Al Zawahiri: “Papa ? un ciarlatano”
29 Settembre 2006
Attacco anche a Bush: “Ha fallito”
Nuovo attacco verbale di Al Zawahiri a George W. Bush e al Papa, chiamati rispettivamente “fallito” e “ciarlatano”. Sul presidente degli Stati Uniti, il numero due di Al Qaeda ha detto: “E’ un fallimento vivente. Sono passati tre anni e mezzo dai primi arresti e non ha ottenuto niente. Tutt’altro, abbiamo pi? forza e fedeli disposti al martirio”. Al Zawahiri ha poi chiamato ciarlatano il Papa dopo le sue dichiarazioni sull’Islam.
A poche settimane dall’ultimo video, che ? apparso l’11 settembre per l’anniversario dell’attentato alle Torri Gemelle, il numero due della rete terroristica torna a parlare attraverso internet. Al Zawahiri ha attaccato Benedetto XVI per le affermazioni fatte a Ratisbona sui musulmani e Maometto. “Questo ciarlatano- ha detto il medico egiziano- ha accusato l’Islam di essere incompatibile con la razionalit?, quando si dimentica che il Cristianesimo ? inacettabile per una mente assennata”.
Nel discorso, trasmesso da Al Jazeera, il braccio destro di Bin Laden non risparmia il presidente degli Stati Uniti Bush definendolo un ciarlatano e un bugiardo per le dichiarazioni sulla guerra al terrorismo. “Sei un fallito -ha detto- Sono passati tre anni e mezzo dall’ultimo arresto. Cosa ? successo ad Al Qaeda? Siamo pi? forti di prima e pronti al martirio”. Il terrorista ha poi aggiunto: “Bush, perché non fai il coraggioso per una volta e dici la verit? alla tua gente sulle perdite in Afghanistan e in Iraq?”.
Nello stesso video il medico egiziano ha chiamato a raccolta i musulmani per una jihad contro le truppe Onu in Darfur.
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Papa Luciani fu assassinato. Mistero svelato?
27 Settembre 2006
A pochi giorni dal 28esimo anniversario della strana morte di Giovanni Paolo I, pontefice per un mese, il libro del giovane portoghese Luis Miguel Rocha promette rivelazioni sconcertanti. L’autore: “Ho carte inoppugnabili. I mandanti? Marcinkus, Calvi e Gelli“
Ulisse Spinnato Vega
Roma - Non era lui il “Papa Buono” ma fu un Papa mite e sorridente. Non era lui il Papa sciatore, ma fu un Papa dallo spirito montanaro, gioviale e semplice. Non fu Roncalli e non fu nemmeno Wojtyla, ma non ne ebbe il tempo. Fu solamente Luciani, pontefice per 32 giorni, un segmento brevissimo nella lunga traiettoria terrena del Vaticano, una linea subito interrotta in modo inopinato, violento e misterioso. Voleva una Chiesa povera e una volta si defin? addirittura “un povero Cristo” di fronte ai fedeli. In Curia fece scandalo, qualcuno lo riteneva inadeguato al Soglio di Pietro, qualcun altro lo criticava alle spalle. “Una svista dello Spirito Santo”, dissero altri ancora a proposito della sua elezione. Ma intanto Luciani insisteva, vagheggiava un ritorno alle origini, all’essenza evangelica della fede. Appena si insedi? rifiut? la tiara e la sedia gestatoria. E poi parlava in modo semplice, chiaro alla gente. Forse era a disagio in una Curia costruita su misura per il suo predecessore, ma coltivava idee nitide cos? come aveva dimostrato da Patriarca a Venezia. Sapeva cosa fare e cosa cambiare in Vaticano.
Os? dire che la propriet? privata non era “un diritto inalienabile”, voleva rimuovere il segretario di Stato Jean Villot e mettere al suo posto Giovanni Benelli, il vero regista della sua elezione. Ritenne poi che un cardinale non poteva stare a capo di una banca. Marcinkus, lo Ior, Calvi. Luciani fu eletto il 26 agosto del 1978 e il 29 settembre fu trovato morto nel suo letto. Embolia? Attacco cardiaco? Il suo medico disse che a 65 anni nulla poteva far pensare a una fine cos? repentina. E allora? Nessuna autopsia fu autorizzata dal Vaticano, un Papa non si tocca. Mai. Di certo, per?, il Vaticano gest? in modo quantomeno maldestro quel tragico evento. E subito emersero parecchie contraddizioni: su chi lo avesse trovato morto per primo, sull’ora presunta del decesso, ma soprattutto su ci? che Luciani tenesse in mano, o sul comodino, la notte in cui mor?. Il Vaticano parl? del testo “Imitazione di Cristo”, ma pare invece che recasse un diario personale o comunque degli appunti in cui veniva ridisegnato l’organigramma della Curia.

