Un proiettile per Dimitri
21 Giugno 2006
Minaccia in una busta
Un proiettile per Dimitri
Marco Dimitri, che si presenta come «funzionario dell’associazione Bambini di Satana», ha ricevuto una pesante minaccia: con posta prioritaria gli e’ stato recapitato un proiettile. La denuncia contro ignoti e’ stata presentata dallo stesso Dimitri ai carabinieri. «Nella buca delle lettere - ha raccontato - ho trovato una busta spedita da Terlizzi, in provincia di Bari. Assieme a me c’era il mio socio Andrea Pasciuta. Dentro la busta c’era una scatoletta di plastica di colore blu, chiusa con nastro adesivo trasparente». Questa e’ stata aperta e dentro c’era il proiettile «con ogiva blindata di rame cal. 25 marchiato WW». Chi ha inviato la minaccia ha utilizzato una scatoletta di solito usata per le corone del rosario. Sopra c’e’ scritto il marchio della Taillerie des Pyrenees Bijouterie, citta’ del famoso santuario mariano. Non e’ la prima volta che il Dimitri - arrestato e poi assolto - riceve minacce: anche in passato ha ricevuto buste con proiettili. Stavolta, nella busta, c’erano anche frammenti di canapa indiana.
la Repubblica
Appunto di Marco Dimitri:
assieme al proiettile e il resto, c’era un frammento di carta strappato in cui era scritto a matita “Dacci oggi il nostro pane quotidiano”.
Non ? la prima volta che ricevo minacce, anni addietro ho ricevuto in una busta un proiettile calibro 44 Magnum.
So che di questo passo nel corso degli anni potr? mettere su un’armeria.
So anche di potere essere una preda eccellente per il pazzo religioso di turno.
Nonostante questo la mia / nostra opera di informazione contro l’oscurantismo non cesser? mai di essere.
Il clima di terrore deve lasciare posto alla libert? di scelta-
Marco Dimitri
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Bagdad, rapito e ucciso uno dei difensori di Saddam
21 Giugno 2006
Iraq, il cadavere trovato nella periferia della capitale Khamis Al-Obeidi prelevato in casa da un commando. E’ il terzo legale dell’ex ra?s ucciso dall’inizio del processo
BAGDAD - Khamis al-Obeidi, uno degli avvocati difensori di Saddam Hussein, ? stato assassinato a Bagdad da un commando armato di terroristi. Il cadavere ? stato ritrovato questa mattina in un quartiere settentrionale della citt?. Secondo la polizia irachena, l’avvocato ? stato rapito nella sua abitazione da un gruppo di sconosciuti che indossavano false uniformi della polizia.
L’avvocato faceva parte del team di avvocati impegnati nella difesa dell’ex ra?s iracheno, accusato di crimini contro l’umanit?. L’assassinio arriva due giorni dopo che l’accusa ha chiesto per il dittatore la pena di morte.
Dal 19 ottobre 2005, data di inizio del processo a Saddam per la strage di 148 sciiti del villaggio di Dujail nel 1982, sono stati uccisi altri due difensori dell’ex presidente iracheno.
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Star Trek rivive con il “fai da te”
21 Giugno 2006
Star Trek rivive con il “fai da te”
I fan autoproducono nuovi episodi

Quando il 13 maggio 2005 venne trasmessa in Usa la 98ma e ultima puntata di “Star Trek Enterprise” per i trekker, i fan della serie tv tra le pi? famose in assoluto nella storia della televisione, fu un gran colpo. Ad un anno di distanza nulla ? successo. E gli orfani del serial hanno cos? deciso di colmare il vuoto imbracciando le telecamere digitali per girare episodi autoprodotti da trasmettere via internet.
La decisione della Paramount, che detiene i diritti della seria, di mettere la parola fine ad uno show che andava avanti dal 1966 rimane, ancora oggi, per i numerosissimi fan sparsi in tutto il mondo, inspiegabile. E ingiusta. Calo degli ascolti, mancanza di soldi…A nulla sono valse costernazione, ira, proteste, petizioni e persino una raccolta di fondi, per oltre 3 milioni di dollari, che sarebbero dovuti servire a rendere possibile un seguito.
