E’ morto Xabaras
10 Novembre 2006
Albo 242 di “Dylan Dog” , forse ? notte, forse giorno o, forse, non lo so e non importa un granch?.
E’ la seconda parte di una storia come tante, ? una storia a colori. Ogni tanto la Bonelli ci fa di queste sorprese accantonando il bianco e nero. E’ una storia a colori, dai bei disegni, il suo titolo sembra preso da un’omelia: “In nome del padre”.
E’ morto Xaparas!
Scusa: ? morto il Dottor Xabaras. Stavolta con un colpo di pistola che gli ha spappolato la testa. Stavolta perch? siamo abituati a vederlo morire e resuscitare proprio come accade a noi il luned? e il weekend. Solo che il Dottor Xabarad torna dalla morte fisica. Il merito ? di un siero che egli stesso ha inventato dall’alto della sua esperienza medica. Col siero, iniettato per via
intramuscolare, i morti tornano in vita. I classici zombie, per intenderci. Il Dottor Xabaras proiettato in un progetto pi? acuto, vuole, e ci riesce, trovare la formula per il siero dell’immortalit?. Chi torna in vita ? un automa, nonostante gli sforzi del dottore nel perfezionare il siero ed ottenere una persona dalle caratteristiche identiche a quelle che aveva in vita.
Uccide il Dottor Xabaras, si appropria del cadavere, lo conduce nel suo obitorio personale e li, dopo averlo messo in una siringa, inietta il siero.
Nel nebbioso passato di Dylan Dog il Dottor Xabaras emerge come padre del famoso indagatore dell’incubo.
Dylan non gli crede, scruta all’interno di se stesso col suo famoso quinto senso e mezzo ma non trova, quasi, nulla. In se la rabbia e la resistenza nel riconoscere il Dottor Xabaras come il suo vero padre. Del resto Dylan ? caratterizzato dal sentimentalismo, dalla spiccata emotivit? che lo spinge spesso a non socializzare con la gente, preferendo i rapporti di coppia.
Dylan vede di per se gli umani come schiere di zombie che affollano gli spazi liberi, figuriamoci ritrovarsi un padre che gli zombie li crea sul serio, un padre dalle sembianze macabre, il Dottor Xabaras sembra davvero la porta di qualche dimensione post mortem. “Non sei mio padre, tu sei un mostro!”. Non ho mai capito se il Dottor Xabaras interpretasse quell’affermazione come un complimento. No, forse no, il dottore ? una di quelle persone che nascondono all’esterno i sentimenti. Un rapporto padre - figlio che mi ricorda un po’ quello della saga di Star Wars.
Ogni mostro delle storie di Dylan ? un diverso dai sentimenti sorprendenti. Il Dottor Xabarax da anni, oserei dire da una vita se non fosse ironico in questo contesto, insegue la perfezione del suo siero per potere regalare al figlio che ha trascurato, la vita eterna. Un atto che vede come un nobile dovere. Ed il dottore ci riesce, scopre che la sostanza non funziona se iniettata dopo
un minuto dalla morte del “paziente”. Riesce a imprigionare Dylan e fa uno sporco gioco: si spara al cuore dopo avere avvisato il figlio che il siero avrebbe fatto effetto solo se iniettato entro un minuto. E’ furbo, sa che Dylan sente per certo d’essere suo figlio, sa che non vorrebbe mai avere questo tipo di scelta, fra la vita e la morte.
Dylan, ormai fiducioso d’avere ricomposto il puzzle del suo passato, non si lascia sfuggire il padre e gli inietta il siero.
Il dottor Xabaras si riprende, anzi, resuscita, sa che deve lo stesso trattamento al figlio.
Il mondo degli zombie lo vedo sempre diviso in due specie, ci sono zombie che continuano a fare la vita di sempre, casa - famiglia - lavoro - supermercato. Arrancano, ridono, ma non ? vero nulla, guardano ma non ti vedono, ti sentono, ti vogliono mangiare; ci sono invece zombie che vivono e non sentono nulla, non provano niente, sono morti anche se camminano, nulla gli da un’emozione, niente li attrae, trovano solo monotonia ovunque.
