D’Alema ? un genio
23 Febbraio 2007
Prima di leggere queste mie riflessioni, ti prego di farti questa domanda.
Una domanda secca e a bruciapelo: “Secondo te, chi ha fatto cadere questo governo?”
Credo che al 70-80% la risposta sia: “i due dissidenti della sinistra radicale” oppure qualcosa di simile del tipo: “Fernando Rossi e Franco Turigliatto” o “Rifondazione e Pdci” oppure qualche nostalgico del ‘98 potrebbe anche lanciarsi in un curioso “Bertinotti!”
Detto questo, se la mia previsione (il 70-80%) forse cominci a capire perch? D’Alema ? un genio.
Dunque facciamo parlare i numeri: partecipanti al voto erano 319 senatori cio? i 313 ordinari (perch? Rossi e Turigliatto non hanno partecipato) + 6 senatori a vita (Scalfaro era malato ed assente). Quindi il quorum per approvare la mozione di D’Alema era 160 voti favorevoli. Per? sono stati solo 158, cio? due meno del necessario. Facile ed automatico dire “cavolo, proprio i due voti di quei due dissidenti!”
Sennonch?, e torna a parlare la matematica, se i due avessero partecipato al voto i votanti sarebbero stati 321 anzich? 319 e il nuovo quorum sarebbe salito a 321 diviso due, cio? 161. Ma i voti sarebbero stati solo 158 + 2 cio? 160.
Quindi, tanto per amor di verit?, sembra proprio impossibile dire che Turigliatto e Rossi hanno fatto cadere il governo. Ed ancora pi? assurdo ? dire che Rifondazione e Comunisti Italiani hanno fatto cadere il governo.
Ma allora perch? questa ? la percezione di massa??? La risposta ? ancora quella: perch? D’Alema ? un genio. Un genio della politica di professione, ovvio.
Se quindi andiamo a indagare oltre e scopriamo che Andreotti (che in genere vota con il centrosinistra), Cossiga (che in genere vota con il centrosinistra), Pininfarina (che si era presentato l’ultima volta in Senato durante la votazione per la fiducia a Prodi e che ? arrivato in Senato grazie ad un passaggio della macchina personale di Piero Fassino), De Gregorio (eletto nell’Italia dei Valori di Di Pietro, passato arma e bagagli nel centrodestra, ma che comunque aveva dichiarato di votare SI) hanno tutti votato NO o si sono astenuti sulla votazione (che secondo i regolamenti della nostra camera “alta” equivalgono ad un NO) significa che le responsabilit? per il voto negativo sono un p? meno facilmente individuabili.
Altro passaggio. D’Alema, ministro degli esteri, ha posto una questione di fiducia Politica e non Tecnica (cio? Formale e che pu? essere chiesta solo dal Consiglio dei Ministri) sulla votazione. Insomma, in fin dei conti, il governo non era obbligato a dimettersi. Per? Prodi lo ha fatto. Invece se fosse stata posta la questione di fiducia il governo avrebbe DOVUTO dimettersi per legge. Cosa ben diversa.
Sorge quindi un primo interrogativo: se i due dissidenti avessero votato a favore (e quindi, come dimostrato matematicamente, il governo fosse andato sotto a causa dei senatori a vita centristi) Prodi si sarebbe dimesso ugualmente? O meglio, se la reazione popolare anzich? dirigersi verso i dissidenti e la sinistra radicale in genere, si fosse diretta contro i senatori a vita, Prodi si sarebbe dimesso? Nessuno pu? saperlo. Per? se fosse stata posta la questione di fiducia FORMALE avrebbe DOVUTO farlo. Con quella politica e informale invece le dimissioni sono state un gesto volontario. Forse evitabile se i voti contrari fossero venuti solamente dai senatori a vita, cio? se non fosse risultato possibile imputare ai due dissidenti e alla Sinistra Radicale la crisi del governo.
Anche in questo salvagente si nota la grandezza del ministro degli esteri D’Alema.
Inoltre, la mozione sulla politica estera presenta elementi chiaramenti invotabili per chi, nei giorni scorsi, si era dichiarato contrario al rifinanziamento della missione militare in Afghanistan e per chi, solamente sabato scorso, aveva manifestato contro l’ampliamento della Base Americana a Vicenza.
E proprio sta li il nodo della questione. Di fronte al successo della manifestazione (non dimentichiamolo, caricata da gravi allarmi sull’ordine pubblico proprio dai ministri “riformisti” del Governo) D’Alema ma anche Prodi hanno preteso “fiducia” da quei partiti presenti a Vicenza.
