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REGNO UNITO. IL GAY IRANIANO MEHDI KAZEMI OTTIENE L’ASILO

25 Maggio 2008

19 maggio 2008: Seyed Mehdi Kazemi, ventenne gay iraniano, ha ottenuto asilo nel Regno Unito, rende noto il Gruppo EveryOne.

Il giovane ha rischiato in pi occasioni di essere deportato a Teheran, dove avrebbe subito carcerazione, severe punizioni corporali e probabilmente l’impiccagione.
Sulla e-mail che lAmbasciata britannica a Roma ha inviato ad EveryOne scritto:
“E’ una notizia che vi comunichiamo con immenso piacere: stata raggiunta oggi a Londra una decisione finale sul caso di Seyed Mehdi Kazemi. A seguito del riesame del caso e alla luce delle nuove circostanze, come da richiesta del Ministro britannico degli Interni, Mr Kazemi ora libero di rimanere nel Regno Unito”.
Kazemi, che aveva cercato di sfuggire alla deportazione dal Regno Unito in Iran, riparando in
Canada, era stato fermato alla frontiere tedesca e trasferito, temporaneamente, in Olanda, una nazione favorevole alla concessione di asilo agli omosessuali iraniani. Ma il 26 febbraio un volo diretto Amsterdam-Londra era stato fissato e una volta nel Regno Unito, Mehdi sembrava destinato alla deportazione a Teheran.
“Sono stati gioni di grande timore e di una straordinaria battaglia nonviolenta,” ricordano i dirigenti del Gruppo EveryOne, “giorni in cui, fianco a fianco con il Partito Radicale e l’associazione Nessuno tocchi Caino, abbiamo letteralmente inventato un nuovo modo di combattere per i Diritti Umani, coinvolgendo i media di tutto il mondo, centinaia di associazioni, migliaia di attivisti.
In un primo momento abbiamo bloccato la deportazione, sollecitando il senso civile dei Paesi Bassi, che hanno deciso di rivedere il suo caso.
Nel frattempo abbiamo messo in crisi il sistema delle espulsioni dei profughi nel Regno Unito, un sistema iniquo, che avveniva nel silenzio dei media e nell’indifferenza.
Quindi, con i nostri amici Radicali abbiamo presentato al Parlamento europeo un rapporto-denuncia, che dimostrava inequivocabilmente il diritto all’asilo di Mehdi e i gravissimi abusi commessi dall’Home Office”.
Il Parlamento europeo approvava una Risoluzione urgente sul caso di Sayed Mehdi Kazemi, sottoscritta anche da 142 deputati e 62 Lord della House of Commons britannica: finalmente l’Europa e lo stesso Regno Unito riconoscevano la necessit di cambiare le procedure di valutazione e concessione dello status di rifugiato e dell’asilo politico.

Per saperne di piu’ : http://www.independent.co.uk/opinion/leading-articles/leading-article-disgraceful-sexual-persecution-832808.html

Fonte: Nessuno Tocchi Caino Newsletter

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Le bestie di Dio

22 Maggio 2008

Ho atteso la conclusione dell’iter processuale per il delitto di Cogne, prima di scrivere qualcosa.
Oggi che Annamaria Franzoni è stata condannata in tutti i gradi di giudizio ed è in carcere per l’omicidio del figlio Samuele posso raccontare del solito clima “satanico” che in questi frangenti viene sempre tirato in ballo da fanatici religiosi “esperti cattolici” come Giuseppe Cosco secondo il quale la morte del piccolo Samuele fu addirittura dovuta ad un rito di una setta satanica.
Quando Annamaria Franzoni non era il personaggio pubblico che è oggi e nessuno conosceva il suo nome o il suo volto, venni sommerso dalle telefonate dei giornalisti. Il motivo? La Franzoni è di Bologna, io sono di Bologna e sono satanista quindi poteva esserci un nesso con l’omicidio del figlio accaduto da poco. La stampa vociferava che la Franzoni, a detta del nonno di Samuele, poteva essere iscritta ai Bambini di Satana. Secondo i giornalisti che sette anni fa mi telefonavano a raffica, la Franzoni era di famiglia estremamente cattolica, sarebbe stata addirittura esorcizzata in alcune occasioni per via di anomalie in realtà dovute all’ansia ma attribuite al diavolo dal fanatismo religioso che regnava in famiglia Lorenzi.
Dovetti cercare negli archivi degli iscritti per sondare se tale “Annamaria Franzoni” fosse iscritta ai BdS in passato o nel presente. Nulla, quel nome non appariva e mi rallegrai, certo non volevo fra gli associati una madre accusata di avere ammazzato il proprio bambino, sarebbe stato disgustoso.

