Top

Cattolicesimo e Vampirismo

20 Febbraio 2008

importanza del sangue nella religione

di Marco Dimitri

Non solo l’assunzione del sangue di cristo determina una correlazione fra cattolicesimo e vampirismo, l’iconografia cattolica è gonfia del rosso liquido vitale. Le ferite del costato di cristo, il “miracolo” di san gennaro il cui sangue una volta all’anno passa dallo stato di coagulazione allo stato liquido sotto gli occhi della folla probabilmente ignara dei prodigi prodotti dalla chimica (il sangue addirittura raddoppia e l’ampolla che lo contiene viene agitata), altri “miracoli” tutti collegati al sangue fra cui, quello che piĂą è in voga, è il prodigio mariano in cui le statue rappresentanti la madonna iniziano a lacrimare sangue come se non di spirito essa fosse piena ma di vita rappresentata dai globuli rossi, come se il pianto di sofferenza abilmente prodotto per evidenziare il peccato fosse il sangue stesso. Perchè? Perchè quello che per noi è vita il culto cattolico lo identifica come dolore, male, morte eterna nell’eterno rogo.

Dolore e perdita di liquido vitale, il morso del vampiro, il morso di ciò che loro identificano come male ha prodotto il pianto, che poi all’esame del DNA il sangue di maria risulti sangue appartenente a persona di sesso maschile è un altro mistero a cui solo voi, nella vostra saggezza, potrete dare spiegazione. E le stigmate di padre pio? Altra simbologia collegata al sangue, mica gli appare l’aureola, il volto di gesĂą sulla mano, nuovi capelli per coprire le calvizie, no, a uno dei personaggi malati di isteria piĂą sfruttato dalla chiesa (a proposito, avete comprato il calendario padre pio con l’esclusivo rosario padre pio che proponevano gli spot pubblicitari della tv?) cosa appare? Il simbolo che piĂą è di venerazione: le ferite dei chiodi della crocifissione di loro signore gesĂą cristo.

Quante chiese esistono col nome “sacro sangue di gesĂą cristo”? “sacro cuore” poichè il cuore è l’epicentro pulsante del continuo ciclo sanguineo rappresentante l’eterna rinascita. Visto che siamo in tema di cattolicesimo: la mafia usa patti di sangue, lava le onte col sangue, quando un padre è traditore anche il figlio viene considerato tale poichè nelle sue vene vi è lo stesso sangue. Qundi il rosso liquido è anche indice di distinzione. Ma questi sono vampiri che amano reprimersi, aderenti al culto del dolore e del lamento che disdegnano le “depravazioni” e girano per cimiteri, ospedali, autobus, chiese con gli stessi volti sofferenti per il tempo, per le tasse, per l’inquilina che è stata ricoverata, per la droga, per “che razza di mondo in cui viviamo” e che adottano come bara lo stesso slogan: “eh, che ci vuol fare… bisogna avere pazienza, passerĂ … ” si possono riconoscere poichè mentre parlano usano esprimere le loro frasi con una cantilena: “ehhhh ci vuooooleeee pazieeeenzaaaa signoraaaaa arrivederciiii tante belle coooooseeee”.

Marco Dimitri Vampiro Pagano

Popularity: 8% [?]

Vaticano ed enti ecclesiastici tolgono la casa a 200 famiglie

11 Dicembre 2007

A Roma il più grande proprietario di immobili è il Vaticano. E dalla metà di ottobre, il proprietario ha iniziato a sfrattare gli inquilini e le famiglie che non sono più in grado di pagare i canoni di affitto che, in molti casi, sono anche raddoppiati. Sfratti in arrivo per duecento famiglie

ADISTA. A Roma il piĂą grande proprietario di immobili è il Vaticano: almeno un quinto delle case della capitale, la maggior parte delle quali nel centro storico della cittĂ , appartiene direttamente alla Santa Sede (cioè all’Apsa, l’Amministrazione del Patrimonio apostolico della Sede Apostolica guidata dal card. Attilio Nicora) e allo Ior (la banca vaticana), ma anche alla diocesi e a circa 2mila fra enti ecclesiastici controllati dalla Conferenza episcopale italiana, istituti e congregazioni religiose, confraternite (v. anche Adista n. 39/07). E dalla metĂ  di ottobre, il proprietario ha iniziato a sfrattare gli inquilini e le famiglie che non sono piĂą in grado di pagare i canoni di affitto che, in molti casi, sono anche raddoppiati.

