E se fossimo un sogno? Un sogno che nessuno sta sognando? Se fossimo il riflesso l’uno dell’altro, incastonati in una meccanica senza fine, dove l’uomo è sia l’interno che l’esterno? Dentro l’uomo e fuori dall’uomo, come se tutto fosse un unico percepire con modifiche collettive e soggettive, Michael Ende ha steso questo romanzo che trovo superbo, in realtà storie , episodi non necessariamente incastonati fra loro, oppure si? Oppure è un sogno e rivediamo le nostre creazioni, ci disperiamo e gioiamo con esse ad una fottuta ricerca di un supremo che non c’è. Figli della materia sempre esistita, manipolatori ma anche schiavi della logica del limite e del partito preso, schiavi di nomi che minimizzano ogni cosa.
E’ questo il messaggio di Ende, quello che ho compreso e la forma eterna cerca di estrapolarla dal proprio cognome “All’inizio mi chiamo fine”, un gioco di parole perchè il cognome Ende significa appunto “fine”. Del resto Ende ci ha nutrito tutti quanti con “la Storia Infinita” dove l’osservatore diventa protagonista e l’esterno diviene interno, la capacità di creare copn la coscienza, con l’ego appunto come si fa da bambini, il gioco della vita e la regola appartengono ai
piccoli giocatori, episodio per episodio. Sebbene fantasia e realtà siano qualcosa che deve restare separato e distinto, Ende con la sua creatività ci fa comprendere più che mai l’esistenza di una nutrizione fra le due essenze. “lo Specchio nello Specchio” è un titolo che propone due finiti che generano l’infinito, due specchi che si riflettono a vicenda senza limite. Ende narra di omini che entrano in una lavagna, di funamboli, di soggetti che sono contemporaneamente mangiatori e cibo, casa ed abitante.
La tecnica è quella di trasferire la realtà su un piano nobile disatricolandola dal limite, rendendola plasmabile dalla mente umana anche se questa lavora in funzione di ciò che plasma. Episodi che portano ad una riflessione percettiva, ad un ampliamento della coscienza, o forse non è vero che i libri di Ende siano vivi? Siamo ciò che vogliamo,all’improvviso, alternando la vita di tutti i giorni con forme e sentimenti facenti parte del nostro gioco di ruolo. Un ruolo che tutti giocano perchè mutando l’essenza anche il resto muta.
Questa è la mia impressione leggendo i libri di Ende.
Ne “lo Specchio nello Specchio” sono presenti anche disegni del padre di Michael, Edgar Ende, disegnatore e pittore surrealista. Starà a voi capire dove inizia la metafora e dove iniziate voi, oppure viceversa, come desiderate!
Marco Dimitri









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