Il Dottor Xabaras si accorge d’essere di questo tipo, dopo l’iniezione del siero non prova pi? nulla, non ha fame, non ha sonno, vorrebbe abbracciare il figlio ma non trova stimolo, si rende conto d’avere buttato via la vita nella ricerca di un siero che rende si immortali ma apatici. Una monotonia che cresce giorno per giorno, nemmeno gli zombie del primo tipo gli fanno pi? nulla. Rinuncia al suo dono, quale padre darebbe al figlio una vita cos??
Caduto il suo obiettivo Xabaras si uccide. Ma sar? vero? Siamo abituati a trovarci di fronte una realt? riflessa in un’altra, in questo caso la realt? ? il riflesso di chi scrive e disegna. Sempre che non sia uno zombie, Dottor Xabaras docet.
Marco Dimitri
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Peanuts
2 Novembre 2006
Quando nasce e chi lo crea?
“Peanuts” (letteralmente “Noccioline” o anche “Personcine”) ? una striscia creata nel 1950 dall’americano Charles M. Schulz, e pubblicata da oltre 2600 giornali in 75 paesi diversi. Schulz continu? a disegnare ininterrottamente le sue celebri strisce fino a quando la salute glielo permise: nel 1999, infatti, annunci? che non avrebbe pi? disegnato le avventure dei suoi bambini. Il 13 febbraio 2000, il giorno dopo la morte di Schulz, venne pubblicata la sua ultima, inedita striscia.
Un click sulle immagini per ingrandirle

L’ultimo saluto di Schulz
Chi sono i Peanuts?
I Peanuts sono un cane, un uccellino e un gruppo di bambini, che si interrogano sul mondo, sulla piccole faccende quotidiane, sull’amore e l’amicizia. Charlie Brown e il suo cane Snoopy (con l’amico uccellino Woodstock) sono il vertice di questo mondo, e intorno a loro prendono voce i pensieri del filosofico Linus, della nevrotica Lucy, dell’ingenua Sally, del maschiaccio Piperita Patty, della sua compagna di riflessioni Marcie, del musicista Schroeder e di tanti altri, tutti bambini distinti l’uno dall’altro, con precise caratteristiche e nevrosi, specchio del mondo
Snoopy negli anni ‘50
Charlie Brown negli anni ‘60
Sally negli anni ‘80
Lucy negli anni ‘90
Qual ? il loro mondo?
Il mondo dei Peanuts ? un mondo senza adulti, dove i protagonisti assoluti sono i bambini, e dove i loro genitori e insegnanti non compaiono mai. Tuttavia, i dubbi che queste personcine affrontano sono come quelli dei grandi: ? l’ingenuit?, la freschezza, la spontaneit? delle loro riflessioni che rende i Peanuts cos? poetici, cos? ricchi e densi di significati. Charlie Brown ? depresso e sfiduciato, Lucy rasenta la nevrosi, Linus ? un genio precoce, come Schroeder, perso nella sua musica: ognuno ? un piccolo specchio del mondo “dei grandi”, rappresentato con purezza e candore, ma non certo con superficialit?.
Le riflessioni di Charlie Brown
Snoopy e Woodstock
Guida alla lettura
in Italia le strisce dei Peanuts vengono pubblicate mensilmente a colori sulla rivista Linus. La Baldini&Castoldi, invece, ha pubblicato (e continua a pubblicare) le strisce raccolte in volumetti, in ordine cronologico. Il primo, “Arriva Charlie Brown”, del 1995, raccoglie le prime strisce e contiene un’introduzione a cura di Umberto Eco.
Sempre a cura della Baldini&Castoldi, esistono poi edizioni brossurate, cofanetti ed edizioni speciali: dato che la casa editrice continua a ristampare nuove edizioni, ? difficile dire quanti siano esattamente i volumi dedicati a Snoopy e ai suoi amici.
