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De Andre’, poeti e puttane non muoiono mai

9 Gennaio 2009

Iniziative e concerti per il decennale

I poeti sono strane persone,ogni volta che aprono bocca è una truffa,lo sosteneva anche lui, “Faber”, lo sosteneva Francesco Guccini. La poesia è un’arte basta sapere mentire amabilmente o con odio, le vicende di tutti i giorni banali e formali assumono vesti oniriche, il deambulare delle puttane in via del Campo crea fiori e bambine mentre “Marinella” scivola nel fiume e vola oltre il razionale andando su una stella. Ecco come la maschera del poeta attrae, più mente e più attrae, più è abile e più crea un mondo destinato a non morire. Non viviamo in un mondo piatto, viviamo in un insieme di particelle e situazioni caotiche che devastano i sensi e diventano immortali, semplici o complessi algoritmi che vengono vestiti di soavi e profonde bugie. Non esiste una verità assoluta ma esistono parole talmente abili da devastare i sentimenti e dare conforto, illuminare. Fabrizio de Andrè rimane ad oggi ineguagliabile, probabilmente è una vetta troppo alta che si erge oltre i limiti spaziando nell’inumano. Aveva le parole giuste e le parole sbagliate, le sapeva assemblare così come solo un cantastorie riesce a fare, anzi, è andato oltre rendendo amabili quei soggetti che normalmente la gente dice di odiare. La capacità di de Andrè era quella di penetrare le maschere sociali, quelle che usa la gente ogni giorno per presentarsi in società. Uno smascheratore capace di mettervi a nudo, toccando i vostri lati ovunque voi siate, in qualsiasi tempo e spazio.

“Via del Campo”, “Bocca di Rosa”, “Andrea” “la Guerra di Piero”"la Canzone di Marinella” “Dolcenera” giusto per citare alcuni titoli delle varie poesie del repertorio di Fabrizio De André che hanno fatto storia nella musica italiana. Si celebra in questi giorni il decennale dalla morte di Faber avvenuta a Milano l’11 gennaio 1999. “Oggi scriverebbe un disco d’amore”, dice la moglie Dori Ghezzi.

In soli quindici album De André era riuscito a descrivere un mondo ampio e allo stesso tempo ricco di sfumature diverse: dalle storie di emarginati alle prostitute, ma anche persone ai margini della società. Noe esiste perbenista al mondo che non si ecciti fra le dolci menzogne del poeta. L’ho detto, Faber vi strappa la maschera.

“Fabrizio sarebbe stupito per quello che sta accadendo - spiega all’Ansa Dori Ghezzi - pensava sempre di poter fare meglio. Non credeva di essere un poeta e non gliene importava”. E della situazione attuale, lui che aveva uno spirito combattente, “non so se avrebbe preso le cose di petto. Avrebbe cercato - racconta Dori Ghezzi - di ricondurre i nostri pensieri verso i sentimenti che si sono un po’ persi. I valori sono andati perduti ed è la causa di questo disastro. Non mi avrebbe sorpreso un suo disco di canzoni d’amore. Fabrizio era talmente imprevedibile, chi lo sa?”.

Dori Ghezzi non sa mentire, non ha ereditato nulla. Verrebbe da domandarsi “Ma è stata sposata conFaber?” oppure conosceva Fabrizio al di la del “vestito” da commedia, al di la della possessione estatica?

Questi dieci anni “sono stati talmente intensi che non sembra siano passati. Sarebbe stato spaventoso se fossi rimasta a casa a rimpiangere. Una reazione di questa portata al decennale non me la aspettavo anche perchè in Italia non siamo abituati a queste cose e vorrei accadesse anche per altre belle teste che abbiamo. E’ giusto che la cultura non sia appannaggio del passato. Meno male che c’è chi reinterpreta. Eredi di Fabrizio ce ne sono e sono tutti amici, alcuni hanno collaborato con lui”. Dori Ghezzi che ha dato vita a una Fondazione che porta il nome di Fabrizio dice che a darle forza “sono state le persone che ha avuto vicino. Grazie a loro è nata la Fondazione” e poi racconta: “La canzone che più rappresenta Fabrizio è Amico fragile, la più autobiografica, anche se lui di identificava con Bocca di rosa”.

TANTE INIZIATIVE PER CELEBRARE DE ANDRE’
Si moltiplicano le manifestazioni, i tributi e i programmi tv dedicati a Faber al punto da non poter aver un quadro chiaro di cosa succedera’ per lui nel 2009. “E’ impossibile tenere il conto delle iniziative - dice Dori Ghezzi - ed è sbagliato fare confronti. Trovo significative tutte le manifestazioni, dalle più semplici alle più grandi. Le rispetto tutte”. Wim Wenders sta pensando di organizzare a New York un concerto con grandi artisti affidando la produzione artistica a Hal Willner. “E’ un’intenzione, un sogno. Non so quando sarà e dove, se a Central Park d’estate - sottolinea Dori Ghezzi - o in un altro posto. C’è anche l’idea di fare un film. Certo e’ che Wenders ha dimostrato il suo amore per Fabrizio e questo è già una cosa grande”.

La grande mostra dedicata a Faber, a Palazzo Ducale di Genova, a cura di Vittorio Bo, Guido Harari, Vincenzo Mollica e Pepi Morgia è uno dei principali eventi dedicati a De André. Fa entrare nel suo mondo in modo particolare, anche grazie all’uso delle tecnologie. Ci sono le lettere ai genitori, i vestiti e gli oggetti usati da De Andrè nei suoi concerti, i dischi, molti filmati e interviste presi dalle teche Rai. “Se l’avesse fatta Fabrizio - spiega la moglie - l’avrebbe realizzata così per un altro artista. Diceva sempre che il suo desiderio era di fare qualcosa che facesse ballare la gente e alla mostra ho visto giovani che ballavano nella sala dei tarocchi. Non è un’esposizione nostalgica, nè museale, era questo il taglio che volevamo dare e siamo riusciti con la tecnologia a non perdere la classe, la poesia e l’umanità. La gente si può cercare il suo Fabrizio”.E la gente mostra ancora di amare profondamente il cantautore genovese. Dal 31 dicembre infatti la mostra (fino al 3 maggio) dedicata a Fabrizio De Andrè ha registrato 10 mila visitatori.

Marco Dimitri

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Trapianto di cellule per curare il diabete

5 Gennaio 2009

Primi passi per scongiurare il rigetto immunitario nei pazienti

Roma - Una equipe di scienziati dell’Albert Einstein College of Medicine of Yeshiva University ha mosso importanti passi per quanto riguarda la cura del diabete di tipo 1. I ricercatori, impegnati in studi relativi a trapianti di cellule pancreatiche su pazienti diabetici, hanno infatti ottenuto risultati incoraggianti per risolvere il problema del rigetto immunitario.

Il segnale positivo è stato dato dai topi in cui sono state trapiantate cellule producenti insulina, nelle quali sono stati introdotti tre geni di un virus; questa tecnica ha evitato il rilevamento e la distruzione delle cellule da parte del sistema immunitario, come purtroppo invece avviene nei malati di diabete 1, con conseguenze gravi se non curate. Le cellule trapiantate hanno riportato il glucosio dei topi diabetici a valori normali, mantenendoli per un periodo di tre mesi.

Se questi risultati verranno consolidati e migliorati nel tempo, i malati di diabete 1 non avranno più bisogno delle quotidiane iniezioni di insulina, ora necessarie appunto per regolarizzare il livello di glucosio nel sangue.

Voceditalia

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