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Studio Tumori: Aumentano sotto i 14 anni ma due su tre guariscono

22 Luglio 2008

La teoria dei quark venne avanzata per la prima volta nel 1963 dai fisici statunitensi Murray Gell-Mann e George Zweig, che ipotizzarono di poter spiegare le proprietà di molte particelle considerandole composte da quark elementari. Il nome quark deriva da “three quarks for Muster Mark”, una frase senza senso contenuta nel romanzo Finnegans Wake di James Joyce. Altre fonti, invece, ritengono che il nome derivi da “QUestion mARK” cioè “punto interrogativo” in inglese, proprio per identificare la natura misteriosa e piena di interrogativi che li caratterizzava.
Secondo il Modello Standard la materia è costituita da particelle dette fermioni che interagiscono fra loro grazie alle interazioni fondamentali mediate da altre particelle elementari dette bosoni. I fermioni sono raggruppati in tre famiglie: la prima, composta dai quark e dai leptoni di massa minore, contiene il quark up e down, l’elettrone, il suo neutrino, e le proprie antiparticelle. I quark up e down si combinano tra loro in gruppi di tre quark per formare i barioni che comprendono i protoni e neutroni, e in gruppi di due per formare i mesoni. Il protone è formato da due quark UP e un DOWN con carica totale di +1. Un neutrone, invece, è formato da due quark DOWN e un quark UP, che danno carica totale pari a zero. I barioni insieme ai mesoni sono classificati nella famiglia degli adroni. Si ritiene che i quark non esistano da soli ma solo in gruppi di due o tre (e, più recentemente, cinque); tutte le ricerche di quark singoli, fin dal 1977 hanno avuto esito negativo. Le altre varietà di quark possono essere prodotte solo negli acceleratori di particelle, e decadono rapidamente in quark UP e DOWN.

La carica elettrica dei quark

I quark si differenziano dai leptoni, l’altra famiglia di particelle elementari, per la carica elettrica. I leptoni (come l’elettrone, il muone, il tau o i neutrini) hanno carica intera (+1, 0 o -1) mentre i quark hanno carica +2/3 o -1/3 (gli antiquark hanno invece carica -2/3 o +1/3). Tutti i quark hanno spin 1/2 ħ.

1. le stime della massa di u e d sono controverse e ancora in fase di investigazione; infatti esistono suggerimenti in letteratura che il quark u sia essenzialmente privo di massa.

La teoria Cromodinamica quantistica dei quark

Esistono un certo numero di varietà diverse di quark: si pensa che ce ne siano almeno sei “sapori”: up, down, charme, strange, top e bottom. In base alla teoria della cromodinamica quantistica (QCD), i quark possiedono un’altra proprietà chiamata “carica di colore” (che non ha niente a che vedere con i colori reali), invece di due tipi differenti di carica (come il + e il - dell’elettromagnetismo), la carica di colore è di tre tipi: “rosso”, “verde” e “blu” (6 se contiamo le anticariche). Attualmente non sono state osservate particelle “colorate”: tutte le particelle conosciute hanno “colore neutro”. I barioni sono quindi composti da un quark rosso, uno verde e uno blu; il protone ed il neutrone ne sono i principali esempi. I mesoni, invece, sono composti da un quark e da un antiquark del corrispondente “anticolore”. Questi ultimi però sono instabili.

I colori dei quark non sono statici, ma vengono scambiati, sempre mantenendo il risultato neutro, dai gluoni: particelle anch’esse dotate di carica di colore e responsabili della propagazione dell’interazione forte. È proprio l’interazione forte che tiene insieme i quark, a formare mesoni e barioni; un effetto “secondario” di questa forza è quello di tenere neutroni e protoni uniti nel nucleo atomico.