Ă? infatti scaduta lo scorso 14 ottobre la proroga prevista dalla legge approvata dal Parlamento nel dicembre 2006 che ‘congelava’ gli sfratti per i nuclei familiari ‘deboli’, cioè con un reddito medio-basso e in cui siano presenti figli a carico, anziani, malati terminali o disabili. Se per chi vive nelle case appartenenti ai cosiddetti “grandi proprietari” - come casse professionali e previdenziali, compagnie di assicurazione e banche - la sospensione dura fino al giugno 2008, per gli inquilini delle abitazioni di proprietĂ  ecclesiastica, invece, il tempo è scaduto, in quanto, come spiega il consigliere del Municipio Centro Storico di Roma Mario Staderini, nel testo di legge è stata cancellata una riga che considerava “grandi proprietari” anche i “soggetti fisici o giuridici detentori di oltre 100 unitĂ  immobiliari ad uso abitativo”. Una omissione che, aggiunge l’esponente radicale della Rosa nel Pugno, “sembra fatta su misura per gli enti ecclesiastici i quali, fra l’altro, godono dell’esenzione Ici (appena confermata in Finanziaria con il voto unanime del Senato, eccezione fatta per i senatori della “Costituente Socialista” di Gavino Angius, ndr), e della riduzione del 50% dell’Ires, ovvero dell’imposta sul reddito cui vanno ricondotti i redditi fondiari derivanti da affitto di immobili”.

Sfratti in arrivo per duecento famiglie

E così, per oltre 200 famiglie che abitano in case del Vaticano o di enti ecclesiastici, dallo scorso 15 ottobre gli sfratti sono diventati esecutivi (a Roma in totale i ‘nuovi’ sfratti sono circa 2mila, in Italia 4mila). “Quasi tutti vengono sfrattati non per morositĂ  - dice ad Adista Luigi Cerini, fondatore dell’associazione “Diritti in Movimento” che sta sostenendo la lotta degli inquilini che rischiano di perdere la casa e di ritrovarsi in mezzo ad una strada - ma per fine locazione”. E anche perchĂ© i nuovi canoni di affitto fissati dal proprietario sono insostenibili, come nel caso di Nadia Evangelisti, che si è vista proporre dall’Ordine dei Maroniti della Beata Vergine Maria un aumento dell’affitto del 300% che, ovviamente, non può pagare (v. notizia successiva).

Eppure, come ricorda l’associazione “Diritti in Movimento” in un “Appello alle donne ed agli uomini di buona volontĂ ”, Giovanni Paolo II, nell’Angelus del 16 giugno 1996, aveva chiesto a “quanti si richiamano al Vangelo di Cristo” di mostrare “una piĂą grande sensibilitĂ  anche sul terreno concreto e urgente del diritto alla casa” e aveva affermato che “ad ogni persona deve essere garantito un alloggio che sia non solo un riparo fisico, ma un luogo adatto a soddisfare le proprie esigenze sociali, culturali e spirituali”. Nonostante queste parole, continua l’associazione, “la Santa Sede, Propaganda Fide, vari collegi e confraternite, attraverso le loro amministrazioni, ci stanno sfrattando per finita locazione, per aprire negli appartamenti in cui abbiamo sempre vissuto bed and breakfast o per affittarli in modo clientelare. Il tutto in nome del profitto e del denaro, in contrasto con i dettami della solidarietĂ  a cui si rifanno non solo le sacre scritture”. Prosegue il documento: “Siamo donne, uomini, anziani, bambini, giovani, famiglie che a causa dello sfratto provano sulla propria pelle l’impossibilitĂ  di continuare a vivere, di sperare in un domani. Ma siamo determinati ad ostacolare con tutte le nostre forze il progetto di allontanarci dalla cittĂ  o dal quartiere in cui siamo cresciuti” (un programma - la sostituzione dei vecchi abitanti poveri con nuovi benestanti e la bonifica fisica dei quartieri degradati - che la letteratura urbanistica chiama gentrification, ndr).

I mercanti sono di nuovo nel tempio?

Scrivono direttamente al presidente della Cei, mons. Angelo Bagnasco, gli “sfrattati dal Vaticano” riuniti nel “Comitato lotta per la casa centro storico”. “Siamo un gruppo di famiglie in affitto nelle case di proprietĂ  dell’Apsa, dello Ior e di altri importanti enti religiosi. Da anni oramai ci troviamo quotidianamente a convivere con l’incubo di finire in mezzo alla strada, espulsi dai contesti sociali in cui abbiamo vissuto per decenni: la procedura di sfratto è in fase esecutiva. Secondo le statistiche, il nostro reddito è al limite della soglia di povertĂ , ed avendo al nostro interno anziani, figli e disabili, sino al 15 ottobre abbiamo potuto bloccare lo sfratto. Nei prossimi giorni molti di noi attendono la visita dell’ufficiale giudiziario e della forza pubblica. Al di lĂ  delle questioni legali, non riusciamo a capire il perchĂ© di questo calvario. Siamo stati dei bravi inquilini: abbiamo sempre pagato l’affitto e avuto cura dell’appartamento. Se, come spesso accadeva, non avevano bagno nĂ© riscaldamento, i lavori erano a nostre spese. Eppure veniamo sbattuti fuori. Sappiamo che la crescita del mercato immobiliare rende le nostre case molto appetibili”, proseguono, “ma è possibile che la nostra storia, la nostra realtĂ , non valga piĂą nulla? Quando nelle settimane passate l’abbiamo sentita invocare ‘uno slancio collettivo’ per risolvere l’emergenza abitativa, una piccola speranza è nata dentro di noi: che il massimo esponente della Chiesa cattolica italiana, nominato per volere del pontefice, potesse fermare la frenesia speculativa che si è impossessata della Chiesa. Nessuno però ci ha proposto di rinnovare il contratto, nĂ© tanto meno gli sfratti si sono fermati. Siamo noi in torto, perchĂ© ci sono persone piĂą bisognose a cui dare le nostre case, oppure i mercanti sono di nuovo nel tempio?”.

