Lo striscione che ha aperto il gay Pride di Bologna
28 Giugno 2008

ROMA - Vladimir Luxuria ha messo via il tailleur, per un pomeriggio, ed è tornata drug queen con una tiara papalina in testa e un mini bianca al posto della gonna. Sentenzia che “ogni tentativo di dialogo con la Chiesa sui diritti gay è inutile”. E’ la regina della festa, non c’è dubbio. Franco Grillini indossa la fascia da sindaco con i colori però dell’arcobaleno ed è un po’ emozionato quando il fiume del corteo si ferma a Porta Saragozza per rendere omaggio al Cassero, il primo Centro di cultura omosessuale in Italia: “Era il 1982, ventisei anni fa e sono uno dei pochi di quelli che lo hanno inaugurato ad essere ancora vivo”. Paola Concia, deputata del Pd, è felice come una bambina che non riesce a trovare le parole dalla gioia: “E’ allegro, bello, felice, soprattutto enorme, da tre ore sto camminando dalla testa alla coda del corteo, avanti e indietro per partecipare a questa gioia e non perdere neppure una di queste splendide immagini”. Decine di carri, migliaia di persone, lotta di numeri, 200 mila per organizzatori, più prudente la questura. Lo striscione d’apertura con tre parole d’ordine: “Laicità, parità, dignità”. Una comunità che c’è, esiste, cerca cittadinanza mentre si sente messa da parte un po’ da tutti.
Manifestazione nazionale. Gay pride 2008. L’Italia gay e lesbica scende in piazza a Bologna, manifestazione nazionale che raccoglie e comprende le quattro locali (Roma, Milano, Biella, Catania). Altre decine di migliaia sfilano contemporaneamente nelle strade di Berlino, Parigi, Sofia, Gerusalemme.
Il corteo nazionale bolognese arriva dopo le polemiche per quello romano a cui il ministro per le Pari Opportunità Mara Carfagna aveva tolto il patrocinio. “Carfy, te la sbatto in faccia la cravatta” si legge su un cartello. Il ministro infatti aveva chiesto un Pride più serio e meno appariscente, “in giacca e cravatta”. Ma al di là di slogan e cartelli la polemica politica corre lungo tutto il serpentone del corteo. Si attacca l’assenza del Pd e si accusa la Pdl di aver cancellato dall’agenda politica parlamentare ogni disegno di legge che riguarda diritti e pari dignità per la comunità gay.
Carri, canzoni, travestimenti: comincia la festa. L’orchestrina che suona “Rosamunda…”, le bandiere arcobaleno, striscioni e cori. Il corteo parte puntuale alle 14.30 sotto un caldo torrido da piazza Ravegnana. Sono in migliaia ma in effetti, data l’ora e la temperatura, non così tanti. Lo striscione di apertura recita “laicità, parità, dignità”, lo tengono su Vladimir Luxuria, ex deputata di Rifondazione, Marcella Di Folco, presidente del Mit, Emiliano Zaino, presidente del Cassero, Sergio Lo Giudice e Aurelio Mancuso, presidente nazionale Arcigay. C’è anche Vittoria Franco, il ministro ombra del Pd per le pari Opportunità. Presente Alfonso Pecoraro Scanio. Assente il sindaco Sergio Cofferati che però in mattinata ha ricevuto gli organizzatori e ha deciso di intitolare una strada a Stefano Casagrande, uno che ha significato tanto per la comunità omosessuale bolognese prima di morire otto anni fa. Dopo circa un’ora il corteo raggiunge i giardini Margherita dove attendono i carri allegorici (uno si rompe di lato, due ragazzi cadono ma nulla di grave). In coda lo spezzone queering bo, dei centri sociali e collettivi bolognesi, distribuisce un “pacchetto sicurezza” contenente un preservativo, una pillola del giorno dopo (finta), due cannucce “sniffa-pulito” e una galaxy-card per, recita il volantino, “viaggiare, fermarsi, godere e condividere pari diritti in tutti i paesi del mondo”.
Botta e risposta Vendola-Concia: “Il Pd è assente”; “No è falso”. Ma il Pd c’è o non c’è al Gay pride? Dipende dai punti di vista, come sempre. E dipende da quanto e come si voglia mettere alla prova la convivenza tra le tante anime del Pd. Uno striscione dice: “Veltroni dì qualcosa di gay…”. Ma il segretario è impegnato con gli ecodem. I fatti sono che Vittoria Franco, ministro ombra del Pd per le Pari Opportunità, apre il corteo, sorregge lo striscione di apertura, si guarda intorno e dichiara: “Mi sento a casa mia, Bologna sa esere molto accogliente e tutto il corteo è molto sobrio smentendo chi accusa i Pride di essere inutilmente folkloristici”. Soprattutto, aggiunge il ministro ombra, “ci sono qui oggi molte persone per sostenere il principio della parità dei diritti tra tutti i cittadini”. Perché, contrariamente a quello che dice il ministro Carfagna, “i gay hanno bisogno di sostegno per i loro diritti, sono ancora discriminati”.
