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Mostro Firenze, assolto farmacista

21 Maggio 2008

Non è mandante di 4 duplici delitti

L’ex farmacista di San Casciano, Francesco Calamandrei, 67 anni, è stato assolto dall’accusa di essere mandante degli ultimi quattro duplici delitti attribuiti al cosiddetto mostro di Firenze. La sentenza è stata emessa dal gup Silvo De Luca, al termine del processo con rito abbreviato apertosi il 27 settembre scorso.

“Ho subito, sono stati tartassato per venti anni senza aver fatto nulla. Come potrò mai essere risarcito?”. Lo ha detto, conversando con i giornalisti, subito dopo la lettura della sentenza di assoluzione, l’ex farmacista Francesco Calamandrei, che era accusato di essere il mandante di quattro duplici delitti degli otto commessi dal mostro di Firenze.

Poco prima della lettura della sentenza Calamandrei si era detto ottimista. “Credo che sarò assolto - aveva pronosticato conversando con la stampa - L’avvocato Zanobini è riuscito a smontare con prove, carte e dati di fatto una costruzione accusatoria basata sul sentito dire, su nulla di concreto”. “Una sentenza di assoluzione non mi restituisce nulla - ha poi detto Calamandrei - La mia prima perquisizione risale al 1988. Ho passato tanti momenti dolorosi. Nel dolore c’é un limite oltre il quale non si può andare, io questo limite l’ho superato”. L’ex farmacista ha dedicato la sua assoluzione “a mio figlio Marco (morto lo scorso 4 marzo a 34 anni, ndr), a mia figlia Francesca e all’avvocato Zanobini”.

E’ “un’assoluzione piena, mancava la prova della responsabilità, non c’era nessuna prova”. Così a caldo l’avvocato Nicola Zanobini ha commentato l’assoluzione del suo assistito.

La vicenda di Calamandrei
Francesco Calamandrei, 66 anni, ex farmacista di San Casciano Val di Pesa (Fi) era entrato nell’inchiesta ‘ter’ sul “mostro di Firenze” nel 2004. Era accusato di essere il mandante degli ultimi quattro duplici delitti del maniaco delle coppiette, quelli compiuti tra il 1982 e il 1985. Nel gennaio di quattro anni fa, Calamandrei venne perquisito ed entrò come indagato nell’inchiesta, anche se già in precedenza il suo nome era stato portato all’attenzione degli inquirenti, per le rivelazioni della sua ex moglie e principale accusatrice, Mariella Ciulli. La prima perquisizione legata al suo nome risale al 1988.

Secondo l’ex moglie, la notte dell’ultimo delitto del “mostro di Firenze”, Francesco Calamandrei presentava ferite al volto e agli arti. Mentre il giorno del primo delitto del maniaco, quello del 1968, sarebbe stato a bordo di una Fiat Cinquecento con la futura moglie nei pressi del luogo del duplice assassinio, a Castelletti di Signa. La Ciulli, più tardi interdetta sulla base di perizie psichiatriche, aveva raccontato ai carabinieri che l’ex marito possedeva anche due pistole, fra le quali la Beretta calibro 22: se ne sarebbe sbarazzato gettandole in mare, a Punta Ala, dopo l’ultimo duplice omicidio.

Fu Giancarlo Lotti, il ‘pentito’ dell’inchiesta sul “mostro di Firenze”, il primo a parlare dell’esistenza di “qualcuno che per soldi commissionava i duplici delitti”. Lotti, condannato insieme al postino di San Casciano Mario Vanni come complice di Pietro Pacciani in cinque duplici delitti attribuiti al maniaco, morì in carcere nel 2002. A Calamandrei veniva anche contestato di essere stato presente agli Scopeti, per il delitto del 1985: fu sempre Lotti a raccontare che in occasione di quell’omicidio era presente anche l’auto del presunto “dottore”. In un altro incidente probatorio Mario Vanni spiegò invece di conoscere l’ex farmacista, dicendo che andavano a cena insieme e che era stato a casa di Calamandrei con Pacciani e Lotti. Il 22 gennaio scorso i pm della Procura di Firenze Paolo Canessa e Alessandro Crini, al termine della requistoria, avevano chiesto la condanna all’ergastolo di Calamandrei, accusato di essere il mandante degli ultimi quattro duplici delitti del “mostro”.

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