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Cassazione: ”Padre Fedele puo’ tornare a colpire”

29 Novembre 2006

Su di lui pesano gravi indizi che denotano ”proclività a commettere atti della stessa specie”

Roma. Padre Fedele Bisceglia, il frate francescano indagato insieme al suo segretario Antonio Gaudio per violenza sessuale nei confronti di una suora, non doveva essere rimesso in libertà perché può tornare a colpire. Lo sottolinea la terza sezione penale della Cassazione che, nelle motivazioni depositate oggi, spiega come nei confronti del frate ci siano “gravi indizi” che denotano “proclività a commettere, senza eccessive remore, atti della stessa specie”.Anzi, i supremi giudici, nel rinviare il caso al Tribunale di Catanzaro, sottolineano come le condotte dei due indagati siano indice di “spregiudicata aggressività sul piano sessuale”. In particolare, i supremi giudici con la sentenza 39366 bacchettano il Tribunale del Riesame di Cosenza che a maggio aveva rimesso in libertà padre Fedele accogliendo il suo ricorso contro gli arresti domiciliari.Ad avviso della Suprema Corte i magistrati di merito hanno sbagliato a non riconoscere la “rilevanza ai fini indiziari alle condotte minacciose, ascritte al Bisceglie, dirette a costringere la suora alla ritrattazione delle accuse attuate anche tramite telefono e con sms”. Per la Suprema Corte costituisce “grave indizio” della colpevolezza del frate anche il “contenuto compiacentemente morboso e sboccato su concrete esperienze sessuali delle intercettazioni telefoniche che il frate effettuava con donne”. E ancora le “plurime dichiarazioni di ragazze, accolte nella struttura e molestate sessualmente tramite condotte ingannevoli, violente e ricattatorie, descrittive di medesime tecniche di adescamento attuate dagli indagati”. Per la suprema Corte inoltre sono rilevanti ai fini indiziali anche le “dichiarazioni delle suore che avevano vissuto nell’oasi francescana, che mettono in luce la spregiudicata condotta sessuale degli indagati proclivi a rapportarsi con le numerosi frequentatrici nella struttura in termini di sessualità”.Tutti questi elementi, secondo la Cassazione sono stati sottovalutati in maniera illegittima “perché proprio la ricostruzione della personalità” del frate e del suo assistente “puo’ spiegare come in una struttura religiosa, luogo di raccoglimento e di preghiera destinato all’accoglienza dio sofferenti e bisognosi, possano essere accaduti episodi di estremo degrado”. Tutti questi elementi, inoltre dice la suprema corte ai giudici ai quali ha rinviato il caso “valgono non solo per tratteggiare le personalità, ma soprattutto per segnalare che condotte di spregiudicata aggressività sul piano sessuale, ripetute e assai ravvicinate nel tempo, obiettivamente rilevate da testimoni e subite dalle vittime, denotano proclività a commettere, senza eccessive remore, fatti della stessa specie”.In definitiva, la Suprema Corte non puo’ che rilevare i “vizi motivazionali” del riesame che aveva restituito la libertà a padre Fedele. Da qui l’accoglimento del ricorso della Procura presso il Tribunale di Cosenza e il conseguente annullamento dell’ordinanza del Riesame.

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