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Pedofilia/ Condannato a 15 anni l’ex parroco di Lipari, 5 a madre vittima

25 Novembre 2006

L’ex parroco di Lipari, Alessandro Restuccia, 88 anni, e’ stato condannato a 15 anni di carcere dal Tribunale di Barcellona Pozzo di Gotto (Messina), per abusi sessuali nei confronti di un bimbo che all’epoca dei fatti aveva 5 anni.

Assieme al sacerdote, sospeso dalle autorità ecclesiastiche sin dall’avvio dei procedimento, è stata condannata a 5 anni la sua perpetua, F.G., madre del minore, una 47enne di origine francese che, secondo le accuse, avrebbe consentito al prete di violentare il piccolo tra il 1996 e il 1998, durante le assidue frequentazioni in parrocchia.

Fu l’ex marito della donna, un pescatore del posto, a denunciare gli abusi dopo le ammissioni del figlioletto.

Fonte: http://canali.libero.it/affaritaliani/cronache/pedofilialipari2411.html

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Ben ti sta? Invece no!

24 Novembre 2006

La mia antipatia per Google ? ormai fatto noto, tuttavia rimango perplesso nel leggere gli effetti della legge sull’editoria.
Il filmato del pestaggio di un diversamente abile, girato in una scuola e finito in Internet, procura noie legali al famoso motore di ricerca.
Il reato ? di diffamazione. L’omesso controllo sul materiale pubblicato dagli utenti conduce Google in tribunale.
libri2_internet.gifC’? da dire che la legge sull’editoria vige solo nel nostro Paese, dove l’alfabetizzazione informatica ? ancora limitata.
In genere chi fa le leggi sull’informatica nemmeno sa cos?? un computer.
Lo sviluppo tecnologico multimediale si ? evoluto cos? in fretta da non permettere un’opportuna competenza a tutti i cittadini.
Accusare Google di diffamazione per reati commessi da altri ? come accusare Telecom di truffa se un cittadino carpisce la buona fede di un altro usando la linea telefonica. La logica ? la stessa.

La legge sull’editoria ? inadattabile alla rete Internet che, come tutti sappiamo, ? una sorgente aperta.
Se un utente entra sul vostro sito e vi scrive una frase inopportuna, che colpa potete averne? Del resto nessuno pu? controllare 24 ore su 24 i contenuti inseriti da terze persone.

Tutto da rivalutare

Marco Dimitri

da Tgcin :

Video disabile, Google indagata
Diffamazione per legali rappresentanti

La Procura di Milano ha iscritto nel registro degli indagati i due legali rappresentanti di Google Italy nell’ambito dell’inchiesta avviata sul video shock girato ai danni di un giovane disabile. Entrambi gli indagati sono americani. I reati contestati sono quelli di concorso omissivo nel reato di diffamazione a mezzo internet. Estesa anche su Google la normativa sulla stampa.

Le indagini ora puntano ad accertare la reale disponibilit? dei legali rappresentanti di Google Italy del server attraverso il quale passano i video. I due indagati sono cittadini statunitensi che si sono alternati, a cavallo del periodo interessato dai fatti interessati in qualit? di rappresentati di Google Italia. Il reato di cui sono accusati ricalca la normativa riguardante l’omesso controllo da parte dei direttori di testate giornalistiche riguardo ai contenuti pubblicati.

L’inchiesta ? nata dalla denuncia presentata in Procura dal legale dell’associazione Vividown, l’avvocato Guido Camera, che ipotizzava il reato di diffamazione aggravata a danno dell’associazione in quanto, all’interno dei video pubblicati su Google, uno dei giovani protagonisti pronunciava frasi denigratorie nei confronti di down.