Sicuramente, il modo pi? pratico per avere sempre con s? i Peanuts ? procurarsi le edizioni economiche (all’incirca 3,00/4,00 euro) della Baldini&Castoldi: i volumetti riproducono le strisce originali in bianco e nero, nella tipica disposizione adottata da Schulz, ovvero le mini-strisce da quattro vignette l’una.
Martina Galea
Ubcfumetti
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Dalla parte dei mostri
21 Giugno 2006
A parte pochissime eccezioni, non ci sono cattivi fissi. Di volta in volta, si passa dagli zombi ai serial killer, dall’Uomo Lupo al “semplice” assassino, dai vampiri ai maniaci criminali, dalle entit? soprannaturali ai folli che si credono (o sono) la reincarnazione del dottor Jekyll o di Frankenstein. La Morte in persona ? la vera e perenne avversaria di Dylan, la Morte medioevale, con mantello nero e falce in spalla, filo conduttore costante di una “danza macabra” (spesso accompagnata da “canzoni” in versi) che percorre tutta la serie.
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Mana Cerace. Anche lui protagonista di due avventure, ? un’entit? malvagia generata dall’oscurit?. Anzi, ? l’incarnazione stessa del buio e delle paure ancestrali e infantili legate al mondo delle tenebre.
I mostri e gli alieni. I mostri costituiscono una categoria a parte. Spesso sono “cattivi”, ma molto pi? di frequente sono E l’atteggiamento di Dylan nei loro confronti ? un altro punto di forza della serie: piet? umana, comprensione, commosso amore. I riferimenti cinematografici principali sono “Freaks” di Tod Browning (1932) e “The Elephant Man” di David Lynch (1980). Esemplare in questo senso ? la storia di “Johnny Freak” (nell’albo omonimo, che ha poi avuto un seguito ne “Il cuore di Johnny”): |
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Intervista a Sclavi
21 Giugno 2006
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Intervista a Sclavi
UNO DEI PIU’ GRANDI TALENTI NARRATIVI HA SMESSO DI SCRIVERE E ORA CI PARLA DELLA SUA CRISI
Che fine ha fatto Tiziano Sclavi? La prima volta che ci vedemmo fu a Milano. Non rilasciava intervista e fu un’impresa strappargliene una. Non parlava per delle ragioni che non avevano niente a che vedere con lo snobismo, con il disprezzo, o magari con la semplice strategia comunicativa del tipo: meno parli e pi? cresce l’attenzione intorno a me. No, nessun calcolo. Era il puro disagio psichico a tenere Sclavi lontano dai media. Negli anni a seguire abbiamo qualche volta parlato per telefono. Ci sentivamo per commentare qualcosa che era accaduto nel mondo e magari poteva essere interessante il punto di vista di uno come lui, che aveva le antenne giuste per capire in anticipo mode e fenomeni. Ma lui, intendo Sclavi, com’?? Immancabilmente le telefonate finivano con la promessa solenne di passare per Milano e andare a trovarlo, riannodando certi fili che improvvisamente si interruppero un pomeriggio di dieci anni fa, quando visibilmente provato Sclavi abbandon? il ristorante in cui eravamo, con alcuni suoi amici, per aspettarci fuori. Non gli ho mai chiesto che cosa quella volta lo fece star male. Nel frattempo Sclavi ha continuato la sua vita: quel grande fenomeno massmediatico che ha rappresentato Dylan Dog la sua creatura pi? prestigiosa, continua a vivere bene. Ma lui, Sclavi, dice di averla lasciati in mani pi? sicure. Non se ne occupa. O se lo fa ? solo per quel tanto che richiede la sua approvazione. Romanzi non ne scrive pi?. Insomma come vive oggi uno degli uomini di maggior talento narrativo che l’Italia degli ultimi trent’anni ha avuto?