Il Pd schiera anche la deputata Paola Concia. Ma Franco Grillini - ex ds, poi socialista - leader storico dei gay e molto amico della deputata, le fa osservare che “di dodici deputati del Pd eletti tra Bologna e l’Emilia neppure uno è presente”. Come se non bastasse ci si mette Nichi Vendola a rimarcare le assenze: “Il Pd non c’è” dice riferendosi ai big, ai leader. “Ed è un peccato perché qui oggi c’è una magnifica energia per ripartire con le battaglie di libertà in un momento in cui nel paese soffia un forte vento di intolleranza”. Di sicuro, senza nulla togliere al ministro ombra, Veltroni, Bersani o altri avrebbero avuto qualche problema a spiegare male la loro presenza al Pride alla componente teodem del partito. Paola Concia non ci sta: “Se bisogna fare polemica per forza… Il Pd ha qui un suo ministro e la sottoscritta. E poi, se bisogna dirla tutta, perché la Sinistra democratica ha organizzato il suo congresso proprio in coincidenza con il Pride che si tiene il 28 giugno da vent’anni?”.
Alleanze in nome dei diritti. Il Pride di oggi registra connivenze anomale ma interessanti. Tra la folla si muove infatti Benedetto Della Vedova, ex radicale transitato nelle file del Pdl. “Sono qui - spiega - perché un partito che rappresenta il 40% degli elettori (tra cui, senz’altro, una parte importante degli omosessuali italiani) non può restare insensibile alle richieste legittime della comunità gay”. Perché non fare subito, ad esempio, quello che altre maggioranza europee del Ppe come Spagna, Francia e Germania hanno già fatto “come il pieno riconoscimento giuridico delle convivenze omosessuali”?. Un appello raccolto dalla Concia, “dobbiamo unirci non dividerci, non ha senso, è dimostrato”. Dialogo e proposta bipartisan sui diritti gay. “Il Pride di oggi è bello perchè c’è tanta politica e non ci sono partiti” osserva finemente Grillini. Provarci. E perché no?
Repubblica
Popularity: 2% [?]
Il signore dei misteri
28 Giugno 2008
Su BoingBoing viene segnalato un libro interessante appena uscito per Process Media, Master of the Mysteries: The Life of Manly Palmer Hall, scritto dal giornalista Louis Sahagun. Si tratta della biografia di un personaggio controverso e in Italia poco conosciuto che, trasferitosi negli Anni Venti a Los Angeles, divenne protagonista di una corrente culturale che si richiamava alla filosofia antica ed esoterica. Dalla descrizione del libro:
Hall revealed to thousands how universal wisdom could be found in the myths and symbols of the ancient Western mystery teachings. He amassed the largest occult library west of the Mississippi and founded The Philosophical Research Society in 1934 for the purpose of providing seekers rare access to the world’s wisdom literature. He became a confidante and friend to celebrities and politicians. In 1990, he died - some say he was killed - in what remains an open-ended Hollywood murder mystery. This dramatic story of Hall’s life and death provides a panorama of twentieth century mysticism and an insider’s view into a subculture that continues to have a profound influence on movies, television, music, books, art, and thought.
Cambiando argomento, ma forse neanche più di tanto, una segnalazione per a un amico, Luigi Milani (qui un suo ritratto), che ha vinto la prima edizione del concorso di poesia “nera” Orrorinversi con “Hyde”, componimento conciso e molto efficace.
Popularity: 3% [?]
Chip nell’occhio per ridare la vista
27 Giugno 2008
Scienziati tedeschi mettono a punto una protesi del tutto impiantabile, che agisce sui terminali nervosi senza cavi
E’ la prima volta. Positivi i test su su un gruppo di volontari
Popularity: 3% [?]