“E’ un passo avanti molto importante perché pu? contribuire a mettere chiarezza nel mondo di internet”, ha detto l’avvocato Guido Camera, che difende l’Associazione Vividown. “Si tratta di una decisione corretta in punto di diritto e di fatto”, ha spiegato l’avvocato che, nei giorni scorsi, ha presentato al pm Francesco Cajani una corposa memoria in cui, in sostanza, si sostiene l’equiparazione dei responsabili legali di un portale internet come Google ai direttori responsabili delle testate giornalistiche, i quali rispondono di omesso controllo nel caso in cui, sugli organi di stampa che dirigono, vengano pubblicati contenuti diffamatori.

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TV: per Banfi le polpette del giornale del Vaticano

23 Novembre 2006

Una sceneggiata, una polpetta prevedibile e ovvia. All’Osservatore Romano il grande successo della fiction tv pro-gay con Lino Banfi proprio non l’hanno gradito…

ROMA - Non arriva certo come una sorpresa la stroncatura dell’Osservatore Romano, il giornale della Santa Sede, al film Tv “Il padre delle spose” trasmesso lunedì sera in prima serata su Rai Uno. Gli appelli sul web dei siti cattolici e le dichiarazioni di alcuni rappresentanti del clero non hanno impedito la messa in onda della fiction, che si è rivelata un grande successo di pubblico. Da Franco Patruno, il critico del quotidiano del Vaticano, è arrivata una prevedibile stroncatura senza appello, che lascia un po’ da parte il proverbiale bon-ton della testata, attaccando su tutta la linea: “Una polpetta tra sceneggiata di terzo livello e trionfo finale che si presume popolare”, “Pochezza, prevedibilità e ovvietà della storia”. Di stampo smaccatamente ideologico altre lamentele, come quella che vuole che “l’evidente esaltazione finale della situazione matrimoniale tra le due donne, diventa non una semplice esposizione della verità (come aveva sostenuto il direttore di Rai Fiction, Agostino Saccà) ma una magnificazione della situazione di fatto”. Probabilmente al critico del quotidiano del Vaticano non è piaciuto l’approccio volutamente popolare, solare e positivo adottato dai realizzatori. La critica si muove anche sul piano personale, tirando in ballo “la sensibilità di Banfi, il quale, in diverse occasioni, ha testimoniato il suo cristianesimo e la particolare devozione a Padre Pio.” Lino Banfi dal canto suo, comprensibilmente, non ha affatto gradito tutti questi attacchi e risponde (sul Corriere della Sera): “non tradisco i miei ideali. Penso solo sia giusto consentire a due persone di vivere sotto lo stesso tetto, con dei diritti.”

Il capogruppo Udc alla Camera, Luca Volonte’, a proposito della messa in onda del film parla di “totalitarismo anti familiare pagato dai contribuenti italiani” e si lamenta che “lo spazio riservato alle devianze, ai tradimenti familiari e alle tendenze omosessuali rappresentano la totalità del palinsesto televisivo: compresi i programmi di intrattenimento e i talk show.” Giovanni Minerba, direttore del Torino GLBTQ Film Festival, invece ha gradito un film che “ha dato un messaggio che dovrebbe essere preso ad esempio da molti politici italiani: cosa vuol dire l’assenza in Italia di leggi adeguate, contro le discriminazioni e per la necessità di diritti per tutti. Con chiarezza, estrema sensibilità e ironia ha raccontato cosa vuol dire il pregiudizio e quindi liberarsene. Il tutto “condito” dalla “presenza attiva” della bellezza e dell’umanità della terra di Puglia governata da Nichi Vendola. Ancora grazie a Lino Banfi e alla Rai.” Vladimir Luxuria, deputata Prc-Se dice che la fiction “andata in onda sulla Rai rappresenta un esempio magistrale di servizio pubblico utile alla comprensione di tematiche difficili da affrontare quali quella delle unioni civili e del diritto di poter essere lesbiche e madri.” Per Luxuria la vicenda “che ha visto protagonista Lino Banfi lancia un sasso nello stagno dell’ignoranza. Sono contenta che il mio abbonamento Rai, in parte, abbia contribuito a realizzare un prodotto artisticamente valido e socialmente utile.” Criticissimo col quotidiano del Vaticano Sergio Lo Giudice, presidente nazionale di Arcigay: ”L’Osservatore Romano non si accorge, o forse sì, di fomentare pregiudizio e ostilità contro lesbiche e gay. Altro che carità pastorale: siamo alla richiesta di confinare nel campo dell’anormalità milioni di uomini e donne. Piuttosto che inveire contro un’immagine reale e serena dell’amore omosessuale, perché le gerarchie cattoliche non si preoccupano di quelle donne lesbiche oggetto di violenza, come Doriana e Marcella, una giovane coppia della provincia di Brescia, simile a quella del film di Banfi, bersaglio da settimane di volgari e violente intimidazioni. Non ha niente da dire su questo l’Osservatore Romano?»