Uno dei principali autori, Brannon Braga, disse: “Dopo 750 episodi, c’? bisogno di una pausa (…) lo vedo pi? come un periodo di gestazione”. Ma ai trekker non ? bastata questa spiegazione. E allora per far continuare a vivere il fantastico universo creato da Gene Roddenberry, zelanti “volontari” che vogliono mantenere l’Enterprise in rotta “l? dove nessun uomo ? mai giunto prima” si sono organizzati per autoprodursi. Tra loro anche una delle sceneggiatrici della serie classica, D C Fontana, che ha scritto uno degli episodi prodotti dalla New Voyages, societ? dilettante che ha gi? registrato oltre trenta milioni di contatti sul suo sito, e che ha persino “convinto” alcuni attori della serie ad accettare di fare dei cameo negli episodi girati nello Stato di New York.
“Star Trek: Enterprise” ? stata la quinta serie televisiva ambientata nell’universo fantascientifico di Star Trek (la sesta, considerando anche la serie animata), un prequel ambientato qualche tempo prima della “serie classica”, che dal 1966 al 1969 vide protagonista l’immortale equipaggio comandato dal capitano James T. Kirk, ovvero l’attore canadese William Shatner. Sulla poltrona di comando era salito il meno carismatico capitano Jonathan Archer, interpretato dal veterano dei telefilm made in Usa Scott Bakula, gi? protagonista del fortunato “Quantum Leap”.

Un compito ingrato non facilitato dal fatto che occorreva dare un’idea di tecnologie pi? primitive rispetto a quelle ideate dagli sceneggiatori trent’anni fa pur potendo disporre di effetti speciali distanti anni luce da quelli possibili negli anni Sessanta, quando la fase di post-produzione necessaria per fissare sulla pellicola rudimentali raggi laser ed altri effetti luminosi quali il teletrasporto era pi? lunga delle riprese vere e proprie.
Quindi la decisione. Ascolti bassi e spese alte (4-5 milioni di dollari ad episodio) hanno convinto la produzione che era ora di chiudere i battenti per sempre.
Star Trek addio. Dopo aver raccontato per quasi quarant’anni il futuro, quasi mezzo secolo di storia dalla nuova frontiera di Kennedy fino al post 11 settembre, 700 episodi, che iniziano nel 1966, e 10 film, (la serie classica finisce nel ‘69, “The Next Generation” comincia nell’87. Poi si sono alternati “Deep Space Nine” (1992-99) e “Voyager” (1995-2001), tutti ambientate nello stesso periodo, Star Trek ha affrontato il crudo presente e ha chiuso i battenti.
La Paramount aveva tuttavia auspicato di poter presentare “un nuovo capitolo di questa serie nel futuro”. Che per ora per? non ? venuto alla luce. E allora i trekker si sono organizzati per far continuare a vivere la leggenda.
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Dalla parte dei mostri
21 Giugno 2006
A parte pochissime eccezioni, non ci sono cattivi fissi. Di volta in volta, si passa dagli zombi ai serial killer, dall’Uomo Lupo al “semplice” assassino, dai vampiri ai maniaci criminali, dalle entit? soprannaturali ai folli che si credono (o sono) la reincarnazione del dottor Jekyll o di Frankenstein. La Morte in persona ? la vera e perenne avversaria di Dylan, la Morte medioevale, con mantello nero e falce in spalla, filo conduttore costante di una “danza macabra” (spesso accompagnata da “canzoni” in versi) che percorre tutta la serie.
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Mana Cerace. Anche lui protagonista di due avventure, ? un’entit? malvagia generata dall’oscurit?. Anzi, ? l’incarnazione stessa del buio e delle paure ancestrali e infantili legate al mondo delle tenebre.
