Top

La Cacace e il Diavolo

10 Novembre 2007

Posto un’intervista che sicuramente farĂ  ridere (sia le domande che le risposte).
Purtroppo questa spazzatura, me ne assumo tutta la responsabilitĂ  etichettandola ’spazzatura, gira inrete creando nei piĂą sensibili un clima di terrore.
L’intervista è fatta ad una psicologa, Cristina Cacace’ che a quanto pare crede nella possessione diabolica. L’intervista mira a pubblicizzare il libro redatto dalla Cacace, manco a dirlo delle ‘Edizioni Paoline’, per intenderci, quelle che prendevano i bambini allo ‘Zecchino d’Oro’ solo se i genitori acquistavano una costosa enciclopedia…
‘Edizioni Paoline’ e scrittrice cattolica, l’intervista chi la poteva fare? ‘Zenit’ un portale, guardacaso, di matrice cattolica con lo scopo di fare del bene e che non disdegna di criminalizzare chi non la pensa come loro.

OK, Pronti? Ecco l’articolo di Zenit:

Abusi, rituali e crimini del satanismo

Il 78% dei giovani adolescenti è entrato in contatto con materiale satanico

ROMA, venerdì, 9 novembre 2007 (ZENIT.org).- In maniera paradossale, soprattutto nelle societĂ  industrialmente avanzate cresce una certa cultura e pratica dell’occulto, che genera azioni violente associate a rituali che culminano anche con l’assassinio e il suicidio.

Nonostante le denunce nei confronti della cultura nichilista, le forze dell’ordine registrano una crescita di persone che si dicono appartenenti a sette che adorano Satana.

PerchĂ© le sette sataniche hanno una tale diffusione? PerchĂ© le persone sono affascinate così tanto dall’oscuro mondo del male?

Per rispondere a queste domande, il prof. Tonino Cantelmi, Presidente dell’Associazione Italiana Psicologi e Psichiatri Cattolici e Direttore dell’Istituto di Terapia Cognitivo-Interpersonale di Roma, e Cristina Cacace, psicologa clinica dell’Istituto di Terapia Cognitivo-Interpersonale - IFO hanno pubblicato il libro “Il libro nero del satanismo. Abusi, rituali e crimini” (San Paolo Edizioni, 197 pagine, 12 Euro).

I due autori hanno svolto una ricerca a tutto campo nel mondo del satanismo, analizzando il senso religioso dell’uomo di oggi e i bisogni umani, spesso frustrati dalla corsa al possesso, alla felicitĂ  e al successo. Il libro propone un percorso terapeutico che aiuti coloro che si sono smarriti nel satanismo a ritrovare se stessi.

Per conoscere i risultati di questa ricerca, ZENIT ha intervistato Cristina Cacace.

Quanto c’è di vero nella possessione satanica che molti, troppi giovani, lamentano?

Cacace: Casi di possessione satanica accertati rappresentano una piccolissima parte rispetto a quelli denunciati. Ciò che ci allarma di piĂą invece è il gran numero di giovani che si accosta al satanismo, un culto estremamente distruttivo che si diffonde facendo leva sulle debolezze e le fragilitĂ  dell’uomo di oggi.

E’ vero che diversi fenomeni culturali, gruppi rock, letteratura esoterica, giochi di ruolo, carte per bambini, ecc. favoriscono una iniziazione dei giovani alla pratica dell’occulto? Quanto è vasto questo fenomeno? Ci sono statistiche in proposito?

Cacace: Sicuramente negli ultimi anni diversi fenomeni culturali hanno favorito la divulgazione di tematiche legate al satanismo e all’occultismo, ma è anche vero che lo sviluppo tecnologico ha reso tutto piĂą accessibile.

Per fare un esempio, mentre in passato un adolescente incuriosito si limitava a fare qualche seduta spiritica insieme agli amici, oggi invece si collega ad Internet e digitando la parola “satanismo” può accedere direttamente ai siti delle sette sataniche, dai quali può scaricare informazioni o acquistare materiale che gli consentono di diventare un satanista.

