Danzando nella foresta di notte

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Nel punto precedente si è osservato il fenomeno di demonizzazione del paganesimo riscontrato nel medioevo. Demonizzazione che, proprio per le caratteristiche naturalistiche del politeismo, ha come punto principale il rapporto uomo - natura e uomo - animale. Non per niente l’animale, nel suo significato generale di istintività e carnalità, è diventato emblema di Satana. Inoltriamoci nel particolare e vediamo come, le varie rappresentazioni demoniache, abbiano la loro origine nei culti e nei simbolismi precristiani. Mi sembra quasi d’obbligo iniziare dal serpente il quale, data la sua funzione magica è stato il simbolo che meglio di tutti ha svolto il compito di accompagnatore della donna (Eva) sul carrozzone del male.

Serpente simbolo di fertilità e generazione, di astuzia e conoscenza e quindi di vita. Tutto ciò fin dalla tradizione babilonese. Emblema strettamente legato al fallo e alla penetrazione, venerato anche dai romani a fini di guarigione dalla sterilità, infatti il serpente dona ad Adamo ed Eva la conoscenza del bene e del male attraverso la scoperta della sessualità. Nei rituali dionisiaci, le baccanti si adornavano la testa di serpenti e ne trasportavano uno all’interno di una cesta, fra le tribù indiane, la lucertola era simbolo di energie non controllate dalla ragione (Lucia Musti...), simbolo dunque dell’inconscio. 

Un’antica setta usava addirittura addormentare un serpente e durante i loro rituali baciarlo sulla bocca al fine di mantenere in vita il suo dono di saggezza e conoscenza fra gli uomini. I significati dati dal rettile, nella tradizione stregonesca, si trovano in raffigurazioni di demoni come Asmoday, Andromalius, Botis, Aym e altri con caratteristiche simili. Non dimentichiamo inoltre il significato della bipolarità (bene - male) dato dalla più che nota lingua biforcuta di alcuni rettili tanto associata al Diavolo. Altro punto importante è la letalità di questo animale per via del veleno che esso inietta, simbolo di possessione e di una natura autonoma. 

Proseguiamo con un’ altra divinità pagana che ha decisamente contribuito al tipo di rappresentazioni del demoniaco, sia all’interno che all’esterno del sabba: mi riferisco ovviamente a Pan. Chi meglio di lui può dare alla stregoneria significati selvaggi, di folli corse e di eterne danze nella foresta? Chi meglio di Pan esalta i sensi abbattendo lo spirito? Pan, divinità dalle sembianze umane e caprine, dona all’avversario una delle più comuni rappresentazioni data dagli zoccoli, dalle corna, dalla coda ecc... Elementi che nel loro insieme accomunano entrambi i personaggi nella danza e nella natura. Estrema correlazione fra l’uomo ritualmente selvaggio e l’universo delle energie demoniache. 

Altri attributi stregoneschi di origine pagana sono dati dal lupo, dai ragni, dagli insetti e dai felini. Bestie che a seconda della visione delle streghe fungevano da accompagnatori magici alla riunione notturna. Il demone Bune, ad esempio, viene rappresentato come camaleonte, Amduscias come unicorno, Flauros come pantera, Andrealphus come pavone, Marchosias come lupa, Belzebub come signore delle mosche, Pazoozo come cavalletta ecc... Una visione pagana della stregoneria esce rafforzata e vera da questa rappresentazione e la sua criminalizzazione per motivi culturali è provata anche dal fatto che nel medioevo si compivano veri e propri processi agli animali, come se nelle loro “colpe” agissero con una precisa volontà distruttiva. Una volta trattato il significato dell’animale nella tradizione stregonesca, sia come emblema magico che come mezzo di trasporto, possiamo andare nello specifico di un potere che collega l’universo sciamanico a quello magico - esoterico. 

