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Mastro Ratzinger

2 Giugno 2008

Ratzinger Ratzinger, il 29 maggio scorso, durante l’assemblea plenaria in Vaticano dei vescovi italiani, ha continuato a insegnare ai cittadini italiani le proprie regole, nel suo stile ormai radicato da che è stato eletto; pare si senta sempre più comodo nel suo atteggiamento presuntuoso e inqualificabile di intrusione nella politica italiana, già di per sé alquanto critica.

Ripetiamo, nonostante sia stato già abbastanza detto, che lo Stato Vaticano è uno Stato straniero infiltrato in quello italiano e che a nessuno sarebbe permessa l’interferenza che il Vaticano si permette. Pare che per raccogliere un certo numero di voti, quelli cattolici, i politici italiani abbiano perso ogni senso di dignità, genuflettendosi a una religione della quale molti di loro non sono certo fedeli praticanti.

Questa sottomissione è evidente per chiunque voglia vedere, dipende solo da interessi elettorali, tanto è vero che nel passato si parlava di cattofascisti e di cattocomunisti; ma è anche vero che, quando le differenze di questi colori, il nero e il rosso, esistevano, i nostri amministratori, dirigenti e politici erano più attenti, ora che i colori sono svaniti in un centro incolore, non c’è più ritegno.

La Chiesa, dal papa al prelato più sprovveduto, è convinta di essere riuscita a ottenere il controllo della situazione.
Il problema della democrazia sta nel fatto che controllo e potere dipendono dalle maggioranze e qui sta il suo tallone d’Achille.
Il politically correct, ma, diciamolo in italiano, il politicamente corretto, impedisce di dire le cose quali sono. Per esempio che la maggioranza della popolazione è quasi analfabeta.
Ogni stato, ogni gruppo etnico ha una propria cultura, che va dall’analfabetismo all’erudizione, che dipende dalle caratteristiche del gruppo stesso, e dobbiamo riconoscere che l’influenza maggiore deriva dalle credenze religiose, ergo possiamo dire che la cultura è specialmente religiosa.
La cosa appare assolutamente evidente se confrontiamo un campione di persone islamiche con uno di persone cristiano-ortodosse oppure uno di islamici con uno di cattolici o di protestanti o di ebrei o di indiani e così via per alcune migliaia di credenze, dalle più antiche - alcune delle quali ancora presenti - alle più contemporanee. Ecco perché il potere di una religione si fonda su quante più persone in quella determinata società sono legate a quel credo.

Ci rendiamo conto della forte influenza religiosa, prendendo in esame strutture più teocratiche, come per esempio la iranica o la catto-italiana, rispetto invece a una struttura scandinava, una anglosassone, belga o olandese, australiana e neozelandese o, ben più conosciuta, quella statunitense di preponderanza certo cristiana, per i wasp e per gli ispanici, ma con varie altre etnie che rendono la società alquanto poliedrica.
È più facile non essere fondamentalisti in una società mista dal punto di vista religioso che non in una uniforme: in una società pluralista è più facile non essere plagiati da una mentalità relativa a una religione, è più facile avere una visione più varia e quindi più libera.
Sono queste le ragioni per cui ancora una volta nel suo intervento il pontefice pretende, come già da sempre, l’autorità sull’insegnamento, il controllo delle scuole e dell’educazione. La stessa cosa è evidente nell’islam, dove l’insegnamento coranico è alla base della formazione delle persone.
Ciò succede da secoli, ma c’è stato con il concordato fascista del 1929 un rincrudimento che, come se non bastasse, è stato rinforzato dai nuovi accordi con Craxi; ed ecco che lo Stato Vaticano di nuovo insiste sullo stesso tema: la proprietà degli istituti educativi.
Ciò che non dice è che, dopo secoli di educazione giudeo-cristiana, non solo la società non è migliorata, ma la situazione è molto peggiorata. L’intellighenzia cattolica incolpa di ciò il materialismo derivato dallo sviluppo tecnico-scientifico degli ultimi tre-quattro secoli, riuscendo a convincere gran parte delle persone meno preparate e più condizionabili dei danni fatti da personalità come Voltaire, Galileo e Copernico, Darwin, Einstein e G.B. Russel, cioè da tutto quello sviluppo che aveva iniziato a sottrarre le società dal buio medievale e primitivo.
Ritorniamo sul discorso della democrazia.
Le religioni hanno buon gioco perché la maggioranza che dà il potere è plagiata per le proprie debolezze che sono la paura della morte e delle punizioni; il gioco di ogni religione fa perno su queste paure e sulle promesse che le esorcizzano, i paradisi, le ricompense, le salvazioni, le settantaquattro vergini o quante sono… Ecco che, mentre si insegnano storielle fantasiose su un aldilà, i rappresentanti di queste teorie si arricchiscono con materiale cupidigia delle ricchezze dell’aldiqua, impoverendo le società, e poi incolpando il popolo di materialismo.

La maggior parte dell’umanità viene educata fin dai primi vagiti a credere nelle varie storie, diverse per ogni religione, ma poi abbastanza simili; in tutte si promette vita futura, felicità futura, premi futuri, in una vita la cui unica realtà è la speranza che, dopo, la morte porti tutte queste promesse (o, di contro, vi saranno delle punizioni ad aeternum), promesse che non hanno alcun riscontro di realtà, ma, tant’è, la maggioranza è intrappolata e i signori del potere ne traggono quei vantaggi che non si vogliono riconoscere.
Nel caso italiano gli istituti religiosi si arricchiscono con le tasse che gli inconsapevoli cittadini pagano, con le questue fatte casa per casa, nelle chiese, nelle istituzioni, nei club e in qualunque organizzazione cattolica, che sono la quasi totalità. Per non parlare del trenta-cinquanta percento di proprietà immobiliari, la maggior parte delle quali produce utili alla Chiesa che non sono tassati e che pochi o punti benefici significano per la cittadinanza italiana, semmai portano concorrenza sleale ad altre simili attività.
Noi sudditi vaticani e non cittadini italiani dovremmo ribellarci a tutte le emittenti che vanno dai pulpiti alle stazioni radio e televisive, non solo vaticane, ma anche quelle italiane, compresa Radio Radicale con la lettura dei giornali vaticani a opera di un prelato, e tutti i giornali che tanto spazio danno alla propaganda della Chiesa.
Il costo del Vaticano al Paese italiano è tale che possiamo dire con certezza e per difetto che la ricchezza italiana sarebbe raddoppiata senza il subdolo costo del Vaticano stesso.

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