| HIERONYMUS
BOSCH

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Vi prego non fatelo…lasciatemi stare! Qualcuno che mi impedisca
di pensare all’arte! Vi scongiuro! Presto... E’ l’angoscia…
Fate largo alla malattia. Fate largo a quella malattia dell’animo
che è la bellezza. Esisterà mai un tale concetto in termini
universali? Sarebbe drammatico…Esiste nella pluralità? E’
tutto relativo? Non so…non me ne frega un accidente.
Non dovete pensare quando osservate le opere di Bosch. Non dovete parlare,
non dovete ascoltare. Il silenzio, sarà lui il protagonista che
accompagnerà l’unica vostra azione: la visione.
Vi propongo ciò per cui siete venuti…(in tutti i sensi).
Vi propongo lo spreco di voi stessi, l’annientamento di voi stessi,
l’esplosione.
Questa è la strada che ha preso forma per giungere là, lontano…
Dove non regna Dio. Ovunque.
Sapete, Ho un problema: sono in polemica con ogni cosa, non sopporto nulla,
a volte neanche me stesso; e questo per il semplice fatto che ho una ragione
che sa misurare i suoi limiti, che sa quando è il momento di lasciare
spazio alla follia.
Ho sete di passato, vorrei potermi sacrificare alla provocazione, alla
sacralità, alla gloria…Vorrei poter entrare nei mondi di
Bosch. Ma forse ci sono già, e sto per essere immolato a me stesso,
votato alla sfida. Naufrago della pretesa.
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Vedete,
io mi trovo in netto contrasto con tutti quei critici politicamente corretti
che interpretano le rappresentazioni demoniache di Bosch esclusivamente
come il risultato di una condanna morale all’erotismo e alla lascivia
degli esseri umani. A questi critici, che è bene che restino tali
(la figura del critico, se strettamente accademica, è una delle
più lontane dalla vita, dall’arte e dalle loro intrecciate
dinamiche) sfuggono, io credo, tre piccoli particolari:
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L’inverosimilità che un pittore dipinga sempre ciò
che odia e condanna. Stando
a sentire le interpretazioni moralistiche sembrerebbe proprio che Bosch
raffiguri l’erotismo in chiave violenta per ripudiarlo e porlo in
contrasto con lo spirito e la libertà. Ma allora per il pittore
cosa è libertà? Cosa è purezza? Cosa oppone a questa
umanità in preda alla pazzia? Possibile che egli rappresenti in
esclusiva ciò che condanna?
- La cultura da cui l’artista fiammingo proviene, ossia la cultura
nordica, è imbevuta in un passato celtico che non prescinde mai
dalla comunione della tenebre con le vicende d’amore. E’ necessario
ricordare che è nell’Europa del nord che Romanticismo ed
Espressionismo, toccheranno le vette più eccessive e ossessionanti
e non a caso, ma proprio perché è lo stesso nord Europa
a detenere un passato culturale che lo permette: basti pensare alla cultura
celtica precristiana; “selvaggia” e “barbara”
contrapposta a quella classica mediterranea che, tranne rare eccezioni
spesso considerate “sovversive” (Dioniso, Zagreus, Mitra ecc…),
tendeva a proteggersi da consapevolezze rituali ritenute pericolose quali
l’analogia tra eccesso e sacralità.
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Per finire credo che a questi interpreti manchi quella nozione antropologica
che un determinato tipo morale (ossia quella conformista e perbenista attenta
a non sbilanciarsi mai dal proprio piedistallo saturo di banalità
e di misero quieto vivere) ha adattato alle proprie esigenze repressive
e paurose della libertà, strumentalizzandola per definire leggi e
costumi la cui unica e veritieria funzione è di permettere alla trasgressione
di essi di giungere alla potenza sacrale. Il dato di fatto antropologico
a cui
faccio riferimento è la presenza dell’erotismo (atteggiamento
prettamente umano) negli eventi di morte. La strada erotica che passa dalle
pulsioni e dalle sensazioni di morte si intreccia con l’insano, il
de-mente, l’estasi e il sacro. La cultura nordica aveva espresso questa
intuizione, che vige fin dal primitivo essere umano, molto bene; partendo
dagli antichi culti arrivando fino al Decadentismo passando per l’arte
gotica e quella barocca.