Se poi consideriamo che l’adolescenza è un periodo dello sviluppo di per sĂ© caratterizzato non solo da una notevole instabilitĂ  affettiva, ma anche dalla curiositĂ  per tutto ciò che è misterioso e da forti sentimenti di ribellione, diventa evidente perchĂ© un culto come il satanismo possa essere così attraente per molti giovani.

Esso infatti incoraggia tutto ciò che è naturale nello sviluppo adolescenziale, la ribellione, la sfida e l’unicitĂ  dell’individuo, ignorando però tutti i confini ed i valori relazionali, sociali e religiosi. Se mettiamo insieme solo questi fattori, che rappresentano peraltro una piccolissima parte di un fenomeno assai piĂą vasto e complesso, ci rendiamo subito conto di come sia possibile che la maggioranza degli adolescenti si interessi ad esoterismo, magia, occultismo e rituali.

Una ricerca che abbiamo effettuato somministrando un questionario da compilare in forma anonima a circa 400 adolescenti ha fornito dei dati a dir poco allarmanti: il 78% degli adolescenti è venuto in contatto con materiale satanico, soprattutto attraverso musica (44%), film (28%), libri (21%) e siti internet (14%). Le cause dell’epidemia satanica nascono dal fatto che il 54% dei giovani è incuriosito dal satanismo ed il 34% affascinato.

Ciò però non significa che tutti questi giovani diventano poi satanisti, ma sicuramente una tale accessibilità favorisce il reclutamento di nuovi adepti e la fondazione di nuove sette, soprattutto in quei casi di particolare vulnerabilità psicologica.

Quale altra cultura può essere proposta ai giovani come alternativa all’edonismo nichilismo dominante?

Cacace: Sicuramente un buon antidoto è rappresentato dalla cultura della relazione e del rispetto, di sĂ© oltre che dell’altro. Spesso, invece, i giovani sono abbandonati a se stessi e vengono lasciati da soli ad affrontare le piccole, grandi difficoltĂ  che incontrano durante il proprio percorso di crescita.

Qual è lo scopo del libro pubblicato? Si accontenta della denuncia oppure propone una prevenzione e una cultura cristiana alternativa al nichilismo?

Cacace: Lo scopo del libro è innanzitutto quello di mettere alla luce del sole un fenomeno molto diffuso che per anni è rimasto nell’oscuritĂ  e poi quello di creare uno spazio di riflessione piĂą maturo. Infatti, prevenire significa innanzitutto conoscere e conoscere ci permette di scegliere con maggiore consapevolezza.

Il libro pare il solito calderone osceno in cui tutto ciò che è alternativo diviene forzatamente settario e di matrice satanica.
SarĂ  pure vero che la Cacace conosce meglio di chiunque altro il mondo nascosto dedito al male ma non dimentichiamo l’esistenza di gruppi seri che agiscono alla luce del sole da oltre 25 anni sopravvivendo a continui abusi giudiziari irti di manovre ‘made in Curia’.
Il conflitto di interessi è dimostrato dal fatto che la Cacace è cattolica, quindi sarebbe un po’ come uno del Milan che indaga sulla Juventus.
E’ oltretutto risibile il fatto che una psicologa si professi cattolica quando dovrebbe essere uno scienziato e nutrirsi di ricerca invece che di superstizione.
Un altro libro dove i cattolici lamentano fantomatici crimini e ripescano un gruppo di metallari che la stampa ha trasformato in maestosi mostri?
Mi riferisco alle ‘Bestie di Satana’ che tutto erano fuor che satanisti.
Reati consumati nel mondo della droga e della sottocultura.
Piuttosto sarebbe utile indagare sui riti settari della Chiesa di Roma, nel nascosto. Ad esempio come dalla Rete sia stato fatto abilmente sparire un video denuncia sugli abusi sessuali da parte di esponenti della Chiesa.
Perchè, se parliamo di satanismo paragonandolo al ‘male’ allora la Chiesa di Roma sarebbe in primis sulle liste delle sette.
Comunque evidenzio che contrasterò con fermezza, sempre, le persone che, come la Cacae, creano infondati allarmismi sociali senza entrare nel dettaglio, fare i nomi ed i cognomi e spiegare perchè loro lo sanno e la DIGOS no.

Marco Dimitri

Popularity: 15% [?]