I mostri e gli alieni. I mostri costituiscono una categoria a parte. Spesso sono “cattivi”, ma molto pi? di frequente sono E l’atteggiamento di Dylan nei loro confronti ? un altro punto di forza della serie: piet? umana, comprensione, commosso amore. I riferimenti cinematografici principali sono “Freaks” di Tod Browning (1932) e “The Elephant Man” di David Lynch (1980). Esemplare in questo senso ? la storia di “Johnny Freak” (nell’albo omonimo, che ha poi avuto un seguito ne “Il cuore di Johnny”): |
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Intervista a Sclavi
21 Giugno 2006
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Intervista a Sclavi
UNO DEI PIU’ GRANDI TALENTI NARRATIVI HA SMESSO DI SCRIVERE E ORA CI PARLA DELLA SUA CRISI
Che fine ha fatto Tiziano Sclavi? La prima volta che ci vedemmo fu a Milano. Non rilasciava intervista e fu un’impresa strappargliene una. Non parlava per delle ragioni che non avevano niente a che vedere con lo snobismo, con il disprezzo, o magari con la semplice strategia comunicativa del tipo: meno parli e pi? cresce l’attenzione intorno a me. No, nessun calcolo. Era il puro disagio psichico a tenere Sclavi lontano dai media. Negli anni a seguire abbiamo qualche volta parlato per telefono. Ci sentivamo per commentare qualcosa che era accaduto nel mondo e magari poteva essere interessante il punto di vista di uno come lui, che aveva le antenne giuste per capire in anticipo mode e fenomeni. Ma lui, intendo Sclavi, com’?? Immancabilmente le telefonate finivano con la promessa solenne di passare per Milano e andare a trovarlo, riannodando certi fili che improvvisamente si interruppero un pomeriggio di dieci anni fa, quando visibilmente provato Sclavi abbandon? il ristorante in cui eravamo, con alcuni suoi amici, per aspettarci fuori. Non gli ho mai chiesto che cosa quella volta lo fece star male. Nel frattempo Sclavi ha continuato la sua vita: quel grande fenomeno massmediatico che ha rappresentato Dylan Dog la sua creatura pi? prestigiosa, continua a vivere bene. Ma lui, Sclavi, dice di averla lasciati in mani pi? sicure. Non se ne occupa. O se lo fa ? solo per quel tanto che richiede la sua approvazione. Romanzi non ne scrive pi?. Insomma come vive oggi uno degli uomini di maggior talento narrativo che l’Italia degli ultimi trent’anni ha avuto?
SCLAVI: VIA DA DYLAN DOG E DALL’ANALISI COSI’ SONO RINATO AL MONDO
- Mi sono sposato - dice - e vivo felice - La sua nuova casa ? a un’ora circa di treno da Milano, immersa nel verde di un bosco, al riparo, si direbbe dalle nevrosi che assediano la citt?. Sclavi ? venuto con la macchina a prendermi alla stazione di Venegono Superiore. Il caldo ? opprimente. Nella Smart l’aria condizionava al massimo. Mi stupisco che guidi, che abbia una patente. Che sia cos? disponibile. Una scritta su un muretto recita “Forza Azzurri” Gli chiedo se ha seguito i mondiali di calcio.
- Non mi piace il calcio, non sono tifoso, non mi piace la televisione. Per? ho visto Italia-Corea. Ho visto quella partita e sono convinto che se l’ Italia ha perso la colpa ? stata anche mia. Ho l’impressione, a volta, di portare sfiga
Perché non le piace il calcio?
- Non mi piace lo sport in generale. Lo sport ? fascismo
In che senso
- Trionfa la forza, la competizione, e alla fine vanno avanti solo i primi. E’ una scuola di umiliazioni
Sembra un fatto personale
- Lo ?. Ripenso all’educazione fisica nelle scuole. Quei professori di ginnastica, cos? odiosi e inutili, che impartivano ordini. Ero un bambino grasso, goffo, silenzioso. Preso di mira dalla loro tracotanza mentale e fisica
Come ? stata la sua infanzia?
- Se la paragonassi a quella di tanti altri, forse direi normale e a tratti felice. Ma io so che ? stata brutta. E non ho bei ricordi
Lei ? nato in un paesino del pavese
- A Broni, per? ho abitato per tutta l’infanzia a Canneto Pavese, un posto che odiavo
Perché?
