I 100 mila del Pride
1 Luglio 2008
Al Gay Pride nazionale di Bologna una enorme sfilata contro l’omofobia e il razzismo. Quello del governo che vuole schedare i minori rom. E del sindaco leghista di Verona che dà il patrocinio a una manifestazione con il leader dell’estrema destra. In corteo anche Nichi Vendola, che polemizza sull’assenza degli esponenti del Pd Sotto accusa la ministra Carfagna e il suo invito a essere «più sobri». E c’è spazio anche per una lite tra Vendola e il Pd. Ma il corteo segna anche la solitudine del movimento lgbt
Giusi Marcante
BOLOGNA
Dario ha 16 anni e questo è il suo primo Pride, la sua omosessualità l’ha rivelata ai genitori l’estate scorsa e poi l’ha spiegata anche ai suoi compagni di classe. «Ma io sento di essere stato fortunato perché in fondo non ho avuto molti problemi, so che per tanti altri non è così». Ieri anche Dario era a Bologna per la manifestazione nazionale dell’orgoglio della comunità lgbt, con il suo gruppo indossava una cravatta nera su maglietta bianca un po’ per ironizzare sull’invito alla sobrietà del ministro Barbara Carfagna. E’ stata la giornata dei 200 mila secondo il comitato organizzatore, molti meno secondo la Questura che parla di 35 mila persone. In ogni caso un fiume di persone in movimento come non si vedevano da tanto tempo sotto le due Torri. E proprio mentre a Bologna si stava rivendicando «dignità, laicità e parità» da Catania è arrivata la notizia che il sindaco del Pdl Raffaele Stancanelli ha vietato l’arrivo del Pride di sabato 5 luglio nella piazza dell’Università, dove la manifestazione si è sempre conclusa anche negli anni scorsi. «Noi pensiamo che siano motivazioni politiche che hanno portato il sindaco a decidere così - riferisce Paolo Patanè, presidente siciliano di Arcigay- in ogni caso noi non arretreremo, il corteo dovrà finire lì». E in una città che ha una consolidata tradizione di apertura verso il mondo omosessuale Patanè cita solo un precedente, «il questore del fascismo Molina contribuì alla deportazione di molti gay».
E se forse ci sono state meno piume, tacchi alti e parrucche rispetto ai cortei degli anni passati il Pride 2008 ha segnalato, se fosse ancora necessario, la solitudine politica del popolo lgbt che se, da una parte avverte di essere stato abbandonato dall’altra si sente accerchiato dall’atteggiamento ostile della chiesa. E’ stata un fatto l’assenza di parlamentari fatta eccezione per gli unici due deputati presenti, Paola Concia del Pd e Benedetto Della Vedova del Pdl. La loro è una presenza che lancia una proposta bipartisan per affrontare in sede parlamentare il tema del riconoscimento giuridico delle coppie omosessuali. «Sono qui - spiega il radicale transitato nel Pdl - perché un partito che rappresenta il 40% degli elettori non può restare insensibile alle richieste legittime della comunità gay». E cita il solco in cui muoversi, quello che altre maggioranza europee del Ppe come Spagna, Francia e Germania hanno già fatto «come il pieno riconoscimento giuridico delle convivenze omosessuali». Nichi Vendola, presente già alle due del pomeriggio parla di «occasione sprecata per tutti quelli che non sono venuti». Il presidente della Puglia, candidato alla segreteria del Prc, spiega di riferirsi al Pd ma non solo perché «tutti quelli che hanno a cuore la domanda di libertà del paese non possono non essere qui». Paola Concia esplode letteralmente di rabbia quando le viene mostrato un sms con il lancio d’agenzia con le parole di Vendola e sbotta: «Come si permette di dire che io non esisto, io e Nichi prima ci siamo baciati quando ci siamo visti, io mi chiedo a chi giova questa polemica?». E se nel corteo c’è anche il ministro ombra delle pari opportunità Vittoria Franco che per un po’ sorregge lo striscione d’apertura, probabilmente il popolo del Pride non si fiderebbe nel sentirla dire che il governo, dopo aver affossato i Dico, non ha approvato i Cus solo perché «non c’è stato tempo». Tra gli ex deputati ci sono invece Vladimir Luxuria, Titti De Simone, Katia Zanotti, Alfredo Pecoraro Scanio e Franco Grillini che indossa un’allusiva fascia arcobaleno. «La porto per far capire che qui a Bologna ci potrebbe essere un’alternativa» , spiega riferendosi alle prossime elezioni bolognesi e punzecchiando il sindaco Sergio Cofferati che ha sì ricevuto in mattinata il comitato organizzatore ma «avrebbe dovuto essere qui anche oggi».
