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H.P. Lovecraft e il Necronomicon

23 Luglio 2008

Libro di incantesimi per avecraftntonomasia, prototipo e capostipite di tutti i grimori, il folklore vuole che questo antichissimo volume sia rilegato in pelle umana.
H.P. Lovecraft si divertì a ricostruirne la vicenda bibliografica nel racconto “La storia del necronomicon”. Questa brevissima novella compare dopo le prime menzioni del “libro dei morti” in altre creazioni narrative e vuole essere una ricapitolazione più o meno inventata delle sue vicende
. Ad esso vengono così attribuiti un’origine ed un passato ed entra a far parte dell’immaginario collettivo come “tomo maledetto” par excellence, la cui citazione sembra tuttora essere un must per chi vuole scrivere “alla Lovecraft”. Ne è testimonianza il manierismo naif dei cosiddetti “continuatori del culto” del Solitario di Providence come Robert Bloch e Frank Belknap Long.

Del Necronomicon esce presto un’edizione economica per la Fanucci, nel cui apparato paratestuale si precisa come il contenuto delle invocazioni ai Grandi Antichi sarebbe il frutto di avventurose e durissime ricerche archeologiche condotte nel deserto dell’Iraq nonché della traduzione di un fantomatico reperto : le Tavolette di Kutu.
Questo testo narrerebbe della nascita dell’universo e delle lotte fra le divinità primigenie, della sconfitta degli antichi dei e dell’instaurarsi di un ordine costituito da divinità false e codarde.
Solo la riapertura del Cancello di Ganzir -il cui aspetto attuale sarebbe una costellazione-, cioè il portale dietro il quale essi sono stati rinchiusi, potrà ristabilire l’ordine e riportare il dominio dei Grandi Antichi sulla terra.

Essi, gli Dei Esterni, abitano inconcepibili spazi extracosmici, sono del tutto indifferenti alle vicende umane ed hanno in Cthulhu il loro esponente più terribile. Il Necronomicon sarebbe stato scritto sotto dettatura da un loro ministro sulla terra: Abdul El Alhazred, meglio conosciuto come l’Arabo Pazzo. Il procedimento è un inquietante analogo della ricezione del Liber Al Vel Legis da parte di Therion. Tuttavia il libro dei riti funebri Sumero non tratta di Thelema ed Agapè ma di mostruose componenti materiali, sigilli e segni utili a chiamare gli Antichi ed ottenere i loro favori…

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Lo Specchio nello Specchio

19 Luglio 2008

E se fossimo un sogno? Un sogno che nessuno sta sognando? Se fossimo il riflesso l’uno dell’altro, incastonati in una meccanica senza fine, dove l’uomo è sia l’interno che l’esterno? Dentro l’uomo e fuori dall’uomo, come se tutto fosse un unico percepire con modifiche collettive e soggettive, Michael Ende ha steso questo romanzo che trovo superbo, in realtà storie , episodi non necessariamente incastonati fra loro, oppure si? Oppure è un sogno e rivediamo le nostre creazioni, ci disperiamo e gioiamo con esse ad una fottuta ricerca di un supremo che non c’è. Figli della materia sempre esistita, manipolatori ma anche schiavi della logica del limite e del partito preso, schiavi di nomi che minimizzano ogni cosa.

E’ questo il messaggio di Ende, quello che ho compreso e la forma eterna cerca di estrapolarla dal proprio cognome “All’inizio mi chiamo fine”, un gioco di parole perchè il cognome Ende significa appunto “fine”. Del resto Ende ci ha nutrito tutti quanti con “la Storia Infinita” dove l’osservatore diventa protagonista e l’esterno diviene interno, la capacità di creare copn la coscienza, con l’ego appunto come si fa da bambini, il gioco della vita e la regola appartengono ai
piccoli giocatori, episodio per episodio. Sebbene fantasia e realtà siano qualcosa che deve restare separato e distinto, Ende con la sua creatività ci fa comprendere più che mai l’esistenza di una nutrizione fra le due essenze. “lo Specchio nello Specchio” è un titolo che propone due finiti che generano l’infinito, due specchi che si riflettono a vicenda senza limite. Ende narra di omini che entrano in una lavagna, di funamboli, di soggetti che sono contemporaneamente mangiatori e cibo, casa ed abitante.

