Orso ucciso, ora il ministro bavarese si lamenta delle minacce degli ambientalisti
27 Giugno 2006
ORSO BRUNO vs IDIOTS
La vicenda dell’orso “Bruno” ucciso in bavaria ? esemplare dello squallore totale di certa classe dirigente che al posto del cervello ha solo merda ? francamente allucinante il modo in cui tutta la vicenda dell’orso bruno sia stata trattata da qualche microcefalo sedicente “ministro” bavarese (de che?), e purtoppo Bruno ? solo l’iceberg
? finita l´avventura di Bruno, l’orso trentino scovato e freddato da
bracconieri che da settimane gli davano la caccia tra la Baviera e il
Tirolo austriaco. L´epilogo della storia ? tragico perché a porre fine
alla vita dell´animale ci ha pensato il ministro dell’ambiente bavarese
Werner Schnappauf, che ne ha deciso per l’abbattimento.
Era da 170 anni che l’orso bruno non metteva zampa in Germania. L’arrivo
di Bruno, dalla riserva trentina dell’Adamello-Brenta, aveva attirato
frotte di curiosi e turisti, ma le razzie compiute in alcune conigliere
e pollai avevano scatenato l’ira dei contadini e degli allevatori. Il
ministro ha pensato pi? ai loro voti che al rispetto delle leggi
naturali e ha deciso che seguire l’istinto per un orso in Germania era
un reato punibile con la morte.
Questo ? bastato a far decidere Schnappauf, «Bruno va soppresso». Troppo
difficile sarebbe stato spingerlo di nuovo verso l’Italia e verso la
riserva da cui veniva. L’orso non valeva nemmeno il costo di una
pallottola narcotizzante, con cui si poteva evitare di ucciderlo. Troppo
difficile per un ministro pensare che gli elicotteri usati per segnalare
ai cacciatori i vari rifugi dell’animale potevano essere usati in modo
pi? civile aiutando l’orso a tornare a casa. A nulla sono servite le
proteste degli ambientalisti e le proposte di riportare l´orso in
Italia. «Se questo ? il metro di misura per il diritto alla vita di un
orso bruno, allora prevedo un futuro tetro per l’orso europeo». A
dichiarlo Gabriel Schwaderer, direttore dell’European Nature Heritage
Fund che ha definito «isterica» la decisione di sparare all’orso.
Ma l´ondata di indignazione per questa decisione “barbara” continua e
non solo in Germania. Sono arrivate anche minacce di morte ai cacciatori
che hanno preso parte alla battuta di caccia. Per questo l’identit? del
cacciatore che ha sparato a Bruno il colpo fatale non ? stata divulgata.
Il portavoce della federazione bavarese della caccia, Thomas Schreder,
ha riferito che sono arrivate centinaia di telefonate di persone
indignate e moltissime e-mail, in una delle quali era sarcasticamente
scritto «l’orso ? morto, evviva gli assassini». Gli assassini
evidentemente non hanno gradito.
Minacce di morte sono arrivate anche al ministro bavarese dell’ambiente
e il portavoce della federazione bavarese della caccia si ? addirittura
rivolto alla procura di Monaco. Contro il ministro anche la Spd bavarese
che ne ha chiesto le dimissioni perché colpevole di non aver raccolto
l’appello delle associazioni di tutela animale e dell’opinione pubblica,
fortemente schierata a favore di una cattura non violenta per l’animale.
«Anziché attuare misure per arginare Bruno senza fargli del male, si
sono affrettati a cercare il parere dell’esperto di turno, purché fosse
favorevole all’abbattimento» Queste le dichiarazioni di uno degli
esponenti della Spd.
Durissime anche le reazioni dell’associazione europea per la protezione
degli animali e della natura (Etn), il cui rappresentante tedesco
Norbert Guenster, ha parlato di una morte annunciata affermando che
«l’unico orso a creare problemi in questa tragica vicenda ? il ministro
bavarese dell’ambiente, la cui paura e mancanza di idee avevano segnato
fin dall’inizio il destino di Bruno».
Anche il cancelliere austriaco, Wolfgang Schuessel, si ? detto «molto
dispiaciuto» per la morte di Bruno, che per la sua mobilit? nelle zone
di confine tra Italia, Austria e Germania, ? stato da lui definito «un
europeo che aveva fatto uso del trattato di Schengen».
Era sceso in campo anche il Wwf per salvare l’orso. In queste settimane
infatti aveva offerto e messo a disposizione la propria esperienza nella
gestione dei conflitti, per altro risolti con successo in Italia, specie
in Abruzzo. L’orso era monitorato e tutte le informazioni erano
trasferite alle autorit? locali. «Non c’? giustificazione per quanto
accaduto - sostiene Michele Candotti, segretario generale Wwf Italia -,
battute di caccia contro un orso sono il segno di una sconfitta. Ci sono
misure e tecniche consolidate per allontanare gli orsi dai centri abitati».
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