Evoluzionismo
13 Giugno 2007
Quante volte vi sarete domandati “perch? passare a Linux”? Senza dubbio Linux ? un sistema ottimo, coperto da virus, stabile, potente… Ma per quale motivo dovrei installarlo? Mi sono documentato.
Molti utenti passano a Linux per una questione etica, filosofica, infatti Linux propone gratuitamente una serie di programmi alla sua utenza, addirittura ti spediscono il sistema operativo a casa come nel caso di Ubuntu senza dover sborsare un centesimo.
Ma tu che vieni da Windows, che da anni hai sempre craccato i programmi, scaricato e installato ogni videogioco del mondo e masterizzato anche Dio! Sei sicuro che passando a Linux non ti porrai pi? il problema “software”?
Sul “pinguino” il mondo videoludico ? ben poco appagante, a meno che tu non sia un “old school” rimasto ai vecchi Doom & Quake e relativi FPS (Tremulous & co).
Se hai comprato “Battlefield 2″ e vuoi giocarci su Linux devi acquistare Cedega, l’emulatore per eccellenza. Non ti sembra una stronzata?
Passi a Linux perch? una delle tue esigenze ? proprio quella del software gratuito e ti ritrovi due ore dopo a fare le stesse identiche cose che facevi in Windows, cio? scaricarti il p2p, cercare “Cedega” e craccartelo.
Si parla troppo del open, ma poco del closed…
Ma poi installarsi Linux per poi emulare i programmi per Windows ? assurdo…
Questo perch? Linux ha troppo poco software rispetto a Windows.
Che cazzo me ne faccio di un desktop con le finestre molleggianti che prendono fuoco (come nel caso di Xgl & co) se poi non posso installarmi l’ultima versione di Dreamweaver?
Perch? nel 2007 per molti programmi, sono ancora costretto ad usare la shell?
E soprattutto perch? boicottare la Micro$oft quando esiste il reverse engineering?
Sono convinto che all’utente medio poco interessi sapere come compilarsi un programma o smanettare fra un “ls” e un “cd”…
A lui interessa guardarsi i carnacci con il player e i codec preinstallati, cliccare due volte su un eseguibile e attendere che le dll si infilino magicamente in system32,
navigare su internet col browser pi? sfigato del mondo lasciando spazio a “Melissa & I Love You”…
Insomma questo ? evoluzionismo!
Andrea
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Where is my watch?
12 Giugno 2007

TIRANA - Il primo, e unico, bagno di folla che il presidente americano George W. Bush ? riuscito a concedersi durante la tappa albanese del suo tour europeo, potrebbe essergli costato l’orologio. Le immagini trasmesse dalla televisione di Tirana “News24″ mostrano che durante gli appassionati abbracci con la folla di Fushe Kruja, piccolo villaggio contadino dove il capo della Casa Bianca ha voluto concludere il suo viaggio, Bush ha perso l’orologio.
Presente al polso sinistro del presidente all’inizio degli abbracci, l’orologio non lo ? pi? pochi secondi dopo. Forse sottratto da un fan desideroso di souvenir o forse sganciatosi accidentalmente. Lo stesso presidente (che non mostra di fare alcun tentativo per recuperarlo) deve essersi accorto della scomparsa solo pi? tardi, quando era ormai a bordo del SUV nero blindato che lo accompagnava verso l’aeroporto. La storiella, le cui immagini hanno gi? cominciato a circolare su internet, ? per? avvolta dal mistero: quando infatti un quarto d’ora dopo Bush riappare in cima alla scaletta dell’ “Air Force One” ormai pronto al decollo e rivolge l’ultimo tradizionale saluto a braccio alzato, al suo polso torna a vedersi l’orologio. Non ? chiaro se sia lo stesso, oppure un altro di ricambio recuperato urgentemente durante il breve tragitto tra Fushe Kruja e lo scalo internazionale.
