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Ottenute staminali pluripotenti da topi adulti

8 Giugno 2007

Le cellule del tessuto connettivo sono state riprogrammate e rese uguali a staminali embrionali

La scienza ha ottenuto un grande traguardo: normali cellule di un tessuto adulto di topo sono state trasformate in staminali, in una sorta di ritorno al passato.
Il risultato ? stato ottenuto da tre lavori diretti da Shinya Yamanaka dell’Universit? di Kioto, Rudolf Jaenisch del Whitehead Institute for Biomedical Research e MIT di Boston e Konrad Hochedlinger del Massachusetts General Hospital Cancer Center and Center for Regenerative Medicine, Harvard Stem Cell Institute di Boston. Le cellule riportate allo stadio di staminali sono uguali e non distinguibili da staminali embrionali e, come esse, sono in grado di dar vita a topolini sani. Infatti i topolini transgenici, nati da cellule del tessuto connettivo “riprogrammate” geneticamente in modo da trasformarsi in staminali pluripotenti, stanno bene.
In pratica, le cellule staminali pluripotenti sono state ottenute inserendo nei fibroblasti, tramite un vettore virale, 4 geni chiave delle cellule embrionali (Oct4, Sox2, c-Myc e Klf4). I 4 geni sono dei regolatori fondamentali dell’attivit? del genoma. In seguito, i ricercatori hanno isolato le cellule staminali ottenute dal resto della popolazione cellulare di partenza con delle sofisticate tecniche selettive. A questo punto hanno proceduto facendo dei test per controllare la qualit? delle staminali generate e hanno osservato che erano sempre indistinguibili da quelle embrionali. Solo a quel punto hanno condotto la prova-chiave: hanno iniettato le staminali “riprogrammate” in embrioni ai primissimi stadi di sviluppo e sono riusciti cos? a dar vita a dei topolini sani.

Le cellule riprogrammate hanno partecipato alla formazione di tutti i tessuti dei topi. Questo ha dato la conferma che queste cellule sono in tutto e per tutto uguali a cellule staminali pluripotenti dell’embrione. Sono stati poi ricreate generazioni successive di topi che avevano ancora cellule originate dalle cellule riprogrammate: quindi il ’seme’ delle cellule riprogrammate era presente anche nelle cellule germinali che producono ovociti e spermatozoi. ”Quest’ultima ? la prova finale e definitiva che le cellule riprogrammate possono fare tutto quello che fa una cellula dell’embrione”, ha dichiarato con soddisfazione Jaenisch.
Gi? un anno fa Yamanaka annunci? di essere riuscito a trasformare in laboratorio delle cellule adulte di topo in cellule pluripotenti. Ma nel passaggio in vivo, l’esperienza non funzion? e non riusc? a creare nessun topo da quelle cellule riprogrammate. A quel punto lo scienziato ricominci? gli studi per perfezionare la tecnica coinvolgendo anche due gruppi di ricerca americani.
Ora la dimostrazione del nuovo lavoro riuscita in vivo, ha suscitato interesse in tutta la comunit? scientifica internazionale. Infatti se funzionasse anche sulle cellule umane, si potrebbe continuare la ricerca sulle staminali senza far ricorso agli embrioni, aggirando cos? tutti i problemi etici. Se lo stesso si potesse fare con cellule adulte umane, spiegano gli scienziati, avremmo accesso ad una fonte inestimabile di cellule per la medicina rigenerativa, per riparare organi e tessuti, curare malattie, creare nuovi organi da trapianto e senza far ricorso agli embrioni.
Molto positivo il commento di Angelo Vescovi, direttore dell’Istituto di Ricerca per le Cellule Staminali, al San Raffaele di Milano: “Con questa tecnica si fa clonazione senza usare embrioni. Mi spiace di non averlo ottenuto io questo risultato”. Continua: “Un lavoro splendido che cambia radicalmente il modo di far ricerca sulle staminali. Se si riuscisse anche nell’uomo a trasformare le cellule adulte in pluripotenti, si risolverebbero sia i problemi etici sulla ricerca sulle staminali embrionali, sia quelli tecnici, in quanto si avrebbe una facile disponibilit? di cellule personalizzate per curare ogni singolo paziente. E questi scienziati meriterebbero il Nobel”.
Pi? cauta invece la reazione di Maurilio Sampaolesi, stretto collaboratore di Vescovi: “Se quei geni sono in grado di creare staminali pluripotenti, che chiaramente continuano ad autorinnovarsi, perché non hanno formato neoplasie?”.
I risultati degli esperimenti sono pubblicato su “Cell Stem Cell” e su “Nature”.

D. Maiere

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Fonte: MolecularLab

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Condotto un maxi-studio sui geni

8 Giugno 2007

Ha permesso di individuare i geni di alcune malattie, analizzando il DNA di 17 mila persone

Un consorzio britannico “The Wellcome Trust Case Control Consortium” formato da 200 ricercatori e 50 centri di ricerca ha condotto un vasto studio genetico che ha permesso si identificare i geni di alcune malattie come il morbo di Crohn, il diabete adulto e giovanile, l’artrite reumatoide, l’ipertensione, le malattie delle coronarie e il disturbo bipolare. Il lavoro ? stato possibile grazie ad un finanziamento di 9 milioni di sterline che ha permesso di analizzare il DNA di 17 mila persone e l’analisi si 10 miliardi di pezzi di DNA.