SCLAVI: VIA DA DYLAN DOG E DALL’ANALISI COSI’ SONO RINATO AL MONDO
- Mi sono sposato - dice - e vivo felice - La sua nuova casa ? a un’ora circa di treno da Milano, immersa nel verde di un bosco, al riparo, si direbbe dalle nevrosi che assediano la citt?. Sclavi ? venuto con la macchina a prendermi alla stazione di Venegono Superiore. Il caldo ? opprimente. Nella Smart l’aria condizionava al massimo. Mi stupisco che guidi, che abbia una patente. Che sia cos? disponibile. Una scritta su un muretto recita “Forza Azzurri” Gli chiedo se ha seguito i mondiali di calcio.
- Non mi piace il calcio, non sono tifoso, non mi piace la televisione. Per? ho visto Italia-Corea. Ho visto quella partita e sono convinto che se l’ Italia ha perso la colpa ? stata anche mia. Ho l’impressione, a volta, di portare sfiga
Perché non le piace il calcio?
- Non mi piace lo sport in generale. Lo sport ? fascismo
In che senso
- Trionfa la forza, la competizione, e alla fine vanno avanti solo i primi. E’ una scuola di umiliazioni
Sembra un fatto personale
- Lo ?. Ripenso all’educazione fisica nelle scuole. Quei professori di ginnastica, cos? odiosi e inutili, che impartivano ordini. Ero un bambino grasso, goffo, silenzioso. Preso di mira dalla loro tracotanza mentale e fisica
Come ? stata la sua infanzia?
- Se la paragonassi a quella di tanti altri, forse direi normale e a tratti felice. Ma io so che ? stata brutta. E non ho bei ricordi
Lei ? nato in un paesino del pavese
- A Broni, per? ho abitato per tutta l’infanzia a Canneto Pavese, un posto che odiavo
Perché?
- Vorrei non rispondere
E’ cos? doloroso ricordarlo?
- Diciamo che mi appello al quinto emendamento perché la risposta potrebbe incriminarmi
Che cosa pensa del fatto di essere considerato un uomo di talento
- Non so che cosa pensare. Dica lei
Dovrebbe farla sentire meno infelice
- Trova? Se talento ? inclinazione che un genio ha verso qualcosa, allora non mi interessa. Non mi considero certo un genio. Se talento ? voglia di comunicare attraverso la scrittura, allora l’ho avuto
Perché parla al passato
- Da tempo non faccio pi? niente. O meglio non faccio quello che la gente e gli amici si aspettano
Si sente in crisi?
- Mi sento un po’ vecchio e stanco
Mi scusi, quanti anni ha?
- Vado per i cinquanta
Le crisi, diciamo quelle creative, fanno comunque parte del talento
- Stephen King ha descritto benissimo cosa vuol dire per uno scrittore di talento finire nel gorgo della crisi: la paralisi mentale, la noia che avvolge i pensieri, il senso di inutilit?. La differenza ? che le sue crisi sono durate alcuni mesi. Le mie vanno avanti da anni
Se dovesse definire la crisi con una battuta?
- Qualunque cosa decidi di scrivere deve nascere da una spinta interna. Se non c’? quella, se non c’? il desiderio, che fai?
E’ databile questa crisi?
- E’ cominciata seriamente con il mio ultimo libro pubblicato
Se non sbaglio un romanzo
- ‘Non ? successo niente’ ? il titolo. Avevo riposto aspettative enormi in quel romanzo
Perché?
- Parlavo di me, forse di una generazione un po’ allo sbando. E’ poi diciamo la verit?, non mi dispiaceva quello stile.
Un po’ cinematografico.
- Ecco. Capisce? E’ come sapere di avere la storia giusta e le persone a cui raccontarla. Mi aspettavo un successo, come minimo, planetario
E invece?
- Settemila copie, con una grande editore. Mi ? crollato il mondo
Sono cose che capitano, le resta la consolazione di aver scritto qualcosa innanzitutto per lei
- Scherza? Io scrivo per gli altri. Sono balle quando qualcuno dice che lo scrittore scrive per se stesso. Quelli che tengono le loro opere nel cassetto non vedono l’ora di essere pubblicati postumi
Lei quando ha cominciato a scrivere per raccontare?
