Le bestie di Dio
22 Maggio 2008
Ho atteso la conclusione dell’iter processuale per il delitto di Cogne, prima di scrivere qualcosa.
Oggi che Annamaria Franzoni è stata condannata in tutti i gradi di giudizio ed è in carcere per l’omicidio del figlio Samuele posso raccontare del solito clima “satanico” che in questi frangenti viene sempre tirato in ballo da fanatici religiosi “esperti cattolici” come Giuseppe Cosco secondo il quale la morte del piccolo Samuele fu addirittura dovuta ad un rito di una setta satanica.
Quando Annamaria Franzoni non era il personaggio pubblico che è oggi e nessuno conosceva il suo nome o il suo volto, venni sommerso dalle telefonate dei giornalisti. Il motivo? La Franzoni è di Bologna, io sono di Bologna e sono satanista quindi poteva esserci un nesso con l’omicidio del figlio accaduto da poco. La stampa vociferava che la Franzoni, a detta del nonno di Samuele, poteva essere iscritta ai Bambini di Satana. Secondo i giornalisti che sette anni fa mi telefonavano a raffica, la Franzoni era di famiglia estremamente cattolica, sarebbe stata addirittura esorcizzata in alcune occasioni per via di anomalie in realtà dovute all’ansia ma attribuite al diavolo dal fanatismo religioso che regnava in famiglia Lorenzi.
Dovetti cercare negli archivi degli iscritti per sondare se tale “Annamaria Franzoni” fosse iscritta ai BdS in passato o nel presente. Nulla, quel nome non appariva e mi rallegrai, certo non volevo fra gli associati una madre accusata di avere ammazzato il proprio bambino, sarebbe stato disgustoso.
La procura di Aosta all’epoca lavorò benissimo, prima di emettere un provvedimento di custodia cautelare in carcere per Annamaria Franzoni valutò tutte le dinamiche con enorme deontologia.
I carabinieri del RIS lavorarono fornendo prove schiaccianti che responsabilizzavano la donna dell’omicidio del figlio.
Il resto è storia, 30 anni in primo grado col rito abbreviato, 16 anni in secondo grado confermati dalla cassazione.
La mia impressione è anche quella di tanti, la famiglia della Franzoni tentò di chiudersi a cerchio per proteggere la donna e mantenere quella maschera di perbenismo sociale tipica del catttolicesimo e che spesso si scontra con la realtà, quella realtà che è sporca ed infrange quell’alone di finto pulito che si vorrebbe tenere. Il mostro è in casa e non è nella diversità, è nella normalità della lucida follia del perbenismo.
La bella casetta sulla collina, la famiglietta felice, il prete al seguito, i bei bambini dai nomi atipici e rigorosamente biblici… L’assassino ci stava male e doveva essere qualcun altro a costo di spingere l’inchiesta sullo scemo del villaggio, sulla vicina di casa rovinandole la vita, sul satanista bolognese tanto apparso sui giornali, tanto lui è sporco….
Il cattolicesimo ha le sue “bestie” col modus operandi tipico delle sette, quelle acide, quelle cattive e senza senso.
La madre uccide il figlio in un raptus, una crisi nervosa, un impeto d’ira e la colpa deve essere distribuita agli innocenti, per mantenere il profumo di santità.
Quanto sporco dietro le maschere. Bestie di Dio appunto…
Marco Dimitri
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