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Cimiteri profanati? Mettete le telecamere!

18 Maggio 2008

Mi sono imbattuto in questo articolo a firma Lydia Massia in quanto fa riflettere, non perchè sia un articolo ottuso basato sull’isterismo pregiudiziale, fa riflettere perchè si denota la facilità con cui il satanismo settario venga messo come artefice di episodi in cui proprio non c’entra nulla.
L’articolo narra di alcuni danneggiamenti all’interno di piccoli cimiteri di paese, lapidi presi a calci, una bara scardinata. E’ sufficiente questo per intitolarlo “Dietro i raid nei cimiteri l’ombra delle sette sataniche”.
Addirittura i carabinieri stessi negano che i danneggiamenti siano stati posti in essere da satanisti o da sette “fai da te”.
Nulla da fare, ormai l’autrice ha già le dita in fibrillazione, setta satanica ha detto e setta satanica sarà.
Ecco quindi che i veri responsabili vengono ignorati ed inesistenti sette vengono tirate in ballo. Evidentemente l’articolo rendi di più se si parla di satanismo invece di ubriaconi di paese, ragazzini agitati, ladri d’arte, trafficatori d’organi, collezionisti macabri, necrofili, giornalisti (a volte lo fanno per creare da soli lo scoop).

Quello che mi sbalordisce però non è tanto il farneticare su di una tastiera, quello che stupisce è che nel 2008 nei cimiteri non sia mai presente una fottuta telecamere di sorveglianza, costa poche decine di Euro, molto meno di una lapide e, soprattutto, eviterà che articoli come questo che segue inondino la cultura.

Marco Dimitri

Dietro i raid nei cimiteri l’ombra delle sette sataniche

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Ignoti hanno violato la salma di un’anziana portando via le ossa
di Lydia Massia

CALUSO. Dalla Gran Madre di Torino ai cimiteri del Canavese. L’ombra delle sette sataniche e dei loro macabri riti si allunga anche sul Canavese, dove in pochi giorni due cimiteri sono stati profanati. E, anche se i carabinieri negano di seguire la pista della magia nera, è impossibile non mettere in relazione il ripetersi negli anni di episodi inquietanti, dove scritte inneggianti a Satana si mescolano con i furti di ossa.
A sei giorni dalla devastazione avvenuta al cimitero di Mazzè, i profanatori sono di nuovo tornati a colpire. E poco distante. Nella notte tra martedì e mercoledì sono entrati nel cimitero calusiese, situato lungo la strada regionale 595 che collega Caluso a Mazzè.
Ma questa volta al vandalismo si aggiunge un’autentica profanazione. Di quelle che inquietano. Di quelle che fanno subito pensare alla presenza di sette sataniche, alle messe nere. Gli ignoti profanatori hanno quasi completamente distrutto, accanendosi con un piccone, l’interno di una delle vecchie cappelle in muratura collocate proprio sul fondo del cimitero. Una delle più antiche. Non imponente, ma con il nome della famiglia (non completamente leggibile) dipinto sull’arcata della cappella, così come si usava fare tanti anni fa.
Una volta scardinato il piccolo cancello in ferro battuto del luogo sacro, i balordi hanno spaccato il lato a destra in cui sono collocate due delle tombe di famiglia. Poi hanno divelto una lapide in marmo, con la fotografia di un’anziana signora, ed una bara. Quindi, senza estrarla, hanno violato la salma sottraendo alcune ossa. Una di queste è stata lasciata a terra all’ingresso della cappella.
A questo grave episodio se ne aggiunge un altro. Curioso. Dopo aver divelto da una delle tombe interrate una croce in alluminio, i balordi l’hanno delicatamente appoggiata accanto alla lapide che ricorda Angelo Scagliotti, conosciuto come ‘l’uomo dei Pitbull’, scomparso a Caluso nel luglio scorso.

Per il resto la scena era la stessa già vista a Mazzè: una cinquantina di lumini distrutti e sparpagliati un po’ dappertutto, vecchie lapidi abbandonate prese a calci, e qualche vaso gettato a terra. Avvisati dal custode del cimitero, sul posto sono arrivati subiti i vigili urbani di Caluso, e i carabinieri della locale stazione, insieme ai colleghi del nucleo operativo di Chivasso. Presente per conto dell’amministrazione comunale il responsabile dell’Ufficio tecnico. Anche il cimitero di Caluso è tuttora sprovvisto di un sistema di video sorveglianza. L’amministrazione aveva però provveduto ad installare un cancello automatico. Ma introdursi all’interno del cimitero resta facile. In alcuni punti, infatti, la recinzione in muratura è alta poco più di un metro. Facile quindi scavalcarla.

UNA LUNGA SCIA DI PROFANAZIONI. Un episodio, quello di Caluso, che va ad arricchire il già corposo fascicolo dedicato alla scia di profanazioni che da sei anni a questa parte si è abbattuta nei cimiteri del Basso Canavese. Prima di Caluso e Mazzè, ad essere presi di mira dalla banda erano stati il cimitero di Candia e quello della frazione Arè di Caluso. Anche in quella occasione erano state profanate alcune tombe. Le lapidi di cinque loculi erano state fatte a pezzi e gettate oltre le mura del cimitero. Una bara era stata rimossa dal loculo ed erano evidenti i tentativi di aprirla. Inoltre, erano stati rimossi quattro ossari e le ossa erano state sparpagliate un po’ dappertutto. Sui muri del cimitero di Orio, invece, era stata ritrovata la scritta ‘Satana è tra voi’, vergata con un pennarello nero.

LE INDAGINI. Nonostante questa lunga scia di profanazioni, i carabinieri tendono ad escludere l’esistenza in zona di gruppi di satanisti. Più concreto diventa, invece, il sospetto di una regia comune che leghi i vari episodi. Una regia che secondo gli inquirenti non dovrebbe avere niente a che vedere con riti e messe sataniche, in cui importanza fondamentale viene data all’aspetto simbolico (come ad esempio nel recente caso del furto avvenuto alla Gran Madre di Torino) completamente assente in questi episodi. Le indagini dei carabinieri si concentrerebbero sui vandali della zona. «L’unico deterrente per questo tipo di episodi - suggeriscono intanto le forze dell’ordine - è l’attivazione di un servizio di video-sorveglianza».

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