Nel multiverso di Bosch, misterioso ed inquietante, intriso di presenze
satiriche giunge quella consapevolezza morale ed antropologica del dramma
umano, della sua corsa verso la vertigine e verso lo sconvolgimento. Corsa
la cui peculiarità è la compresenza di amore e morte, di piacere
e dolore, di estasi e pazzia.
Il manifestarsi del demoniaco nelle vicende umane è uno dei punti
fondamentali dell’intuizione pittorica di Bosch e a mio avviso le
sue composizioni vanno ben oltre la semplice condanna e denuncia moralistica;
credo invece che approdino ad una dimensione tragico-magica dell’esistenza
e ritengo anche che la singolare religiosità del pittore possa essere
fonte di rinnovamento in ambito antropologico. Essa si stacca dai canoni
tradizionali per approdare ad una visione sacrale che, oltre ad essere molto
vicina ai principi magico-esoterici, si beffa dell’ingenuo eudaimonismo
pagano e di esso niente conserva, proprio perché il suo terreno è
quello della tragedia erotica voltante le spalle ad ogni tipo di redenzione,
sia essa terrena o ultraterrena, e il cui attore principale è il
demone anthropos. |
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I
simboli, le ambiguità, le immagini affascinanti e seduttrici mettono
in luce l’angoscia e l’orrore, l’incubo e la dissennatezza;
lasciano presagire ad una conoscenza della umana natura il cui effetto
è quello di spezzare, massacrare, distruggere e annientare. Questa
è la loro terribile capacità di verità.
Roger Caillois de “Il Prestigiatore” dirà che esso
è una perfetta raffigurazione del mondo come circolo vizioso di
imbrogli senza sbocco e tutti concatenati gli uni con gli altri.
Michel Florisoone indicherà l’incessante metamorfosi come
il tema principale delle composizioni del pittore, egli vi coglie un sentimento
dell’avvenire che si muove sul terreno della disperazione e dell’angoscia.
La commedia o anche la farsa, rappresentata da “Il Prestigiatore”,
è data da un distaccato e taciturno illusionista che con il suo
piccolo arsenale elusorio (il cerchio, i bicchieri, le palline, un tenero
e piccolo mostriciattolo simile ad un cane ed un uccello notturno; quest’ultimo
è un simbolo ricorrentissimo nelle pitture del maestro fiammingo)
si impossessa dell’attenzione dei vari personaggi che da spettatori
divengono a loro volta lo spettacolo dell’imbroglio. Partecipazione
truffaldina di sguardi, indifferenza furtiva, un babbeo derubato che vomita
rane, una chiave
che non può aprire nulla; quest’opera è un vero e
proprio rebus dell’immagine del mondo. In questo dipinto Bosch sembra
radiografare il reale mettendolo però sotto il torchio del dubbio
e ponendo rilevanti perplessità sulla serietà della vita
e dell’esistenza; indicando un ciarlatano come unica possibile contrapposizione
all’imbecillità degli esseri umani e finendo così
col mostrare allo spettatore la sua similarità e familiarità
con l’errore, il peccato e la truffa.
Nel Trittico Delle Delizie si passa dalla fiaba al sogno fino a giungere
all’incubo; il tutto in un dinamico e plurale crescendo di folle
e catastrofico erotismo, già presente, a livello germinale, nel
primo pannello e alla quale una prima occhiata superficiale potrebbe non
rivolgersi, suggerendo così una fallace interpretazione armoniosa
e pacifica, quasi santa e beata del primo capitolo di questa storia umana.
Ma un secondo sguardo, non rivolto ai soggetti umani ma al mondo animale,
rivela il presagio, “la nascita della tragedia”, quella prodigalità
della natura che attraverso la modalità erotica coinvolgerà
anche gli esseri umani nel secondo e nel terzo atto pittorico di questa
vicenda.