E cos? ? spuntata questa mozione, che presenta specchietti interpretabili come luci di una “svolta nella politica estera” (ad esempio il riferimento al mutato atteggiamento di Israele grazie all’impegno italiano) ma anche precisazioni chiare e nette sull’Afghanistan.
Dunque, D’Alema ha voluto mettere alle strette la Sinistra radicale in pi? parandosi la ritirata in caso di sfiducia proveniente dai senatori a vita.
Insomma, come dire “Manifestate quanto volete, ma sulla scelte dovete adeguarvi”. E cos? ? stato. Ma il genio del ministro degli Esteri si ? dispiegato al massimo dal momento che, grazie alla compagna stampa e alle stesse reazioni scomposte e di scomunica da parte di PRC e PdCI, proprio i due dissidenti sono stati percepiti come i responsabili della caduta; estendendo la loro responsabilit? anche ai loro due partiti.
In questo sta il genio di D’Alema: da un lato ha costretto la Sinistra radicale a capitolare e a perdere credibilit? da parte dei vari “popoli di Vicenza”, dall’altro lato, ? riuscito a farla percepire come responsabile della crisi.
Che genio!!
E ora che fare?
Occorre tener presente che esistono due invarianti nella politica di D’Alema e Prodi: il Partito Democratico e il bipolarismo. E per costruire uno scenario del genere occorre una nuova legge elettorale che favorisca decisamente le aggregazioni pi? forti (e nel caso dell’Unione, marginalizzi del tutto le Sinistre). Una scelta di questo tipo per? pu? essere possibile solo non modificando (o modificando leggermente) lo schieramento dell’Unione (cio? mantenendo un assetto bipolare) oppure, al contrario, costruendo un governo delle Larghissime Intese (con AN e Forza Italia) che abbia come unico obiettivo la modifica della legge elettorale. Questa seconda ipotesi ? per? da scartare, sia per i dubbi del centrodestra (soprattuto Lega) e dell’UDC, ma sia perch? farebbe mancare al nuovo governo l’ala sinistra del Parlamento (e della societ?); ala sinistra che giocoforza si salderebbe organicamente con i vari movimenti presenti nel paese e che costringerebbe anche le stesse burocrazie sindacali (essenziali nel progetto concertativo della nascita del Partito Democratico) a rincorrere le scelte della Sinistra radicale (referendum sull’articolo 18 docet) mettendo oggettivamente in crisi la pace sociale del paese, il primo obiettivo di ogni buona sinistra riformista che si rispetti.
Dunque, tenersi dentro il nuovo Governo la Sinistra radicale “cornuta e mazziata” rappresenta lo scenario migliore possibile per D’Alema e co. Infatti, mentre i Verdi e PdCI si affrettano in queste ore a dire di non aver legami con Fernando Rossi, la stessa Rifondazione si appresenta a cacciare Turigliatto dal partito e a manifestare “per Prodi”.
Inoltre, il problema dei numeri potrebbe essere facilmente superato con un Turigliatto ormai dimissionario (e comunque forse sostituito da un buon Pannella, a causa di un riconteggio in corso), con una Sinistra radicale ormai allineata, ma anche grazie all’apporto di voti del centrodestra in libera uscita. Senza ipotizzare l’ingresso dell’UDC, che pretenderebbe troppo e comunque minerebbe la creazione del Partito Democratico, c’? la possibilit? molto pi? comoda di accordarsi con l’Italia di Mezzo di Follini (1 senatore ma con grandi capacit? di “attrazione” verso settori della CDL) e il Movimento delle Autonomie (altri 2 senatori) di Don Raffaele Lombardo.
Insomma, nuovi orizzonti in vista per il governo Prodi. Orizzonti senza nubi e senza trappole provenienti dalla Sinistra radicale normalizzata e priva dei suoi “dissidenti”.
Il tutto grazie al tranello e al genio di Massimo D’Alema.
Post Scriptum.
Cosa avrebbe dovuto fare la Sinistra radicale? La risposta dipende dalle priorit?.
