Top

Dalla parte dei mostri

21 Giugno 2006

A parte pochissime eccezioni, non ci sono cattivi fissi. Di volta in volta, si passa dagli zombi ai serial killer, dall’Uomo Lupo al “semplice” assassino, dai vampiri ai maniaci criminali, dalle entit? soprannaturali ai folli che si credono (o sono) la reincarnazione del dottor Jekyll o di Frankenstein. La Morte in persona ? la vera e perenne avversaria di Dylan, la Morte medioevale, con mantello nero e falce in spalla, filo conduttore costante di una “danza macabra” (spesso accompagnata da “canzoni” in versi) che percorre tutta la serie.mostri1.jpg

mostri2.jpg Xabaras. Pur essendo apparso relativamente di rado, ? stato il primo e pi? grande nemico di Dylan, a partire dal numero uno, “L’alba dei morti viventi”. Il suo nome ? l’anagramma di quello del demone Abraxas. Biologo, alla ricerca del siero dell’immortalit?, ? lui a risvegliare i morti e a trasformarli in zombi. Nella dimensione fantasy e sognante del numero 100, “La storia di Dylan Dog”, si scoprir? che egli ? la “met? oscura” del padre di Dylan, separato dalla parte buona (che ? stata relegata in un’altra dimensione), dopo aver provato su se stesso il suo siero.
mostri3.jpg Killex. Protagonista finora di due storie, ? a met? tra il classico scienziato pazzo e l’Hannibal Lecter de “Il silenzio degli innocenti”: una specie di Jack lo Squartatore che sventra le sue vittime per trovare l’essenza stessa della vita, una prova fisica dell’esistenza dell’anima.
mostri4.jpg Mana Cerace. Anche lui protagonista di due avventure, ? un’entit? malvagia generata dall’oscurit?. Anzi, ? l’incarnazione stessa del buio e delle paure ancestrali e infantili legate al mondo delle tenebre.

I mostri e gli alieni. I mostri costituiscono una categoria a parte. Spesso sono “cattivi”, ma molto pi? di frequente sono
vittime innocenti della paura, e quindi dell’odio, per il “diverso” e per l’”anormale”.

E l’atteggiamento di Dylan nei loro confronti ? un altro punto di forza della serie: piet? umana, comprensione, commosso amore.

I riferimenti cinematografici principali sono “Freaks” di Tod Browning (1932) e “The Elephant Man” di David Lynch (1980). Esemplare in questo senso ? la storia di “Johnny Freak” (nell’albo omonimo, che ha poi avuto un seguito ne “Il cuore di Johnny”):

mostri5.jpg un ragazzo mutilato delle gambe e tenuto segregato in cantina, in uno stato quasi animalesco, dagli sciagurati genitori. E anche quando il mostro (che sia un essere deforme, un “blob” o una persona sfigurata) ? veramente malvagio, Dylan, pur costretto a combatterlo e a ucciderlo, non pu? fare a meno di provare compassione per lui, e di pensare che gli unici veri mostri sono quasi sempre gli uomini, siamo noi.Altra categoria a parte, gli alieni sono apparsi pi? volte nella serie, e in particolare in una trilogia ufologica (composta dagli albi “Terrore dall’infinito”, “Quando cadono le stelle” e “Lass? qualcuno ci chiama”) ispirata sia alle teorie psicanalitiche (gli extraterrestri come proiezioni delle paure dell’inconscio) sia alla visione positiva ed ecumenica dei film di Spielberg (”Incontri ravvicinati del terzo tipo” ed “E.T.”).

mostri6.jpg

Sergio Bonelli Editore

Popularity: 12% [?]