- Fin da piccolo. Ricordo che ? stata mia madre la prima lettrice. Scrivevo e disegnavo. Ma nel disegno non avevo affatto talento
Altre passioni artistiche?
- Il regista cinematografico, ma ? un lavoro troppo di gruppo perché lo possa davvero fare. E poi il cantautore, ma ahim? sono stonato
Per? ha scritto canzoni
- Delle ballate. Umberto Eco mi ha detto che la metrica di quelle ballate era sbagliata. Ma io le ho scritte pensando alla musica e non per essere recitate
Il suo Dylan Dog a volte era arricchito di alcune ballate. Non le pesa, o meglio non la turba, il fatto di aver rinunciato a raccontare le sue imprese?
- Anche in Dylan Dog ho investito tantissimo. L? dentro c’? la mia vita. Non ho mai fatto classifiche su che cosa era meglio, se scrivere fumetti o romanzi
Le da fastidio che se ne parli?
- Niente affatto. Non sono come Conan Doyle che odiava Sherlock Holmes. In tutto avr? scritto un centinaio di storie di Dylan Dog. E spesso piangevo quando morivano i mostri. Capisce che alla fine uno come me si sentiva un po ‘ spompato
Cosa pensa del fatto che qualcun altro ha continuato a raccontare le storie di Dylan dog
- Ritengo che gli sceneggiatori che mi hanno sostituito siano bravissimi. Oggi i miei interventi sulle storie sono davvero minimi
Dopo Sclavi i nipotini di Sclavi
- Non la metterei in questi termini. Nei momenti di massima esaltazione mi piace immaginare che certe cose abbiano dato vita a un gruppo. Per? sono per l’abolizione dello sclavismo
Non male, mi sembra una battuta di Groucho
- Potrebbe averla pronunciata
Il personaggio di Groucho era il contrappeso agli incubi di Dylan dog
- E’ vero. Del resto l’horror mi piace sempre meno. E’ lo splatter come genere ? finito. Le poche storie alle quali ancora lavoro tendono alla commedia, alla Neil Simon per intenderci
Quindi non ? buio totale nella sua crisi
- Avevo incominciato a un romanzo nuovo, ne ho scritto una met? e alcune storie nuove di Dylan Dog. Poi ? arrivato il blocco. Mi ricordo che fissavo il computer acceso con una malinconia crescente e io che dico “Tiziano, che cazzo stai scrivendo”
Ha buttato tutto?
- Non butto mai niente. E’ una regola. Ho il senso del lavoro e del tempo che passa
Che rapporto ha con i soldi?
- Ho un po’ le mani bucate. Sono un tirchio dai cinquanta euro in gi?- Non ? mia la battuta, ma rende l’idea. I miei soldi vanno via per le cose pi? futili. Colleziono di tutto: computer, penne stilografiche, accendini, statuette di Superman, armi di plastica, videogiochi. Circondato da queste cose sono un bambino felice
Che senso ha per lei collezionare
- Nessuno, anzi le dir? che a pensarci bene mi provoca una leggera tristezza. Credo che il gesto del collezionare sia prettamente maschile. Il che la dice lunga sulla scarsa intelligenza degli uomini.
Lei colleziona anche libri
- Li colleziono, diciamo li raccolgo, e a volte li leggo
Con che criterio?
- Nessuno. Passo tranquillamente da Don Chisciotte all’ultimo Ludlum. Per? i miei autori preferiti sono Thomas Mann e Stephen King
Un accostamento un po’ ardito
- No, perché metterei tranquillamente Misery all’altezza di tutto Mann. E’ un libro che riscatta le pene del romanzo popolare
E’ la storia di un’ossessione, di uno scrittore costretto a scrivere
- Uno scrittore non dovrebbe mai essere costretto. Sei costretto a fare l’ operaio, il minatore, ma non lo scrittore
Com’? la sua giornata , ora che scrive sempre meno?
