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Home / Archive by category 'Scienza della Medicina'
Addio dentiere e protesi, i denti in futuro potranno essere riparati in modo naturale. E male che vada, la scoperta potrebbe essere utilizzata per rafforzare lo smalto e riparare quelli danneggiati
Londra, 24 febbraio 2009 - Addio dentiere e protesi: i denti in futuro potranno essere riparati in modo naturale, o addirittura ricrescere. E tutto questo grazie a un singolo gene. Farà discutere la scoperta di un gruppo di scienziati della Oregon State University, il cui studio è stato pubblicato sulla rivista Proceedings of the National Academy of Sciences.
I ricercatori hanno individuato il gene responsabile della crescita dello smalto, il duro strato esterno dei denti che non può crescere di nuovo. Esperimenti nei topi hanno dimostrato che il gene, un “fattore di trascrizione” chiamato Ctip2, ha diverse funzioni, che coinvolgono le risposte immunitarie e lo sviluppo di pelle e nervi.
Ma anche la produzione dello smalto dei denti. In particolare regola le ameloblaste, le cellule che producono lo smalto. Il controllo di questo gene, secondo gli scienziati, in “combinato disposto” con la tecnologia sulle cellule staminali potrebbe rendere la creazione artificiale di denti funzionali una possibilità reale.
E male che vada, la scoperta potrebbe essere utilizzata per rafforzare lo smalto e riparare i denti danneggiati per esempio di chi beve o fuma. “Molto lavoro sarà ancora necessario - spiega il capo dei ricercatori, Chrissa Kioussi - per portare ad applicazioni sull’uomo, ma dovrebbe funzionare. Si potrebbe trattare di un nuovo, rivoluzionario approccio alla salute dentale”.
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Primi passi per scongiurare il rigetto immunitario nei pazienti
Roma - Una equipe di scienziati dell’Albert Einstein College of Medicine of Yeshiva University ha mosso importanti passi per quanto riguarda la cura del diabete di tipo 1. I ricercatori, impegnati in studi relativi a trapianti di cellule pancreatiche su pazienti diabetici, hanno infatti ottenuto risultati incoraggianti per risolvere il problema del rigetto immunitario.
Il segnale positivo è stato dato dai topi in cui sono state trapiantate cellule producenti insulina, nelle quali sono stati introdotti tre geni di un virus; questa tecnica ha evitato il rilevamento e la distruzione delle cellule da parte del sistema immunitario, come purtroppo invece avviene nei malati di diabete 1, con conseguenze gravi se non curate. Le cellule trapiantate hanno riportato il glucosio dei topi diabetici a valori normali, mantenendoli per un periodo di tre mesi.
Se questi risultati verranno consolidati e migliorati nel tempo, i malati di diabete 1 non avranno più bisogno delle quotidiane iniezioni di insulina, ora necessarie appunto per regolarizzare il livello di glucosio nel sangue.
Voceditalia
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Londra: ogm con i geni delle ‘Bocche di leone’.
Lo ha messo a punto un gruppo di ricercatori inglesi, ma lo studio è stato condotto da Eugenio Butelli che oggi lavora presso lo stesso istituto, insieme a ricercatori della Cattolica di Campobasso e dell’Istituto Europeo Oncologico (IEO) di Milano
Un pomodoro toccasana, che ha proprietà anti-cancro e previene anche malattie cardiovascolari, malattie correlate all’età e neurodegenerative e in più, avendo proprietà antinfiammatorie, aumenta la vista e impedisce lo sviluppo del diabete e dell’obesità.
Lo ha messo a punto un gruppo di ricercatori inglesi: il nuovo pomodoro - di colore viola - è ovviamente ugeneticamente modificato con livelli altissimi di antocianina, un pigmento rosso con forti proprietà antiossidanti. Per far aumentare i livelli di questo prezioso antiossidante, i ricercatori hanno trasferito due geni dei fiori di “bocca di leone”, che producono antocianina, nella pianta del pomodoro.
Somministrato a cavie geneticamente ’suscettibili’ al cancro, il pomodoro viola ha permesso di prevenire la comparsa dei tumori allungando considerevolmente la vita media dei topi.
Lo studio, coordinato da Cathie Martin del John Innes Centre, Norwich Research Park presso Colney, Gran Bretagna, è stato condotto da Eugenio Butelli che oggi lavora presso lo stesso istituto, insieme a ricercatori dell’Universita’ Cattolica di Campobasso e dell’Istituto Europeo Oncologico (IEO) di Milano.
