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Regia di Roman Polanski che interpreta anche il ruolo del protagonista. Un vecchio film su Dracula ed i vampiri, se non l’avete visto consigliamo di vederlo, fa ridere alla grande senza trascendere nel demenziale. L’eccentrico professor Abronsius (Jack Mac Gowran), autore di importanti studi sul fenomeno del vampirismo, arriva con il suo buffo e svanito assistente Alfred (Roman Polanski) nei pressi di un castello in Transilvania: naturalmente a caccia di vampiri. Una volta penetrati all’interno, Alfred nota ben presto la bella locandiera Sarah (Sharon Tate, allora compagna di Polanski), e quando questa verrà rapita dal conte von Kroloc, i due partiranno per portarla in salvo tra mille peripezie.
Nonostante la trama possa trarre in inganno, fin dal titolo italiano del film (che è conosciuto anche come Dance of the Vampires, Pardon Me, Your Teeth Are in My Neck) si comprendono le intenzioni del regista, non certo interessato a realizzare un horror, ma nemmeno una vera e propria parodia del genere. Per favore… non mordermi sul collo vive del brillante umorismo ebreo-polacco del suo autore, riuscendo a bilanciare con equilibrio parodia, citazioni filologiche e tensione autentica per dare vita a qualcosa di completamente nuovo. Un qualcosa che lo ha reso capostipite di una serie di parodie farsesche e dissacranti
intese a esorcizzare con acume e ironia figure mitiche ed eroiche della tradizione. È dal professor Abronsius e Alfred che derivano allora il dottor Frederick Frankenst(e)in e Igor del Frankenstein Junior di Mel Brooks. Ricco di trovate brillanti e comiche (come ad esempio il figlio del conte, vampiro omosessuale invaghito di Alfred) Per favore… non mordermi sul collo è la prima commedia, il primo film a colori e girato con notevoli capitali (americani) per il trentatreenne Polanski, in questa occasione anche di fronte alla macchina da presa insieme alla sua compagna Sharon Tate (tre anni prima della terribile strage ad opera della banda di Manson). Accompagnato - come tutte le prime opere del regista - dalle musiche del polacco Krysztof Komeda, il film è stato portato sui palcoscenici di Vienna dieci anni dopo in una versione teatrale diretta dallo stesso Polanski.
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Che coppia nel film di X-files
Mulder e Scully sono davvero un duo…al bacio! Gli agenti di X-Files sono pronti a tornare sul grande schermo col sequel “Voglio crederci”, diretto dal papà della serie, Chris Carter. Non mancheranno i protagonisti storici: David Duchovny e Gillian Anderson. L’attore è entusiasta delle effusioni sul set:”Gillian è un’ottima baciatrice. E’ successo più volte in questi anni e non è per nulla una routine”. Parola di Mulder!
Per David Duchovny baciare la Anderson è stata davvero un’esperienza memorabile. Da capire se, anche per la sexy agente Scully, l’emozione è stata altrettanto intensa.
I due sono rimasti sconvolti nel vedere online un video “hard”, creato da alcuni fan con tutte le effusioni scambiate dai protagonisti nella serie. “Sembrava un porno - ha rivelato David a FHM -Pensavamo di esserci baciati solo una volta e invece sembrava che fossimo di continuo l’uno sopra l’altro!”.
La coppia si rafforza nella nuova pellicola, firmata dal papà della serie, ed in uscita nelle sale americane a fine luglio (in quelle italiane il 5 settembre). Il titolo, “I want to believe” ( “Voglio crederci”) prende ispirazione da un poster che l’agente Fox Mulder, ossessionato dagli Ufo e dagli extraterrestri, ha appeso nell’ufficio dove lavora con la sua collega, Dana Scully.
“E’ un titolo naturale - ha spiegato Carter in un’intervista - questa è una storia che riguarda le difficoltà di mediare tra scienza e fede, e rende bene l’idea della lotta di Mulder con la sua fede”. Il film è incentrato i personaggi e punta a conquistare un pubblico più ampio di quello della nota serie tv. La nuova pellicola arriva 10 anni dopo il primo film e sei anni dopo la fine della serie.
Tgcom
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Written by direzione · Filed Under Cinema
Irlanda, 1939: William Franklin ha combattuto nella Guerra di Spagna al fianco dei repubblicani ed al suo ritorno in patria l’unico lavora che trova, come insegnante, è presso il riformatorio religioso St. Jude. Il posto è gestito da una comunità di preti, tra i quali si distingue, per crudeltà e sadismo, padre John, che considera i ragazzi internati niente più che criminali da piegare alla sua volontà. Franklin non può fare altro che ribellarsi a questo stato di cose.
Tratto da una storia vera, Angeli ribelli può essere visto in diverse maniere. Un occhio smaliziato e attento troverà, a ragione, una serie infinita di citazioni e riferimenti, dal filone collegial-adolescenziale, inaugurato da un classico come L’attimo fuggente, agli struggenti ricordi della Guerra di Spagna di Terra e libertà, per arrivare al film-scandalo dello scorso anno, osteggiato con decisione dagli ambienti cattolici, Magdalene. E quest’occhio seguirà con crescente fastidio, accompagnato da una costante sensazione di prevedibile e déjà-vu, le vicende di un inferno chiamato St. Jude, in cui alle violenze seguono i rosari, in cui ragazzi abbandonati a se stessi (bravissimi ed intensi i giovani protagonisti della pellicola), che per sopravvivere hanno dovuto arrangiarsi in mille modi, vengono considerati alla stregua di criminali incalliti, creature senza cervello ma con pulsioni criminali che li rendono passibili di ogni forma di vessazione e privazione.