Mi riferisco al potere del volo che veniva associato alle streghe e che ha tanto coinvolto la filosofia degli sciamani. Il volo, estremo legame con l’elemento aria, rappresenta a pieno la capacità in grado di elevare chi la detiene ad uno stadio superiore, in grado di sondare tutti gli spazi e quindi di portare conoscenza nel ritorno. Il simbolismo dato dalla caratteristica soprannaturale di questo potere proviene sicuramente dalla cultura indiana e molto probabilmente, a sua volta, da una cultura più primitiva che prevedeva nella pratica rituale legata al volatile un travestimento costituito da ali, becchi e code accompagnato da una danza alla cui base vi era la divinità antropomorfa mascherata da uccello avente il compito di elevare l’uomo. 

Questo data la capacità che detiene il volatile di fungere da tramite fra l’essere umano e l’universo degli dei, quindi delle energie che muovono il cosmo. Nell’arte preistorica sono state riscontrate simili raffigurazioni che hanno condotto alla conclusione sull’antichissima origine del significato del volo tra gli uomini. Anche lo sciamano, per rappresentare il viaggio estatico che compiva, si vestiva da volatile, ritenuto animale magico per gli stessi motivi. In particolare era l’aquilila, simbolo di potere anche nel classicismo, l’animale privilegiato, poichè si riteneva fosse il rapace da cui discendessero tutti gli sciamani in quanto essa aveva appreso conoscenza direttamente dalla divinità. Come l’aquila lo sciamano è un intermediario tra gli uomini e gli dei e attraverso la trance e il viaggio estatico egli “vola” e al suo ritorno la tribù “guarisce” poichè egli ha aperto le porte dell’esperienza e della conoscenza e tutti coloro che partecipano della visione ne traggono beneficio.Le analogie della stregoneria con queste pratiche sono, oltre al volo, la metamorfosi che vedremo più avanti assieme ai rituali di bestialità e il rituale evocativo in cui la possessione è correlabile alla trance e alla ricerca della visone da parte degli uomini della medicina nelle tribù indiane. 

INDICE

Licantropia

La Stregoneria

I processi alle streghe e ai licantropi

Messaggi del divenire

 
Il volo della strega è interpretabile quindi come esperienza di uno stato estatico e visionario che la porta ad essere messaggera del divenire, a contatto con il bosco e con la notte. Elementi che ovviamente assumono significati magici la cui pratica è millenaria. Alle pratiche stregonesche è sempre stato associato il pipistrello, uccello notturno che rafforza il legame della strega con la notte, della notte con l’estraneità e dell’estraneità con il bosco; luogo in cui le leggi sociali cadono e governano il magico e il selvaggio. I volatili con la loro peculiare caratteristica hanno sempre occupato un ruolo importantissimo nella mitologia, tanto che esiste un testo persiano ”il linguaggio degli uccelli” in cui viene spiegata l’importanza di tale linguaggio a fini conoscitivi nei confronti della natura. Alla fine dei conti possiamo affermare l’origine naturalistica della stregoneria anche su questo piano rituale in cui è fondamentale una grande autonomia interiore ed esteriore data dal simbolismo del volo. Passiamo ora alle affinità sabbatiche con il culto di Dioniso (vedi Kaffeina 4), in cui le Baccanti, minacce femminili al dominio maschile, come le streghe nel medioevo, detenevano un potere rituale basato sul desiderio di evasione e sulla volontà di riconciliarsi, in un luogo selvaggio, carico di emozioni magiche e divinatorie, con il naturale che nella sua ciclicità caotica si presentava sotto forma di carne cruda in cui le baccanti trovavano Dioniso e sotto froma di altri animali, quali il serpente, il capro o il lupo in cui le streghe riscontravano fertilità ed evoluzione. Non a caso esse baciavano l’ano del caprone in cui è insito il serpente Kundalini che essendo alla base della colonna vertebrale sta a significare la base della struttura evolutiva della conoscenza che si sviluppa attraverso il rituale di fertilità a cui partecipavano sia baccanti che streghe attraverso la celebrazione di sacre orge il cui scenario era e contina ad essere la danza della materia nell’intero universo. Ricordiamo inoltre il potere femminile della strega che trova una delle sue massime espressioni in Lilith (vedi Kaffeina 5) demone di origine babilonese carico di grandi riferimenti alla sessualità, allo scambio di energia (vampiro cosmico) e all’astrologia.