Intervista a Sclavi

21 Giugno 2006

Intervista a Sclavi

Intervista di Tiziano Sclavi rilasciata per La Repubblica, il 30 giugno 2002

UNO DEI PIU’ GRANDI TALENTI NARRATIVI HA SMESSO DI SCRIVERE E ORA CI PARLA DELLA SUA CRISI

Che fine ha fatto Tiziano Sclavi? La prima volta che ci vedemmo fu a Milano. Non rilasciava intervista e fu un’impresa strappargliene una. Non parlava per delle ragioni che non avevano niente a che vedere con lo snobismo, con il disprezzo, o magari con la semplice strategia comunicativa del tipo: meno parli e pi? cresce l’attenzione intorno a me. No, nessun calcolo. Era il puro disagio psichico a tenere Sclavi lontano dai media. Negli anni a seguire abbiamo qualche volta parlato per telefono. Ci sentivamo per commentare qualcosa che era accaduto nel mondo e magari poteva essere interessante il punto di vista di uno come lui, che aveva le antenne giuste per capire in anticipo mode e fenomeni. Ma lui, intendo Sclavi, com’?? Immancabilmente le telefonate finivano con la promessa solenne di passare per Milano e andare a trovarlo, riannodando certi fili che improvvisamente si interruppero un pomeriggio di dieci anni fa, quando visibilmente provato Sclavi abbandon? il ristorante in cui eravamo, con alcuni suoi amici, per aspettarci fuori. Non gli ho mai chiesto che cosa quella volta lo fece star male. Nel frattempo Sclavi ha continuato la sua vita: quel grande fenomeno massmediatico che ha rappresentato Dylan Dog la sua creatura pi? prestigiosa, continua a vivere bene. Ma lui, Sclavi, dice di averla lasciati in mani pi? sicure. Non se ne occupa. O se lo fa ? solo per quel tanto che richiede la sua approvazione. Romanzi non ne scrive pi?. Insomma come vive oggi uno degli uomini di maggior talento narrativo che l’Italia degli ultimi trent’anni ha avuto?


SCLAVI: VIA DA DYLAN DOG E DALL’ANALISI COSI’ SONO RINATO AL MONDO

- Mi sono sposato - dice - e vivo felice - La sua nuova casa ? a un’ora circa di treno da Milano, immersa nel verde di un bosco, al riparo, si direbbe dalle nevrosi che assediano la citt?. Sclavi ? venuto con la macchina a prendermi alla stazione di Venegono Superiore. Il caldo ? opprimente. Nella Smart l’aria condizionava al massimo. Mi stupisco che guidi, che abbia una patente. Che sia cos? disponibile. Una scritta su un muretto recita “Forza Azzurri” Gli chiedo se ha seguito i mondiali di calcio.

- Non mi piace il calcio, non sono tifoso, non mi piace la televisione. Per? ho visto Italia-Corea. Ho visto quella partita e sono convinto che se l’ Italia ha perso la colpa ? stata anche mia. Ho l’impressione, a volta, di portare sfiga

Perché non le piace il calcio?

- Non mi piace lo sport in generale. Lo sport ? fascismo

In che senso

- Trionfa la forza, la competizione, e alla fine vanno avanti solo i primi. E’ una scuola di umiliazioni

Sembra un fatto personale

- Lo ?. Ripenso all’educazione fisica nelle scuole. Quei professori di ginnastica, cos? odiosi e inutili, che impartivano ordini. Ero un bambino grasso, goffo, silenzioso. Preso di mira dalla loro tracotanza mentale e fisica

Come ? stata la sua infanzia?

- Se la paragonassi a quella di tanti altri, forse direi normale e a tratti felice. Ma io so che ? stata brutta. E non ho bei ricordi

Lei ? nato in un paesino del pavese

- A Broni, per? ho abitato per tutta l’infanzia a Canneto Pavese, un posto che odiavo

Perché?

- Vorrei non rispondere

E’ cos? doloroso ricordarlo?

- Diciamo che mi appello al quinto emendamento perché la risposta potrebbe incriminarmi

Che cosa pensa del fatto di essere considerato un uomo di talento

- Non so che cosa pensare. Dica lei

Dovrebbe farla sentire meno infelice

- Trova? Se talento ? inclinazione che un genio ha verso qualcosa, allora non mi interessa. Non mi considero certo un genio. Se talento ? voglia di comunicare attraverso la scrittura, allora l’ho avuto

Perché parla al passato

- Da tempo non faccio pi? niente. O meglio non faccio quello che la gente e gli amici si aspettano

Si sente in crisi?

- Mi sento un po’ vecchio e stanco

Mi scusi, quanti anni ha?

- Vado per i cinquanta

Le crisi, diciamo quelle creative, fanno comunque parte del talento

- Stephen King ha descritto benissimo cosa vuol dire per uno scrittore di talento finire nel gorgo della crisi: la paralisi mentale, la noia che avvolge i pensieri, il senso di inutilit?. La differenza ? che le sue crisi sono durate alcuni mesi. Le mie vanno avanti da anni

Se dovesse definire la crisi con una battuta?