L’arrivo dell’insegnante laico (interpretato con partecipazione e sensibilità da Aidan Quinn), reduce dalla tragedia della guerra civile spagnola, in cui le illusioni si scontrarono con una durissima realtà che lasciava presagire i difficili tempi che l’Europa intera, con l’avvento del fascismo, avrebbe vissuto, rappresenta per quest’occhio smaliziato una svolta più che prevedibile, in cui il buono, dal passato tragico, comincia a fare uscire il vero spirito di questi ragazzi, “criminali” per necessità ma bisognosi di attenzioni e cure come tutti i giovani.
Le immagini della guerra civile si alternano alla scoperta della poesia e il déjà-vu diventa, in alcune occasioni, quasi aperto plagio, come nel finale, che manca solo del grido “capitano, mio capitano” (sostituito però da alcuni versi recitati da un novello Ethan Hawke) per riprendere in toto la scena finale dell’opera di Peter Weir. Pollice verso, allora? No, se si guarda il film con un occhio meno critico ma più partecipe e, soprattutto, se durante i titoli di coda si leggono le righe dedicate ai protagonisti, veri, della storia. Pochi ragazzi che ce l’hanno fatta, altri di cui si sono perse le tracce, preti mai veramente puniti per i loro abusi, ma semplicemente mandati in missione lontano, dove magari le loro perversioni non potessero essere condannate. La verde Irlanda, terra di fate e poesia, anche quest’anno sarà meta di molti turisti e magari qualcuno di essi ricorderà le ragazze-madri di Magdalene, mentre forse altri penseranno ai ragazzi di questo film. Che allora, per quanto ingenuo e senza picchi di originalità, avrà assolto ad una importante funzione: la conoscenza.
Cinema.it
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Il regista Dino Risi è morto stamani a Roma nel residence in cui viveva ormai da anni. L’artista, nato a Milano nel 1916, è stato uno dei maggiori interpreti della commedia all’italiana. Tra i suoi successi che hanno fatto la storia del nostro cinema, “Il sorpasso”, “Straziami ma di baci saziami”, fino a “Operazione San Gennaro”. Con lui hanno lavorato i più bravi attori italiani, da Gassman, Sordi, Mastroianni fino a Sofia Loren.
Insieme a Mario Monicelli, Luigi Comencini ed Ettore Scola, è stato uno dei maggiori interpreti della commedia all’italiana tanto che, a livello internazionale, il suo nome era accostato a quello di Billy Wilder.
Il suo primo film risale al 1948, e dietro alla macchina da presa ha lavorato fino all’ultimo: il suo ultimo capolavoro, “I miei mostri” risale infatti ad appena 3 anni fa, nel 2005. Nel 2002, ha ricevuto il Leone d’Oro alla carriera. Tra i suoi successi che hanno fatto la storia del cinema italiano, “Poveri ma belli”, “Il sorpasso”, “Straziami ma di baci saziami”, fino a “Profumo di donna e “Anima persa”.
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Un Dylan Dog degno di Superman
Brandon Routh sarĂ l’investigatore
Arriva sul grande schermo Dylan Dog, l’investigatore dell’incubo. Il fumetto italiano, protagonista di un vero caso editoriale all’inizio degli anni 90, sarĂ tramutato in film da una produzione hollywoodiana e il protagonista sarĂ Brandon Routh, noto per aver interpretato Superman nel recente “Superman Returns”. Secondo alcuni siti il titolo del film dovrebbe essere “Dead of the night”.
A dire il vero non è la prima volta che il personaggio di Dylan Dog approda al cinema. In qualche modo ci aveva giĂ pensato Michele Soavi nel 1994, con “Dellamorte Dellamore”, sceneggiato dallo stesso Tiziani Sclavi, inventore dell’indagatore dell’incubo. In quel caso il protagonista era stato Rupert Everett, ovvero l’attore che aveva ispirato gli autori per trovare le fattezze da dare al protagonista del fumetto. In “Dellamorte Dellamore” però il protagonista, anche se ci assomigliava in tutto e per tutto, non si chiamava Dylan Dog e forse anche questo aveva contribuito allo scarso successo della pellicola.
Adesso invece le cose si fanno in grande: produzione hollywoodiana, attore tra i piĂą in voga del momento e pellicola dedicata, senza equivoci, a Dylan Dog. La speranza è solo che, nella trasposizione statunitense l’anima del personaggio non venga troppo stravolta. la regia sara’ affidata a Kevin Munroe, il regista di ”Tmnt”, il film d’animazione sulle Tartarughe Ninja uscito l’anno scorso. In un primo momento dietro la macchina da presa ci sarebbe dovuto essere David R. Ellis, ma ha poi rinunciato. A firmare la sceneggiatura saranno invece Thomas Dean Donnell e Joshua Oppenheimer e le riprese inizieranno a luglio a Toronto.
Nato nell’ottobre del 1986, il fumetto si è rapidamente imposto all’attenzione per il suo misto di horror e humor (al quale contribuisce molto Groucho, braccio destro di Dylan, battutista dalla vena surreale e con le fattezze di Groucho Marx). Il successo è diventato un vero è proprio fenomeno intorno al 1993, quando la tiratura del fumetto ha superato il milione e mezzo di copie e il festival di cinema horror ad esso correlato (il “Dylan Dog Horror Fest”) è riuscito ad attirare migliaia di persone al Palatrussardi di Milano per un’intera settimana.
Negli ultimi anni le vendite sono inevitabilmente calate ma tenendosi su buoni livelli e attestando il personaggio come un cult ormai entrato a pieno titolo nella storia del fumetto italiano. E chissĂ che il film non faccia riscoppiare la “Dylan Dog mania”.
Tgcom
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Written by direzione · Filed Under Cinema
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