La procura di Aosta all’epoca lavorò benissimo, prima di emettere un provvedimento di custodia cautelare in carcere per Annamaria Franzoni valutò tutte le dinamiche con enorme deontologia.
I carabinieri del RIS lavorarono fornendo prove schiaccianti che responsabilizzavano la donna dell’omicidio del figlio.
Il resto è storia, 30 anni in primo grado col rito abbreviato, 16 anni in secondo grado confermati dalla cassazione.

La mia impressione è anche quella di tanti, la famiglia della Franzoni tentò di chiudersi a cerchio per proteggere la donna e mantenere quella maschera di perbenismo sociale tipica del catttolicesimo e che spesso si scontra con la realtà, quella realtà che è sporca ed infrange quell’alone di finto pulito che si vorrebbe tenere. Il mostro è in casa e non è nella diversità, è nella normalità della lucida follia del perbenismo.
La bella casetta sulla collina, la famiglietta felice, il prete al seguito, i bei bambini dai nomi atipici e rigorosamente biblici… L’assassino ci stava male e doveva essere qualcun altro a costo di spingere l’inchiesta sullo scemo del villaggio, sulla vicina di casa rovinandole la vita, sul satanista bolognese tanto apparso sui giornali, tanto lui è sporco….
Il cattolicesimo ha le sue “bestie” col modus operandi tipico delle sette, quelle acide, quelle cattive e senza senso.
La madre uccide il figlio in un raptus, una crisi nervosa, un impeto d’ira e la colpa deve essere distribuita agli innocenti, per mantenere il profumo di santità.
Quanto sporco dietro le maschere. Bestie di Dio appunto…

Marco Dimitri

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Cogne, carcere per Annamaria Franzoni

21 Maggio 2008

Cassazione: 16 anni alla mamma di Sammy

La Corte di Cassazione ha confermato la sentenza emessa nell’aprile dello scorso anno dalla corte di assise di appello di Torino: diventa quindi definitiva la condanna a 16 anni di carcere inflitta ad Anna Maria Franzoni per l’omicidio del figlio Samuele, di tre anni, avvenuto il 30 gennaio 2002 nella casa di Cogne.

Per Anna Maria Franzoni si riaprono quindi le porte del carcere: la Procura generale di Torino ha già emesso l’ordine di cattura, firmato dal sostituto procuratore generale Vittorio Corsi, il magistrato che ha sostenuto l’accusa al processo d’appello. L’ordine di esecuzione è stato notificato ai carabinieri, che ora lo consegneranno alla donna.

La sentenza della prima sezione penale della Cassazione è stata emessa dopo circa tre ore e mezza di camera di consiglio: sono state dichiarate manifestamente infondate anche le due questioni di legittimità costituzionale avanzate dalla difesa.

Ora il consigliere relatore, Emilio Gironi, ha 30 giorni di tempo per depositare le motivazioni del verdetto.

“Questo è l’epilogo naturale di una vicenda giudiziaria lunga e travagliata. Naturale perché, alla luce degli elementi probatori e della conduzione ineccepibile del processo, di una motivazione completa e esaustiva, non ci si poteva aspettare che questo risultato”. E’ questo il lapidario commento del procuratore capo di Aosta, Maria Del Savio Bonaudo.

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Mostro Firenze, assolto farmacista

21 Maggio 2008

Non è mandante di 4 duplici delitti

L’ex farmacista di San Casciano, Francesco Calamandrei, 67 anni, è stato assolto dall’accusa di essere mandante degli ultimi quattro duplici delitti attribuiti al cosiddetto mostro di Firenze. La sentenza è stata emessa dal gup Silvo De Luca, al termine del processo con rito abbreviato apertosi il 27 settembre scorso.

“Ho subito, sono stati tartassato per venti anni senza aver fatto nulla. Come potrò mai essere risarcito?”. Lo ha detto, conversando con i giornalisti, subito dopo la lettura della sentenza di assoluzione, l’ex farmacista Francesco Calamandrei, che era accusato di essere il mandante di quattro duplici delitti degli otto commessi dal mostro di Firenze.

Poco prima della lettura della sentenza Calamandrei si era detto ottimista. “Credo che sarò assolto - aveva pronosticato conversando con la stampa - L’avvocato Zanobini è riuscito a smontare con prove, carte e dati di fatto una costruzione accusatoria basata sul sentito dire, su nulla di concreto”. “Una sentenza di assoluzione non mi restituisce nulla - ha poi detto Calamandrei - La mia prima perquisizione risale al 1988. Ho passato tanti momenti dolorosi. Nel dolore c’é un limite oltre il quale non si può andare, io questo limite l’ho superato”. L’ex farmacista ha dedicato la sua assoluzione “a mio figlio Marco (morto lo scorso 4 marzo a 34 anni, ndr), a mia figlia Francesca e all’avvocato Zanobini”.