- Qualunque cosa decidi di scrivere deve nascere da una spinta interna. Se non c’? quella, se non c’? il desiderio, che fai?

E’ databile questa crisi?

- E’ cominciata seriamente con il mio ultimo libro pubblicato

Se non sbaglio un romanzo

- ‘Non ? successo niente’ ? il titolo. Avevo riposto aspettative enormi in quel romanzo

Perché?

- Parlavo di me, forse di una generazione un po’ allo sbando. E’ poi diciamo la verit?, non mi dispiaceva quello stile.

Un po’ cinematografico.

- Ecco. Capisce? E’ come sapere di avere la storia giusta e le persone a cui raccontarla. Mi aspettavo un successo, come minimo, planetario

E invece?

- Settemila copie, con una grande editore. Mi ? crollato il mondo

Sono cose che capitano, le resta la consolazione di aver scritto qualcosa innanzitutto per lei

- Scherza? Io scrivo per gli altri. Sono balle quando qualcuno dice che lo scrittore scrive per se stesso. Quelli che tengono le loro opere nel cassetto non vedono l’ora di essere pubblicati postumi

Lei quando ha cominciato a scrivere per raccontare?

- Fin da piccolo. Ricordo che ? stata mia madre la prima lettrice. Scrivevo e disegnavo. Ma nel disegno non avevo affatto talento

Altre passioni artistiche?

- Il regista cinematografico, ma ? un lavoro troppo di gruppo perché lo possa davvero fare. E poi il cantautore, ma ahim? sono stonato

Per? ha scritto canzoni

- Delle ballate. Umberto Eco mi ha detto che la metrica di quelle ballate era sbagliata. Ma io le ho scritte pensando alla musica e non per essere recitate

Il suo Dylan Dog a volte era arricchito di alcune ballate. Non le pesa, o meglio non la turba, il fatto di aver rinunciato a raccontare le sue imprese?

- Anche in Dylan Dog ho investito tantissimo. L? dentro c’? la mia vita. Non ho mai fatto classifiche su che cosa era meglio, se scrivere fumetti o romanzi

Le da fastidio che se ne parli?

- Niente affatto. Non sono come Conan Doyle che odiava Sherlock Holmes. In tutto avr? scritto un centinaio di storie di Dylan Dog. E spesso piangevo quando morivano i mostri. Capisce che alla fine uno come me si sentiva un po ‘ spompato

Cosa pensa del fatto che qualcun altro ha continuato a raccontare le storie di Dylan dog

- Ritengo che gli sceneggiatori che mi hanno sostituito siano bravissimi. Oggi i miei interventi sulle storie sono davvero minimi

Dopo Sclavi i nipotini di Sclavi

- Non la metterei in questi termini. Nei momenti di massima esaltazione mi piace immaginare che certe cose abbiano dato vita a un gruppo. Per? sono per l’abolizione dello sclavismo

Non male, mi sembra una battuta di Groucho

- Potrebbe averla pronunciata

Il personaggio di Groucho era il contrappeso agli incubi di Dylan dog

- E’ vero. Del resto l’horror mi piace sempre meno. E’ lo splatter come genere ? finito. Le poche storie alle quali ancora lavoro tendono alla commedia, alla Neil Simon per intenderci

Quindi non ? buio totale nella sua crisi

- Avevo incominciato a un romanzo nuovo, ne ho scritto una met? e alcune storie nuove di Dylan Dog. Poi ? arrivato il blocco. Mi ricordo che fissavo il computer acceso con una malinconia crescente e io che dico “Tiziano, che cazzo stai scrivendo”

Ha buttato tutto?

- Non butto mai niente. E’ una regola. Ho il senso del lavoro e del tempo che passa

Che rapporto ha con i soldi?

- Ho un po’ le mani bucate. Sono un tirchio dai cinquanta euro in gi?- Non ? mia la battuta, ma rende l’idea. I miei soldi vanno via per le cose pi? futili. Colleziono di tutto: computer, penne stilografiche, accendini, statuette di Superman, armi di plastica, videogiochi. Circondato da queste cose sono un bambino felice

Che senso ha per lei collezionare

- Nessuno, anzi le dir? che a pensarci bene mi provoca una leggera tristezza. Credo che il gesto del collezionare sia prettamente maschile. Il che la dice lunga sulla scarsa intelligenza degli uomini.