Se la priorit? ? quella del mantenimento del quadro politico sempre e comunque avrebbe dovuto votare SI chiedendo per? di partecipare alla stesura del testo. In presenza di dissidenti avrebbe dovuto fare come sta facendo in queste ore: ribadire le distanze e cacciarli dai vari partiti di appartenenza. Un atteggiamento di questo tipo deve per? essere consapevole della grave crisi di fiducia che questi partiti possono avere nella loro base sociale di riferimento. Perch? pare ormai sancito che anche su altri temi (anche quelli socio-economici) Prodi o il ministro di turno potr? dire “o passa la mia mozione o si va a casa”.
Se invece la priorit? era quella di ottenere un qualche successo su Vicenza o sull’Afghanistan (o anche un tema dei due, perch? la politica ? sempre mediazione) occorreva dichiarare comattamente la non disponibilit? a votare la mozione D’Alema. L’incubo del 1998 sarebbe stato scongiurato da una mobilitazione presente sul territorio italiano, dalla presenza di tre partiti (con la possibilit? di pescare anche in altri settori critici dei riformisti- Salvi, Franca Rame, etc…) azich? mezzo come nel 1998. Occorreva pretendere una discussione pi? approfondita della questione mettendo sul piatto il buon successo di Vicenza.
Ma la sconfitta e la beffa per la Sinistra radicale si ? materializzata concretamente dal momento che ieri mattina ? entrata in aula. I tempi della mediazione e della politica erano ormai finiti per lasciare spazio alla beffa e al linciaggio.
Ma ancora non ? detta l’ultima parola.
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Scoperto il gene legato al diabete non insulino-dipendente
22 Febbraio 2007
OMS: il numero di pazienti affetti dal diabete di tipo 2 ? destinato a raddoppiare nel prossimo decennio
Un’équipe internazionale di scienziati ha individuato il gene per il diabete di tipo 2. ? una svolta importante che fa nascere la speranza di poter realizzare un test in grado di determinare la predisposizione di un individuo a sviluppare una delle malattie pi? comuni per i soggetti in et? avanzata.
La ricerca, condotta da scienziati britannici e canadesi, ha consentito di determinare il gruppo di geni che sembra innalzare il rischio di diabete di tipo 2 negli adulti. Sono state individuate cinque varianti genetiche legate alla malattia che, secondo i ricercatori, spiegano fino al 70% dei fattori genetici che causano questa forma di diabete.
I risultati della ricerca, pubblicati sulla rivista «Nature», rivelano che i pazienti diabetici presentano una mutazione in un trasportatore di zinco specifico noto con il nome di SLC30A8, responsabile della regolazione della secrezione insulinica. Poiché il diabete di tipo 2 ? causato da una deficienza insulinica, i ricercatori ritengono che sia possibile curarlo bloccando il trasportatore in questione. Le due cause principali che determinano l’insorgere del diabete di tipo 2 sono l’obesit? e la familiarit?. Grazie alle nuove scoperte possiamo mettere a punto un test genetico efficace che determiner? il rischio degli individui di sviluppare questa forma di diabete», ha dichiarato Philippe Froguel, professore all’Imperial College London e coautore dello studio.
«Se un paziente viene a sapere che ? geneticamente predisposto al diabete di tipo 2, sar? molto pi? motivato a cambiare il proprio stile di vita, per esempio l’alimentazione, per ridurre il rischio di sviluppare la malattia. Inoltre possiamo sfruttare le nostre conoscenze sulle mutazioni genetiche specifiche associate al diabete di tipo 2 per mettere a punto terapie migliori», ha aggiunto.
Gli scienziati sono giunti a tali conclusioni dopo aver messo a confronto il corredo genetico di 700 persone affette dal diabete di tipo 2 e aventi una storia familiare di questa malattia con quello di 700 soggetti sani.
Le prime fasi della malattia, se non curate adeguatamente, possono provocare negli adulti complicazioni gravi e a lungo termine, quali cecit?, amputazioni e nefropatie.
Tra i milioni di diabetici, il 90% ? affetto dal tipo 2, la variante che si sviluppa in et? avanzata ed ? spesso attribuita all’obesit?. Essa colpisce gli organismi che non producono quantit? sufficienti di insulina. Secondo l’Organizzazione mondiale della sanit? (OMS), il numero di pazienti affetti dal diabete di tipo 2 ? destinato a raddoppiare nel prossimo decennio.
