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Satanismo e stupro, assolti - La corte d’appello chiude il caso di sei pavesi

17 Marzo 2008

PIACENZA - Tutti assolti, anche in appello, i sei giovani accusati di violenza sessuale ai danni di una ragazza all’epoca minorenne oltre che di altre gravi accuse riguardanti riti satanici avvenuti nel 1998 a Piacenza, Rottofreno, Arena Po e Bosnasco. I luoghi erano chiese sconsacrate, cimiteri e ville di campagna.
Il processo di secondo grado si è chiuso ieri davanti alla prima Corte d’Appello dove gli imputati erano accusati oltre che di violenza sessuale anche di procurata incapacitĂ  della vittima mediante violenza, violazione di sepolcri e vilipendio di tombe in relazione alla sottrazione di ossa umane da un camposanto di Rottofreno. I sei hanno sempre respinto le accuse, ma contro la generale assoluzione disposta dal Tribunale di Voghera nel febbraio 2005, aveva presentato impugnazione il pubblico ministero. Ieri il sostituto procuratore generale Piero De Petris dopo una requisitoria di due ore, ha chiesto la conferma della sentenza di primo grado ritenendo non provate le responsabilitĂ  degli imputati, mentre l’unica a chiedere la condanna è stata la parte civile rappresentata dall’avvocato Filippo Frattoni. Dopo gli interventi dei difensori, tutti improntati allo scagionamento degli imputati, la Corte ha dichiarato inammissibile l’appello e ha confermato il verdetto del tribunale. Gli imputati assolti, tutti residenti nell’Oltrepò pavese, nella zona di Santa Giuletta, sono: Albertino Casella, il figlio Roberto, Riccardo Rotiano, Diego DonĂ , Luigi Massaro, e Carlo Brandolini. S.C., una loro compaesana, aveva sostenuto di essere stata piĂą volte drogata e violentata durante riti satanici in varie localitĂ  a cavallo tra Piacentino e Pavese nell’agosto 1998, quando era ancora minorenne. Tra i luoghi da lei descritti ci sono la chiesa sconsacrata detta “degli appestati” a Borgotrebbia nella periferia di Piacenza, il camposanto di Rottofreno e Villa Crisantemi di Arena Po, nel Pavese a pochi chilometri con Castelsangiovanni. Si conclude così una vicenda giudiziaria che aveva preso le mosse da un’indagine partita nel 2002 in seguito ad una denuncia presentata dai genitori della ragazza. La giovane aveva sostenuto che i componenti del gruppo, dopo averla drogata, avevano abusato di lei durante alcune messe nere. Un incubo, a detta della giovane, continuato per mesi fino a quando ha trovato la forza di presentare denuncia. Accuse che però, come ha stabilito ieri la Corte d’Appello, non sono provate.

Fonte: LibertĂ .it

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