Lei colleziona anche libri

- Li colleziono, diciamo li raccolgo, e a volte li leggo

Con che criterio?

- Nessuno. Passo tranquillamente da Don Chisciotte all’ultimo Ludlum. Per? i miei autori preferiti sono Thomas Mann e Stephen King

Un accostamento un po’ ardito

- No, perché metterei tranquillamente Misery all’altezza di tutto Mann. E’ un libro che riscatta le pene del romanzo popolare

E’ la storia di un’ossessione, di uno scrittore costretto a scrivere

- Uno scrittore non dovrebbe mai essere costretto. Sei costretto a fare l’ operaio, il minatore, ma non lo scrittore

Com’? la sua giornata , ora che scrive sempre meno?

- Dormo, mangio, faccio le cose pi? normali. Mi occupo del cane e del gatto. Vedo molti film. Per un po’ lavoro e leggo, ora mi occuper? ad esempio della mia biblioteca

In che senso?

- Ho deciso di donare i miei 25 mila volumi alla biblioteca civica del paese. Vorrei che a goderne fossero gli altri, soprattutto i ragazzi

E’ strano una donazione fatta in vita

- Da morto che gusto ci sarebbe?

La morte ? spesso entrata nella sua vita

- E’ stata la compagna delle mia vita. Non sa quante volte mi sono svegliato in un letto d’ospedale dopo aver tentato il suicidio. Arrivavo a prendere centinaia di pasticche. Ma siccome sono un vigliacco militante, telefonavo all’amico chiedendogli di venirmi a salvare

Come ha curato le sue depressioni?

- Ho provato di tutto. I farmaci innanzitutto. Potentissimi. Ricordo che la volta in cui andammo assieme al ristorante avevo assunto un farmaco a causa del quale mi sentii malissimo. Scoprii in seguito che era incompatibile con certi cibi. Poi ci fu l’elettroshock. Fu umiliante, avvilente, pazzesco

Perch?

- Venni ricoverato a Pisa in una clinica e poi fui portato da un’altra parte, perché la clinica non era attrezzata. La cura, voluta da un celebre primario che aveva scritto tanti celebri libri, consisteva in una serie di elettroshock da fare sotto anestesia totale. La terza o quarta volta che andai furono cos? goffi, cos? dilettanteschi da farci involontariamente vedere un paziente che stava subendo lo stesso trattamento. Fu uno spettacolo orribile

Lei cosa fece

- Me ne andai di corsa. Fermai un taxi e chiesi ala tassista quanto mi sarebbe costato arrivare a Milano. Mi disse: un milione. Salii in macchina e partimmo.

Quando prima alludeva alla sfortuna era anche a questo che si riferiva?

- Ma s?, per dirla con Guccini, la mia vita fino a un certo punto ? stata “tutto in incubo scuro, un periodo di buio, gettato via”

La vita di ciascuno di noi ? una somma di atti

- La mia ? fatta di sottrazioni

Qual ? la cosa pi? importante che le ? capitata nella vita?

- A parte mia moglie Cristina, la psicoanalisi. L’ho fatta per 24 anni. Senza analisi non credo sarei qui a parlare

E cosa ha provato quando anche l’analisi ? finita?

- Un misto di stati d’animo. A volte di sollievo, altre ancora di rabbia

Rabbia perché?

- Conosce il rancore che monta dentro quando ci si sente abbandonati dalla donna che sia ama? Ecco l’analisi per me era la donna che amavo, era il mio latte, il mio nutrimento. A volte sono talmente incazzato con lei che mi dico che non ? servita a niente

E lo pensa davvero?

- Non so benissimo che non si pu? essere pazienti a vita. Lo dice l’ esperienza e anche i sacri testi

Rientrano nelle sue letture i vari Freud e Jung?

- Ho sempre avuto un blocco nel leggere cose di psicoanalisi. Quando capitava l’occasione mi dicevo: ma questo testo lo deve leggere il mio psicoanalista, non io che lo pago

Quando ha terminato l’analisi?

