OCCUPATA LA BASILICA
19 Aprile 2007
video su il-boccale-di-vicenza.noblogs.org
foto su altravicenza.it, nodalmolin.it e globalproject.info
Un gruppo di cittadini del Presidio Permanente NO DAL MOLIN ha occupato
simbolicamente questa sera la Basilica Palladiana, simbolo di Vicenza e del
suo patrimonio artistico. Sono donne e uomini, adulti e giovani che, come
tanti vicentini, vogliono impedire la costruzione di una nuova installazione
militare.
La nostra citt?, patrimonio Unesco, per le tante opere architettoniche che
ospita, ? minacciata dalla costruzione di una nuova base militare Usa presso
l’aeroporto Dal Molin, situato ad appena 1500 metri in linea d’aria dalla
Basilica.
Un’opera devastante, che la comunit? locale contrasta da mesi, ma che
Governo e amministrazione locale vorrebbero imporre contro la volont? - pi?
volte espressa - dei cittadini. La Basilica che si trova di fronte a palazzo
Trissino (sede del consiglio comunale) rappresenta da questa sera la sede
dell’Altrocomune, luogo simbolo di tutti coloro che non si sentono
rappresentati da quanti hanno svenduto la citt? per un pugno di dollari.
La nostra iniziativa ha un contenuto fortemente simbolico in difesa della
citt? del Palladio, del suo territorio e del futuro dei suoi abitanti.
Dopo il 17 febbraio su Vicenza ? calato il silenzio mediatico, ma il
movimento ha continuato a vivere e costruire iniziative. In questi giorni
l’ambasciatore Spogli, il generale Helmick e i vertici militari italiani si
incontrano per discutere la realizzazione dell’installazione militare; si
moltiplicano le voci di una possibile imminente firma del Governo per la
cessione dei terreni. Noi vogliamo ribadire la nostra determinazione nel
continuare a batterci pacificamente contro questa nuova base di guerra.
Alla vigilia del cinquecentenario del Palladio, il nostro territorio ?
minacciato dall’arroganza di quanti, a Vicenza come a Roma, vorrebbero
decidere senza tenere in alcuna considerazione la comunit? locale e la
volont? dei cittadini.
Noi abbiamo sempre detto che il futuro ? nelle nostre mani e che resisteremo
un minuto in pi? di chiunque voglia costruire la base.
Questa sera abbiamo occupato la Basilica del Palladio per riappropriarci
della nostra citt? e del nostro futuro.
Invitiamo tutti a partecipare alla manifestazione di gioved? 19 aprile -
ritrovo ore 18 in piazza Matteotti - che si concluder? sotto le finestre del
consiglio comunale in piazza dei Signori.
Vorrebbero mettere a tacere quanti sono contrari alla nuova base: col
fragore delle nostre pentole faremo sentire quanto forte ? la nostra voce.
Difendiamo la terra per un futuro senza basi di guerra.
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Cambia la tariffa e l’aumento ? servito (dal Corriere della sera)
17 Aprile 2007
Sono
scomparsi i costi di ricarica, ma ora i consumatori di telefonia mobile
sono confusi: lo scenario delle tariffe telefoniche, come un campo in
seguito a un temporale, è mutato di colpo dopo il decreto Bersani. Gli
operatori hanno cambiato alcune tariffe, altre le hanno cancellate e ne
hanno introdotte nuove. Agli utenti che intendono cambiare operatore o
attivare una nuova sim tocca quindi adesso districarsi in una selva di
tariffe resa irriconoscibile dalle ultime novità.
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La LAV al Papa: non indossi la pelliccia
16 Aprile 2007

In occasione dell’evento che si terr? il 22 aprile presso l’Universit? di Pavia, durante il quale Papa Benedetto XVI benedir? l’Ateneo, la LAV chiede al Pontefice di rinunciare a indossare la pelliccia di ermellino, richiesta dalla sartoria vaticana all’atelier di Riccardo Ravizza “Annabella”, che dovrebbe ornare la mantellina del Santo Padre.
“Nel rispetto della sacralit? della vita di ogni specie vivente, invitiamo il Santo Padre a compiere una scelta di alto valore religioso ed etico rinunciando in questa occasione, e per il futuro, a indossare capi realizzati in pelliccia - dichiara Roberto Bennati, vicepresidente della LAV - Sarebbe un lodevole esempio di carit? cristiana, tanto pi? significativo in quanto compiuto dalla massima autorit? ecclesiastica. Ricordiamo che Giovanni Paolo II, parlando del “soffio divino” presente anche negli animali e non soltanto nell’uomo, aveva ridato a queste creature valore e dignit?.”
L’abitudine di ornare vesti e capi con rifiniture in pelliccia andrebbe abbandonata per molteplici ragioni: sotto l’aspetto religioso ? una contraddizione perché rappresenta una sorta di complicit? nel condannare a morte degli esseri viventi arbitrariamente definiti “da pelliccia” perché catturati e allevati a questo scopo ma senza alcuna reale necessit?, uccisi e scuoiati in maniera brutale; in termini pratici, poi, esistono valide alternative che non comportano l’uccisione di animali. Inoltre, la consapevolezza di quanto sia deplorevole indossare una pelliccia, ha indotto la maggioranza dell’opinione pubblica nazionale e internazionale a rinunciarvi: anche la Chiesa dovrebbe prendere atto di questa positiva maturazione dei costumi sociali e adeguare le proprie scelte sartoriali. Tale scelta segnerebbe un netto avvicinamento alle problematiche di tutela e di rispetto dell’ambiente, che interessano e preoccupano l’intera popolazione mondiale: inquinamento, deforestazione, cambiamenti climatici, caccia, bracconaggio, ecc. stanno gi? compromettendo molte specie viventi, ucciderne atre per vanit? ? davvero riprovevole.