Ma anche prima dell’annuncio dei pomodori anti-cancro, un gruppo di ricercatori italiani aveva già ottenuto in laboratorio una varietà di mais a seme blu sperimentati sui topolini. Entrambi i risultati fanno parte di ‘Florà, uno studio finanziato dall’Unione Europea, che esplora gli effetti di una speciale classe di antiossidanti - gli ‘antocianì - sulla salute umana.
“Il mais blu è stato ottenuto per incrocio. Se utilizzeremo la modificazione genetica è solo per cercare di produrre più frutti ricchi di antiossidanti, come i mirtili”,- ha spiegato Chiara Tonelli, coordinatrice dello studio milanese
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(Apcom) - Comincerà tra pochi mesi a Melbourne, in Australia, la sperimentazione clinica di un vaccino che cura la celiachia. Lo ha annunciato Alessio Fasano, Direttore del Centro di Ricerca sulla Celiachia e Biologia Mucosale dell’Università del Maryland a Baltimora, Usa, intervenuto al Congresso Internazionale sulla Celiachia in corso a Genova e organizzato dall’Associazione Italiana Celiachia.
La celiachia è un’intolleranza permanente ad una proteina presente nel grano, nel frumento, nel farro, nel kamut, nell’orzo, ed altri cereali che in Italia colpisce oltre 75mila persone, le stime dicono un soggetto ogni 100/150 . E’ una patologia in crescita, in quanto ogni anno vengono effettuate cinque mila nuove diagnosi ed ogni anno nascono 2.800 bambini che poi manifestano celiachia. Si parla per questa malattia di predisposizione genetica, ma non tutti sono d’accordo. Per molti, anche tra i medici, la colpa è dei vaccini che si fanno in tenera eta’ e che alterano per tutta la vita del soggetto vaccinato la flora batterica intestinale, gli enzimi e il pH digestivo.
Tuttavia ad oggi l’unica cura è la dieta con la quale si può evitare dopo aver ingerito alimenti che contengono glutine, come pane, pasta ecc., la produzione di una serie di auto-anticorpi, come gli anti-tranglutaminasi e gli anti-endomisio, che “aggrediscono” la mucosa del piccolo intestino (cioè il tenue), determinando una reazione infiammatoria a livello dei villi, le strutture implicate nell’assorbimento dei cibi digeriti, per cui si verifica un appiattimento totale o semitotale di queste cellule (villi) deputate ad assorbire i principi nutritivi del cibo. La notizia della messa in opera di un vaccino dà, quindi una speranza ai celiaci che oggi per stare bene devono solo stare a dieta o mangiare alimenti speciali. Ma vediamo come funziona questo vaccino.”E’ un vaccino curativo - conferma Carmen Gianfrani dell’Istituto di Scienze dell’alimentazione del Cnr di Avellino.
“Si tratta - prosegue - di una pillola che impedisce il passaggio del glutine nella mucosa e di entrare nei canali epiteliali intestinali. Questo blocco del trasporto della proteina avrebbe un effetto positivo perché non consente l’innesco della reazione immunitaria”.
“In pratica - continua Gianfrani - secondo quanto è detto nello studio di Fasano, il farmaco dovrebbe bloccare il processo a valle impedendo al glutine di entrare in contatto con le cellule immunitarie contrastando l’azione di una molecola, la zonolina, che fa aprire i canali intestinali, impedendo così al glutine di entrare”. Il vaccino è stato per ora testato su volontari celiaci, ma i risultati dello studio non sono stati ancora pubblicati, l’auspicio degli scienziati e dello stesso Fasano è che a partire dall’inizio della sperimentazione si possa avere il farmaco disponibile almeno entro cinque anni.
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Parlare al cellulare con i segni
Dopo la Svezia e il Giappone, arriva anche negli Stati Uniti il cellulare per non udenti.
Un gruppo di ricercatori di Washington ha messo a punto un software che consente di comunicare con il linguaggio dei segni sul cellulare.
Sembra un paradosso, ma i telefonini sono molto usati da chi ha problemi di udito, anche se solo per scrivere gli sms. Il software servirebbe a facilitare la comunicazione tra i non udenti, permettendo loro di dialogare nel linguaggio che usano di più. Il nuovo programma visualizza sul display un avatar che si esprime con i segni.
Secondo la psicologa Jessica DeWitt, le espressioni del volto visibili sul video trasferiscono meglio le emeozioni, per cui il linguaggio dei segni è sicuramente più efficace per i non udenti.
Tgcom
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