- Vorrei non rispondere
E’ cos? doloroso ricordarlo?
- Diciamo che mi appello al quinto emendamento perché la risposta potrebbe incriminarmi
Che cosa pensa del fatto di essere considerato un uomo di talento
- Non so che cosa pensare. Dica lei
Dovrebbe farla sentire meno infelice
- Trova? Se talento ? inclinazione che un genio ha verso qualcosa, allora non mi interessa. Non mi considero certo un genio. Se talento ? voglia di comunicare attraverso la scrittura, allora l’ho avuto
Perché parla al passato
- Da tempo non faccio pi? niente. O meglio non faccio quello che la gente e gli amici si aspettano
Si sente in crisi?
- Mi sento un po’ vecchio e stanco
Mi scusi, quanti anni ha?
- Vado per i cinquanta
Le crisi, diciamo quelle creative, fanno comunque parte del talento
- Stephen King ha descritto benissimo cosa vuol dire per uno scrittore di talento finire nel gorgo della crisi: la paralisi mentale, la noia che avvolge i pensieri, il senso di inutilit?. La differenza ? che le sue crisi sono durate alcuni mesi. Le mie vanno avanti da anni
Se dovesse definire la crisi con una battuta?
- Qualunque cosa decidi di scrivere deve nascere da una spinta interna. Se non c’? quella, se non c’? il desiderio, che fai?
E’ databile questa crisi?
- E’ cominciata seriamente con il mio ultimo libro pubblicato
Se non sbaglio un romanzo
- ‘Non ? successo niente’ ? il titolo. Avevo riposto aspettative enormi in quel romanzo
Perché?
- Parlavo di me, forse di una generazione un po’ allo sbando. E’ poi diciamo la verit?, non mi dispiaceva quello stile.
Un po’ cinematografico.
- Ecco. Capisce? E’ come sapere di avere la storia giusta e le persone a cui raccontarla. Mi aspettavo un successo, come minimo, planetario
E invece?
- Settemila copie, con una grande editore. Mi ? crollato il mondo
Sono cose che capitano, le resta la consolazione di aver scritto qualcosa innanzitutto per lei
- Scherza? Io scrivo per gli altri. Sono balle quando qualcuno dice che lo scrittore scrive per se stesso. Quelli che tengono le loro opere nel cassetto non vedono l’ora di essere pubblicati postumi
Lei quando ha cominciato a scrivere per raccontare?
- Fin da piccolo. Ricordo che ? stata mia madre la prima lettrice. Scrivevo e disegnavo. Ma nel disegno non avevo affatto talento
Altre passioni artistiche?
- Il regista cinematografico, ma ? un lavoro troppo di gruppo perché lo possa davvero fare. E poi il cantautore, ma ahim? sono stonato
Per? ha scritto canzoni
- Delle ballate. Umberto Eco mi ha detto che la metrica di quelle ballate era sbagliata. Ma io le ho scritte pensando alla musica e non per essere recitate
Il suo Dylan Dog a volte era arricchito di alcune ballate. Non le pesa, o meglio non la turba, il fatto di aver rinunciato a raccontare le sue imprese?
- Anche in Dylan Dog ho investito tantissimo. L? dentro c’? la mia vita. Non ho mai fatto classifiche su che cosa era meglio, se scrivere fumetti o romanzi
Le da fastidio che se ne parli?
