Marco
Dimitri
LA
RISATA DEL SUBACQUEO
ad Andrea Pasciuta
Tutto
il mondo prendeva forma da un riflesso nel suo occhio, la realtà era
tutta li,
in
quel piccolo barlume di luce.
Era il suo occhio sinistro, lo ricordo bene e nessun martire della scienza
potrà oggi contraddirmi, o domani, o nei secoli a venire.
È la mia realtà, l 'unica ad esistere, sono un egoista, molto
lontano dalla santità di un'idea condivisa.
Il suo occhio brillava, era la luce, nessun inizio, nessuna fine.
Potrei regalare un sorriso ma non ora, forse un po' più avanti nella
storia.
E quanto era bello, intendo quel riflesso epicentrale, nemmeno il fastidioso,
superbo dondolio del treno diretto alla capitale del mondo, quale mondo, se
ne conoscessi solamente uno diverso da quello che sono.
Nemmeno
il dondolio, ho appena detto, si nemmeno il dondolio riusciva a spostare quel
piccolo ma intenso bagliore di luce nel suo occhio.
Intendiamoci, noi scherzavamo, strappavamo i panni poggiatesta dai sedili,
fumavamo dove non si poteva fumare.
Il fumo provoca il cancro e io sono la peste.
Come si chiamava il demone? Al Zahkruf, si, ora ricordo come non mai.
Ci sono rumori che mi infastidiscono, chi ha urlato il nome improprio degli
oggetti, di tutti gli oggetti presenti nel mondo?
Chi ha ucciso la fantasia?
Potrei toccare i vertici del mondo senza mutare, senza staccarmi dal barlume
di luce.
Ho riso sott'acqua, una gustosa risata che percepivo ovattata nei timpani.
La sentivo solo io, chiuso nella mia muta, fra vegetazione, rocce, pesci.
La cintura coi pesi mi stringeva la vita, no! Non potevo mica perderla! Già
mi era caduta durante un'altra immersione, si era sfilata cadendomi come una
mutandina larga e i miei compagni di immersione erano stati così gentili
da aiutarmi a riallacciarla, da solo era un'impresa!
Tra la muta aderente, la maschera, gli erogatori e la bombola sulle spalle,
quasi più grossa di me, era un miracolo se fossi riuscito a farlo da
solo.
Ridevo e i colori erano rimasti in quello che per me era il cielo.
Tutto
era azzurro, l'utimo colore dello spettro. L'ultimo colore a scomparire quando
si scende dentro il mare. Alzando il capo vedevo il sole, il sole azzurro.
Non avevo freddo anche se il computer al polso segnava 9 gradi.
Non ricordo perchè ridevo. Forse il volto buffo di un mio compagno,
forse un pensiero. Era tutto così bello, ero a casa: il mare!
“Dimmi che sei il perno, l'ago del compasso,
tu riflesso minuto e potente.”
Quel mondo che pareva dissolversi si rifletteva al contrario, pezzo per pezzo
come un mosaico. Fotogramma per fotogramma, forse il riflesso proiettava il
mondo e i suoi occhi lo osservavano. La sera saremo arrivati nella capitale,
il viaggio era lungo ma, in quel preciso momento, tutta la gente della capitale
stava vivendo in quello che per noi sarebbe stato il futuro.
Avevamo lo scompartimento tutto per noi, fotogramma per fotogramma scorreva
il mondo, una linea di luce, nulla più, eravamo luce in movimento.
Nulla si compone come un disegno, tutto si muove e pulsa, tutto gira su se
stesso.
"Dovunque vai eccomi!", sembrava dire.
Il suono ritmico delle ruote sui binari imbullonati si ripeteva da ore, nessuno
al mondo lo sentiva. Come posso esserne così certo? Semplice! Sono
il narratore: a voi il potere di saltare da una pagina all'altra, a me quello
di dire profonde e inutili verità.
Riflettete su questo aggettivo: inutile.