Erano progetti che non andavano bene a qualcuno? E’ possibile che quegli appunti fossero la causa della morte di Giovanni Paolo I? “Io credo di no, ma sono certo che Luciani ? stato ucciso. Ammazzato per ragioni di soldi e potere. Ne ho le prove documentali non falsificabili”. A parlare non ? una vecchia volpe del giornalismo investigativo o un vaticanista di comprovata consuetudine curiale. Luis Miguel Rocha ? un trentenne portoghese che non conosce granché della vita in Santa Sede, non ? un fervente cattolico e non si cura molto della Chiesa d’oggigiorno. Eppure ha scritto “La morte del Papa” (Ed. Cavallo di Ferro, pp. 432, 18,50 euro), un’inchiesta vestita da romanzo che promette rivelazioni deflagranti, da far impallidire David Yallop. A dargli retta, Rocha ha scoperto il segreto della morte di Giovanni Paolo I: “Ho molti documenti, tutti veri. Alcuni sono anche nel libro, altri no, sono troppo pericolosi”. Di fronte a un manipolo di cronisti un po’ basiti per le sue rivelazioni e un po’ interdetti dalla sua laconicit?, il giovane scrittore spiega: “Si tratta di carte che ho avuto da una fonte che conosco da 11 anni, con cui ho una grande amicizia. Una persona che mi si ? rivelata come detentrice di questi segreti solo nell’aprile del 2005″. Giusto all’indomani della morte di Papa Wojtyla, guarda caso. “E’ una persona che ha fatto parte del complotto per uccidere Albino Luciani - aggiunge Rocha - Ora queste carte sono nascoste, sono in mano a un giornalista inglese e uno italiano. Io non temo per me perché tanto non mi occuper? pi? di questa vicenda, temo soltanto per loro. Relativamente alla fonte, beh, adesso ha solo voglia di fare chiarezza”. Proprio adesso.
Alla domanda, scontata, sul nome dei presunti assassini, Rocha risponde: “Non posso dire chi furono gli esecutori materiali, ma i mandanti s?: Marcinkus, Calvi e Gelli”. Che poi sono pi? o meno i nomi cui pensa ogni sostenitore della pista dell’omicidio. Rocha parla delle carte che Luciani aveva in mano quella notte, uno dei punti da sempre pi? controversi: “Teneva il suo diario e tre fogli: il primo conteneva una lista arrivata da Pecorelli di 112 nomi di massoni, alcuni sottolineati con delle note a margine scritte dal Pontefice; il secondo recava le sostituzioni che Luciani voleva fare in Curia e appunti personali; sull’ultimo, che stava l? un po’ per caso, c’era il Terzo Segreto di Fatima che Suor Lucia aveva comunicato al Papa nell’incontro del ‘77 a Coimbra”. La lista di Pecorelli era parzialmente diversa da quella poi pubblicata dal fondatore di Op. Rocha quindi precisa che “alcune persone interne al complotto contro Luciani, furono poi coinvolte anche nell’attentato dell’81 a Wojtyla. Solo alcune”. Infine annuncia che il suo prossimo libro, in uscita nel 2008, riguarder? proprio l’agguato a Giovanni Paolo II. E lascia intendere che sar? un’altra bomba. Vedremo.
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Il Vaticano scomunica Milingo
26 Settembre 2006
Puniti anche i quattro vescovi sposati
Il Vaticano ha scomunicato Emmanuel Milingo, il vescovo che nel 2001 scaten? una bufera per il suo matrimonio con una donna della setta Moon. La Santa Sede ha inflitto la scomunica anche ai quattro sacerdoti sposati da lui e consacrati illecitamente vescovi negli Usa. “Milingo e i quattro ordinati sono incorsi nella scomunica latae sententiae, prevista dal canone 1382 del Codice di Diritto Canonico”, ha annunciato il Vaticano.