- Niente affatto. Non sono come Conan Doyle che odiava Sherlock Holmes. In tutto avr? scritto un centinaio di storie di Dylan Dog. E spesso piangevo quando morivano i mostri. Capisce che alla fine uno come me si sentiva un po ‘ spompato
Cosa pensa del fatto che qualcun altro ha continuato a raccontare le storie di Dylan dog
- Ritengo che gli sceneggiatori che mi hanno sostituito siano bravissimi. Oggi i miei interventi sulle storie sono davvero minimi
Dopo Sclavi i nipotini di Sclavi
- Non la metterei in questi termini. Nei momenti di massima esaltazione mi piace immaginare che certe cose abbiano dato vita a un gruppo. Per? sono per l’abolizione dello sclavismo
Non male, mi sembra una battuta di Groucho
- Potrebbe averla pronunciata
Il personaggio di Groucho era il contrappeso agli incubi di Dylan dog
- E’ vero. Del resto l’horror mi piace sempre meno. E’ lo splatter come genere ? finito. Le poche storie alle quali ancora lavoro tendono alla commedia, alla Neil Simon per intenderci
Quindi non ? buio totale nella sua crisi
- Avevo incominciato a un romanzo nuovo, ne ho scritto una met? e alcune storie nuove di Dylan Dog. Poi ? arrivato il blocco. Mi ricordo che fissavo il computer acceso con una malinconia crescente e io che dico “Tiziano, che cazzo stai scrivendo”
Ha buttato tutto?
- Non butto mai niente. E’ una regola. Ho il senso del lavoro e del tempo che passa
Che rapporto ha con i soldi?
- Ho un po’ le mani bucate. Sono un tirchio dai cinquanta euro in gi?- Non ? mia la battuta, ma rende l’idea. I miei soldi vanno via per le cose pi? futili. Colleziono di tutto: computer, penne stilografiche, accendini, statuette di Superman, armi di plastica, videogiochi. Circondato da queste cose sono un bambino felice
Che senso ha per lei collezionare
- Nessuno, anzi le dir? che a pensarci bene mi provoca una leggera tristezza. Credo che il gesto del collezionare sia prettamente maschile. Il che la dice lunga sulla scarsa intelligenza degli uomini.
Lei colleziona anche libri
- Li colleziono, diciamo li raccolgo, e a volte li leggo
Con che criterio?
- Nessuno. Passo tranquillamente da Don Chisciotte all’ultimo Ludlum. Per? i miei autori preferiti sono Thomas Mann e Stephen King
Un accostamento un po’ ardito
- No, perché metterei tranquillamente Misery all’altezza di tutto Mann. E’ un libro che riscatta le pene del romanzo popolare
E’ la storia di un’ossessione, di uno scrittore costretto a scrivere
- Uno scrittore non dovrebbe mai essere costretto. Sei costretto a fare l’ operaio, il minatore, ma non lo scrittore
Com’? la sua giornata , ora che scrive sempre meno?
- Dormo, mangio, faccio le cose pi? normali. Mi occupo del cane e del gatto. Vedo molti film. Per un po’ lavoro e leggo, ora mi occuper? ad esempio della mia biblioteca
In che senso?
- Ho deciso di donare i miei 25 mila volumi alla biblioteca civica del paese. Vorrei che a goderne fossero gli altri, soprattutto i ragazzi
E’ strano una donazione fatta in vita
- Da morto che gusto ci sarebbe?
La morte ? spesso entrata nella sua vita
- E’ stata la compagna delle mia vita. Non sa quante volte mi sono svegliato in un letto d’ospedale dopo aver tentato il suicidio. Arrivavo a prendere centinaia di pasticche. Ma siccome sono un vigliacco militante, telefonavo all’amico chiedendogli di venirmi a salvare
Come ha curato le sue depressioni?
- Ho provato di tutto. I farmaci innanzitutto. Potentissimi. Ricordo che la volta in cui andammo assieme al ristorante avevo assunto un farmaco a causa del quale mi sentii malissimo. Scoprii in seguito che era incompatibile con certi cibi. Poi ci fu l’elettroshock. Fu umiliante, avvilente, pazzesco
Perch?
- Venni ricoverato a Pisa in una clinica e poi fui portato da un’altra parte, perché la clinica non era attrezzata. La cura, voluta da un celebre primario che aveva scritto tanti celebri libri, consisteva in una serie di elettroshock da fare sotto anestesia totale. La terza o quarta volta che andai furono cos? goffi, cos? dilettanteschi da farci involontariamente vedere un paziente che stava subendo lo stesso trattamento. Fu uno spettacolo orribile
Lei cosa fece
- Me ne andai di corsa. Fermai un taxi e chiesi ala tassista quanto mi sarebbe costato arrivare a Milano. Mi disse: un milione. Salii in macchina e partimmo.