Si, sei il perno, l'ago del compasso, per quanto lungo il braccio, il risultato
sarà perfezione. Un cerchio.
Il cerchio perfetto è un lupo che ulula alla luna piena, sull'orlo
di un dirupo.
Follia, ti guardi attorno e sei il centro del mondo, ovunque andrai sarai
tu a dare le direttive. Attento: forse la vera follia non è la greca
possessione estatica.
La vera follia è volere mettere un ordine nel Caos.
La vera blasfemia cercarne un creatore. Un disegno, un responsabile che non
sia tu.
Tutto ciò ti rende sicuro, o, almeno, deresponsabilizzato.
"Papá! Perchè esistiamo?"
"Non lo so!"
"Mi hai generato senza sapere? Mi hai messo al mondo e proclamato figlio
di un
altro! Mi hai iniziato al mistico le cui garanzie sono post mortem? Mi hai
dato vita quando è la morte il senso?"
"Bimbo tu sei pazzo! Cosa penserà la gente di te?"
"Non importa! Conosco le persone, hanno fatto dei bar le loro cattedrali,
dei telegiornali il verbo dell'ego conoscitivo, dei proverbi la virtù,
delle spade il simbolo della non violenza, del diverso il
mostro che però non sanno combattere, nonostante le parole in antitesi
con la loro carità, quest'ultima allontana le paure anche se è
un sentimento recitato, forse la paura diviene panico a volte!"
Per quanto io vi avessi messo l'anima, restava ancora impalpabile.
Che cosa sei?
Un algoritmo codificato?
Una massa instabile?
Una soluzione satura?
E=mc2?
Energia prodotto della massa per il quadrato della velocità della luce?
In un insieme di particelle sparate nel vuoto, ha un senso la mia ribellione?
Tutto verrà devastato e il treno corre, non troppo veloce, non troppo
lento.
Il riflesso nel suo occhio era la firma in un orgasmo di colori e immagini
mutevoli, incapaci d'essere trattenute da qualsiasi mano.
Un fotogramma in un millesimo di secondo, ecco, avrebbe fermato l'istante
ma non il diapason di quel movimento ritmico su rotaie già preformattate.
E ancora, stupido! La vita è al di fuori di quei binari arsi dal sole,
da una stella che appare e scompare, troppo ritmicamente per non essere monotona.
Un giorno esploderà, un giorno non sarà più un giorno.
Le particelle impazzite urleranno solo per un attimo, il trionfo dell'irrealtà.
Il mio impeto è ribelle, mai ho potuto ribellarmi ad esso.
A chi mi diceva: 'Dove vai tutto solo soletto?' rispondevo di non porre domande
del cazzo quando desideravano il medesimo.
A chi mi codificava i confini ho risposto: "Ciarlatano! Ti sei ubriacato
e vuoi i soldi, non sai danzare e ti muovi goffamente, così buffo che
la tua mente è ancora più ridicola del tuo corpo". Non
c'è da stupirsi se la poesia è morta, di fronte ai vescovi in
scatola, ai verbali dislessici, ai comizi di un cervello scaduto. Quando bisogna
consumare entro il 2005 vuole dire che, finito il sogno, resta l'unica realtà
possibile: avariata!
Intanto qualcuno ci informa d'essere arrivato su Marte, ci mostra le foto.
Le immagini spaziano fra la superficie rossa e persone che a terra esultano,
saltando a pochi centimetri dal pavimento.
Mi porterai lassù un giorno? Io che per passione mi sono immerso nel
blu profondo a dispetto del tuo blu spaziale. Io che per passione mi sono
immerso nel blu profondo a dispetto del tuo blu spaziale.
Si, io. Mi porterai lassù?
Il mare imita il cielo, tutto diviene dello stesso colore.
Tu hai agonizzato e sorriso, mi hai maledetto e osannato, semplicemente guardandoti
allo specchio.
Una palla che rimbalza e non sai dove.