D. Maiere

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Fonte: MolecularLab

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Scoperto interruttore in staminali del cervello che blocca la crescita dei tumori

8 Giugno 2007

E’ una proteina-recettore delle staminali del cervello che se acceso blocca la moltiplicazione delle staminali maligne

Nelle cellule staminali del cervello esiste un “interruttore” che se viene acceso pu? fermare le staminali maligne che alimentano la crescita del tumore. La scoperta ? stata fatta dal professor Angelo Vescovi, direttore dell’Istituto di ricerca sulle cellule staminali Dibit ospedale San Raffaele di Milano. Si tratta della proteina Bmp, ? un recettore presente nelle staminali cerebrali che, se viene acceso, ? in grado di bloccare la moltiplicazione delle cellule che alimentano il cancro. Vescovi ha annunciato: “Entro 6-12 mesi, se riusciremo a raccogliere tutti i dati positivi, potrebbero iniziare le prime sperimentazioni cliniche per tentare di accendere questo interruttore nelle staminali dei pazienti colpiti dal Glioblastoma”. Ora i ricercatori devono raccogliere tutti i dati da presentare agli organi competenti che poi dovranno decidere se autorizzare o meno i test sui pazienti. Se i dati preliminari si dimostreranno positivi, si potrebbe partire con i primi test sui pazienti gi? entro 6-12 mesi. Vescovi ha concluso dicendo che non ? escluso che lo stesso interruttore possa essere usato per arrestare la proliferazione di staminali sorgenti di altri tipi di tumore.

D. Maiere

Nota bene

Fonte: MolecularLab

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Esiste una relazione tra infiammazione del sangue e Alzheimer

8 Giugno 2007

L’autore dello studio sostiene che il livello di citochine potrebbe diventare un marker per valutare il rischio

Secondo uno studio pubblicato su Neurology, le persone con segni di infiammazione nel sangue sono pi? a rischio di ammalarsi di Alzheimer. Lo studio ? stato condotto da Zaldy Tan dell’Harvard Medical School di Boston su 691 persone sane con un’et? media di 79 anni. Queste persone sono state sottoposte ad un test per individuare segni di eventuale infiammazione nel sangue, cio? ? stato misurato il livello di citochine, le proteine che rivelano la presenza di uno stato infiammatorio. In seguito questi individui sono stati monitorati per 7 anni.
Quelli con valori di infiammazione pi? elevati hanno mostrato una probabilit? maggiore di sviluppare l’Alzheimer, infatti il 28% delle donne e il 30% degli uomini con valori alti di citochine costituivano il 42% dei casi totali di Alzheimer. In totale sono 44 le persone che hanno sviluppato la malattia. Zaldy Tan ha spiegato che il risultato dello studio evidenzia che esiste una relazione tra infiammazione del sangue e sviluppo dell’Alzheimer e che la produzione di citochine potrebbe diventare un marker per calcolare la probabilit? di sviluppare la malattia e ulteriori ricerche potrebbero portare alla messa a punto di un sistema diagnostico preventivo del rischio.

D. Maiere

Nota bene

Fonte: MolecularLab

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Cellule staminali per la cura della cecit?

8 Giugno 2007

I ricercatori hanno ottenuto buoni risultati tramite trapianto di tessuto oculare, fra 5 anni i primi trapianti con staminali

Pete Coffey, Lyndon da Cruz dell’istituto UCL di Oftalmologia e Peter Andrews dell’Universit? di Sheffield hanno condotto degli esperimenti sul trapianto di cellule staminali per la cura della cecit?. Il team ha raggiunto finora dei risultati importanti: molti pazienti hanno recuperato parzialmente la vista grazie al trapianto di tessuto oculare, prelevato dagli occhi dei pazienti stessi. In Gran Bretagna sono gi? di 500.000 le persone affette da cecit? irreversibile a causa della degenerazione maculare, una malattia che causa la progressiva perdita della vista a causa dell’alterazione della macula, una punto che si trova al centro della retina. Le ricerche oggi hanno fatto un grande passo avanti grazie ad un anonimo americano che, dopo aver visto il proprio padre diventare cieco, ha donato al gruppo di ricerca quasi 4 milioni di sterline per cercare la cura attraverso l’uso di cellule staminali. La procedura messa a punto dai ricercatori britannici, interessa l’epitelio della retina (RPE) e finora ? stata attuata senza l’utilizzo di staminali ma i miglioramenti che si sono osservati dimostrano che i trapianti cellulari possono avere successo. Per ora ? iniziata, con successo, la fase di sperimentazione sui topi di laboratorio. I medici pensano che entro i prossimi cinque anni si potr? attuare un trapianto sperimentale di cellule staminali per curare la cecit?.

D. Maiere

Nota bene

Fonte: MolecularLab

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