(Roberto Taddeucci)

Fonte: gay.it

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RIVISTA CATTOLICA ALL’ATTACCO DI GAY.IT

22 Novembre 2006

Il Timone, mensile di apologetica cattolica, ci accusa di avere offeso il Papa, dandogli del nazista. Ma come stanno veramente le cose?

La rivista cattolica Il Timone si è imbarcata in una mini-crociata contro Gay.it, con un articolo nel quale si afferma che avremmo insultato il Papa.

L’articolo de Il Timone, senza firma, si intitola Gay.it: insulti al Papa, dialogo con l’islam e comincia così: “Omofobia e cattolicesimo: Ratzinger SS a Verona. Così il sito Gay.it ha titolato l’articolo a firma di Roberto Taddeucci sull’intervento di Benedetto XVI al Convegno della Chiesa italiana. In occasione del suo discorso di giovedì scorso il Papa aveva ricordato il no della Chiesa a “forme deboli e deviate di amore”, un no derivante dalla “sollecitudine per la persona umana e la sua formazione” e che rappresenta un sì “all’amore autentico, alla realtà dell’uomo come è stato creato da Dio”. Il più grande portale gay e lesbico italiano, dando un chiaro esempio di quale tipo sia la “tolleranza” ossessivamente invocata dalla comunità omosessuale, ha risposto associando il Pontefice ad un membro delle Schutzstaffeln naziste.”

Si impongono delle precisazioni. Innanzitutto quando si cita un articolo e si accusa l’autore, nel caso il sottoscritto, di avere voluto offendere qualcuno lo si deve fare riportando perlomeno in modo corretto quello che “l’accusato” avrebbe scritto. A Il Timone, purtroppo, hanno preso un abbaglio e hanno invertito l’ordine delle parole: hanno letto “Ratzinger SS” mentre avevamo scritto “SS Ratzinger”. Per “SS” intendevamo Sua Santità (l’abbreviazione è molto comune), dunque la nefasta associazione con le Schutzstaffeln naziste l’hanno fatta loro, non noi.

Certo viene da chiedersi quale meccanismo d’associazione d’idee l’abbia fatta scattare. Nel frattempo l’accusa è rimbalzata su altri siti e blog di area cattolica che hanno pecorescamente riportato l’articolo de Il Timone senza neanche controllare se il titolo incriminato era quello oppure no. Bastava fare una piccola verifica.

A Il Timone si autodefiniscono “Uomini ai quali è stata donata la Fede, innamorati di Dio e membra vive della Chiesa, figli della Vergine Madre, fedeli al Santo Padre e ai suoi insegnamenti. Ma anche conquistatori di uomini e donne alla causa del Vangelo e della Chiesa, difensori della Fede e della cultura che ne deriva, apostoli della Nuova Evangelizzazione” e dicono che la loro missione è quella di voler “parare gli attacchi di chi contesta la verità cattolica, disprezza la morale e denigra la storia della Chiesa”. Con tutto il rispetto per “verità cattolica” facciamo presente che le credenze sul soprannaturale religioso delle persone non è accettabile che possano diventare motivo per avvilire e sminuire l’esistenza e le relazioni altrui. Il concetto di “forme deboli e deviate d’amore”, espresso da Joseph Ratzinger in varie occasioni, è già stato brillantemente contestato sul piano filosofico da un filosofo di chiara fama come Gianni Vattimo e ci pare particolarmente inquietante e pericoloso perché può contribuire a creare quel terreno fertile intriso di disprezzo per chi è diverso (di religione, di pelle, di orientamento sessuale) sul quale poi attecchiscono e prosperano più facilmente ideologie xenofobe e omofobe delle quale abbiamo visto esempi, sia all’estero che in Italia, in tempi recenti.