- Circa tre anni fa

Si potrebbe insinuare che quando a smesso con l’analisi ha anche smesso di scrivere

- Detesto le relazioni ricattatorie, del tipo se finisce una cosa finisce anche l’altra. E sebbene a volte ami piangermi addosso, devo dire che la mia vita oggi va molto meglio

Uno Sclavi ottimista?

- Sono un uomo di sinistra, ma l’ottimismo lo lascerei perdere

Del tutto?

- Mettiamola cos?. Ricordo una frase di Lichtenberg che recitava “Non posso dire se le cose saranno migliori quando cambieranno, ma so che devono cambiare se si vuole che siano migliori”. Lo diceva nel Settecento, ma non credo che oggi dovremmo apportargli molte correzioni

Come ha scelto la casa dove abitare?

- Non ? distante dalla clinica dove sono stato ricoverato. Qui intorno ? tutto molto bello

Vai spessi a Milano?

- Il meno possibile. Vent’anni fa l’adoravo, oggi mi appare volgare e cattiva

Cattiva?

- Si, incattivita. La sento ostile. Preferisco starmene qui a badare alle mie cose. Vedere i miei film prediletti

Ma non la televisione

- Sono quattro anni che non la guardo, con l’eccezione della partita di calcio che le dicevo

Cinema s?, televisione no. Perché?

- Ci? che il cinema crea, la televisione distrugge

Un entusiasmo motivato da cosa?

- Non lo so. Ero un neonato quando mia madre mi port? le prime volte al cinema

I suoi registi prediletti?

- E’ difficile e forse ingiusto stilare una classifica. Dovrei lasciar fuori Trauffat, rohmer, Hitchcock, De Palma, Chaplin, per?…

Per?…

- I registi che amo di pi? in assoluto sono Moretti e Kubrick

Due autori diversissimi

- Sono perfetti. La simmetria di certe scene, il contrappunto delle battute, la freddezza con cui girano, me li fa mettero sullo stesso piano

Moretti ? molto pi? elementare di Kubrick

- E’ raffinatissimo. Solo che non lo fa vedere. Del resto ? questa l’arte di un talento: sorprendere nascondendo ci? che altrimenti diverrebbe troppo facile da vedere

Traduca

- A me capit? di dire che Barry Lindon fosse in qualche modo un film di fantascienza. La battuta non fu capita. Poi un giorno ho letto Kubrick sostenere che un film che parla del passato e del futuro ? un’opera di fantascienza. Quello che Kubrick spiegava io lo avevo semplicemente intuito

Popularity: 11% [?]

Un ratto sullo schermo

21 Giugno 2006

Un ratto sullo schermo

Ratman

I supereroi stanno vivendo una vera ribalta cinematografica, negli ultimi anni. Ora, dopo l’Uomo Ragno, Batman, gli X-Men, Daredevil, Elektra e compagnia bella, si sta pensando di portare sul grande schermo le avventure del pi? piccolo, infimo e ridicolo supereroe di tutti i tempi: Rat-Man, il protagonista del famosissimo fumetto di Leo Ortolani, che da diversi anni sollazza le giornate di numerosi lettori con le sue (dis)avventure. Le notizie si accavallano, si confermano e si confutano a vicenda, ma pare ormai certo che il topastro e la sua allegra combriccola finiranno per approdare a Hollywood. Non solo, pare che l’accordo con la Marvel statunitense preveda anche la stampa delle avventure del ratto per il mercato americano.

Il film di Rat-Man sar? prodotto dalla sconosciuta Jellyfish Productions. Nulla si sa ancora con certezza sui nomi del regista o degli attori. Tra questi, per il ruolo del protagonista si vocifera che la scelta dovrebbe cadere su uno di due candidati: Jack Black (School of Rock, Amore a prima svista) o il nano Warwick Davies (Il Ritorno dello Jedi; Willow). La solite voci darebbero anche per confermato l’ormai decaduto Eddie Murphy nel ruolo dell’Ispettore Brakko, mentre pare che il piccolo cane di quest’ultimo sar? un personaggio completamente digitale. Addirittura sembra sia stato contattato John Malkovich per dare le sembianze al “pap?” di Ratty, lo spietato Valker.

Leo Ortolani, che non conferma e non smentisce la realt? del progetto, si dice comunque dubbioso sulle possibilit? del suo eroe di far breccia nei cuori del pubblico americano. “Se faranno un film su Rat-Man,” ha affermato il disegnatore, “dimostreranno molto pi? coraggio di quel che penso abbiano.”