Chi aveva avuto modo di avvicinare il presidente durante la visita in Albania, ha riferito che l’orologio che indossava Bush aveva una bandiera americana sul quadrante, ma nessuno ? stato in grado di indicarne né marca né tanto meno il suo eventuale valore. Il bagno di folla di Fushe Kruja era stato un sorprendente fuori programma in una visita condotta, per il resto, secondo un rigido protocollo e fra strettissime misure di sicurezza: conclusi gli incontri ufficiali a Tirana, Bush aveva raggiunto con la sua scorta questo piccolo villaggio a 30 chilometri della capitale, intrattenendosi ormai in maniche di camicia con alcuni artigiani che hanno avviato le loro imprese grazie ai finanziamenti della cooperazione americana. Dopo aver bevuto un caffé con gli albanesi seduto al normale tavolino di un bar (locale che i servizi di sicurezza statunitensi avevano tuttavia selezionato in anticipo e affittato per l’occasione), Bush era ritornato per strada curiosando prima in una vicina panetteria, e poi lanciandosi verso la folla che lo attendeva festante dietro le transenne. E’ in questa fase che, nell’impeto degli abbracci, si ? - forse - perso l’orologio del presidente.
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Malattie genetiche della pelle curate con staminali corrette in laboratorio
11 Giugno 2007
Il trattamento su un caso si epidermolisi bollosa giunzionale ha avuto ottimi risultati e duraturi nel tempo
I ricercatori dell’Universit? di Modena e Reggio Emilia hanno condotto uno studio sull’utilizzo di cellule staminali “corrette” in laboratorio contro le malattie genetiche della pelle, come l’epidermolisi bollosa giunzionale, una grave patologia che causa il distacco dell’epidermide dal derma. Lo studio, che ha ottenuto ottimi risultati, ? stato guidato da Michele De Luca, professore ordinario di Biochimica e direttore scientifico della Fondazione Banca degli occhi del Veneto, e da Fulvio Mavilio, docente di Biologia molecolare.
I risultati raggiunti sono stati spiegati a Roma in occasione dell’apertura del II congresso nazionale unificato di Dermatologia e venereologia da Alberto Giannetti, presidente della Societ? italiana di dermatologia medica, chirurgica ed estetica e di malattie sessualmente trasmesse (Sidemast) e direttore della Clinica dermatologica e della scuola di specializzazione in dermatologia e venereologia dell’universit? emiliana.
Ha spiegato Giannetti: “L’epidermolisi bollosa giunzionale ? causata da un difetto nel gene che codifica per la catena beta 3 della laminina 5. Si tratta di una proteina che permette all’epidermide di ancorarsi al derma.
Se ? assente, la pelle si stacca e si creano lesioni a cui seguono infiammazioni e infezioni. Per prima cosa, sono state selezionate delle cellule staminali dai palmi delle mani e dalle piante die piedi di una paziente di 37 anni. In seguito, ? stato utilizzato un vettore virale con il gene corretto e questo ? andato a sostituire la proteina difettosa con quella corretta. Da queste staminali ? stata creata una porzione di pelle che ? stata poi trapiantata sulla paziente. Ad un anno dal trattamento, si ? osservato una completa rigenerazione e mantenimento della nuova epidermide in tutte le zone trapiantate. La nuova epidermide ha conservato il DNA corretto e non ha sviluppato bolle.”
L’esperto ha sottolineato che questo studio rappresenta il primo vero successo della terapia genica in un tessuto non ematologico. La speranza dei ricercatori ? che presto questo risultato possa essere allargato anche alla cura di altre malattie genetiche della pelle.
La medicina rigenerativa, in dermatologia, ? gi? una realt? clinica, infatti, gi? da circa 25 anni si utilizza la pelle coltivata in laboratorio, a partire dalle staminali dell’epidermide, per la cura dei grandi ustionati. Ma vi sono anche grandi novit?, per quanto riguarda la terapia cellulare. Recentemente si sono ottenuti dei successi per quanto riguarda la rigenerazione della cornea tramite l’utilizzo delle cellule staminali adulte. De Luca, che ha condotto gli esperimenti con Graziella Pellegrini, docente di Biologia cellulare all’Universit? di Modena e Reggio Emilia, sottolinea che i loro lavori hanno dimostrato che ? possibile ricostruire la cornea utilizzando le cellule staminali dell’epitelio corneale. E’ una tecnica gi? applicata in collaborazione con alcuni dipartimenti di oculistica italiani e che permette di intervenire in casi senza alternativa di cura. “La ricostruzione della cornea con le cellule staminali, infatti, pu? riparare i danni, come le ustioni chimiche devastanti che provocano l’opacizzazione dell’occhio. In questi casi non c’? la possibilit? di trapianto da cadavere perché il danno ? troppo esteso, mentre con queste metodiche il problema si pu? risolvere del tutto”. I risultati del gruppo di ricerca sono stati pubblicati su Nature Medicine.