La tecnica è quella di trasferire la realtà su un piano nobile disatricolandola dal limite, rendendola plasmabile dalla mente umana anche se questa lavora in funzione di ciò che plasma. Episodi che portano ad una riflessione percettiva, ad un ampliamento della coscienza, o forse non è vero che i libri di Ende siano vivi? Siamo ciò che vogliamo,all’improvviso, alternando la vita di tutti i giorni con forme e sentimenti facenti parte del nostro gioco di ruolo. Un ruolo che tutti giocano perchè mutando l’essenza anche il resto muta.
Questa è la mia impressione leggendo i libri di Ende.
Ne “lo Specchio nello Specchio” sono presenti anche disegni del padre di Michael, Edgar Ende, disegnatore e pittore surrealista. Starà a voi capire dove inizia la metafora e dove iniziate voi, oppure viceversa, come desiderate!

Marco Dimitri

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I cinesi non muoiono mai

16 Luglio 2008

I cinesi non muoiono mai Pochissimi giorni fa è uscito per i tipi di Chiarelettere un libro dal titolo particolare, I cinesi non muoiono mai, scritto dai giornalisti Raffaele Oriani e Riccardo Staglianò. Già si capisce qual è il focus dell’inchiesta che va Torino a Matera senza tralasciare la provincia - gli immigrati che arrivano dal paese asiatico - e nella scheda di presentazione si aggiunge:
Rappresentano il 5 per cento del totale degli immigrati regolari. Poca cosa. Eppure li vediamo ovunque nelle nostre città. Aprono negozi, bar, ristoranti, interi quartieri sono diventati piccole Chinatown. Un’impresa straniera su sette è cinese. La prima generazione di immigrati oggi ha i figli che frequentano l’università. Ma allora li guardavamo con curiosità, ora con paura. L’Italia è cambiata. Sono accusati di tutto: prostituzione, riciclaggio di denaro sporco,

traffico di rifiuti, sfruttamento di bambini. Ma siamo sicuri che sia veramente così? Vale la pena conoscerli da vicino e raccontarli. Dietro una quantità industriale di luoghi comuni (”i cinesi non muoiono mai”, “nei ristoranti servono carne di cane” eccetera), le storie e le testimonianze raccolte in questo libro rivelano un popolo ottimista, che vede un futuro davanti a sé e ha voglia di costruirselo.

Antonella Beccaria

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La via oscura: l’orrore di un ritratto sociale

12 Luglio 2008

Se c’è chi credesse poi che le pagine di questo libro contengano descrizioni fastidiose o raccapriccianti perché appartiene al più estremo dei generi del mistero, si dovrà ricredere: da un lato, infatti, McCammon dosa con sapienza l’orrore che inserisce; dall’altro le cronache dei giornali degli ultimi mesi hanno fornito esempi di

ben più becera natura che non hanno nemmeno l’attenuante della fantasia di uno scrittore. Insomma, come accade per Joe R. Lansdale con “La notte del drive-in”, anche qui si ritrova una lettura della quotidianità, un ritratto efficace di una società che sembra non conoscere differenze, almeno a livello geografico, quando si tratta di odio.

La via oscura di Robert R. McCammon
Prefazione di Danilo Arona
Traduzione di Flora Staglianò
Gargoyle Books, 2008
ISBN 9788889541203

(Questa recensione è stata pubblicata sul numero 2 di MilanoNera. Qui il link per scaricare la versione in pdf del free press letterario.)

Antonella Beccaria

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Il signore dei misteri

28 Giugno 2008

Master of the Mysteries: The Life of Manly Palmer HallSu BoingBoing viene segnalato un libro interessante appena uscito per Process Media, Master of the Mysteries: The Life of Manly Palmer Hall, scritto dal giornalista Louis Sahagun. Si tratta della biografia di un personaggio controverso e in Italia poco conosciuto che, trasferitosi negli Anni Venti a Los Angeles, divenne protagonista di una corrente culturale che si richiamava alla filosofia antica ed esoterica. Dalla descrizione del libro:

Hall revealed to thousands how universal wisdom could be found in the myths and symbols of the ancient Western mystery teachings. He amassed the largest occult library west of the Mississippi and founded The Philosophical Research Society in 1934 for the purpose of providing seekers rare access to the world’s wisdom literature. He became a confidante and friend to celebrities and politicians. In 1990, he died - some say he was killed - in what remains an open-ended Hollywood murder mystery. This dramatic story of Hall’s life and death provides a panorama of twentieth century mysticism and an insider’s view into a subculture that continues to have a profound influence on movies, television, music, books, art, and thought.

Cambiando argomento, ma forse neanche più di tanto, una segnalazione per a un amico, Luigi Milani (qui un suo ritratto), che ha vinto la prima edizione del concorso di poesia “nera” Orrorinversi con “Hyde”, componimento conciso e molto efficace.

Antonella Beccaria

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