Padre Pio, il giallo delle stigmate

26 Ottobre 2007

Un farmacista: «Nel 1919 fece acquistare dell’acido fenico, sostanza adatta per procurarsi piaghe alle mani»

I l cerchio intorno a padre Pio aveva cominciato a stringersi fra giugno e luglio del 1920: poco dopo che era pervenuta al Sant’Uffizio la lettera- perizia di padre Gemelli sull’«uomo a ristretto campo di coscienza», «soggetto malato», mistico da clinica psichiatrica. Giurate nelle mani del vescovo di Foggia, monsignor Salvatore Bella, e da questi inoltrate, le testimonianze di due buoni cristiani della diocesi pugliese avevano proiettato sul corpo dolorante del cappuccino un’ombra sinistra. PiĂą che profumo di mammole o di violette, odore di santitĂ , dalla cella di padre Pio erano sembrati sprigionarsi effluvi di acidi e di veleni, odore di impostura.

Il primo documento portava in calce la firma del dottor Valentini Vista, che a Foggia era titolare di una farmacia nella centralissima piazza Lanza. Al vescovo, il professionista aveva riferito anzitutto le circostanze originarie del suo interesse per padre Pio. La tragica morte del fratello, occorsa il 28 settembre 1918 (per effetto dell’epidemia di spagnola, possiamo facilmente ipotizzare). La speranza che il frate cappuccino, proprio in quei giorni trafitto dalle stigmate, potesse intercedere per l’anima del defunto. (…) Il dottor Valentini Vista era poi venuto al dunque. Nella tarda estate del ‘19, il pellegrinaggio a San Giovanni era stato compiuto da una sua cugina, la ventottenne Maria De Vito: «Giovane molto buona, brava e religiosa», lei stessa proprietaria di una farmacia. La donna si era trattenuta nel Gargano per un mese, condividendo con altre devote il quotidiano train de vie del santo vivo.

Il problema si era presentato al rientro in cittĂ  della signorina De Vito: «Quando ella tornò a Foggia mi portò i saluti di Padre Pio e mi chiese a nome di lui e in stretto segreto dell’acido fenico puro dicendomi che serviva per Padre Pio, e mi presentò una bottiglietta della capacitĂ  di un cento grammi, bottiglietta datale da Padre Pio stesso, sulla quale era appiccicato un bollino col segno del veleno (cioè il teschietto di morte) e la quale bottiglietta io avrei dovuto riempire di acido fenico puro che, come si sa, è un veleno e brucia e caustica enormemente allorquando lo si adopera integralmente. A tale richiesta io pensai che quell’acido fenico adoperato così puro potesse servire a Padre Pio per procurarsi o irritarsi quelle piaghette alle mani».

A Foggia, voci sul ritrovamento di acido fenico nella cella di padre Pio avevano circolato giĂ  nella primavera di quel 1919, inducendo il professor Morrica a pubblicare sul Mattino di Napoli i propri dubbi di scienziato intorno alle presunte stigmate del cappuccino. Non fosse che per questo, il dottor Valentini Vista era rimasto particolarmente colpito dalla richiesta di acido fenico puro che il frate aveva affidato alla confidenza di Maria De Vito. Tuttavia, «trattandosi di Padre Pio», egli si era persuaso che la richiesta avesse motivazioni innocenti, e aveva consegnato alla cugina la bottiglia con l’acido. Ma la perplessitĂ  del farmacista era divenuta sospetto poche settimane dopo, quando il cappuccino di San Giovanni aveva trasmesso alla donna - di nuovo, sotto consegna del silenzio - una seconda richiesta: quattro grammi di veratrina.