Nel 2006 sono stati uccisi almeno 500 milioni di animali - tra ermellini, visoni, volpi, foche, conigli, procioni, ecc. - per produrre pellicce (dato mondiale). Occorrono dai 180 ai 240 animali per realizzare una sola pelliccia di ermellino, un piccolo mammifero che in natura si trova comunemente tra i 1000 e i 3000 metri di quota, dove predilige i boschi radi, i bordi dei laghi e dei ruscelli; in alta quota lo si trova spesso nelle pietraie. E’ diffuso in Europa, a eccezione delle regioni mediterranee, in Asia, in Groenlandia, in Canada e nel Nord degli Stati Uniti.
I metodi di uccisione degli animali “da pelliccia” sono davvero crudeli: dalla camera a gas, alla rottura delle ossa cervicali, dalla corrente elettrica al colpo sul muso e sulla nuca. Questi animali sono oggetto di una caccia spietata e di sistemi di allevamento intensivi dove sono segregati in gabbie strette, con il fondo in rete metallica che gli lacera le zampe, senza ripari dal sole e dal gelo. Inoltre, lo stress dell’isolamento forzato in gabbie ridottissime spesso provoca fenomeni di aggressivit? verso i propri simili e automutilazioni.
Fonte: www.infolav.it
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Il papa compie 80 anni
16 Aprile 2007
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L’opposizione attacca il governo e chiede retate in tutte le Chinatown
13 Aprile 2007
Gli incidenti di gioved? nel quartiere “cinese” di Milano riaccendono lo scontro politico sulla questione dell’immigrazione e della sicurezza. Silvio Berlusconi, presidente di Forza Italia, a dire il vero lancia una dichiarazione non bellicosa. Un intervento in forma stranamente problematica, senza proclami, che inizia spiegando che «a fronte di un contesto sociale ed economico mutato, Milano si trova, come altre grandi aree metropolitane d’Italia, al centro di una situazione particolarmente complessa che pu? vivere momenti di tensione, anche per un significativo intensificarsi dei flussi migratori». Quindi per il Cavaliere «la linea da seguire ? quella della solidariet? unita alla legalit?, delle politiche sociali ma anche del rispetto delle regole». «L’accoglienza e la tutela della sicurezza devono necessariamente coniugarsi e stare insieme per la libert? di ogni cittadino», aggiunge l’ex premier ,che soltanto il mese scorso era sceso in piazza con toni molto pi? accesi a fianco del sindaco Letizia Moratti nella “marcia per la sicurezza” chiedendo piuttosto che politiche di accoglienza, pi? poliziotti.
Come nel gioco dei ruoli, a parte lui, a Milano come a Roma, nell’opposizione prevale invece una linea molto pi? repressiva e polemica, da Ombretta Colli di Forza Italia a Romano La Russa di An a Maurizio Gasparri. Secondo l’ ex “Caschetto d’oro 1966″ la rivolta di Chinatown a Milano ? stata organizzata ed ? una reazione al piano del Comune che vorrebbe trasformare via Paolo Sarpi in una zona pedonale, decentrando il commercio all’ingrosso. Un piano che secondo l’assessore Colli ? stato la «scintilla» degli incidenti su cui la polizia municipale non ha colpa. «I vigili non erano certo l? in assetto di guerra» sottolinea, aggiungendo che «la piccola insurrezione era abbastanza organizzata: non si esce nel giro di un quarto d’ora a migliaia con bandiere e striscioni».
Romano La Russa capogruppo di An a Milano, inizia riconoscendo alla comunit? cinese di essere sempre stata «operosa, non dedita a traffici illeciti e non preoccupante dal punto di vista dell’ordine pubblico», anche se «molto chiusa e che pretende di non sottostare alle regole che valgono per tutti». Il capogruppo di An dice che «bisogna fare uno sforzo per una chiara integrazione», ma aggiunge poi che «i milanesi sono stufi delle invasioni di immigrati che, pi? che a favorire l´integrazione contribuiscono alla diffusione della violenza». E agita una seconda marcia a Parco Lambro, una marcia dei cittadini «onesti che non rubano e non spacciano, per manifestare contro zingari e delinquenti». E i cinesi? «Se anche i cinesi hanno voglia di menar le mani e agitarsi - conclude - vadano in Piazza Tienanmen, se ne hanno il coraggio e se glielo consentono. Ma l? - non c´? il prefetto di Prodi». Insomma, zitti e lavorare. A nessuno naturalmente ? venuto in mente di coinvolgere i commercianti cinesi e non nella programmazione futura di via Paolo Sarpi. Ma, come fa notare Walter Veltroni, «se succede qualcosa a Roma ? colpa del sindaco, se succede a Milano ? colpa del governo».
Cos? Maurizio Gasparri dell’esecutivo di Alleanza Nazionale suona la grancassa prendendo spunto da quanto successo a Milano, sotto un’amministrazione di centrodestra, per attaccare il governo di centrosinistra. «Il governo in materia di immigrazione non sa cosa fare, ma ? bravo solo nel creare disastri - dice Gasparri per il quale il governo non riesce a varare le inopportune modifiche alla Fini-Bossi «per liti e contrasti, mentre dovrebbero prendere atto che in una delle metropoli europee, incoraggiate dal lassismo della sinistra, bande di cinesi pretendono che pezzi di Milano diventino zone franche dell’illegalit?». Per Gasparri «il governo ? colpevole di quanto avviene». Lui ? rimasto strenuo sostenitore della vecchia Bossi- Fini e chiede « controlli a tappeto in tutte le Chinatown dove prolifera il crimine». Retate, non norme pro-clandestini, ? il suo credo. E annovera tra i sostenitori anche il commissario Ue Franco Frattini.
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