Il Vaticano: “Su Marcinkus-Orlandi accuse infamanti verso un morto”
24 Giugno 2008
Duro comunicato della Santa sede dopo le rivelazioni di pentiti e testimoni
sul coinvolgimento dell’ex presidente dello Ior nel rapimento di Emanuela
Nuove rivelazioni: la ragazza sequestrata perché il padre aveva visto documenti scottanti
Gli inquirenti potrebbero chiedere di ispezionare la tomba di De Pedis a Sant’Apollinare
CITTA’ DEL VATICANO - ”Infamanti” e ‘’senza fondamento”. Così la Santa sede definisce le accuse contro monsignor Paul Marcinkus in relazione al caso Orlandi, fatte da pentiti e super testimoni della Banda della Magliana. Ed emergono nuovi dettagli dell’interrogatorio di Sabrina Minardi: la ragazza sarebbe stata sequestrata perché il padre Ercole, commesso della prefettura della Casa pontificia, avrebbe avuto tra le mani documenti scottanti. Gli inquirenti potrebbero chiedere al Vaticano di ispezionare la tomba di Renatino De Pedis, sepolto nella chiesa romana di Sant’Apollinare.
La Santa Sede. In una dichiarazione il direttore della Sala stampa vaticana, padre Federico Lombardi, ha commentato le notizie relative al rapimento di Emanuela Orlandi e all’ipotesi di un diretto coinvolgimento dell’allora presidente dello Ior. ”La tragica vicenda della scomparsa della giovane Emanuela Orlandi è tornata di attualità nel mondo della informazione italiana. Colpisce il modo in cui ciò avviene, con l’amplissima divulgazione giornalistica di informazioni riservate, non sottoposte a verifica alcuna, provenienti da una testimonianza di valore estremamente dubbio. Si ravviva così il profondissimo dolore della famiglia Orlandi, senza dimostrare rispetto e umanità nei confronti di persone che già tanto hanno sofferto”.
“Accuse infamanti”. Secondo padre Federico Lombardi, si tratta di “accuse infamanti senza fondamento nei confronti di monsignor Marcinkus, morto da tempo e impossibilitato a difendersi. Non si vuole in alcun modo interferire con i compiti della magistratura nella sua doverosa verifica rigorosa di fatti e responsabilità - sottolinea il direttore della sala stampa vaticana -. Ma allo stesso tempo non si può non esprimere un vivo rammarico e biasimo per modi di informazione più debitori al sensazionalismo che alle esigenze della serietà e dell’etica professionale”.
L’ispezione alla tomba. Gli inquirenti romani titolari dell’inchiesta su Emanuela Orlandi potrebbero prendere in esame la possibilità di chiedere al Vaticano di ispezionare la tomba di De Pedis. A piazzale Clodio potrebbe essere valutata a breve la possibilità di verificare se la chiesa romana di Sant’Apollinare, dove si trovano i resti di “Renatino”, ucciso nel febbraio 1990, sia o meno sotto la giurisdizione dello Stato Vaticano. L’eventuale ispezione della tomba, che comunque dovrebbe essere autorizzata dalla Santa Sede, è stata più volte sollecitata dai familiari di Emanuela Orlandi.
Tra l’altro, in una puntata del programma “Chi l’ha visto” di qualche anno fa andò in onda la telefonata di un uomo il quale sosteneva che per scoprire la verità sulla ragazza scomparsa 25 anni fa si doveva “andare a vedere nella tomba di De Pedis”. In passato, alla richiesta di notizie sui motivi della sepoltura di “Renatino” a Sant’Apollinare, il Vaticano non ha mai risposto agli inquirenti. Nel 2005 inoltre il Vicariato di Roma non autorizzò la riesumazione del cadavere di De Pedis.
Il rettore della chiesa. “Le valutazioni competono ai magistrati, al Vicariato di Roma e alle famiglie coinvolte; se la decisione venisse presa da queste istituzioni, in maniera regolare, io non avrei certo niente da ridire”. Lo ha dichiarato a “24 minuti”, free press del gruppo “Il Sole 24 Ore”, don Pedro Huidobro, rettore della chiesa di Sant’Apollinare. Nell’articolo che compare oggi sul quotidiano don Pedro si dice anche stanco delle polemiche: “In questi casi meno si parla e meglio è”, afferma il rettore.
I motivi del rapimento. Intanto emergono altri particolari dell’interrogatorio di Sabrina Minardi, ex amante del boss della banda della Magliana Enrico De Pedis, detto Renatino. Emanuela Orlandi, secondo la donna, sarebbe stata sequestrata perché il padre Ercole, commesso della prefettura della Casa pontificia, avrebbe avuto tra le mani alcuni documenti che non avrebbe dovuto vedere. La testimone delle indagini sul rapimento della ragazza riferisce confidenze che le avrebbe fatto il suo compagno di allora sotto l’effetto di cocaina. De Pedis le avrebbe ripetuto più volte che si trattava di un gioco di potere.
