stimolato la mente umana per ’spiegare’ questa concezione, creando le premesse perché se ne potesse cogliere l’erroneità; allo stesso modo il pensiero magico-religioso — esigenza anch’esso propria della condiziona umana — ha affrontato, sia pure in una prospettiva fuorviante, problemi esistenziali non eludibili: della cui soluzione però la ragione porta in luce tutte le contraddizioni. Da qui i contenuti ‘umani’ che — comunque — dottrine religiose, speculazione teologica, contengono in sé.

Per concludere, due brevi — solo accennate — considerazioni.

L’ateismo ha dietro di sé una cultura religiosa di cui è pur sempre l’erede, e non deve illudersi di disfarsene da un giorno all’altro, perché sarebbe pericolosamente antistorico, a sua volta fuorviante, e soprattutto non permetterebbe di cogliere con il dovuto approfondimento razionale, le contraddizioni di una cultura pur sempre derivata da esigenze proprie della condizione umana.

Altra considerazione, solo apparentemente opposta alla precedente. Le contraddizioni della religione, meglio del pensiero magico-religioso, soprattutto la dimensione irrazionale che reca con sé e che alimenta fanatismi vanamente contrastati dai credenti più avveduti, stanno portando l’umanità drammaticamente sempre più vicino ad un punto di non ritorno, per cui l’ateismo, con la sua ‘rivoluzione’, si mostra sempre più come l’unica vera alternativa.

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