Il film, fermo al casting per il momento, potrebbe uscire nelle sale americane nell’estate del 2008. Non resta che attendere nuove da oltreoceano e sperare che il coraggio della casa di produzione non venga sprecato in una trasposizione da poco.

Corriere Fantascienza

Popularity: 7% [?]

Cattivik: Il genio del male

21 Giugno 2006

YUK YUK ! :)

Cattivik ? uno dei tanti personaggi a fumetti nati dalla matita di Bonvi ma portato al successo da Silver.

Il personaggio ? un grottesco e sfortunato ladro in calzamaglia nera. Vede la luce nel 1965 su un giornale studentesco modenese come parodia dei ben pi? scaltri e cinici ladri e criminali Diabolik e Satanik; ? riproposto il 19 luglio 1970, in veste di personaggio completo, sulle pagine di Tiramolla.

Presto la realizzazione delle avventure viene affidata, come accennato, a Silver, il quale le pubblica su numerose riviste dell’epoca (una su tutte: il Corriere dei Ragazzi) per poi infine, nel 1989, inaugurare una testata interamente dedicatagli.

Nella sua ultima incarnazione, quella che appunto lo vede protagonista di una intera testata editoriale, Cattivik ? una sorta di maldestro ladruncolo che vive nelle fogne di un’anonima citt?. Si impone come anti-eroe e vittima del sistema. Cattivik ? amante del cattivo gusto, irascibile, talvolta ignorante della realt? che lo circonda, ? stupido ma impavido, sempre desideroso di compiere i pi? efferati crimini: che vanno dal furto di un prezioso gioiello allo scippo di una vecchina.

Caratteristiche

Tra le peculiarit? del personaggio spicca il singolare modo di parlare, che impone l’esclusione dell’ultima vocale di ogni parola, la tipica risata sghignazzante (a scelta tra Yuk, yuk, yuk e Uaz, uaz, uaz!) che spesso riecheggia tra i sordidi vicoli della citt? incutendo timore nei passanti (o meglio: nell’omino in bombetta, il Solitomino, tradizionale vittima dei crimini del protagonista e dunque inconsapevole co-protagonista delle avventure) e il modo di spostarsi da un luogo all’altro saltellando, o meglio rimbalzando sfruttando la sua curiosa forma a pera.

I lettori

Le sue esilaranti avventure sono caratterizzate da una sottile satira a tutto e a tutti e da quel tocco di “ingenua volgarit?” che fanno di Cattivik un personaggio adatto alla lettura da parte dei bambini in quanto sfortunato, divertente e implicitamente moralistico (dati gli scarsi risultati delle sue malefatte egli ? la dimostrazione che “il crimine non paga”) sia degli adulti che vedono messi in ridicolo molti stereotipi della vita moderna.

Popularity: 9% [?]

Diabolik

18 Giugno 2006

diabolikx.jpg

“Diabolik” Bur Rizzoli

Carlo Lucarelli rilegge l’eroe nero del fumetto, nel volume dedicato dalla Bur al personaggio creato dalle sorelle Giussani

Dopo “Braccio di ferro”, “Martin Myst?re”, “Superman” e “Mandrake”, nella collana “I classici del fumetto” della Bur esce in questi giorni un volume dedicato a “Diabolik”. Dal libro pubblichiamo il ritratto che il giallista Carlo Lucarelli ha dedicato al capostipite italiano degli “eroi neri” del fumetto.