Rivolgendosi a monsignor Bella, Valentini Vista illustrò la composizione chimica di quest’ultimo prodotto e insistette sul suo carattere fortemente caustico. «La veratrina è tale veleno che solo il medico può e deve vedere se sia il caso di prescriverla», spiegò il farmacista. A scopi terapeutici, la posologia indicata per la veratrina era compresa fra uno e cinque milligrammi per dose, sotto forma di pillole o mescolata a sciroppo. «Si parla dunque di milligrammi! La richiesta di Padre Pio fu invece di quattro grammi! ». E tale «quantitĂ  enorme trattandosi di un veleno», il frate aveva domandato «senza la giustificazione della ricetta medica relativa», e «con tanta segretezza»… A quel punto, Valentini Vista aveva ritenuto di dover condividere i propri dubbi con la cugina Maria, raccomandandole di non dare piĂą seguito a qualsivoglia sollecitazione farmacologica di padre Pio. Durante il successivo anno e mezzo, il professionista non aveva comunicato a nessun altro il sospetto grave, gravissimo, che il frate si servisse dell’una o dell’altra sostanza irritante «per procurarsi o rendere piĂą appariscenti le stigmate alle mani». Ma quando aveva avuto notizia dell’imminente trasferimento di monsignor Bella, destinato alla diocesi di Acireale, «per scrupolo di coscienza» e nell’«interesse della Chiesa» il farmacista si era deciso a riferirgli l’accaduto.

La seconda testimonianza fu giurata nelle mani del vescovo dalla cugina del dottor Valentini Vista, e risultò del tutto coerente con la prima. La signorina De Vito confermò di avere trascorso un mese intero a San Giovanni Rotondo, nell’estate del ‘19. Alla vigilia della sua partenza, padre Pio l’aveva chiamata «in disparte» e le aveva parlato «con tutta segretezza», «imponendo lo stesso segreto a me in relazione anche agli stessi frati suoi confratelli del convento». Il cappuccino aveva consegnato a Maria una boccetta vuota, pregando di farla riempire con acido fenico puro e di rimandargliela indietro «a mezzo dello chauffeur che prestava servizio nell’autocarro passeggieri da Foggia a S. Giovanni». Quanto all’uso cui l’acido era destinato, padre Pio aveva detto che gli serviva «per la disinfezione delle siringhe occorrenti alle iniezioni che egli praticava ai novizi di cui era maestro ». La richiesta dei quattro grammi di veratrina le era giunta circa un mese dopo, per il tramite d’una penitente di ritorno da San Giovanni. Maria De Vito si era consultata con Valentini Vista, che le aveva suggerito di non mandare piĂą nulla a padre Pio. E che le aveva raccomandato di non parlarne con nessuno, «potendo il nostro sospetto essere temerario ».

Temerario, il sospetto del bravo farmacista e della devota sua cugina? Non sembrò giudicarlo tale il vescovo di Foggia, che pensò bene di inoltrare al Sant’Uffizio le deposizioni di entrambi. D’altronde, un po’ tutte le gerarchie ecclesiastiche locali si mostravano scettiche sulla fama di santitĂ  di padre Pio. Se il ministro della provincia cappuccina, padre Pietro da Ischitella, metteva in guardia il ministro generale dal «fanatismo » e dall’«affarismo» dei sangiovannesi, l’arcivescovo di Manfredonia, monsignor Pasquale Gagliardi, rappresentava come totalmente fuori controllo la situazione della vita religiosa a San Giovanni Rotondo.

Da subito nella storia di padre Pio, i detrattori impiegarono quali capi d’accusa quelli che erano stati per secoli i due luoghi comuni di ogni polemica contro la falsa santitĂ : il sesso e il lucro. E per quarant’anni dopo il 1920, il celestiale profumo intorno alla cella e al corpo di padre Pio riuscirĂ  puzzo di zolfo al naso di quanti insisteranno sulle ricadute economiche o almanaccheranno sui risvolti carnali della sua esperienza carismatica. Ma nell’immediato, a fronte delle deposizioni di Maria De Vito e del dottor Valentini Vista, soprattutto urgente da chiarire dovette sembrare al Sant’Uffizio la questione delle stigmate. Tanto piĂą che il vescovo di Foggia, inoltrando a Roma le due testimonianze giurate, aveva accluso alla corrispondenza un documento che lo storico del ventunesimo secolo non riesce a maneggiare - nell’archivio vaticano della Congregazione per la Dottrina della Fede - senza una punta d’emozione: il foglio sul quale padre Pio, forse timoroso di non poter comunicare a tu per tu con la signorina De Vito, aveva messo nero su bianco la richiesta di acido fenico. Allo sguardo inquisitivo dei presuli del Sant’Uffizio, era questo lo smoking gun, l’indizio lasciato dal piccolo chimico sul luogo del delitto. «Per Marietta De Vito, S.P.M.», padre Pio aveva scritto sulla busta. All’interno, un unico foglietto autografo, letterina molto piĂą stringata di quelle che il cappuccino soleva scrivere alle sue figlie spirituali: «Carissima Maria, GesĂą ti conforti sempre e ti benedica! Vengo a chiederti un favore. Ho bisogno di aver da duecento a trecento grammi di acido fenico puro per sterilizzare. Ti prego di spedirmela la domenica e farmela mandare dalle sorelle Fiorentino. Perdona il disturbo».