D. Maiere
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Scoperto il gene che rende immuni al virus Hiv
11 Giugno 2007
Il gene 22Q1213 rende le persone portatrici mille volte pi? resistenti al virus, nuove prospettive per un vaccino
Grazie ad una ricerca condotta in collaborazione fra l’Istituto di immunologia dell’Universit? di Milano, l’Unit? operativa di malattie infettive dell’azienda sanitaria di Firenze e l’Universit? di Osaka, in Giappone, si ? scoperto che esistono persone con un particolare profilo genetico che sono immuni dal contagio del virus Hiv. Tra circa due anni, con un semplice test, sar? possibile sapere se si ? portatori dell’immunit? all’Hiv e soprattutto questa scoperta potr? condurre a nuove terapie e soprattutto ad un vaccino anti-Aids. La ricerca ? iniziata a partire da uno studio giapponese su un virus che attacca i topi e che produce un tumore del sangue: il “Retrovirus di Friend”. Alcuni topi erano totalmente immuni da questo virus molto simile a quello dell’Aids. Studiando il DNA di questi topi, ? stato individuato il gene responsabile di questa immunit?. Da questa scoperta ? nata l’idea che anche nel DNA umano potesse esistere geni attivi che rendono immuni dall’Aids. A questo punto si ? inserito il gruppo di ricerca italiano.
Sono stati analizzati i profili genetici di 50 coppie eterosessuali “discordanti” in cui, cio?, uno dei due soggetti sieropositivo e l’altro negativo pur in presenza di rapporti sessuali non protetti.
In quei casi non si osservava la trasmissione dell’Hiv. Successivamente nel campione sono state incluse un centinaio di prostitute che praticano sesso non protetto.
Il professor Mario Clerici, immunologo, uno dei coordinatori della ricerca, spiega: “Si trattava di verificare che, nei soggetti monitorati, alla mancanza di trasmissione corrispondeva un profilo genetico simile e si ? visto, infatti, che in tutti i casi analizzati la protezione dal virus corrispondeva a un dato corredo genetico”. Dopodich?, i ricercatori hanno verificato se questo gene era presente anche in quei soggetti sieropositivi in cui non si registra progressione della malattia. E anche in questo caso l’esito ? stato positivo: il gene 22Q1213 era presente, all’altezza del cromosoma 22. Clerici precisa: “non si tratta di una mutazione genetica ma della forma normale dell’assetto genetico e che quindi viene trasmesso ai figli. A conferma di un grosso vantaggio selettivo”. I ricercatori, per verificare la protezione di questo corredo genetico, hanno messo in vitro le cellule “protette” naturalmente a contatto con il virus dell’Hiv: il virus non ? riuscito a penetrare nelle cellule. Clerici spiega che ? stato osservato che sono necessarie dosi mille volte pi? alte di virus perch? quelle cellule sane vengano attaccate.
La protezione dal virus ? data dalla proteina sintetizzata dal gene 22Q1213 che blocca il virus sin dalle fasi iniziali di ingresso nell’organismo. In queste persone, quindi, il sistema immunitario riesce a bloccare il virus. Questa proteina ? quindi di fondamentale importanza per lo studio di terapie e vaccini. “Una proteina - continua Clerici - che stiamo codificando proprio a fine terapeutico. Quando l’avremo identificata e saremo in grado di sintetizzarla la strada per il vaccino sar? tutta in discesa”. Secondo l’esperto si tratta di un principio innovativo: attivare il sistema immunitario per mettere a punto terapie basate non solo su farmaci antiretrovirali ma anche sulle naturali capacit? del sistema immunitario di contrastare il virus Hiv. Tra alcuni giorni il professor Clerici e i colleghi Masaaki Miyazawa, Sergio Lo Caputo e Francesco Mazzotta, presenteranno a Budapest i risultati di questa ricerca che potrebbe segnare una svolta nella storia della medicina.