La dichiarazione diffusa afferma inoltre che “la Chiesa non riconosce e non intendere riconoscere nel futuro tali ordinazioni e tutte le ordinazioni da esse derivate e ritiene - si legge ancora - che lo stato canonico dei quattro presunti vescovi sia quello in cui si trovavano prima dell’ordinazione”.
La Santa Sede ritiene non solo illegittima, ma non valida, la consacrazione episcopale celebrata da monsignor Milingo domenica scorsa a Washington, negli Stati Uniti. Una nota vaticana precisa infatti che “la Chiesa non riconosce e non intende riconoscere nel futuro tali ordinazioni da esse derivate, e ritiene che lo stato canonico dei quattro presunti vescovi sia quello in cui si trovavano prima dell’ordinazione”.
E’ una lunga e dettagliata analisi dei fatti quella rilasciata dal Vaticano in un comunicato per la stampa. “La Sede Apostolica, sollecita come ? dell’unit? e della pace del Gregge di Cristo aveva sperato nell’azione fraterna di persone vicine all’arcivescovo Milingo, per un suo ripensamento e per un suo ritorno alla piena comunione con il Papa. Purtroppo gli ultimi sviluppi hanno allontanato tali speranze”.
Nella nota ? ricostruita la vicenda dell’arcivescovo emerito di Lusaka e si ricorda che “la Santa Sede ha seguito con viva apprensione l’attivit? posta in essere da monsignor
Milingo con una nuova associazione di sacerdoti coniugati, seminando divisione e sconcerto tra i fedeli”. “Esponenti a vario livello della Chiesa - rivela il comunicato - hanno
invano cercato di contattare l’arcivescovo Milingo per dissuaderlo dal proseguire in azioni che provocano scandalo, soprattutto nei riguardi dei fedeli che hanno seguito il suo ministero pastorale a favore dei poveri e dei malati. Tenuto conto della comprensione manifestata anche di recente dal Successore di Pietro verso questo anziano Pastore della Chiesa, la Santa Sede ha atteso con vigilante pazienza l’evolversi degli eventi i quali purtroppo hanno condotto l’arcivescovo Milingo a una condizione di irregolarita’ e di progressiva aperta rottura della comunione con la Chiesa, prima con l’attentato matrimonio e poi con l’ordinazione di quattro vescovi domenica 24 settembre a Washington”.
Fonte TGCOM.IT
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Confronting the evidence
24 Settembre 2006
Puntata speciale di “Report” stasera - 24 settembre - su Rai Tre alle ore 21.00. Verr? trasmessa l’edizione italiana di “Confronting the evidence”, il primo filmato americano che mette in luce i punti oscuri dei fatti dell’11 settembre e tutte le omissioni prodotte dalla Commissione d’Indagine. Il filmato ? stato prodotto nel 2004 da Jimmy Walter, un miliardario che ha investito 7.000.000 di dollari di tasca propria per chiedere la riapertura della Commissione. Il DVD ? stato distribuito in centinaia di migliaia di copie gratuitamente in tutto il mondo e l’utilizzo ? libero da diritti, per? nessuna tv pubblica e nessun network nazionale lo ha mai trasmesso; eppure le riviste “Forbes”, “Newsweek”, “USA Today”, “New York Times” hanno accettato i soldi di Walter per pubblicare pagine di pubblicit? nelle quali si sollevano dubbi e si chiede al Governo di rispondere. Quello che viene mostrato sono considerazioni, analisi e fatti che oggettivamente meritano di essere presi in considerazione. Certamente “Confronting the evidence” ha prodotto un primo effetto: dopo la diffusione del video, circa 8.000 di cittadini newyorkesi e 2.000 squadre di pronto soccorso e pulizia hanno fatto causa all’Agenzia per la Protezione Ambientale e al Sindaco di New York in merito alla respirabilit? dell’aria. Il documento prova che l’EPA ment? pochi giorni dopo l’attentato dicendo che l’aria era respirabile e invitando tutti a tornare a lavorare. Molti di loro si sono ammalati. Secondo un recente sondaggio realizzato dalla “Scripps Survey Research Center” presso l’Universit? dell’Ohio, pi? di un terzo degli americani sospetta che il Governo abbia favorito gli attacchi o che non abbia intrapreso alcuna azione per bloccarli, mentre il 66,6% dei newyorkesi chiede la riapertura della Commissione dell’11 settembre (Rai.it - Report)
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11 Settembre 2001 - Una cospirazione
22 Settembre 2006
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