D. Maiere
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La verit? sulla base Nato di Vicenza (da www.altravicenza.it)
19 Febbraio 2007
Il caso dell’aeroporto Dal Molin nasce da un accordo segreto, di un paio d’anni fa, tra il precedente governo Berlusconi e il sindaco di Vicenza Hullweck, che, senza rendere partecipi i suoi concittadini, n? il consiglio comunale, si rese disponibile, per il suo amico Silvio, ad accogliere nel territorio vicentino una nuova base americana. Solo nel maggio del 2006 cominciarono a circolare le prime notizie sul progetto e cos? i cittadini residenti nelle zone limitrofe alla nuova base, costituitisi in sei comitati, cominciarono ad agire in modo coordinato.
In poche parole la nuova base americana andrebbe ad occupare una zona a nord del comune di Vicenza nell’attuale aeroporto civile Dal Molin e servirebbe agli USA per riunire la 173^ Brigata aviotrasportata Airborne, attualmente presente in parte ad Aviano (Pordenone) e in parte Germania. L’obiettivo statunitense ? di intervenire rapidamente nelle areee geografiche del medioriente, ricche di fonti energetiche strategiche per il sistema economico vigente. Vicenza, secondo questo piano, ? dunque destinata a diventare un nodo importantissimo per i nuovi assetti militari mondiali.
La maggioranza dei cittadini di Vicenza e dei comuni limitrofi ? fortemente contraria alla costruzione di una nuova base militare. Lo dicono i cittadini e lo dice anche un sondaggio della Demos di Ilvo Diamanti (63% NO). I motivi del NO sono vari e possono essere riassunti nel fatto che il progetto ? devastante, sia da un punto di vista ambientale, ma anche sociale ed economico, perch? una citt? Unesco, come Vicenza, non pu? fondare la sua esistenza su un’economia di guerra.
Dopo un continuo rimpallo di responsabilit? tra Governo Prodi e Comune di Vicenza, nell’ormai storico consiglio comunale di Vicenza del 26 ottobre 2006 una scellerata maggoranza, sorda alle tantissime richieste di democrazia e partecipazione popolare (fra cui anche la richiesta di indire un referendum comunale consultivo) si espresse a favore della nuova base (maggioranza risicata 21 a 17). Quel giorno il sindaco Hullweck uccise l’anima della democrazia a Vicenza. A Caldogno, piccolo comune a confine con l’aeroporto Dal Molin, il 15 novembre 2006 vot? invece ad unanimit? NO all’insediamento della nuova base.
La patata bollente pass? quindi al Governo Prodi e in particolare al Ministro della Difesa Parisi, che non si ? mai espresso in maniera chiara contro l’allargamento della caserma Ederle, tentennando sempre tra la “Santa Alleanza” con gli USA e il programma elettorale dell’Unione in cui “ogni azione di grande impatto sul territorio sar? sempre presa nel rispetto dell’opinone delle popolazioni locali”. Il 23 novembre 2006 Parisi comunque invit? a Roma una rappresentanza dei comitati cittadini per sentire direttamente dalla gente le motivazioni del NO. L’incontro fu molto proficuo tanto che prese di nuovo quota l’ipotesi di un referendum comunale consultivo.
I comitati, collaborando con l’osservatorio sulle servit? militari di Vicenza (coordinamento di associazioni e gruppi pacifisti e antimilitaristi), da maggio hanno dato vita ad una lunga serie di azioni per bloccare il progetto della nuova base americana: pres?di in piazza e davanti all’aeroporto, rumorose presenze in consiglio comunale, raccolta firme (pi? di diecimila in un mese!), convegni informativi, blocchi del traffico, fiaccolate, scioperi studenteschi, invasione della pista dell’aereoporto, costituzione di un comitato per il referendum, partecipazione di massa al consiglio comunale del 26 ottobre, dove 2.000 persone, “armate” di pentole, fischietti, trombette, hanno disturbato il consiglio comunale, e, il 2 dicembre 2006, la lunga marcia dei 30 mila “per difendere la terra per un futuro senza basi di guerra ” .
L’aspetto nuovo e dirompente nella placida tranquillit? cittadina ? che a Vicenza “si ? costituito un movimento di cittadini, autonomo ed indipendente da schieramenti politici, che riesce a coniugare la necessit? della salvaguardia del proprio territorio e dei beni comuni, con il NO alla guerra e alle servit? militari”. Questa comunione di obiettivi ha dato vita all’Assemblea Permanente dei cittadini per il NO al Dal Molin che unisce comitati, associazioni, singoli cittadini.
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Tenchu: Z
18 Febbraio 2007
Tenchu: Z
Genere: Azione
Produttore: Microsoft Games Studios
Sviluppatore: From Software
Distributore: Microsoft Games Studios
Versione: N.D.