Rispettiamo certamente le credenze spirituali di ciascuno ma quando in base a queste si vogliono creare sottoclassi di persone, appioppando in modo del tutto soggettivo ai loro sentimenti e relazioni aggettivi come “deboli” e “deviate” allora non possiamo che esprimere con forza e chiarezza il nostro dissenso. La comunità omosessuale è una minoranza che invoca “ossessivamente” tolleranza proprio perché nel corso della storia ha già abbondantemente sofferto, insieme ad altre minoranze, le tragiche conseguenze di chi ha sempre voluto demonizzarla (in quanto innaturale o contraria alla volontà divina). Col passare dei secoli siamo passati dalla persecuzione all’emarginazione: da un certo punto di vista un passo avanti, ma è ovvio che ancora siamo ben lontani da quel concetto di uguaglianza a cui tutti, credenti, agnostici o atei, (si spera) aspiriamo.

Una volta chiarite queste cose è evidente che viene a decadere anche l’assurda accusa che ci viene mossa nella seconda parte dell’articolo, ovvero quella di essere duri col Papa e sin troppo “dialoganti” col mondo islamico. Non è così. Non pretendiamo certo di essere immuni da critiche ma non usiamo due pesi e due misure e cerchiamo sempre di rendere noti tutti quei casi nei quali vengano violate la dignità e i diritti fondamentali delle persone. A prescindere dal fatto che il dialogo tra chi la pensa diversamente non è mai abbastanza, abbiamo denunciato in passato casi di esecuzioni capitali di gay in Iran, di aggressioni e violenze subite da persone omosessuali in Iraq, le persecuzioni in Arabia Saudita e indicato quella che appare essere la posizione coranica sull’omosessualità. Tutti esempi di eventi ai danni di persone non eterosessuali che alla base hanno sempre il presupposto (indimostrato e indimostrabile) che una certa fascia della popolazione sia “malvista” da una Entità Superiore e che pertanto vada punita o sia soggetta a discriminazioni, anche pesanti. Questo uso della religione per fini d’odio e emarginazione non è tollerabile e va ben oltre i rispettabilissimi bisogni spirituali che ciascuno può avere.

Fonte: http://www.gay.it/channels/view.php?ID=22261

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Vaticano/ Torna libero il prete accusato di pedofilia a Roma

21 Novembre 2006

E’ tornato in libertà don Domenico Repice, il collaboratore parrocchiale della chiesa di San Giustino a Roma, finito agli arresti domiciliari il 6 novembre scorso con l’accusa di aver compiuto atti sessuali con minori d’eta inferiore ai 14 anni. A darne notizia, con un comunicato, è il difensore del religioso, l’avvocato Anselmo de Cataldo, il quale riferisce che il tribunale del Riesame della Capitale ha oggi annullato la suddetta ordinanza di custodia.

“Questo - aggiunge il penalista - rappresenta il primo importante passo verso l’accertamento definitivo dell’assoluta estraneità di don Domenico Repice ai fatti in contestazione”. Nell’ambito dell’inchiesta, denominata ‘Fiori nel fango 2′, il gip del tribunale di Roma Maria Teresa Covatta, aveva emesso 32 ordinanze di custodia cautelare, su richiesta del pubblico ministero Mirella Cervadoro e del procuratore aggiunto Maria Cordova. Secondo chi indaga, vittime degli abusi sarebbero 10 bambini tra i 12 e i 13 anni, tutti di etnia rom.

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