Quando prima alludeva alla sfortuna era anche a questo che si riferiva?
- Ma s?, per dirla con Guccini, la mia vita fino a un certo punto ? stata “tutto in incubo scuro, un periodo di buio, gettato via”
La vita di ciascuno di noi ? una somma di atti
- La mia ? fatta di sottrazioni
Qual ? la cosa pi? importante che le ? capitata nella vita?
- A parte mia moglie Cristina, la psicoanalisi. L’ho fatta per 24 anni. Senza analisi non credo sarei qui a parlare
E cosa ha provato quando anche l’analisi ? finita?
- Un misto di stati d’animo. A volte di sollievo, altre ancora di rabbia
Rabbia perché?
- Conosce il rancore che monta dentro quando ci si sente abbandonati dalla donna che sia ama? Ecco l’analisi per me era la donna che amavo, era il mio latte, il mio nutrimento. A volte sono talmente incazzato con lei che mi dico che non ? servita a niente
E lo pensa davvero?
- Non so benissimo che non si pu? essere pazienti a vita. Lo dice l’ esperienza e anche i sacri testi
Rientrano nelle sue letture i vari Freud e Jung?
- Ho sempre avuto un blocco nel leggere cose di psicoanalisi. Quando capitava l’occasione mi dicevo: ma questo testo lo deve leggere il mio psicoanalista, non io che lo pago
Quando ha terminato l’analisi?
- Circa tre anni fa
Si potrebbe insinuare che quando a smesso con l’analisi ha anche smesso di scrivere
- Detesto le relazioni ricattatorie, del tipo se finisce una cosa finisce anche l’altra. E sebbene a volte ami piangermi addosso, devo dire che la mia vita oggi va molto meglio
Uno Sclavi ottimista?
- Sono un uomo di sinistra, ma l’ottimismo lo lascerei perdere
Del tutto?
- Mettiamola cos?. Ricordo una frase di Lichtenberg che recitava “Non posso dire se le cose saranno migliori quando cambieranno, ma so che devono cambiare se si vuole che siano migliori”. Lo diceva nel Settecento, ma non credo che oggi dovremmo apportargli molte correzioni
Come ha scelto la casa dove abitare?
- Non ? distante dalla clinica dove sono stato ricoverato. Qui intorno ? tutto molto bello
Vai spessi a Milano?
- Il meno possibile. Vent’anni fa l’adoravo, oggi mi appare volgare e cattiva
Cattiva?
- Si, incattivita. La sento ostile. Preferisco starmene qui a badare alle mie cose. Vedere i miei film prediletti
Ma non la televisione
- Sono quattro anni che non la guardo, con l’eccezione della partita di calcio che le dicevo
Cinema s?, televisione no. Perché?
- Ci? che il cinema crea, la televisione distrugge
Un entusiasmo motivato da cosa?
- Non lo so. Ero un neonato quando mia madre mi port? le prime volte al cinema
I suoi registi prediletti?
- E’ difficile e forse ingiusto stilare una classifica. Dovrei lasciar fuori Trauffat, rohmer, Hitchcock, De Palma, Chaplin, per?…
Per?…
- I registi che amo di pi? in assoluto sono Moretti e Kubrick
Due autori diversissimi
- Sono perfetti. La simmetria di certe scene, il contrappunto delle battute, la freddezza con cui girano, me li fa mettero sullo stesso piano
Moretti ? molto pi? elementare di Kubrick
- E’ raffinatissimo. Solo che non lo fa vedere. Del resto ? questa l’arte di un talento: sorprendere nascondendo ci? che altrimenti diverrebbe troppo facile da vedere
Traduca
- A me capit? di dire che Barry Lindon fosse in qualche modo un film di fantascienza. La battuta non fu capita. Poi un giorno ho letto Kubrick sostenere che un film che parla del passato e del futuro ? un’opera di fantascienza. Quello che Kubrick spiegava io lo avevo semplicemente intuito
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