Lingua: N.D.
Giocatori: 1-4
Data uscita: Da specificare
Articolo a cura di:
Giovanni "Benenath" Ferlazzo
Dopo qualche mese di ritardo, vista l'uscita ad Ottobre in Oriente, Microsoft ha annunciato ufficialmente l’arrivo di Tenchu: Z (in Giappone Tenchu: Senran) nei territori d’occidente, non specificando però alcuna data.
La serie Tenchu è nata su PlayStation con l’episodio Stealth Assassins, il quale poi fu convertito su Xbox e PlayStation 2. Dopo due episodi diversi su PSP e Nintendo DS, From Software ritorna su Xbox 360 (dopo Enchanted Arms e Cromehounds) con un nuovo episodio della serie intitolato appunto Senran in Giappone e Z in Occidente.
Date sfogo alla vostra fantasia, ma siate silenziosi
La prima, inedita, caratteristica di Tenchu: Z è la possibilità di creare il proprio Ninja da zero, oltre ad una interessente cooperativa via Xbox Live.
Ma la potenza di Xbox 360 ha permesso a From Software di rendere il gioco assolutamente più realistico. Se provate, ad esempio, l’estrazione dell’arma vicino ad un nemico, questi vi sentirà facendo cadere la vostra copertura e costringendovi ad ucciderlo prima che mandi l’allarme agli altri nemici.
Sono migliorate notevolmente le uccisioni silenziose, dato che contemplate fino a venti combinazioni (vedi trascinare una guardia in un posto ben nascosto per poterlo uccidere indisturbati).
Naturalmente potrete anche non uccidere l’avversario, ma solo tramortirlo con un colpo ben assestato sulla nuca.
I fan ricorderanno sicuramente la presa del ragno dei precedenti capitoli, che consisteva nel stare appesi in pareti o tetti. Ora sarà possibile anche muoversi lateralmente e nel raggiungere i tetti delle case avrete la possibilità di camminare (seppure per un lasso davvero breve di tempo) nelle pareti.
Tornando alla modalità di personalizzazione del vostro Ninja, potrete sbizzarrirvi semplicemente sbizzarrirvi; modificare Armi, capelli, abbigliamento, abilità e molto altro vi permetterà di avere un ninja totalmente personale e diverso dagli altri, inoltre, procedendo nel gioco riceverete diverso denaro per poter acquistare nuove abilità, armi o abbigliamento, anche nel Marketplace di Xbox Live.
A proposito, il gioco avrà ben cinquanta missioni con diversi livelli di difficoltà, oltre che la modalità cooperativa online.
In questa modalità sarà possibile organizzare un team da quattro o più persone e affrontare le missioni in modo assolutamente coinvolgente, come per esempio, ordinare ad un amico di pedinare una guardia, ucciderla, distrarla e cosi via per poter andare avanti nella missione. Sembra un sistema piuttosto coinvolgente che non vediamo l’ora di provare con mano.
Le strutture dei livelli beneficeranno ovviamente della potenza della nuova console Microsoft, offrendo quadri assolutamente più vasti di quanto si sia mai visto prima nei precedenti episodi della serie, almeno è quello che promette From Software e quello che speriamo di trovare nel prodotto completo.
Graficamente il titolo si presenta discretamente, ma niente di ingestibile per una vecchia Xbox tutto sommato, pochi effetti davvero next-gen e l’aspetto visivo rende solo (e nemmeno tanto) su un TV HD, sperando che la versione Europea goda di ulteriori miglioramenti.
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Call of Duty 3
18 Febbraio 2007


Call of Duty 3
Genere: Sparatutto
Produttore: Activision
Sviluppatore: Treyarch
Distributore: Activision
Versione: Pal
Lingua: Italiano
Giocatori: 1-24
Recensione a cura di:
Mirko "Ryoku" Onorato
Dopo la convincente versione approdata sulla recente console di casa Microsoft, vediamo accontentare anche i fanatici Sony con il terzo capitolo della serie di Call of Duty, relativo in questo caso alla Playstation 2, che poco si discosta dalla controparte se non per i limiti hardware che quest' ultima presenta. Ci ritroveremo dunque nuovamente coinvolti nelle azioni più crude che solo una guerra mondiale poteva presentare, aprendoci varchi tra schiere nemiche col nostro fidato fucile. Ancora una volta, non saranno gli sviluppatori della Infinity Ward a deliziarci con le loro potenzialità, ma bensì i Treyarch, che hanno già saputo mostrare le loro egrege doti nel capitolo precedente.