Il bambino scomparso. Domenico Nicitra, il bimbo di 11 anni scomparso il 21 giugno ‘93 assieme allo zio e figlio di un imputato del processo alla Banda della Magliana, sarebbe stato gettato vivo in una betoniera a Torvaianica. E’ un altro particolare, agghiacciante e contraddittorio, fornito agli inquirenti da Sabrina Minardi. Contraddittorio perché la teste sostiene di aver appreso la circostanza dal suo compagno dell’epoca che, però, nel ‘93 era già morto da tre anni.
La donna avrebbe pregato gli investigatori di andare a trovare le ossa della giovane che sarebbe stata gettata nella betoniera, come le avrebbe detto De Pedis. La Minardi dà anche alcune indicazioni sul cantiere che lei ricorda situato alla fine di Torvaianica, vicino ad un forno. L’episodio viene collocato temporalmente dalla Minardi in inverno, anche se le sue dichiarazioni sulle date sono a volte illogiche.
(24 giugno 2008)
Fonte: Repubblica
Popularity: 5% [?]
Aborti clandestini e violenza sessuale 4 arresti
24 Giugno 2008

Aborti clandestini,4 fermi a Napoli
Indagini su tre medici e una segretaria
Due medici ginecologi, un anestesista ed una segretaria ritenuti responsabili una serie di aborti clandestini sono stati sottoposti al provvedimento di fermo dai carabinieri di Napoli. Nel corso di indagini, i carabinieri hanno accertato che i due ginecologi, con l’aiuto dell’anestesista e della segretaria, hanno praticato una serie di interruzioni di gravidanza nello studio privato di uno degli operatori sanitari.
I quattro sono accusati di essersi associati per commettere interruzioni di gravidanza in violazione alle disposizioni della legge 194 del 1978. I carabinieri hanno accertato che le interruzioni di gravidanza avvenivano in ambiente non ospedaliero ed in particolare nello studio privato di uno degli operatori sanitari. Uno dei medici è ritenuto anche responsabile di violenza sessuale poichè, approfittando dello stato di bisogno di una straniera che si era rivolta a lui per un aborto illegale, l’aveva costretta ad un rapporto intimo.
Le persone sottoposte a fermo sono il ginecologo A. D. R, 61 anni; il ginecologo L. L., 57 anni, in servizio nel reparto di ostetricia dell’ospedale San Paolo di Napoli; l’anestesista V. G., 68 anni, e la segretaria di L., M. C. P., 54 anni. Il San Paolo, struttura pubblica, è risultato tuttavia del tutto estraneo agli aborti clandestini, che secondo l’accusa avvenivano nello studio privato di L. , in corso Vittorio Emanuele.
La posizione più grave è quella di L. che avrebbe costretto una donna straniera che si era rivolta al ginecologo per un aborto illegale, ad un rapporto sessuale. In cambio il medico avrebbe praticato uno sconto sul prezzo dell’interruzione di gravidanza.
L’inchiesta sugli aborti fuorilegge, coordinata dalla procura di Napoli, è stata condotta dai carabinieri del nucleo investigativo del comando provinciale. L’indagine è partita dalla denuncia di un medico napoletano che avrebbe segnalato agli inquirenti notizie in suo possesso su interruzioni di gravidanza clandestine praticate da alcuni suoi colleghi. Sono seguiti mesi di intercettazioni telefoniche perquisizioni, pedinamenti, controllo e sequestro di documenti e, infine di interrogatori di indagati.
D. R. - che, secondo quanto riportato dall’agenzia Agi, era già stato sospeso dal servizio più volte perché coinvolto in altre indagini - smistava le pazienti a L,, medico responsabile del servizio IGV al San Paolo di Napoli così come G. Era nello studio di quest’ultimo, in cui prestava servizio di segreteria M. C. P. che venivano praticati gli aborti illegali senza indagini preventive e senza garanzie sanitarie anche in anestesia totale con un sopraprezzo rispetto alla tariffa ospedaliera. Gli aborti clandestini costavano dai 500 euro per quelli senza anestesia ai 2.500 euro per i casi di urgenza o riservatezza.
La donna, oltre a fissare gli appuntamenti e occuparsi delle forniture di farmaci e strumenti necessari agli aborti, a volte prendeva parte agli interventi sostenendo le pazienti che affrontavano l’esperienza in solitudine.
![]()
Popularity: 3% [?]