CHE BRIVIDO ARRESTARE DIABOLIK

di Carlo Lucarelli

Una notte sognai che ero l’ispettore Ginko e che avevo arrestato Diabolik. Eravamo in una stanza spoglia, da interrogatorio, o in uno scantinato. C’erano pareti nude ombreggiate a matita, una lampada da tavolo su una scrivania che sporgeva nell’angolo dell’inquadratura e una sedia al centro della vignetta. Su quella sedia, legato con le braccia dietro allo schienale, a volto scoperto, senza maschera, c’era lui, Diabolik. Davanti, c’ero io, Ginko. Perché Ginko? Me lo sono chiesto un sacco di volte. Perché Ginko e non Diabolik? Perché sognare di essere quel poliziotto comprimario dall’assurdo taglio di capelli e non il protagonista in calzamaglia nera? Credo che la risposta sia: amore e odio. Amore e odio, quell’insieme di sgomento e di attrazione che la normalit? del quotidiano prova di fronte alla affascinante e sconcertante eccezionalit? della met? oscura. Mi spiego. Quello creato dalle sorelle Giussani nell’ormai lontano 1962 ? sicuramente un personaggio eccezionale e la sua eccezionalit? nasce direttamente dalla met? oscura del mondo e delle cose. Diabolik ? una fiamma nera che brucia intensamente, che guizza l? dove ? difficile anche solo spingere lo sguardo. E’ amorale, di un’amoralit? naturale e immediata, diabolica. Lui non ? Robin Hood, non ruba ai ricchi per dare ai poveri, anche se le collezioni di gioielli, i quadri famosi o semplicemente i soldi che prende da inaccessibili forzieri appartengono sempre a personaggi equivoci e disgustosi, che quel furto, in fondo, se lo sono meritato. E non ruba neppure per se stesso, per avidit?, per esempio, perché di tutte le fortune che ha accumulato in anni di furti, anno dopo anno, un albo dopo l’altro, non c’? traccia, se non nelle ville dalle stanze segrete, nelle maschere di plastica o nelle auto superaccessoriate, che qualcosa devono pur costare. O in qualche gioiello da agganciare al candido collo della bellissima Eva Kant. Potrebbe essere pi? ricco di Bill Gates, ritirarsi alle Bahama, comprarsi la Telecom, dare la scalata a Mediobanca… e invece niente, investe il ricavato dei furti in nuovi furti e nuove fughe, per autogenesi, in un vivere velocissimo, alla giornata, che brucia e non conserva. In questo, nella sua vita di ladro, Diabolik travolge tutto e tutti, con lucida e spietata determinazione. Adesso meno, adesso gli autori ci stanno pi? attenti e lo fanno agire con pi? moderazione, ma nei primi albi Diabolik uccideva, subito, senza pensarci, e chiunque. Poliziotti di scorta, ignari testimoni, ricchi proprietari, amanti di ricchi proprietari, criminali concorrenti, delinquenti organizzati… uccisi dal suo pugnale o da aghi al cianuro, da gas tossici usciti dai condotti di aerazione, da veleni mescolati al whisky, da spettacolari incidenti d’auto. Le sue vittime, quando se lo sentivano alle spalle o lo vedevano togliersi la maschera avevano un unico ultimo pensiero: “Diabolik! Siamo morti!”. Tutti, tranne l’ispettore Ginko. La notte in cui lo sognai, c’era con me anche un poliziotto in uniforme, anche lui ombreggiato a matita e rifinito a china. Uno di quei giovanotti alti e con le spalle larghe, il berretto calato sulle fronte e la giubba allacciata attorno al collo, con le mostrine del corpo di polizia metropolitana di Clerville. Ricordo che lo guardai con sospetto. E se non fosse un vero poliziotto? Se quel volto da bravo ragazzo non fosse il suo? Se sotto i lineamenti plasmabili di una maschera di plastica ci fossero quelli enigmatici di Eva Kant? Un personaggio eccezionale. Diabolik lo ? anche nella trasgressione. C’? una naturale, magnetica, animalesca sensualit? in lui e nelle sue storie. Intanto, praticamente gira nudo.