E’ “un’assoluzione piena, mancava la prova della responsabilità, non c’era nessuna prova”. Così a caldo l’avvocato Nicola Zanobini ha commentato l’assoluzione del suo assistito.

La vicenda di Calamandrei
Francesco Calamandrei, 66 anni, ex farmacista di San Casciano Val di Pesa (Fi) era entrato nell’inchiesta ‘ter’ sul “mostro di Firenze” nel 2004. Era accusato di essere il mandante degli ultimi quattro duplici delitti del maniaco delle coppiette, quelli compiuti tra il 1982 e il 1985. Nel gennaio di quattro anni fa, Calamandrei venne perquisito ed entrò come indagato nell’inchiesta, anche se già in precedenza il suo nome era stato portato all’attenzione degli inquirenti, per le rivelazioni della sua ex moglie e principale accusatrice, Mariella Ciulli. La prima perquisizione legata al suo nome risale al 1988.

Secondo l’ex moglie, la notte dell’ultimo delitto del “mostro di Firenze”, Francesco Calamandrei presentava ferite al volto e agli arti. Mentre il giorno del primo delitto del maniaco, quello del 1968, sarebbe stato a bordo di una Fiat Cinquecento con la futura moglie nei pressi del luogo del duplice assassinio, a Castelletti di Signa. La Ciulli, più tardi interdetta sulla base di perizie psichiatriche, aveva raccontato ai carabinieri che l’ex marito possedeva anche due pistole, fra le quali la Beretta calibro 22: se ne sarebbe sbarazzato gettandole in mare, a Punta Ala, dopo l’ultimo duplice omicidio.

Fu Giancarlo Lotti, il ‘pentito’ dell’inchiesta sul “mostro di Firenze”, il primo a parlare dell’esistenza di “qualcuno che per soldi commissionava i duplici delitti”. Lotti, condannato insieme al postino di San Casciano Mario Vanni come complice di Pietro Pacciani in cinque duplici delitti attribuiti al maniaco, morì in carcere nel 2002. A Calamandrei veniva anche contestato di essere stato presente agli Scopeti, per il delitto del 1985: fu sempre Lotti a raccontare che in occasione di quell’omicidio era presente anche l’auto del presunto “dottore”. In un altro incidente probatorio Mario Vanni spiegò invece di conoscere l’ex farmacista, dicendo che andavano a cena insieme e che era stato a casa di Calamandrei con Pacciani e Lotti. Il 22 gennaio scorso i pm della Procura di Firenze Paolo Canessa e Alessandro Crini, al termine della requistoria, avevano chiesto la condanna all’ergastolo di Calamandrei, accusato di essere il mandante degli ultimi quattro duplici delitti del “mostro”.

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Cimiteri profanati? Mettete le telecamere!

18 Maggio 2008

Mi sono imbattuto in questo articolo a firma Lydia Massia in quanto fa riflettere, non perchè sia un articolo ottuso basato sull’isterismo pregiudiziale, fa riflettere perchè si denota la facilità con cui il satanismo settario venga messo come artefice di episodi in cui proprio non c’entra nulla.
L’articolo narra di alcuni danneggiamenti all’interno di piccoli cimiteri di paese, lapidi presi a calci, una bara scardinata. E’ sufficiente questo per intitolarlo “Dietro i raid nei cimiteri l’ombra delle sette sataniche”.
Addirittura i carabinieri stessi negano che i danneggiamenti siano stati posti in essere da satanisti o da sette “fai da te”.
Nulla da fare, ormai l’autrice ha già le dita in fibrillazione, setta satanica ha detto e setta satanica sarà.
Ecco quindi che i veri responsabili vengono ignorati ed inesistenti sette vengono tirate in ballo. Evidentemente l’articolo rendi di più se si parla di satanismo invece di ubriaconi di paese, ragazzini agitati, ladri d’arte, trafficatori d’organi, collezionisti macabri, necrofili, giornalisti (a volte lo fanno per creare da soli lo scoop).

Quello che mi sbalordisce però non è tanto il farneticare su di una tastiera, quello che stupisce è che nel 2008 nei cimiteri non sia mai presente una fottuta telecamere di sorveglianza, costa poche decine di Euro, molto meno di una lapide e, soprattutto, eviterà che articoli come questo che segue inondino la cultura.