Condivide in parte le ragioni degli sfrattati mons. Gaetano Bonicelli, membro della Commissione della Cei per i Problemi Sociali e il Lavoro, la Giustizia e la Pace, intervistato dalla Stampa il 29/10: gli sfrattati “fanno bene a chiedere uno stimolo piĂą forte da parte della Chiesa”, dice il vescovo, e noi dobbiamo fare “un’autocritica perchĂ© è inutile parlare di sostegno alle famiglie e poi mancare sull’essenziale”. “Nella gestione delle case degli enti ecclesiastici deve essere prioritario l’elemento di assistenza e di servizio pubblico. Meglio ricevere affitti piĂą bassi di quelli di mercato piuttosto che negare una mano a chi non riesce a trovare una sistemazione alternativa”. Esattamente il contrario di quello che sta avvenendo. E non è l’unica contraddizione, come nota Staderini: “La scorsa settimana il prefetto di Roma Carlo Mosca ha incontrato il card. Camillo Ruini, vicario del papa per la cittĂ , chiedendogli un aiuto per trovare una sistemazione abitativa per i cittadini romeni e i rom sgomberati dalle baraccopoli della Capitale in seguito all’omicidio di Giovanna Reggiani, riconoscendo quindi il ‘peso’ della Chiesa dal punto di vista immobiliare. Proprio mentre, nelle stesse ore, diversi enti ecclesiastici stavano sfrattando molte famiglie”.

Terrelibere.org

Popularity: 11% [?]

Archivio Vaticano: ritrovato un Michelangelo

7 Dicembre 2007

Fosse stata una banconota da 5 Euro non sarebbe piĂą li. Invece si trattava solo di un disegno di Michelangelo del 1563 ritrovato ‘casualmente’ negli archivi vaticani.

Il disegno riporta un dettaglio della Basilica di San Pietro ai suoi albori, quando era ancora in costruzione
Niente paura però, nonostante una carriera di 500 e rotti anni come oggetto da cantina, il disegno verrà presentato al pubblico il 9 dicembre 2007.

Il disegno è tracciato su carta con gesso color sanguigno.
Probabilmente realizzato in cantiere ai piedi della Basilica in una delle molte officine di tagliapietra a cielo aperto, il disegno fu eseguito nella primavera del 1563, dopo che alcune partite di travertino da Fiano erano state giudicate inadatte ad essere scolpite.

Si tratta di uno degli ultimi lavori dell’artista toscano, deceduto un anno dopo.

Popularity: 12% [?]

Don Marco Baresi accusato di pedofilia

28 Novembre 2007

Pedofilia, nei guai vice rettore del seminario

BRESCIA - “Hanno arrestato il vice rettore del seminario”: la voce, come una bomba, è circolata ieri mattina a Brescia, cittĂ  in cui la Diocesi è molto presente. E don Marco Baresi, 38 anni, in effetti è stato arrestato proprio nel seminario “Maria Immacolata” dove fino a oggi ha insegnato e ha il domicilio, dalla squadra mobile della Questura. Pesantissime le accuse nei suoi confronti: violenza sessuale su minore, pedofilia e detenzione di materiale pedopornografico.
Nel giugno scorso, quando era stato raggiunto da un avviso di garanzia della Procura, il sacerdote era stato trovato in possesso di materiale informatico. Poi altre indagini e ora il carcere. Il religioso è originario di Chiari, e anche nel comune dell’Ovest bresciano sono state svolte perquisizioni. Ă? insegnante in seminario dal 1999. Prima era stato parroco a San Zeno Naviglio.
La vicenda su cui la Mobile ha indagato risale ad alcuni anni fa, al periodo compreso tra il 2003 e il 2004. La vittima dei presunti abusi sessuali è un giovane che all’epoca aveva 14 anni e che poi lasciò il seminario. Proprio a seguito di questi fatti, ripetutisi secondo la denuncia piĂą di una volta, e ai problemi di natura emotiva e comportamentale che sarebbero sorti, il ragazzo si sarebbe rivolto a uno psicologo che era riuscito a farsi raccontare quanto accaduto. Da lì la denuncia e le indagini della polizia. All’origine della misura cautelare ci sarebbe il rischio d’inquinamento delle prove.
«La notizia che abbiamo appreso - hanno detto il Vescovo di Brescia Luciano Monari e il vicario Francesco Beschi - ci addolora profondamente. Don Marco Baresi è un sacerdote conosciuto e stimato da moltissime persone. Gli incarichi che gli sono stati affidati sono espressione e riconoscimento di una stima diffusa e avvalorata». E hanno aggiunto: «Il grave tenore delle accuse deve essere attentamente valutato».