Agisce coperto da una sottilissima calzamaglia nera che ne scolpisce i muscoli da acrobata ladro, e quando si toglie il passamontagna scopre uno sguardo magneticamente obliquo, che pi? che a Robert Taylor, l’attore al quale le sorelle Giussani hanno dichiarato di ispirarsi, lo fa assomigliare allo Sean Connery dei primi James Bond. E poi c’? Eva, la sua compagna nel crimine e nella vita, bellissima. Bionda, slanciata e perfetta come una Barbie cattiva. Gelida ma romantica. Sempre sensuale in bikini, in pantaloni lunghi e anche travestita da poliziotto. Tra lei e Diabolik non c’? solo amore, intenso ma normale amore, come c’? tra Ginko e Altea, per esempio, tra loro c’? passione, c’? desiderio, c’? sesso, anche se alla fine non si vede mai niente. Credo che in tutti gli albi di Diabolik, almeno in tutti quelli che ho letto io, non si veda niente di pi? dell’ombra di un seno nudo e non ci sia niente di pi? spinto di un bacio, ma quando Diabolik ed Eva Kant si abbracciano dopo essere riusciti a sfuggire alla cattura, non si abbracciano solamente, si gettano l’uno nelle braccia dell’altra e da come si stringono lo senti che stanno bruciando. Un erotismo casto, una sensualit? di fondo, anche in quei volti di dark lady, di amanti vittime, di mogli traditrici dai nomi esotici, Thea, Rosaura, Alba, che stanno dietro a ogni albo. E che ha fatto in modo che per un po’ assomigliassero a quei giornalini sporchi che si trovavano dal barbiere. “Cos’? quello? Cosa stai leggendo?”, “Niente, mamma… ? Diabolik”. Non c’entravano nulla con i fumetti del barbiere, ma quando cominciavi a leggere Diabolik era segno che non eri pi? un bambino. Lo capii dallo sguardo sospettoso di mia nonna, per esempio, quando all’uscita della Messa ci fermammo come al solito davanti al giornalaio, lei disse “Topolino o Capitan Miki?” e io dissi, “Diabolik, grazie”. Quello notte, davanti al criminale in calzamaglia legato alla sedia sotto la lampada da interrogatorio, le braccia tese all’indietro e la testa china, l’agente che era con me mi guard? con aria sconsolata e rassegnata. “Che cosa lo abbiamo arrestato a fare, ispettore” mi disse. “Tanto prima o poi ci scappa”. Ecco, soprattutto, Diabolik ? un genio. Un Genio del Male, naturalmente, e con la G e la M maiuscole. Lui, e non solo lui, anche Eva, si intendono di meccanica meglio dei progettisti della Ferrari, sanno di chimica pi? di Rita Levi Montalcini, architettano case che Le Corbusier se le sogna. Sono Geni puri, perché non sono ricercatori o sperimentatori, sono i Geni del Colpo di Genio. Quello che li porta dentro ville inaccessibili, caveau blindati e musei sotto sorveglianza armata. Ma soprattutto quello che risolve le situazioni. Sono in macchina, in un vicolo senza uscita bloccato da agenti armati di lanciarazzi, inseguiti da tre auto della polizia che gli stanno sparando addosso, hanno le gomme forate, un incendio a bordo, un principio di avvelenamento, sono in trappola, Dio Santo, IN TRAPPOLA, tanto che nella vignetta della pagina successiva, quella del colpo di scena, non pu? che esserci disegnata la cattura di Diabolik, e Ginko che gli sta attaccato al paraurti lo dice anche “lo abbiamo preso!”. E invece no, succede qualcosa, l’auto si trasforma, il vicolo si trasforma, spuntano chiodi, macchie d’olio, rampe nascoste sotto l’asfalto, succede qualcosa di imprevedibile e Diabolik ? in salvo. Un Genio, lucido, razionale, pragmatico, che mette le proprie eccezionali facolt? intellettuali non tanto al servizio del Male in sé, del furto e del bottino, quanto della Suspense e del Colpo di Scena. Quasi che il momento culminante di tutta la vicenda fosse quel volare via, lasciando Ginko e tutte noi concrete, tranquille e quotidiane persone normali a guardarlo con la bocca aperta. Mi ricordo che quella notte, dopo che l’agente ebbe detto quella frase, tanto prima o poi quello ci scappa, io dissi “no!”. E ricordo con orrore di democratico e garantista, che allora tirai fuori la pistola da sotto alla giacca e gliela puntai alla tempia. “No. Questa volta no”. Fu in quel momento che Diabolik alz? la testa e mi guard?, con quei suoi occhi obliqui. Sorrise anche, nonostante di solito non lo faccia quasi mai. E io capii. Un attimo dopo, mia madre apriva la porta con una tazza di caffelatte in mano, gridava “alzati che fai tardi a scuola!” e spalancava la finestra, mentre la luce del mattino faceva impallidire la stanza degli interrogatori come una tavola stampata male. Il tempo di aprire gli occhi e Diabolik, maledetto!, era gi? fuggito.

Carlo Lucarelli

da www.carlolucarelli.net

Popularity: 17% [?]

« Pagina precedente

Bottom