Se davvero padre Pio necessitava di acido fenico per disinfettare le siringhe con cui faceva iniezioni ai novizi, perchĂ© mai procedeva in maniera così obliqua, rinunciando a chiedere una semplice ricetta al medico dei cappuccini, trasmettendo l’ordine in segreto alla cugina di un farmacista amico, e coinvolgendo nell’affaire l’autista del servizio pullman tra Foggia e San Giovanni Rotondo? Ce n’era abbastanza per incuriosire un Sant’Uffizio che possiamo immaginare giĂ  sospettoso dopo avere messo agli atti la perizia di padre Gemelli. Di sicuro, i prelati della Suprema Congregazione non dubitarono dell’attendibilitĂ  delle testimonianze del dottor Valentini Vista e della signorina De Vito, così evidentemente suffragate dall’autografo di padre Pio. Agli atti del Sant’Uffizio figurava anche la trascrizione di una seconda lettera autografa del cappuccino a Maria De Vito, il cui poscritto corrispondeva esattamente al tenore della deposizione di quest’ultima: «Avrei bisogno di un 4 grammi di veratrina. Ti sarei molto grato, se me la procurassi costì, e me la mandassi con sollecitudine».

Corriere della Sera

Popularity: 21% [?]

Opus Dei segreta

17 Settembre 2007

Ferruccio Pinotti. Opus dei segreta. Biblioteca Universale Rizzoli, Milano 2006, pp. 472, € 10,00. ISBN 8817012254

881701225.pngSe non fosse stato per il Codice da Vinci, l’attivitĂ  dell’Opus Dei passerebbe largamente inosservata agli occhi dell’opinione pubblica. Non che libri di un certo livello non siano stati stampati anche in passato (cfr. I segreti dell’Opus Dei di Peter Hertel), ma la loro diffusione è sempre stata limitata a un pubblico ristrettLibri o. Il libro del giornalista Ferruccio Pinotti, pubblicato dalla BUR, giunge dunque a colmare una