Marco Dimitri

Dietro i raid nei cimiteri l’ombra delle sette sataniche

Altri contenuti che parlano di Caluso
Ignoti hanno violato la salma di un’anziana portando via le ossa
di Lydia Massia

CALUSO. Dalla Gran Madre di Torino ai cimiteri del Canavese. L’ombra delle sette sataniche e dei loro macabri riti si allunga anche sul Canavese, dove in pochi giorni due cimiteri sono stati profanati. E, anche se i carabinieri negano di seguire la pista della magia nera, è impossibile non mettere in relazione il ripetersi negli anni di episodi inquietanti, dove scritte inneggianti a Satana si mescolano con i furti di ossa.
A sei giorni dalla devastazione avvenuta al cimitero di Mazzè, i profanatori sono di nuovo tornati a colpire. E poco distante. Nella notte tra martedì e mercoledì sono entrati nel cimitero calusiese, situato lungo la strada regionale 595 che collega Caluso a Mazzè.
Ma questa volta al vandalismo si aggiunge un’autentica profanazione. Di quelle che inquietano. Di quelle che fanno subito pensare alla presenza di sette sataniche, alle messe nere. Gli ignoti profanatori hanno quasi completamente distrutto, accanendosi con un piccone, l’interno di una delle vecchie cappelle in muratura collocate proprio sul fondo del cimitero. Una delle più antiche. Non imponente, ma con il nome della famiglia (non completamente leggibile) dipinto sull’arcata della cappella, così come si usava fare tanti anni fa.
Una volta scardinato il piccolo cancello in ferro battuto del luogo sacro, i balordi hanno spaccato il lato a destra in cui sono collocate due delle tombe di famiglia. Poi hanno divelto una lapide in marmo, con la fotografia di un’anziana signora, ed una bara. Quindi, senza estrarla, hanno violato la salma sottraendo alcune ossa. Una di queste è stata lasciata a terra all’ingresso della cappella.
A questo grave episodio se ne aggiunge un altro. Curioso. Dopo aver divelto da una delle tombe interrate una croce in alluminio, i balordi l’hanno delicatamente appoggiata accanto alla lapide che ricorda Angelo Scagliotti, conosciuto come ‘l’uomo dei Pitbull’, scomparso a Caluso nel luglio scorso.

Per il resto la scena era la stessa già vista a Mazzè: una cinquantina di lumini distrutti e sparpagliati un po’ dappertutto, vecchie lapidi abbandonate prese a calci, e qualche vaso gettato a terra. Avvisati dal custode del cimitero, sul posto sono arrivati subiti i vigili urbani di Caluso, e i carabinieri della locale stazione, insieme ai colleghi del nucleo operativo di Chivasso. Presente per conto dell’amministrazione comunale il responsabile dell’Ufficio tecnico. Anche il cimitero di Caluso è tuttora sprovvisto di un sistema di video sorveglianza. L’amministrazione aveva però provveduto ad installare un cancello automatico. Ma introdursi all’interno del cimitero resta facile. In alcuni punti, infatti, la recinzione in muratura è alta poco più di un metro. Facile quindi scavalcarla.

UNA LUNGA SCIA DI PROFANAZIONI. Un episodio, quello di Caluso, che va ad arricchire il già corposo fascicolo dedicato alla scia di profanazioni che da sei anni a questa parte si è abbattuta nei cimiteri del Basso Canavese. Prima di Caluso e Mazzè, ad essere presi di mira dalla banda erano stati il cimitero di Candia e quello della frazione Arè di Caluso. Anche in quella occasione erano state profanate alcune tombe. Le lapidi di cinque loculi erano state fatte a pezzi e gettate oltre le mura del cimitero. Una bara era stata rimossa dal loculo ed erano evidenti i tentativi di aprirla. Inoltre, erano stati rimossi quattro ossari e le ossa erano state sparpagliate un po’ dappertutto. Sui muri del cimitero di Orio, invece, era stata ritrovata la scritta ‘Satana è tra voi’, vergata con un pennarello nero.

LE INDAGINI. Nonostante questa lunga scia di profanazioni, i carabinieri tendono ad escludere l’esistenza in zona di gruppi di satanisti. Più concreto diventa, invece, il sospetto di una regia comune che leghi i vari episodi. Una regia che secondo gli inquirenti non dovrebbe avere niente a che vedere con riti e messe sataniche, in cui importanza fondamentale viene data all’aspetto simbolico (come ad esempio nel recente caso del furto avvenuto alla Gran Madre di Torino) completamente assente in questi episodi. Le indagini dei carabinieri si concentrerebbero sui vandali della zona. «L’unico deterrente per questo tipo di episodi - suggeriscono intanto le forze dell’ordine - è l’attivazione di un servizio di video-sorveglianza».

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