Questo sono io e il mio dannato moto irrefrenabile.
Per quanto statica sia la tua vita, per quanto dinamica, la distruggerò.
Questo sono io, e il subacqueo ride, dove nessuno ha mai sorriso.
Che cosa sei?
Una meravigliosa beffa?
Un crudele gioco senza dadi?
Un feroce mostro irriverente?
Ovunque io vada: eccomi!
E' questo il tuo impero?
Tanto sapere e volti ignoti!
Dove sei amore?
Fra le braccia di qualcuno, eppure, sempre le mie?
E quale volto ti ho dato? Straniero! Quale volto ti ho dato?
Io che gemo, arranco, ritorno sui miei passi per devastare, affinchè
il mio passato sia un sogno e il mio futuro una massa ancora da plasmare.
Vale la pena ridere sott'acqua, quando il sole è azzurro e il mare
è il mio cielo? )
o metto sentimento e tu, ecco, solo ora non muti.
l treno era diretto nella capitale, un po' più lento di un Eurostar,
un po' più veloce della benevolenza dell'attimo che non si vorrebbe
mai fare finire.
Si sarebbe aperta ai nostri occhi la grande città immortale, si sarebbe
aperta con un palo, un segnale, un palazzo, un grande cielo.
Ecco, sarebbe divenuta immensa e i nostri occhi avrebbero scrutato per ore
un insieme di luci e
colori, fino all'abbraccio.
Mi fissavi, volevo baciarti mentre la luce ansimava, intrappolata nei finestrini.
Volevo baciarti e in me avevo il mare, l'acqua salata che urlava.
Volevo baciarti in quel momento, sarebbe stato un bacio differente da quelli
che ci siamo sempre dati, perchè quella volta volevo baciarti mentre
tutto fuggiva fra ferro e ferro, chiusi in un serpente delle favole moderne,
vestito e laccato di verde
C'è gente che passa in corridoio, universi che non ho mai conosciuto
e credo,
fortunatamente.
Perchè mi guardi? Io sono altrove. Il mio corpo è la mia morte.
Una bella morte? Grazie!
'Barman, mi dia un caffè, la prego mi dica che non è il solito
delle ferrovie!'
'Ragazzo, tu scherzi! Guarda che siamo sul treno, io, te e il caffè!'.
Ci sono ingiustizie irreparabili, lottare contro queste è una battaglia
inutile.
Ho voglia di baciarti, nonostante questo, il treno non arriva mai, poco me
ne importa se è vietato fumare, io esisto e fumo.
Il fumo provoca il cancro e io sono la peste.
Nella capitale ci avrebbero accolto, baciato, dato cibo e riparo.
No, non eravamo inseguiti da nessuno.
Cibo e riparo servono a tutti, Re o mendicanti che siano. Quando un subacqueo
ride è sincero.
Ora lo so, sei un insieme di particelle impazzite, noi siamo follia e questo
ci rende maghi.
Carica sessuale, senza logica, potente, base di tutto.
Le regole sono gabbie per pazzi, il lavoro li nutre, la filosofia li da una
chiave di lettura.
Decodificami e ti mostrerò il mio corpo al centro di stelle che non
ci sono più e che
continuano a brillare, per noi, per altri.
Fuori dalla gabbia la morte o l'estasi.
Decodificami e ti mostrerò chi sono, subito dopo che avrai esultato.
Fuori dalla muta l'abisso.
Decodificami e mi spoglierò per te, dopo che ti avrò divorato.
Sono un ragazzo coi capelli lunghi, peso 54 chili, sono alto 1,70 cm. ho gli
occhi crudeli, però solo a volte.
Decodificami e non mi sfuggirai.
Le chiavi di lettura sono l'inno alla tua incapacità.
Ringhio perchè so amare, nonostante il mondo sia il mondo.
L'amore è la messa dei lupi.
Abbiamo mezzo devastato lo scompartimento, all'arrivo il treno era di seconda
classe e di seconda mano, usato soprattutto da noi.