lacuna.Intendiamoci: il testo non contiene nulla di sconvolgente. Chiunque abbia giĂ  letto qualche libro sul mondo delle sette (come Figli di un Dio tiranno di Bini-Santovecchi o Le sette di Bernard Fillaire), ne ritroverĂ  tutti i classici topoi. Con questo non intendo certo sostenere che si tratti di luoghi comuni, ma che le caratteristiche salienti dei gruppi settarĂ® sono sostanzialmente sempre le stesse: segretezza, culto della personalitĂ , lavaggio del cervello agli adepti, difficoltĂ  di comprendere gli obbiettivi che vengono perseguiti, struttura estremamente gerarchizzata.Il libro di Pinotti non fa eccezione. Attraverso le testimonianze di tanti e tante ex, veniamo a conoscenza degli obblighi che fanno capo ai numerarĂ® (i seguaci laici che fanno voto di povertĂ , castitĂ  e obbedienza): sveglia ogni mattina alle sei, doccia gelata, vita individuale gestita dai leader del gruppo, nessuna garanzia economica (l’eventuale stipendio devoluto al gruppo, rendiconto delle spese effettuate, niente ferie, niente contributi pensionistici, niente liquidazione, testamento a favore del gruppo), divieto di assistere a spettacoli o di guardare la tv o di leggere libri senza la preventiva autorizzazione, controllo della posta, frapposizione di ostacoli al mantenimento di rapporti con la famiglia d’origine. In quanto setta cattolica, l’originalitĂ  dell’Opus Dei emerge semmai dalle pratiche autopunitive: frustarsi ogni sabato, due ore di cilicio ogni giorno e, per le donne, dormire ogni notte su un tavolo di legno. La divisione sessuale è rigidissima.Il numerario dell’Opus Dei non gode, in pratica, di alcun diritto. In compenso ha parecchi obblighi. Deve infatti accalappiare il maggior numero possibile di nuovi seguaci e, a tal fine, gli viene addirittura assegnato un budget. Anche il proselitismo, nonostante il tentativo di edulcorarlo chiamandolo “apostolato dell’amicizia”, avviene attraverso forme tipiche: creazione di una falsa convivialitĂ , larga profusione di sorrisi di facciata, captazione che può cominciare giĂ  a dodici anni, magari attraverso le scuole private create ad hoc (anche finanziate con denaro pubblico).La vita del numerario, che giĂ  così appare “infernale” (tranne che a un masochista), è ulteriormente aggravata dalla ripetuta rivendicazione di laicitĂ  da parte dell’Opera. ďż˝? notevole il contrasto tra quanto viene affermato, soprattutto prima dell’adesione («Nell’Opus Dei si è liberi di fare ciò che si vuole, così come di andarsene quando si vuole») e la realtĂ  di uno stile di vita regolato come all’interno di un ordine religioso - e di quelli piĂą severi. Il massimo di incongruenza è raggiunto con l’obbligo di rapportarsi a un direttore spirituale non vincolato al segreto della confessione.Le conseguenze sono quelle immaginabili, e puntualmente ricordate dalle testimonianze raccolte: riduzione della personalitĂ  del seguace a un livello infantile (i numerarĂ® sono tenuti a scrivere lettere a GesĂą bambino!), continua creazione di sensi di colpa, diffusione di problemi mentali e, quando l’adepto riesce finalmente ad andarsene, persecuzione dall’esterno affinchĂ© gli si crei il vuoto intorno.La segretezza è di prassi, ricercata in modo maniacale: persino la sede mondiale dell’Opus Dei non ha alcuna targa esterna che ne segnali l’esistenza. E, anche in questo caso, tutte le storture denunciate nascono dall’imprinting del fondatore, l’oramai canonizzato EscrivĂ  de Balaguer: misogino, ferocemente anticomunista, autoritario, tanto prepotente da considerare i fedeli come “bidoni della spazzatura”.Con queste premesse, ci si chiede come l’organizzazione possa essersi diffusa così capillarmente. Le motivazioni possono essere sostanzialmente due. La prima è la “fama” di essere in grado di influenzare pesantemente tutto il mondo che conta: politica, grande impresa, finanza, mass media. I membri dell’Opus Dei sono infatti tenuti a consultarsi con i dirigenti prima di prendere decisioni determinanti. Possiamo dunque condividere le preoccupazioni di Pinotti, quando sofferma l’attenzione del lettore sul «magistrato dell’Opera che deve decidere una causa promossa da un membro dell’Opus contro un giornalista critico» o sul «grande manager pubblico che deve decidere se privilegiare un progetto o un altro». Ma c’è un’altra ragione che, a mio modo di vedere, è ancora piĂą verosimile: l’appartenenza alla Chiesa cattolica. Mentre le altre sette sono autoreferenziali, qui ci troviamo di fronte a un gruppo la cui azione è approvata dalla piĂą grande confessione religiosa del mondo. Coltivando un terreno culturale comune e presentandosi come una Prelatura Personale alle dirette dipendenze del pontefice, l’Opus Dei può lanciarsi alla conquista delle anime del potente serbatoio cattolico.Le testimonianze raccolte provengono soprattutto da ex numerarie: si sente un po’ la mancanza di un approfondimento sul modus operandi dell’Opera all’interno del mondo dell’alta finanza. Non mancano alcune piccole sviste, come l’incarico istituzionale ricoperto da Paola Binetti, ma nel complesso Opus Dei segreta è un testo denso e completo, che rappresenta una meticolosa presentazione al grande pubblico del pericolo che rappresenta questa organizzazione. L’auspicio sotteso a tutto il testo, ovvero che la Chiesa cattolica ne prenda finalmente le distanze, difficilmente potrĂ  concretizzarsi: in un mondo sempre piĂą secolarizzato il Vaticano, se vuole continuare a essere determinante, ha bisogno di strumenti di intervento di questo tipo. Anche se poco hanno a che fare con i principĂ® evangelici.Raffaele
Carcano8 gennaio 2007Fonte: http://www.uaar.it/ateismo/opere/132.html

Popularity: 10% [?]