A causa della estrema intensità della forza nucleare forte, i quark non si trovano mai liberi. Sono sempre legati in barioni e mesoni. Quando si cerca di separare i quark, come avviene negli acceleratori di particelle, la forza nucleare forte aumenta con l’aumentare della distanza tra i quark. A un certo punto diventa più favorevole, dal punto di vista energetico, creare altri due quark per cancellare la forza crescente, e due nuovi quark (un quark e un antiquark) spuntano dal nulla. Questo processo viene detto adronizzazione o fragmentazione, ed è uno dei processi meno compresi della fisica delle particelle. Come risultato della fragmentazione, quando i quark vengono prodotti negli acceleratori, invece di vedere l’individuale quark nei rilevatori, gli scienziati vedono “getti” di molte particelle color-neutre (mesoni e barioni) impacchettate assieme.Per bambini e adolescenti si registrano due trend di crescita diversi nella percentuale di insorgenza di tumori infantili, nel primo caso cresceranno e nel secondo caleranno ma per entrambe le categorie i dati sulla sopravvivenza a lungo termine sono in netto miglioramento rispetto al passato, i due terzi guariscono.
E’ il Rapporto 2008 dell’Associazione Registro Tumori (Airtum) a tracciare il quadro nazionale della diffusione dei tumori in eta’ infantile e a delineare lo scenario possibile per i prossimi anni. Nei bambini, di eta’ compresa tra 0 e 14 anni, il numero dei tumori e’ previsto che cresca (del 18% entro il 2015) ma si tratta di un dato sul quale occorre fare attenzione, avverte Riccardo Riccardi, capo della Divisione Oncologia pediatrica del Policlinico Gemelli.
”A fronte di una crescita, anche minima, in termini numerici - ha detto all’Ansa Riccardi - bisogna tenere presente che si parla di incidenze che insistono su piccoli numeri e, per

esempio nel caso dei tumori cerebrali, di eventi rari, non considerare questi fattori potrebbe far pensare a crescite esponenziali del fenomeno”.
Per gli adolescenti, invece, la previsione del rapporto parla di un decremento del 5,6% entro il 2015. I tumori che colpiscono maggiormente bambini e adolescenti sono le leucemie, i linfomi e i tumori del sistema nervoso centrale, (cresciuti rispettivamente nel periodo 1998-2002 dell’1,6%, del 4,6% e del 2%).
In Italia, la variazione percentuale e’ piu’ alta che negli altri Paesi europei e negli Stati Uniti. Considerati in una sola voce, i tumori infantili in Italia sono cresciuti del 2%, a fronte dell’1,1% nella Ue e dello 0,6% negli Usa. E le cause di questa tendenza non sono ancora state indagate. ”Esiste molta incertezza sui fattori causali - ha detto Corrado Magnani, coordinatore scientifico del gruppo di lavoro Airtum - che hanno portato alla variazione manifestata in Italia e anche in Australia e Nuova Zelanda a differenza degli altri Paesi Europei e dell’America. Per adesso, lavoriamo solo su ipotesi, alcune delle quali riguardano il cambiamento degli stili di vita e l’effetto dell’esposizione dei bambini piccoli ad agenti infettivi, come il momento di ingresso nella scuola o nella comunita”’.
Se sulle cause si lavora su ipotesi, sui dati relativi alla sopravvivenza a lungo termine, invece, si ragiona su numeri certi. Secondo il rapporto, per i casi rilevati nel quinquennio 1998-2002, la sopravvivenza a 5 anni dalla diagnosi ha raggiunto il 78% per i tumori in eta’ pediatrica e l’82% per i tumori negli adolescenti. ”Sono migliorate le cure - ha aggiunto Riccardi - oggi possiamo dire che i due terzi dei bambini guarisce”.
Le tipologie che registrato i tassi di guarigione piu’ alti sono le leucemie, in particolare quella linfatica acuta e i tumori non metastatici alla diagnosi. Dallo studio Airtum non sono emerse differenze di incidenza per aree geografiche, ”a differenza di uno studio analogo cndotto circa 10 anni fa - ha spiegato Magnani - in cui si rilevarono tassi di sopravvivenza piu’ bassi per i bambini del Sud, va pero’ considerato anche il fatto che all’epoca, nel Sud Italia era attivo un solo Registro tumori”. (Ansa)

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