- Dormo, mangio, faccio le cose pi? normali. Mi occupo del cane e del gatto. Vedo molti film. Per un po’ lavoro e leggo, ora mi occuper? ad esempio della mia biblioteca
In che senso?
- Ho deciso di donare i miei 25 mila volumi alla biblioteca civica del paese. Vorrei che a goderne fossero gli altri, soprattutto i ragazzi
E’ strano una donazione fatta in vita
- Da morto che gusto ci sarebbe?
La morte ? spesso entrata nella sua vita
- E’ stata la compagna delle mia vita. Non sa quante volte mi sono svegliato in un letto d’ospedale dopo aver tentato il suicidio. Arrivavo a prendere centinaia di pasticche. Ma siccome sono un vigliacco militante, telefonavo all’amico chiedendogli di venirmi a salvare
Come ha curato le sue depressioni?
- Ho provato di tutto. I farmaci innanzitutto. Potentissimi. Ricordo che la volta in cui andammo assieme al ristorante avevo assunto un farmaco a causa del quale mi sentii malissimo. Scoprii in seguito che era incompatibile con certi cibi. Poi ci fu l’elettroshock. Fu umiliante, avvilente, pazzesco
Perch?
- Venni ricoverato a Pisa in una clinica e poi fui portato da un’altra parte, perché la clinica non era attrezzata. La cura, voluta da un celebre primario che aveva scritto tanti celebri libri, consisteva in una serie di elettroshock da fare sotto anestesia totale. La terza o quarta volta che andai furono cos? goffi, cos? dilettanteschi da farci involontariamente vedere un paziente che stava subendo lo stesso trattamento. Fu uno spettacolo orribile
Lei cosa fece
- Me ne andai di corsa. Fermai un taxi e chiesi ala tassista quanto mi sarebbe costato arrivare a Milano. Mi disse: un milione. Salii in macchina e partimmo.
Quando prima alludeva alla sfortuna era anche a questo che si riferiva?
- Ma s?, per dirla con Guccini, la mia vita fino a un certo punto ? stata “tutto in incubo scuro, un periodo di buio, gettato via”
La vita di ciascuno di noi ? una somma di atti
- La mia ? fatta di sottrazioni
Qual ? la cosa pi? importante che le ? capitata nella vita?
- A parte mia moglie Cristina, la psicoanalisi. L’ho fatta per 24 anni. Senza analisi non credo sarei qui a parlare
E cosa ha provato quando anche l’analisi ? finita?
- Un misto di stati d’animo. A volte di sollievo, altre ancora di rabbia
Rabbia perché?
- Conosce il rancore che monta dentro quando ci si sente abbandonati dalla donna che sia ama? Ecco l’analisi per me era la donna che amavo, era il mio latte, il mio nutrimento. A volte sono talmente incazzato con lei che mi dico che non ? servita a niente
E lo pensa davvero?
- Non so benissimo che non si pu? essere pazienti a vita. Lo dice l’ esperienza e anche i sacri testi
Rientrano nelle sue letture i vari Freud e Jung?
- Ho sempre avuto un blocco nel leggere cose di psicoanalisi. Quando capitava l’occasione mi dicevo: ma questo testo lo deve leggere il mio psicoanalista, non io che lo pago
Quando ha terminato l’analisi?
- Circa tre anni fa
Si potrebbe insinuare che quando a smesso con l’analisi ha anche smesso di scrivere
- Detesto le relazioni ricattatorie, del tipo se finisce una cosa finisce anche l’altra. E sebbene a volte ami piangermi addosso, devo dire che la mia vita oggi va molto meglio
Uno Sclavi ottimista?
- Sono un uomo di sinistra, ma l’ottimismo lo lascerei perdere
Del tutto?
- Mettiamola cos?. Ricordo una frase di Lichtenberg che recitava “Non posso dire se le cose saranno migliori quando cambieranno, ma so che devono cambiare se si vuole che siano migliori”. Lo diceva nel Settecento, ma non credo che oggi dovremmo apportargli molte correzioni
Come ha scelto la casa dove abitare?