Ciak,si gira!
La guerra, come tutti sappiamo, è arena di atrocità, e come tale viene espressa nel mondo videoludico mediante sequenze video tipiche di un opera cinematografica, capaci di rappresentare nei particolari lo stato d' animo dei personaggi della storia. Come succede nei massimi esponenti guerreschi come Medal of Honor e Metal Gear (seppur quest' ultimo appartenente ad un genere stealth e quindi ben diverso da un FPS), nella modalità single player verremo catapultati in imprese eroiche invidiabili perfino per un Pearl Harbor con Ben Affleck. Tali eventi, sono ambientati subito dopo l'apocalittico D-day, durante la liberazione della Normandia dall'occupazione tedesca. Al di là del classico gameplay, le nostre abilità da videogiocatori verranno messe in discussione mediante filmati interattivi, purtroppo però poco frequenti, dal momento che si dimostrano alquanto interessanti.
Tra un trucidamento e l'altro ora contrattacco pure.
La giocabilità di Call of Duty 3 poco si discosta da quella associata al secondo capitolo della saga se non per piccole aggiunte a dir poco appaganti. Se nel prequel i nemici avevano la facoltà di rigettarci contro le bombe che eventualmente lanciavamo contro di loro (a differenza nostra che non potevamo compiere l'analogo gesto), sarà ora possibile anche per noi rimandare al mittente l'ordigno esplosivo mandatoci dal nazista, una volta che ci saremo ben posizionati sulla granata stessa, e così contrattaccare. 14 saranno le missioni impegnate nell'avventura principale, associate a varie e diverse ambientazioni, nelle quali ci ritroveremo spesso ad usare auto o ingenti carro armati, a secondo se dovremo scappare o attaccare i soldati tedeschi. Migliorie vengono riscontrate soprattutto nella modalità multiplayer, dove il numero dei partecipanti non è più limitato ai soli 8 giocatori ma bensì incrementato ai 24. Le modalità di gioco invece sono 6, tra cui ritroviamo i classici death match singoli o in squadre, "cattura la bandiera", ove dovremo trovare la medesima ed impostarla in un punto decifrato da una mappa; "Guerra", consistente nella conquista di determinate aree individuate da un icona e "Centri di comando", nella quale bisognerà stabilire una base e difenderla al fine di aumentare i propri punteggi. Le mappe sono vaste e dettagliate (di cui se ne dispongono 9), ma tale estensione si rileva un difetto nel momento in cui le partite multigiocatori presenteranno un numero discreto di giocatori, poichè tali zone diventeranno in questo caso inevitabilmente dispersive. Le possibilità d'azione sono inoltre legate alle 7 classi di soldati, ognuna delle quali garantisce l'uso di specifiche armi e qualità, come ad esempio il fuciliere in grado di usare la granata da fucile o il medico capace di rianimare i compagni.
Grafica, comparto audio,longevità e grado di difficoltà
Seppur non competi come già detto, con la versione della Xbox 360, a livello tecnico la versione Ps2 riesce a non sfigurare, presentando ottimi effetti visivi legati alle continue esplosioni ed alla fisica delle particelle, a loro volta associate all'aria ed alla polvere, con un dettaglio che rende ancor più simile alla realtà i soldati ed i loro strumenti da guerra. Laddove si cerchi di avvicinare il videogioco ad un film, non possono mancare colonne sonore di un certo livello, che riescono non solo nell' intento di emozionare e gasare il videogiocatore durante le varie sessioni di gioco, ma perfino a farlo ambientare ulteriormente all'interno dei numerosi eventi, come se fossimo noi in prima persona ad imbatterci contro gli stessi. La pelle d'oca sarà quindi assicurata dall'inizio fino agli sgoccioli della nostra missione. Per ciò che compete la durata della suddetta opera, multiplayer a parte, questa rientra nella media del genere, tral'altro basterà l'online a tenervi ancor più legati al prodotto ora analizzato. Infine, parlando della sfida offerta, il tutto entra in funzione della IA dei nemici non troppo efficace, dal momento che spesso esiteranno nel premere il grilletto o a fare abuso dei combattimenti corpo a corpo presentandosi poco reattivi, per il resto ritroviamo una buona calibratura della difficoltà passando da un obiettivo all'altro.
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