I satanisti di Staglieno
30 Ottobre 2007
Il genovese è un po’ lo scozzese italiano. Stavolta il risparmio è quello cerebrale. Non so darmi altra spiegazione.
Ferruccio Sansa scrive un bell’altricolo. Perchè bello? Innanzitutto Ferruccio sa che il cimitero di Staglieno da cinque anni è diventato il ritrovo di satanisti. Come lo sa? O era li o si inventa la notizia. Affermare che un posto è ritrovo di satanisti presuppone che uno abbia visto o partecipato a rituali sicuramente di cultura satanista.
O forse no? Force il vociferare nei paesini si alimenta con le leggende metropolitane.
Forse, leggendo il suo articolo che traggo dal sito ilsecoloxix.it si può capire di più.
Un uomo che firma il cimitero di Staglieno con scritte demenziali come ‘Demon’ ‘666′ e addirittura con proprio nome di battesimo ‘Davide’ che mente può avere? Un criminale? Un idiota? Un saggio? Decidete voi.
Attenzione all’abilitĂ che ha il Ferruccio a fare saltare l’articolo di palo in frasca, associando fra loro elementi che assieme non c’entrano nulla di nulla. Un po’ come collegare la Franzoni a Sandra Milo perchè entrambe sono mamme.
Davide che firma i cimiteri è associabile alle ‘Bestie di Satana’ perchè nei loro diari ci sono scritte simili! E incalza: il 666 è il numero con coi veniva identificato Marco Dimitri dei Bambini di Satana… Il 666 è il numero del demonio. Bravo Ferruccio. Questo, signori, secondo me è delirio non informazione.
Parla di me come al passato ‘veniva identificato’ come se io fossi una persona che non ha mai agito alla luce del sole, come se dei fantomatici inquirenti avessero indagato sul 666 arrivando a me.
Mi sono sempre firmato ‘Bestia 666′ non perchè il 666 è il numero del demonio, caro Ferruccio, vedi troppi film. Il 666 deriva dalla cabala greca e non significa affatto ‘demonio’ significa ‘uomo che pensa di se stesso dio’. Il superuomo insomma.
Che diavolo c’entro io con un vandalo lordo di farneticazioni della superstizione popolare? E che c’entrano le ‘Bestie di Satana’?
Il vandalo che si firma ‘David’ mi fa tanto pensare ad un uomo con problemi, uno di La Spezia, giĂ identificato da anni dalla DIGOS per atti vandalivi.
L’articolo di Ferruccio Sansa:
«Demon». «666». Nessuno o quasi se n’era accorto, perchĂ© David Krieg ha scelto un posto nascosto per lasciare i suoi messaggi. Ma il cimitero dei soldati inglesi, a Staglieno, da cinque anni è diventato punto di ritrovo di satanisti. Uno in particolare, David, che dal 2002 lascia una traccia di tutti i suoi passaggi sul registro dei visitatori. Ogni volta una frase, le prime addirittura firmando con il nome di battesimo. Poi compare il nome d’arte: David Krieg, appunto. E mese dopo mese l’autore si lascia andare sempre di piĂą, fino a lasciare messaggi sempre piĂą chiari. Chi ha letto i diari delle “Bestie di Satana” troverĂ l’eco degli stessi lugubri pensieri, anche se David non è mai violento.
C’è però quel numero “666″ con cui viene firmato il messaggio del giugno 2007 che non lascia dubbi: è la cifra del demonio. Ă? il numero con cui veniva identificato Marco Dimitri dei Bambini di Satana. Non solo: c’è la stella a cinque punte che per i frequentatori dell’occulto è immediatamente legata al diavolo. Ma sono soprattutto altri gli elementi che suscitano un certo allarme: le firme che chiudono due messaggi. La prima - «Demon» - non lascia dubbi sulle intenzioni di chi scrive. La seconda, «C.S.Genova», è ancora piĂą preoccupante perchĂ© sembra far riferimento a un gruppo.