- Non ? distante dalla clinica dove sono stato ricoverato. Qui intorno ? tutto molto bello
Vai spessi a Milano?
- Il meno possibile. Vent’anni fa l’adoravo, oggi mi appare volgare e cattiva
Cattiva?
- Si, incattivita. La sento ostile. Preferisco starmene qui a badare alle mie cose. Vedere i miei film prediletti
Ma non la televisione
- Sono quattro anni che non la guardo, con l’eccezione della partita di calcio che le dicevo
Cinema s?, televisione no. Perché?
- Ci? che il cinema crea, la televisione distrugge
Un entusiasmo motivato da cosa?
- Non lo so. Ero un neonato quando mia madre mi port? le prime volte al cinema
I suoi registi prediletti?
- E’ difficile e forse ingiusto stilare una classifica. Dovrei lasciar fuori Trauffat, rohmer, Hitchcock, De Palma, Chaplin, per?…
Per?…
- I registi che amo di pi? in assoluto sono Moretti e Kubrick
Due autori diversissimi
- Sono perfetti. La simmetria di certe scene, il contrappunto delle battute, la freddezza con cui girano, me li fa mettero sullo stesso piano
Moretti ? molto pi? elementare di Kubrick
- E’ raffinatissimo. Solo che non lo fa vedere. Del resto ? questa l’arte di un talento: sorprendere nascondendo ci? che altrimenti diverrebbe troppo facile da vedere
Traduca
- A me capit? di dire che Barry Lindon fosse in qualche modo un film di fantascienza. La battuta non fu capita. Poi un giorno ho letto Kubrick sostenere che un film che parla del passato e del futuro ? un’opera di fantascienza. Quello che Kubrick spiegava io lo avevo semplicemente intuito
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Un ratto sullo schermo
21 Giugno 2006
Ratman
I supereroi stanno vivendo una vera ribalta cinematografica, negli ultimi anni. Ora, dopo l’Uomo Ragno, Batman, gli X-Men, Daredevil, Elektra e compagnia bella, si sta pensando di portare sul grande schermo le avventure del pi? piccolo, infimo e ridicolo supereroe di tutti i tempi: Rat-Man, il protagonista del famosissimo fumetto di Leo Ortolani, che da diversi anni sollazza le giornate di numerosi lettori con le sue (dis)avventure. Le notizie si accavallano, si confermano e si confutano a vicenda, ma pare ormai certo che il topastro e la sua allegra combriccola finiranno per approdare a Hollywood. Non solo, pare che l’accordo con la Marvel statunitense preveda anche la stampa delle avventure del ratto per il mercato americano.
Il film di Rat-Man sar? prodotto dalla sconosciuta Jellyfish Productions. Nulla si sa ancora con certezza sui nomi del regista o degli attori. Tra questi, per il ruolo del protagonista si vocifera che la scelta dovrebbe cadere su uno di due candidati: Jack Black (School of Rock, Amore a prima svista) o il nano Warwick Davies (Il Ritorno dello Jedi; Willow). La solite voci darebbero anche per confermato l’ormai decaduto Eddie Murphy nel ruolo dell’Ispettore Brakko, mentre pare che il piccolo cane di quest’ultimo sar? un personaggio completamente digitale. Addirittura sembra sia stato contattato John Malkovich per dare le sembianze al “pap?” di Ratty, lo spietato Valker.
Leo Ortolani, che non conferma e non smentisce la realt? del progetto, si dice comunque dubbioso sulle possibilit? del suo eroe di far breccia nei cuori del pubblico americano. “Se faranno un film su Rat-Man,” ha affermato il disegnatore, “dimostreranno molto pi? coraggio di quel che penso abbiano.”
Il film, fermo al casting per il momento, potrebbe uscire nelle sale americane nell’estate del 2008. Non resta che attendere nuove da oltreoceano e sperare che il coraggio della casa di produzione non venga sprecato in una trasposizione da poco.
Corriere Fantascienza
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