Forse,
per la prima, millesima, ma che conta?
Ho viaggiato davvero;
e non con un veicolo, ne qualsiasi altro mezzo.
Una grande, bianca, potenza
niente meno che l'immaginazione.
Essa, stermina il ricordo, lo fa riaffiorare;
e pezzi dopo pezzi formano il puzzle.
Ora, non so che c'è
Apro gli occhi oltre la finestra
e non vedo più ciò c'era.
Vedo ergersi montagne, colli, e gabbiani
ciò potrebbe essere logico ma non qui in città.
Il mare è la dietro, lo so, oltre quei monti immaginari ma che tanto sfiorano il reale.
Ricordi seppelliti dalla bufera;
da una sabbia fine che vi si posa accanto e in ogni suo angolo.
Arriva l'estate, e nell'infanzia qualcosa mi ha toccato.
Una banale tapparella può divenire poesia,
e così le mura, l'odore, la terra.
Da bambino si vedono così tante cose,
che rimangono impresse nel cuore o chissà dove.
Una finestra sta lì da sempre,
il sole, esso penserà a brillare, e ad accendere ogni parete.
Vedo bambini gridare, scherzare, offendere
io sono tra di loro ma non possono vedermi
sono scherzi, scherzi della natura.
Una rocca dai mattoni screpolati, più duri delle persone
che mi erano accanto.
Le mattine che mai arrivavano, mentre attendevo il loro bacio.
Una tormenta di antichi valori buttati nel cesso,
valori morali rigurgitati, dispersi.
Quei viaggi, l'unico mio bel ricordo,
perchè vero in ogni sua forma!
Da quella nave che solcava un oceano,
un oceano divenuto mare per gli stolti, ciechi,
che non sanno osservare!
Attendevano la fine del viaggio,
seduti in poltrona, come maiali ormai stanchi e giunti a fin di vita.
Macchè! io ero tra di loro!
ma non potevano vedermi,
ero troppo, troppo meravigliato di trovarmi in quello spazio stupendo
dove l'unico suono udibile era quello delle onde.
Ricordi dappertutto, tappezzati, rinchiusi, mai morenti!
Per quanto cercherai di seppellire un ricordo,
esso rimarrà sempre visibile,
griderà il suo nome dalla sabbia.
Come il bambino reclama il suo regno e appetito,
non potrai stargli lontano, il ricordo rimane lì e non muore.

 

Andrea Pasciuta