Libri, download e vendite: un’analisi di O’Reilly

3 Giugno 2007

Libri liberamente scaricabili e riflessi sulle vendite delle copie cartacee in libreria: Tim O’Reilly, che di editoria se ne intende, ha scritto Free Downloads vs. Sales: A Publishing Case Study partendo dal libro Asterisk: The Future of Telephony (qui la versione elettronica) di Leif Madsen, Jared Smith e Jim Van Meggelen.

Il volume, uscito nel settembre 2005 e rilasciato con licenza Creative Commons, ? stato scaricato 180 mila volte da uno dei cinque server sui quali ? a disposizione eppure ha venduto 19 mila copie, in base ai dati di Bookscan, che monitora il 70 per cento del mercato dell’editoria tecnica statunitense. Che, per un libro, per di pi? specialistico, non ? un risultato affatto male rispetto alla “vita media” di un testo del genere.


E sostiene O’Reilly:

This kind of sales drop is not completely inconsistent with the sales pattern from many other books. And for authors who want to reach the widest audience, it’s certainly possible that even if free downloads did shave a percentage from sales, the tradeoff is worth it (see Piracy is Progressive Taxation).

Per quanto riguarda esempi italiani e genere totalmente diversi, qualche dato indicativo lo si pu? estrapolare dall’operazione glasnost di Wu Ming i cui libri, oltre a essere in libreria con editori tutt’altro che marginali, dispongono delle copie elettroniche integrali da poter scaricare.

Qualche lettura su libri, affini e coda lunga: I libri dalla coda lunga, Quelli della coda lunga, Economia, crescita, felicit?.

Antonella Beccaria

Popularity: 10% [?]

In libreria e su Internet “Bambini di Satana”

19 Giugno 2006

Bambini di SatanaEsce in libreria e su Internet il mio libro Bambini di Satana - Processo al diavolo. I reati mai commessi di Marco Dimitri. Distribuito con licenza Creative Commons Attribuzione-NonCommerciale-Condividi allo stesso modo, è il racconto di ciò che accadde a Bologna tra il 1996 e il 1997 quando Marco Dimitri, presidente dell'associazione Bambini di Satana, venne arrestato con i presunti complici perché accusato, tra l'altro, di stupro, pedofilia e associazione a delinquere.

Quattrocento giorni di galera, una campagna stampa infamante e feroce, i capi di imputazione che crescono di giorno in giorno. E ancora gli avvocati della difesa che lavorano senza sosta e il contributo di Luther Blissett che, con la sua strategia dell'omeopatia mediatica, avvia una propria campagna d'informazione con benefici effetti sull'atteggiamento dei media. Infine l'epilogo, sorprendente per molti: tutti gli imputati vengono assolti con formula piena. Il giudizio viene confermato in Appello e nel 2004 arriva il risarcimento per il periodo di ingiusta detenzione. Nulla di tutto ciò che era stato detto corrispondeva a verità e lo si dimostra in tribunale.

Infine, un ultimo capitolo dedicato a Internet e ai contenuti diffusi diffusi liberamente per via telematica. Un altro libro, Lasciate che i bimbi. Pedofilia: un pretesto per la caccia alle streghe, uscito nel 1997 e firmato da Luther Blisset, ha subito conseguenze giudiziarie per aver raccontato ciò che non solo successe a Bologna in quegli anni, ma anche all'estero, e il fatto di essere disponibile in rete fu bollato di «licenza per uccidere» da chi non gradì la ricostruzione effettuata dal guerrigliero mediatico.

Tutto questo si racconta in Bambini di Satana, che può essere reperito, oltre che in libreria, qui:

Le presentazioni:

Popularity: 47% [?]

« Pagina precedentePagina successiva »

Bottom