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Prossima apertura: una biblioteca digitale per l’Europa

18 Agosto 2008

La diversità culturale europea quale si manifesta attraverso libri, musica, quadri, fotografie e film accessibili a tutti i cittadini con un clic del mouse a partire da un portale unico - il sogno di una biblioteca digitale europea - potrebbe diventare realtà questo autunno. Sono però necessari altri sforzi da parte degli Stati membri dell’UE, ha detto oggi la Commissione in una nuova comunicazione sulla diffusione di versioni digitali di opere in possesso di istituzioni culturali di tutta l’Europa. Grazie alla digitalizzazione delle opere culturali gli europei possono avere accesso a materiale conservato in musei, biblioteche e archivi stranieri senza bisogno di viaggiare o sfogliare centinaia di pagine per trovare un’informazione. Le biblioteche europee da sole contengono oltre 2,5 miliardi di libri, ma solo l’1% circa del materiale archiviato è disponibile in formato elettronico. La Commissione ha pertanto sollecitato gli Stati membri a impegnarsi di più per mettere on line opere digitalizzate da consultare in formato elettronico per studio, lavoro o svago e nel biennio 2009-2010 stanzierà circa 120 milioni di euro per migliorare l’accesso al patrimonio culturale europeo on line.

“La biblioteca digitale europea sarà uno strumento rapido e di facile uso per accedere ai libri e alle opere d’arte europee - nel proprio paese o all’estero. Grazie ad essa, ad esempio, uno studente ceco potrà consultare la British Library senza andare a Londra o un irlandese appassionato di arte potrà ammirare La Gioconda senza fare la coda al Louvre,” ha affermato Viviane Reding, commissaria europea per la Società dell’informazione e i media. “Tuttavia, anche se negli Stati membri si sono registrati progressi di rilievo sul piano dell’accessibilità via internet dei contenuti culturali, per accelerare la digitalizzazione sono necessari maggiori investimenti pubblici e privati. Il mio obiettivo è una biblioteca digitale europea, che si chiamerà Europeana, ricca di contenuti a disposizione del pubblico entro la fine dell’anno”.

La Commissione ha ribadito oggi il proprio impegno ad aiutare gli Stati membri a mettere on line i contenuti culturali di valore. Nel biennio 2009-2010, 69 milioni di euro del programma di ricerca della UE saranno destinati alla digitalizzazione e allo sviluppo di biblioteche digitali. Nello stesso periodo, verranno stanziati circa 50 milioni di euro, a titolo del programma per la competitività e l’innovazione, per migliorare l’accesso ai contenuti culturali europei. Si stima però che per digitalizzare cinque milioni di libri conservati nelle biblioteche europee saranno necessari, in totale, circa 225 milioni di euro, senza contare oggetti come manoscritti e quadri. Per realizzare il sogno di una biblioteca digitale europea (Europeana) sono necessari investimenti consistenti da parte delle istituzioni nazionali, ma attualmente la maggior parte dei paesi dà solo un contributo modesto e frammentario alla digitalizzazione.

La Commissione ha sollecitato oggi gli Stati membri ad incrementare le capacità nel settore per rendere accessibili le proprie collezioni ai cittadini europei, a collaborare con il settore privato e a intervenire sulle seguenti priorità:

* è necessario destinare alla digitalizzazione finanziamenti più consistenti ed elaborare piani per stabilire quanto materiale deve essere digitalizzato.
* Nella maggior parte dei paesi mancano ancora metodi, tecnologie ed esperienze per quanto riguarda la conservazione del materiale digitale, essenziali affinché tali contenuti restino accessibili anche alle generazioni future.
* È necessario attuare norme comuni per rendere compatibili le diverse fonti di informazioni e banche dati e consentirne l’uso da parte della biblioteca digitale europea (Europeana).
* Si devono risolvere le questioni in materia di copyright, in particolare trovare soluzioni giuridiche al problema delle opere orfane - per le quali è impossibile reperire i titolari dei diritti per avere l’autorizzazione alla digitalizzazione (IP/07/508).

I visitatori delle biblioteche digitali possono scoprire, in formato elettronico, copie della famosa Bibbia di Gutenberg - il primo vero libro mai stampato - sul sito web della British Library, la voce di Maria Callas o di Jacques Brel all’Institut National de l’Audiovisuel francese o il capolavoro di Leonardo da Vinci, La Gioconda, al Louvre - senza biglietto.