Nel corteo, dove è stato celebrato anche un matrimonio simbolico, tante testimonianze di vita e di lotta quotidiana per i diritti e soprattutto tanta voglia di Europa. Come lo striscione dove c’è scritto «Italia fuori dall’Europa e non solo per i calci di rigore». Una ragazza si aggira con maschera e boccaglio e un cartello con su scritto «siamo sommersi dalle discriminazioni». Sul trenino dove siedono le Famiglie Arcobaleno c’è Maria Silvia che tenta di tenere buone le sue tre bambine: «Io e la mia compagna le abbiamo avute con la fecondazione assistita che siamo andate a fare in Olanda». Dallo stesso paese arriva anche la storia di Pierangelo e Jaco, sposati regolarmente da cinque anni nel paese dei tulipani e arrivati da un mese in Brianza per motivi di lavoro dove il loro matrimonio non vale niente. «Ma io sono ottimista - dice Pierangelo - credo che comunque ci si arriverà». Anche Dario e Andrea vorrebbero sposarsi, il sogno di questi due giovanissimi ragazzi di Grosseto, 21 e 22 anni, è il matrimonio. Ma se ci fosse una qualche forma di riconoscimento giuridico «sarebbe almeno un primo passo». La difficoltà di trovare un lavoro per chi è trans è raccontata dalla milanese Monica Romano, che la sua associazione La Fenice, sfila tenendo in mano un cartello dove c’è scritto «gli italiani ci obbligano a prostituirci, i transessuali vogliono un lavoro diurno». Lei l’ha trovato da pochi mesi ma «è stato durissimo».
Un fuori programma destinato ad accendere polemiche è avvenuto in serata poco prima delle 21, quando sul palco erano in corso gli interventi. Graziella Bertozzo, un’attivista di Facciamo Breccia, è stata portata in manette in questura perché stava scavalcando le transenne per salire sul palco dove il coordinamento stava mostrando il proprio striscione durante l’intervento di Porpora Marcasciano del Mit. Facciamo Breccia denuncia che sono stati alcuni volontari del Pride che si trovavano davanti alle transenne a chiedere l’intervento dei celerini. Davanti alla Questura si è formato un presidio di una cinquantina di persone per chiedere la liberazione di Graziella mentre per farla rilasciare, sono entrati a discutere con la polizia anche Vladimir Luxuria e il presidente del comitato promotore del Pride bolognese. IL «CINESE» E IL GOVERNATORE ROSSO COFFERATI
Bologna avrà una strada intitolata a Stefano Casagrande, figura storica del Cassero, il circolo gay cittadino tra più antichi e attivi in Italia. Il sindaco Sergio Cofferati, incontrando gli organizzatori del Gay Pride, ha infatti detto sì alla richiesta avanzata nei giorni scorsi dalle associazioni omosessuali e transgender. E a un’azione simbolica, Cofferati ne ha aggiunta anche una concreta, annunciando che a giorni aprirà un ufficio dedicato a gay, lesbiche e trans.
VENDOLA
«Non essere qui è davvero uno spreco, c’è un’energia formidabile. E’ il punto fondamentale per ricominciare battaglie di libertà». A dirlo è Nichi Vendola, presente anche lui al Gay pride di Bologna. «È un vero peccato - ha proseguito il presidente della regione Puglia - che il Pd non ci sia, ma non parlo solo del Pd, tutti quelli che hanno a cuore la domanda di libertà del paese non possono non essere qui». «Questo Pride - ha concluso- è diverso perchè si sente nel Paese un forte vento di intolleranza».
Fonte: GayNews
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