No, non è una ragazzata, perchĂ© le tracce lasciate da David e dai suoi amici non sono sporadiche. A tornare indietro nel tempo, sfogliando le pagine del registro dei visitatori, si scopre che le “visite” durano da almeno cinque anni, quando il volume fu inaugurato. Ma che cosa dicono i messaggi lasciati a Staglieno? A colpire è soprattutto l’ultimo, proprio per quella somiglianza con le pagine lasciate da Andrea Volpe e gli altri ragazzi delle Bestie di Satana. Scrive David: «Le unghie di lui, innaturalmente lunghe, come quelle di un cadavere, graffiavano la sua pelle eburnea, mentre le carezzava delicatamente il seno, i fianchi, l’amabile volto». All’inizio potrebbe quasi sembrare un messaggio d’amore. Un po’ particolare, è vero. Ma andando avanti la scena si delinea meglio: «E non v’era altro contatto all’infuori di quel cercarsi e scoprirsi con il senso tattile, se non le involontarie lacerazioni di quegli esangui artigli degni del sudario sul corpo stremato di lei». GiĂ , i protagonisti di questa scena di passione sembrano proprio essere due zombie, due morti viventi. Conclude David: «E non v’erano baci teneri e appassionati, ma solo l’impatto dei pugni di lei sulle sue labbra giĂ screpolate e sul suo flaccido stomaco collassato. PerchĂ© questo è l’unico amore possibile, il piĂą sincero e duraturo, pur nella sua triste irripetibilitĂ , per questa luttuosa compagnia, per questi sventurati mutanti del sepolcro». Ma ci sono anche messaggi in latino, preghiere a una «dea pugilatrix», e invocazioni alle tenebre («La vera vita nel momento della morte.
Una cosa appare chiara: c’è una zona del cimitero di Staglieno frequentata abitualmente da chi ama il demonio. Per trovarla basta imboccare il viale alberato del cimitero evangelico, quindi prendere la seconda rampa a destra, quella che porta alle tombe dei protestanti e dei soldati inglesi. Il luogo sembra ideale per alimentare lugubri fantasie: l’umiditĂ che ti entra dentro e fa crescere il muschio sui muri, l’ombra che ristagna anche nelle giornate di sole. E la vegetazione che ha preso il sopravvento e ha ricoperto le tombe ormai abbandonate. Qui salgono poche persone. «Non viene quasi nessuno. Due volte alla settimana passa il giardiniere pagato dal consolato inglese che si occupa del campo in cui sono sepolti i soldati della Prima e della Seconda Guerra Mondiale», raccontano i custodi di Staglieno. Insomma, è il luogo ideale per incontrarsi, per lasciare segni e messaggi senza farsi notare.
Difficile, però, capire se il fenomeno sia realmente diffuso a Genova e in Liguria. Certo meno che in regioni come il Piemonte e la Lombardia, ma di sicuro piĂą di quanto si creda. Il pericolo del satanismo in Italia è sottovalutato, come dimostrano le indagini dei pm Antonio Pizzi e Tiziano Masini. Partiti dai tremendi delitti di Somma Lombardo, i due magistrati che hanno sgominato le Bestie di Satana, adesso stanno indagando su almeno dodici nomi. Ragazzi morti o scomparsi in circostanze non chiare. Giovani che spesso avevano legami tra loro: un amico, un luogo di incontro, una frase lasciata sul diario. C’è un filo rosso che lega i dodici ragazzi.
Ma in Liguria? Gli investigatori hanno individuato alcuni dei probabili luoghi di incontro dei satanisti liguri. Le zone più interessate al fenomeno sono in provincia di La Spezia, tra Sarzana e la Val di Magra (nei boschi sopra Pontremoli e sui monti oltre Fivizzano). Segnalazioni arrivano, però, anche dal genovese. I luoghi si somigliano sempre, devono essere poco accessibili, abbandonati. E devono fare rima con quei pensieri nutriti di buio e di terrore. Qualcuno ha trovato ceri e tracce di riti soprattutto in quella terra di nessuno che sono i forti abbandonati (da Torre Quezzi a Forte Ratti, passando anche per il Diamante). Le stesse tracce che sono state notate sul Veilino, la stretta strada alle spalle di Staglieno, e in alcuni casolari abbandonati non lontano dalla Madonna della Guardia. Di riti si parla anche nel Centro Storico, ma qui si tratterebbe di magie e invocazioni a Satana compiute soprattutto da immigrati sudamericani. Brasiliani in particolare. Presenze si segnalano anche a Ceriale (come dimostra la storia delle Bestie di Satana) e perfino in valle Argentina, tra Badalucco e Triora. Impossibile dare numeri precisi. Un sacerdote genovese che si occupa del problema tenta una stima dei seguaci di Satana in Liguria: «Cinquanta, al massimo settanta persone, in maggioranza giovani. Ci sono, però, anche gli adulti e sono i più insidiosi, perché la loro è una vera passione per il demonio».