Alcuni Stati membri hanno adottato iniziative esemplari per accelerare la digitalizzazione delle opere culturali. Nel 2007 la Slovenia ha approvato una legge sui partenariati pubblico-privato, che offre nuove opportunità di promozione privata di progetti di digitalizzazione in istituzioni pubbliche. La Slovacchia ha ristrutturato un vecchio complesso militare da utilizzare come struttura di digitalizzazione su larga scala con robot che girano automaticamente le pagine. La Finlandia, la Slovacchia e la Lituania hanno utilizzato anche i Fondi strutturali europei per finanziare la digitalizzazione.

Dalla valutazione della Commissione, tuttavia, emerge anche che in molti casi c’è uno scarto notevole fra gli oggetti che sono stati digitalizzati e la loro accessibilità on line. In Germania, ad esempio, solo un museo su quattro fra quelli che dispongono di materiale digitalizzato lo mette a disposizione on line ed è on line solo l’1% del materiale digitalizzato dagli archivi polacchi.

Contesto

La biblioteca digitale europea rientra nell’iniziativa i2010, adottata dalla Commissione il 1° giugno 2005 (IP/05/643). Il 24 agosto 2006 la Commissione ha adottato una raccomandazione sulla digitalizzazione e la conservazione digitale (IP/06/1124). Nel Consiglio cultura del 13 novembre 2006, infine, i ministri degli Stati membri hanno convenuto di procedere con la digitalizzazione (Pres/06/309).

Comunicazione e valutazione dei progressi della digitalizzazione:

http://ec.europa.eu/information_society/activities/digital_libraries/index_en.htm

La biblioteca digitale mondiale:

http://www.worlddigitallibrary.org/project/english/index.html

La biblioteca europea:

http://search.theeuropeanlibrary.org/portal/en/index.html

Europeana:

http://www.europeana.eu/

MEMO/08/546

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H.P. Lovecraft e il Necronomicon

23 Luglio 2008

Libro di incantesimi per avecraftntonomasia, prototipo e capostipite di tutti i grimori, il folklore vuole che questo antichissimo volume sia rilegato in pelle umana.
H.P. Lovecraft si divertì a ricostruirne la vicenda bibliografica nel racconto “La storia del necronomicon”. Questa brevissima novella compare dopo le prime menzioni del “libro dei morti” in altre creazioni narrative e vuole essere una ricapitolazione più o meno inventata delle sue vicende
. Ad esso vengono così attribuiti un’origine ed un passato ed entra a far parte dell’immaginario collettivo come “tomo maledetto” par excellence, la cui citazione sembra tuttora essere un must per chi vuole scrivere “alla Lovecraft”. Ne è testimonianza il manierismo naif dei cosiddetti “continuatori del culto” del Solitario di Providence come Robert Bloch e Frank Belknap Long.

Del Necronomicon esce presto un’edizione economica per la Fanucci, nel cui apparato paratestuale si precisa come il contenuto delle invocazioni ai Grandi Antichi sarebbe il frutto di avventurose e durissime ricerche archeologiche condotte nel deserto dell’Iraq nonché della traduzione di un fantomatico reperto : le Tavolette di Kutu.
Questo testo narrerebbe della nascita dell’universo e delle lotte fra le divinità primigenie, della sconfitta degli antichi dei e dell’instaurarsi di un ordine costituito da divinità false e codarde.
Solo la riapertura del Cancello di Ganzir -il cui aspetto attuale sarebbe una costellazione-, cioè il portale dietro il quale essi sono stati rinchiusi, potrà ristabilire l’ordine e riportare il dominio dei Grandi Antichi sulla terra.

Essi, gli Dei Esterni, abitano inconcepibili spazi extracosmici, sono del tutto indifferenti alle vicende umane ed hanno in Cthulhu il loro esponente più terribile. Il Necronomicon sarebbe stato scritto sotto dettatura da un loro ministro sulla terra: Abdul El Alhazred, meglio conosciuto come l’Arabo Pazzo. Il procedimento è un inquietante analogo della ricezione del Liber Al Vel Legis da parte di Therion. Tuttavia il libro dei riti funebri Sumero non tratta di Thelema ed Agapè ma di mostruose componenti materiali, sigilli e segni utili a chiamare gli Antichi ed ottenere i loro favori…

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Lo Specchio nello Specchio

19 Luglio 2008

E se fossimo un sogno? Un sogno che nessuno sta sognando? Se fossimo il riflesso l’uno dell’altro, incastonati in una meccanica senza fine, dove l’uomo è sia l’interno che l’esterno? Dentro l’uomo e fuori dall’uomo, come se tutto fosse un unico percepire con modifiche collettive e soggettive, Michael Ende ha steso questo romanzo che trovo superbo, in realtà storie , episodi non necessariamente incastonati fra loro, oppure si? Oppure è un sogno e rivediamo le nostre creazioni, ci disperiamo e gioiamo con esse ad una fottuta ricerca di un supremo che non c’è. Figli della materia sempre esistita, manipolatori ma anche schiavi della logica del limite e del partito preso, schiavi di nomi che minimizzano ogni cosa.