Corriere.com

Popularity: 19% [?]

Suore di clausura troppo litigiose

29 Settembre 2007

Lite fra suore Una finisce in ospedale

BISCEGLIE (BARI) - La crisi delle vocazioni non c’entra. è pur vero che le suore sono ormai una raritĂ : in assenza di problemi economici, però, se un monastero di clausura chiude, il motivo deve essere sicuramente un altro. Almeno a Bisceglie. Poche, appena tre, ma anche litigiose le monache del convento Santa Chiara. E così il vescovo di Trani, Giovan Battista Pichierri, usa le maniere forti. Con un decreto decide: “Niente piĂą celebrazione della santa messa e ritiro immediato dell’Eucarestia dalla cappella del monastero”.

L’avviso è pubblico, oltre che perentorio, e porta la data del 30 agosto. I fedeli mormorano e chiedono spiegazioni. “Cosa succede lĂ  dentro?”. Le voci si inseguono per tutta l’estate, il mistero diventa sempre piĂą fitto, nessuno che sappia rispondere. Fino a quando la storia diventa di dominio pubblico costringendo la diocesi a correre ai ripari.

L’unica nota ufficiale è del 27 settembre, a firma del cancelliere arcivescovile monsignor Giuseppe Asciano. Il quale scrive, fra le altre cose, di una vita comunitaria che negli ultimi tempi si è fatta difficile, soprattutto dopo la morte di madre Candida e il decesso di suor Agnese.

“Alla evidente mancanza di vocazioni”, scrive il prelato, “si aggiunga una non facile convivenza fra le monache presenti in monastero”. Non solo: secondo monsignor Asciano c’è stata la “rottura della comunione ecclesiale venutasi a creare dopo ripetuti atti di insubordinazione da parte della badessa nei confronti dell’arcivescovo”. Motivo per il quale, è spiegato nella nota, sono venute meno le ragioni per cui l’autoritĂ  costituita potesse conservare la celebrazione della santa messa quotidiana e la presenza della Eucaristia nella cappella del monastero. Risultato: due monache, suor Annamaria e suor Gianbattista, sono state fatte tornare nelle famiglie di origine per decisione del vescovo. E la madre superiora suor Liliana è rimasta da sola nel convento, decisa a tutto pur di non lasciare la struttura da lei fondata nel 1963.

Che cosa è successo di così grave nel convento di clausura? Da noi interpellata, suor Liliana rispetta la regola del silenzio. Ma dice solo che lei dal monastero non andrĂ  mai via: “Neanche con la forza”. E sostiene che dietro la decisione del vescovo Pichierri ci sarebbe la volontĂ  della diocesi di entrare in possesso della struttura con annessa una scuola materna. “Andrò via di qui”, sbotta, “solo se lo vorrĂ  il Signore. E presto scriverò al Santo padre”.

I fedeli si stringono attorno a lei e la descrivono come una donna “stanca e provata”. Secondo alcune indiscrezioni, confermate però da un carteggio riservato tra il vescovo e il monastero, l’episodio incriminato è avvenuto a metĂ  luglio. Tra le tre anziane monache di clausura rimaste nel convento sarebbero volate parole grosse: qualcuno sottovoce parla addirittura di spintoni e riferisce che suor Liliana sarebbe addirittura finita in ospedale. I motivi precisi non si conoscono. Si racconta soltanto di forti tensioni nell’abbazia dopo la morte di suor Candida, forse legati alla sua successione.

Insomma, tra le monache non doveva correre buon sangue. E così, “dopo attenta e ponderata riflessione”, scrivono dalla diocesi, “si è pervenuti alla decisione di chiedere alla Santa sede, tramite la congregazione per gli Istituti di vita consacrata e le societĂ  di vita apostolica, chiarimenti in merito al governo del monastero, non essendo possibile garantire un sereno prosieguo della vita monastica”.

la Repubblica

Popularity: 11% [?]

« Pagina precedentePagina successiva »

Bottom