Polvere, ricordi
le grida al sole
Occhi rivolti verso il punto di fuga, delle immagini, delle dimensioni.
Dispersione.
Polvere, ricordi.
L’aspro odore e, di nascosto, la cerimonia solitaria!
L’ erba alta bruciava,
polvere, esausto di passione!
Il cane, il cane che mi amava si ergeva al petto, scolpito, duro.
Ero solo un bambino,
ricordo l’aspro odore e la cerimonia;
tavola lunga e pezzi da novanta.
La terra calda evaporata al cielo nero, nero.
Una chitarra e l’aria nera si piegava su se col peso del tempo, delle sconfitte, delle vittorie.
Il giro della villa per vedere se hai paura della notte, del nulla, dei detriti di
guerra.
Odore acre e petto asciutto, cerbottana e campi pieni di erba alta,
Paese sconfinato di terra e melma bruna.
Ricordi, polvere, l’odore acre e il petto bianco secco, come allora, come adesso.
Abeti, polvere.
La cerimonia dei pezzi da novanta, l’ uva bianca e il miele.
Maria camminava curva ed aveva tesori,
Attorno i muri eran crollati.
I cani, i cani e l'arcobaleno quando la volta urlava,
quando il vento sfondava le porte umide, fragili, senza colore.
Papà piantava l’ombrello, giocava con le zolle bagnate, ferite e il mondo girava, girava attorno.
Maria tremava, camminava curva, diventava sentiero, diventava serpente e spariva via.
La foglia della betulla era l’Italia secca, ferita
era la forma, era la dolce vita.
Maria camminava curva e nera, aveva monete e verderame,
aveva un tesoro segreto, attorno i muri eran caduti.
L’ odore acre e il ventre secco,
ero un bambino vivace,
l’estate bruciava la mia corsa e la mia gola,
lasciava impronte incise, profonde
ruggiva con artigli di brace.
Il mio pallone sgonfio ucciso dal morso dei cani,
il suo rumore sordo, giocavo, me ne liberavo.
Dietro a me l’immensa storia di guerre, di saggi, di santi,
dietro a me la storia faceva tramontare il sole e tutto era li, aggrovigliato, addormentato nel mio cuore,
bimbo dal ventre piatto, dall’ odore acre, come allora, come ora
La pioggia non ha colore,
la pioggia ha odore.
Dietro la tavolata dei giganti.
Commissario ti ingozzavi di lumache e rane, vomitavi canzoni,
i muri erano verdi si confondevano fra la luce morta, uccisa dalle foglie.
Mio papà piantava l’ombrello, giocava con le zolle bagnate, ferite e il mondo girava, girava attorno

Marco Dimitri