E’ questo il messaggio di Ende, quello che ho compreso e la forma eterna cerca di estrapolarla dal proprio cognome “All’inizio mi chiamo fine”, un gioco di parole perchè il cognome Ende significa appunto “fine”. Del resto Ende ci ha nutrito tutti quanti con “la Storia Infinita” dove l’osservatore diventa protagonista e l’esterno diviene interno, la capacità di creare copn la coscienza, con l’ego appunto come si fa da bambini, il gioco della vita e la regola appartengono ai
piccoli giocatori, episodio per episodio. Sebbene fantasia e realtà siano qualcosa che deve restare separato e distinto, Ende con la sua creatività ci fa comprendere più che mai l’esistenza di una nutrizione fra le due essenze. “lo Specchio nello Specchio” è un titolo che propone due finiti che generano l’infinito, due specchi che si riflettono a vicenda senza limite. Ende narra di omini che entrano in una lavagna, di funamboli, di soggetti che sono contemporaneamente mangiatori e cibo, casa ed abitante.

La tecnica è quella di trasferire la realtà su un piano nobile disatricolandola dal limite, rendendola plasmabile dalla mente umana anche se questa lavora in funzione di ciò che plasma. Episodi che portano ad una riflessione percettiva, ad un ampliamento della coscienza, o forse non è vero che i libri di Ende siano vivi? Siamo ciò che vogliamo,all’improvviso, alternando la vita di tutti i giorni con forme e sentimenti facenti parte del nostro gioco di ruolo. Un ruolo che tutti giocano perchè mutando l’essenza anche il resto muta.
Questa è la mia impressione leggendo i libri di Ende.
Ne “lo Specchio nello Specchio” sono presenti anche disegni del padre di Michael, Edgar Ende, disegnatore e pittore surrealista. Starà a voi capire dove inizia la metafora e dove iniziate voi, oppure viceversa, come desiderate!

Marco Dimitri

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I cinesi non muoiono mai

16 Luglio 2008

I cinesi non muoiono mai Pochissimi giorni fa è uscito per i tipi di Chiarelettere un libro dal titolo particolare, I cinesi non muoiono mai, scritto dai giornalisti Raffaele Oriani e Riccardo Staglianò. Già si capisce qual è il focus dell’inchiesta che va Torino a Matera senza tralasciare la provincia - gli immigrati che arrivano dal paese asiatico - e nella scheda di presentazione si aggiunge:
Rappresentano il 5 per cento del totale degli immigrati regolari. Poca cosa. Eppure li vediamo ovunque nelle nostre città. Aprono negozi, bar, ristoranti, interi quartieri sono diventati piccole Chinatown. Un’impresa straniera su sette è cinese. La prima generazione di immigrati oggi ha i figli che frequentano l’università. Ma allora li guardavamo con curiosità, ora con paura. L’Italia è cambiata. Sono accusati di tutto: prostituzione, riciclaggio di denaro sporco,

traffico di rifiuti, sfruttamento di bambini. Ma siamo sicuri che sia veramente così? Vale la pena conoscerli da vicino e raccontarli. Dietro una quantità industriale di luoghi comuni (”i cinesi non muoiono mai”, “nei ristoranti servono carne di cane” eccetera), le storie e le testimonianze raccolte in questo libro rivelano un popolo ottimista, che vede un futuro davanti a sé e ha voglia di costruirselo.

Antonella Beccaria

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La via oscura: l’orrore di un ritratto sociale

12 Luglio 2008

Se c’è chi credesse poi che le pagine di questo libro contengano descrizioni fastidiose o raccapriccianti perché appartiene al più estremo dei generi del mistero, si dovrà ricredere: da un lato, infatti, McCammon dosa con sapienza l’orrore che inserisce; dall’altro le cronache dei giornali degli ultimi mesi hanno fornito esempi di

ben più becera natura che non hanno nemmeno l’attenuante della fantasia di uno scrittore. Insomma, come accade per Joe R. Lansdale con “La notte del drive-in”, anche qui si ritrova una lettura della quotidianità, un ritratto efficace di una società che sembra non conoscere differenze, almeno a livello geografico, quando si tratta di odio.

La via oscura di Robert R. McCammon
Prefazione di Danilo Arona
Traduzione di Flora Staglianò
Gargoyle Books, 2008
ISBN 9788889541203

(Questa recensione è stata pubblicata sul numero 2 di MilanoNera. Qui il link per scaricare la versione in pdf del free press letterario.)

Antonella Beccaria

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