E=mc2 solo fino a un certo punto.
La matematica del caos è stata creata perchè esistiamo noi.
"Ragazzi, avete qualche spicciolo?"
"Mhh, fammi indovinare, sei un agente delle tasse, vero?"
"Dai piantatela di fare gli scemi, qualche spicciolo per mangiare!"
"Senza dubbio un ispettore delle tasse..."
"Una sigaretta?"©"Dagli una sigaretta o, fra un po', questo
ci porta via la casa!"
Il cielo ormai era nero come la coscienza di un assicuratore. Era sera quando
la capitale diveniva reale ai nostri occhi.
La luce bianca del treno rendeva l'esterno ancora più buio e impenetrabile.
Quando vuoi vedere fuori devi spegnere la luce.
Io, già, io, da quante coppe avevo bevuto? Cento, mille?
Perfino dal Graal, divenendo uno e unico col mondo, vedendone la perfezione,
creandolo col respiro ogni volta che espiravo, riportandolo in me ogni volta
che inspiravo.
Ho visto una luce stupenda, ero immerso in essa, gioia e amore, io ero tutto
e nulla, proprio nulla poteva nuocermi.
Ho bevuto dal Graal, mi sono saziato, ho coppe, anche da esse ho bevuto ubriacandomi
di esperienze.
Per quanto tutto sia complementare, voglio ancora mutare, giocare con cellule
maledette, devastandone la dinamica.
Decodificami e mi farò accarezzare da te, prima che sorga il sole,
uno dei tanti.
Se qualcuno mi sta sognando si metta fra due specchi, diventerò reale.
Il saggio indica la luna col dito, lo stolto guarda il dito.
Senno di poi, io penso:
Quale saggio, che non fosse un idiota, indicherebbe la luna a uno stolto?
Essere o non essere saggio nel ventre del caos?
Sarebbe come accendersi una sigaretta mentre si sta precipitando dalla finestra.
No, non posso!
Io precipito nella profondità del mare, scendendo in piedi come un
paracadutista, col piombo in tasca.
Mai e poi mai da una finestra!
Le finestre sul mondo sono tombe trasparenti, a volte di vetro, a volte di
cristallo. Finestre aperte e menti chiuse:
Sapete adorare e reprimere con movimenti robotici tutti vostri. A volte vi
lanciate: la morte della mente, la vita della finestra.
Quale disgrazia racconterete oggi?
Quale gioia tenterete di reprimere?
L'atropina impiega dieci minuti a dilatarvi le pupille tanto sono ristrette,
dai vostri pensieri, da una luce che non vi serve.
Sentii i vampiri piangere senza ombra nella notte, ma mai e poi mai vidi qualcuno
di voi splendere, quando c'era il sole.
Hai grandi occhi per vederti fissato da mille occhi. I miei occhi li avevo
chiusi dal vetro della maschera, tutto intorno l'acqua non potabile e bellissima,
scogliera, tunnel.
E il subacqueo ride, come mai aveva riso, al semplice passaggio di un pesce
che mai conobbe la guerra del petrolio, la santità urlata dai megafoni
arrugginiti dal tempo.
il subacqueo ride ormai saturo d'azoto, davanti a lui il Drago, l'unico drago
che esiste:
"Ho bisogno di vita" pensò e intanto il sole tagliava il
cielo con raggi affilati, facendolo sanguinare dalle nuvole.
"Da dove vieni Drago?"
"Da ognidove!"
"Dove sei diretto?"
"Al centro!"
"Al centro di ognidove?"
"Si, solo li posso essere mago!".
Direte che è un viaggio inutile, ne saremo lieti, l'utilità
è cosa da pezzenti.
Mago, si, ma non maestro. Questa è la libertà, questo è
il moto del mare col subacqueo dentro, questo è il moto del treno ormai
avvolto dalla capitale.
Marco Dimitri