D. Maiere
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Il sistema nervoso ? pi? antico di quanto si credesse
11 Giugno 2007
Studiando il genoma di spugna, si sono trovate proteine che mostrano segni di interazione come nelle sinapsi di uomini e topi
Un gruppo di ricercatori dell’Universit? di Santa Barbara, in California, studiando il genoma di una spugna ha scoperto che il meccanismo con cui si ? evoluto il sistema nervoso, tra cui quello dell’uomo, che ? poi passato a tutti gli animali, ? molto pi? antico di quanto si credesse finora. Da sempre gli studiosi sono impegnati nello studio dell’evoluzione del sistema nervoso perché l’evoluzione dell’uomo ? caratterizzata da un’enorme crescita del cervello in quanto a complessit? e in quanto a dimensioni.
Attraverso lo studio del genoma di diversi organismi, gli scienziati sono giunti a riconoscere un’origine comune a specie molto diverse tra loro come vertebrati, vermi e insetti. Ora le ricerche sono concentrate a capire quale sia il momento in cui ? iniziata la differenziazione dell’antenato comune. Alcuni studi recenti, fatti su organismi molto semplici, come anellidi e cordati, hanno dimostrato che il meccanismo di base del sistema nervoso ? stato ereditato, senza grandi differenza, dallo stesso antenato anche se poi, nel corso dell’evoluzione, ha dato origine a forme molto diverse tra loro come ad esempio il cervello e il midollo spinale nell’uomo e la distribuzione di cellule nervose in tutto il corpo tipica di alcuni invertebrati.
Ora i ricercatori californiani si sono concentrati sullo studio del genoma delle spugne perché sono tra gli animali pi? antichi, possono quasi essere considerati dei fossili viventi.
Todd Oakley, uno degli autori della ricerca, ha spiegato: “Abbiamo scoperto che le spugne, che non hanno un sistema nervoso, hanno per? a livello cellulare la maggior parte dei componenti che danno origine alle sinapsi”. “Ancora pi? sorprendente - continua - ? che le proteine delle spugne mostrano segnali chiari di una interazione le une con le altre nel medesimo modo in cui lo fanno le proteine delle sinapsi di umani e topi”. Le proteine, tramite cui le cellule inviano segnali le uno alle altre, che sono presenti nelle spugne sono le stesse presenti in organismi complessi come quelle dei vertebrati. I ricercatori hanno fatto un elenco di tutti i geni espressi in una sinapsi umana, in quanto rappresentano il sistema nervoso e sono i collegamenti che permettono la comunicazione fra le cellule, la memoria e l’apprendimento. In un secondo tempo, hanno verificato se qualcuno di questi geni fosse espresso nelle spugne e in questo modo hanno scoperto che molti dei geni che sono necessari a formare il sistema nervoso sono presenti nella spugna e lavorano in comunicazione. Il modo in cui due delle proteine interagiscono a livello di struttura atomica ha delle somiglianze con il modo in cui funziona il sistema nervoso umano. Sembra quindi che quello che nelle spugna ? una forma molto semplice di sistema nervoso, si sia evoluta, con piccole modifiche, fino a diventare quell’enorme struttura che consente all’uomo di pensare, percepire e comunicare.
“La scoperta - continua Oakley - ci porta a spostare ancora pi? indietro nel tempo l’origine dei componenti genetici del sistema nervoso. Addirittura ? possibile che questi componenti esistessero prima ancora degli animali stessi.” Secondo quanto gi? conosciuto, i primi neuroni e le prime sinapsi sono apparsi circa 600 milioni di anni fa nei cnidari o celenterati, animali come meduse o anemoni di mare, i pi? semplici organismi pluricellulari che hanno raggiunto il livello di organizzazione tissutale.
Le spugne sono organismi molto semplici, privi di organi interni e sono gli animali viventi pi? antichi tra quelli conosciuti e non possiedono neuroni e sinapsi. Spiegano i ricercatori: “Abbiamo osservato il periodo dell’evoluzione da spugne a cnidari e poiché le spugne sono precedenti ai secondi che risalgono a 600 milioni di anni fa, pensiamo che si possa predatare la nascita del sistema nervoso”. La rivista Public Library of Science journal, ha pubblicato la ricerca.
D. Maiere
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