L’occhio pennellante di Bosch allegorizza una genesi nuova, che
nulla e nessuno risparmia: essa emerge come dalla terra bruciata dal sole
emergono le spaccature. Crepe latenti, ferite originarie da cui tutto
nasce, in cui tutto sanguina e in cui tutto è condannato a morire,
mutare, trasformarsi e trasformare. E’ l’ambito del prodigioso,
del “realismo soprannaturale”, per dirla con le parole di
Durtal, protagonista di “La-Bas” di Huysmans. E’ l’area
della nascita e dell’annichilimento, ovvero il fondo, la base, il
fetus. Bosch è il succo della terra che viene portato alla luce
mediante le rovine causate dal disastro carnale e licenzioso. |
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La
sua pittura è l’ossimoro saldamente definito da contorni
fermi e immobili, genuinamente custodi e protettori del magico, del sinestetico,
dell’analogico e, in ultima istanza, dell’entropico. Analogia
delle forme, libidine e violenza dei corpi. Analogie che si sviluppano
nell’umanizzarsi degli oggetti mediante la loro allucinata mostrificazione,
nel demonizzarsi degli uomini, degli animali e della realtà in
genere. Analogia delle forme ma anche dei simboli. Basti pensare al “Figliuol
Prodigo” assimilabile al matto dei tarocchi, figura abissale in
cui gli estremi si toccano, ovvero emblema in cui si fondono il massimo
grado dell’iniziazione e il massimo grado del vizio. Oppure si osservi,
nel terzo pannello del “Trittico Delle Delizie” e nel “Trittico
Del Fieno”, la ricorrenza degli strumenti musicali come veicolo
erotico e allo stesso tempo di dannazione e sacrificio, al simbolismo
di una presunta inutilità delle chiavi, all’essere-uovo dischiuso
nel cui viso è data l’estrema somiglianza con l’artista
e che lascia pensare ad un autoritratto, ad una visione di se sesso come
uovo cosmico. Si pensi ancora alla nudità efebica, esile, seducente,
acrobatica ed orgiastica che il pittore esalta, al paradigma fornito dall’aleatorietà
data dalla presenza dei dadi e delle carte da gioco nelle scene di sciagura
e tormento.
Dalla favola all’incubo sulla carrozza del gioco; gioco come massima
espressione delle analogie e delle sinestesie, gioco con al centro la
morte, massima garante del volgersi all’entropia, al disordine e
al vorticoso non-senso di tutto. La potenza di Bosch sta nell’esplicazione
dell’esistere fetale e fatale come luogo di vita e morte di ogni
cosa. Questo feto è la materia, questa fatalità è
il balocco con il caso come protagonista. Generativa abbondanza la cui
condizione necessaria è il mortale spreco. Brandelli di arcaismo
inconsapevolmente
si ridestano.
La crudeltà apre agli antichi principi, si serve della visione,
del sub-reale e dell’allucinazione per giungere al paradigma supremo,
all’emblema della potenza, al divenire incessante di ogni atomo
e al movimento di magnificenza della vita nel suo eterno fermentare.
Quella di Bosch è una pittura che supera se stessa, una sacertà
auto-annientante. Essa è celebrazione del non-sapere, suolo bruciato
dall’eros e dall’abbandono, overture di sconcerti, subbugli,
agitazioni, squilibri, tensioni e tormenti. Il mostruoso coinvolge ogni
cosa e ognuno, persino coloro che dovrebbero simboleggiare la salvezza
dalle incendiarie passioni. E’ un vero trionfo dell’erotismo
e del demoniaco; giunti a questo punto, la salvezza è, da parte
degli stessi attori della vicenda, oggetto risibile, oggetto di scherno.
Attori della vicenda detti uomini, ma oramai destinati ad altro.
Una nuova consapevolezza si fa strada.
Alessandro Chalambalakis
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figura
1:Trittico Delle Delizie; particolare del secondo pannello
figura 2:Trittico Delle Delizie; particolare del secondo pannello
figura 3:Il Prestigiatore
figura 4:Trittico Delle Delizie; particolare del terzo pannello
figura 5:Trittico Delle Delizie; particolare del terzo pannello
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