Gli incontri in Liguria
Nomi. Circostanze. Luoghi. Ci sono elementi di contatto tra le Bestie di Satana e la Liguria. E ci sono - soprattutto nella zona tra Liguria e Toscana - misteri ancora non risolti che potrebbero portare la firma di gruppi satanisti. «Ho conosciuto degli amici di Mario Maccione, gente di Massa Carrara. Erano persone violente, tutte sui trent’anni», a parlare è Wedra, così era chiamato Pietro Guerrieri dai compagni delle Bestie di Satana. Il racconto è contenuto nei verbali dell’inchiesta condotta dal pm Antonio Pizzi e dai carabinieri del Nucleo Operativo di Varese. Guerrieri ha scavato la fossa per Chiara Marino e Fabio Tollis, tre giorni fa la Cassazione ha confermato nei suoi confronti una condanna a dodici anni e otto mesi.
Ma il verbale di Wedra non è il solo elemento che rimanda alla Liguria. Per scoprirlo basta sfogliare il memoriale di Mario Maccione, il medium del gruppo, il ragazzo che, hanno raccontato le altre “Bestie”, teneva direttamente i contatti con il demonio e quando veniva posseduto da Satana entrava in trance». Mario - autore materiale, insieme con Nicola Sapone e Andrea Volpe, dell’omicidio di Chiara e Fabio - ha disegnato una stella a cinque punte che unirebbe i luoghi del diavolo: Torino, Cogne, Vignate, Ceriale e Bettola.
La sparata di un ragazzo che in attesa della sentenza definitiva vive sul filo dell’ergastolo? Può darsi, ma una cosa è sicura: «Il primo rito satanico lo abbiamo compiuto in Liguria, al castello di Ceriale», ha raccontato Maccione. «Era il 1996 quando ci incontrammo per la prima volta insieme per invocare il diavolo», spiegò Maccione. In quella prima seduta al castello ritroviamo tutti i capi delle Bestie: c’ è Paolo Leoni, quell’Ozzy che sarebbe stato il leader carismatico del gruppo. Accanto a lui Nicola Sapone, che molti indicano come il braccio, l’esecutore degli omicidi. E poi Marco Zampollo, Eros Monterosso e Fabio Tollis. Sì, anche lui, la vittima del primo omicidio. Maccione spiega anche perchĂ© i satanisti scelsero Ceriale: «Ci avevano detto che in quel posto, proprio accanto al castello, si annidava un’entitĂ positiva. E noi volevano stanarla. Eliminarla», raccontò Maccione. Aggiunse: «Poi alcuni di noi trascorrevano le vacanze a Ceriale con i genitori. Una sera decidemmo di andare tutti insieme al castello. Cercammo un angolo buio, dove nessuno avrebbe potuto trovarci. Lì partì tutto, anche se all’ inizio non sapevamo neanche noi che cosa sarebbe successo. Ma volevamo invocare il demonio».
Ma gli investigatori lombardi vogliono approfondire anche il primo passaggio, quello che rimanda alla Toscana e fa tornare alla mente due morti misteriose avvenute in Lunigiana. Ă? domenica 19 maggio 1996 quando Fabio Rapalli - 31 anni, di Costa Monfedele, nell’Oltrepo pavese - salta sulla sua motocicletta e parte. Ă? successo giĂ mille volte, ma questa volta Fabio non tornerĂ mai piĂą. Il 7 settembre il suo cadavere sarĂ ritrovato nei boschi fittissimi di Montelungo, oltre Pontremoli. Ci vogliono mesi per identificarlo. Un suicidio, forse. Ma perchĂ©, dopo due mesi, la moto di Fabio ricompare improvvisamente a poche decine di metri dal luogo dove è stato trovato il corpo? E perchĂ© Rapalli si sarebbe ucciso, scegliendo tra l’altro quel bosco lontano duecento chilometri da casa sua?
Non basta. I dubbi ritornano il 25 novembre 1998, quando, sempre a Montelungo, a poche decine dal luogo dove è stato scoperto il corpo di Fabio, viene trovato il cadavere di un altro giovane. Ă? Roberto Bossi, 32 anni, di Castelsangiovanni. «Era depresso», raccontano i suoi genitori. Ma colpiscono alcune coincidenze: Fabio e Roberto erano coetanei, abitavano a pochi chilometri di distanza e hanno scelto lo stesso bosco per chiudere la propria esistenza. E poi… poi secondo una ricostruzione dei carabinieri (che hanno puntato le loro indagini anche su ambienti satanisti), il giorno della sua scomparsa Fabio Rapalli potrebbe essere passato proprio da Castelsangiovanni prima di raggiungere Pontremoli. Una coincidenza, forse, ma insieme alle altre è abbastanza per farsi delle domande.
Ferruccio Sansa
Che dire… secondo me ci sono scritte meno idiozie sulle tombe imbrattate da ‘David’ che nell’articolo in questione.
Marco Dimitri
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