|
INDICE
Danzando
nella foresta di notte
I
processi alle streghe e ai licantropi
Licantropia
e rituali di bestialità
Messaggeri
del divenire
|
La
stregoneria è molto più antica di quanto si pensi, le sue origini infatti
risalgono ad epoche remotissime, più precisamente si potrebbe supporre
che abbia avuto principio con la comparsa dell’uomo e dei suoi rituali
di simbiosi con le forze della natura. Gia presso le civilizzazioni
del neolitico, esisteva un culto primordiale, in cui si venerava la
luna conosciuta col nome di Grande Madre (questo spiegherebbe l’universalità
del mito, presente in tutti i popoli; la Grande Madre è un simbolo archetipico
dell’inconscio collettivo, è perciò non legato a ierofanie particolari
ma universali) che molti secoli dopo, nel tardo medioevo, viene identificata
con Diana, la regina delle streghe. Di appartenenza romana (famoso infatti
il tempio eretto in suo onore, situato in bosco “Nemus”, sulla riva
di un laghetto di origine vulcanica a Nemi). Diana, la dea della caccia
e degli animali, era riconosciuta anche come personificazione della
fertilità e del parto, era detta “la triforme”, la dea delle tre nature,
ed era chiamata con tre nomi diversi: Diana celeste, terrestre, “la
dea dai molti seni”, Ecate infera e infine Artemide, la casta dea selenica.
In seguito i pagani tentarono di spiegare razionalmente l’esistenza
di tre diverse divinità lunari osservando che la luna è il simbolo della
fertilità e della femminilità e che dunque possedeva tre aspetti: piena,
nuova e falciata. In questo modo Artemide era la giovinetta casta e
illibita, Diana simboleggiava la madre feconda, Ecate, infine, era la
donna che, dopo la menopausa, diveniva sterile, fredda e arida. Diana
era anche la “signora della notte” e dei misteri che essa nasconde in
se, ed è proprio nella notte che si celebra una delle più importanti
ricorrenze stregonesche: il sabba (questo termine è una derivazione
dell’ebraico shabat, originariamente la festa della luna piena).
Il
sabba (o tregenda) era il momento in cui gli stregoni e le streghe si
radunavano insieme, praticando riti magici e propiziatori, in onore
della natura e dell’universo. In questi raduni susseguivano poi delle
danze che si eseguivano su ritmo ipnotico, con particolari movimenti
all’inverso da soli o in circolo e muovendosi verso sinistra (questa
particolarità della danza in senso antiorario è considerata dalla filosofia
di Aleister Crowley come pratica potentissima per invocare forze cosmiche
ed elementari). Le danze terminavano in un orgia che permetteva la liberazione
della parte animalesca dell’uomo che era insita in lui (non a caso si
danzava vestiti spesso con pelli e teste di animali quando si partecipava
a queste riunioni). Le pratiche usate nei riti sabbatici, sono anche
una derivazione di quelli sciamanici, perchè entrambe mirano appunto
a destare, non soltanto l’animalità nell’umanità (del passato col presente),
ma anche con la divinità, infatti il sabba originale era celebrato da
un mago sacerdote che assumeva una particolare forma-divina alla quale
i celebranti facevano riferimento, tutto questo era indotto con la focalizzazione
della volontà vera dell’individuo che faceva emergere la parte subconscia
che libera il suo “genio latente”. In Italia vi era uno dei più famosi
luoghi preferiti dalle streghe per il sabba ove vi era la noce del Benevento.
Si trovava a Pian della Cappella, sul fiume Sabato e per molti secoli
fu venerata come pianta sacra dai longobardi di Benevento, finchè nel
‘663 il vescovo Barboto la fece sradicare. Molti erano i modi per giungere
al sabba, le streghe vi si recavano materialmente o attraverso l’uscita
del “corpo astrale” stimolata con appropriate tecniche psichiche e spalmandosi
sul corpo fisico un composto di varie misture fra cui anche erbe particolari
come la belladonna. Gli incontri erano presieduti da una presunta divinità
cornuta, che si suppone sia Lucifero correlabile al pagano Pan (dal
greco “tutto”) sintomatico come le traduzioni in altre lingue (in latino
Omnie, in sanscrito Aum, l’indù Om, l’egiziano amoun e l’ebraico Amen),
sono comunque tutte le designazioni del dio dell’abisso, del profondo
del mondo sotterraneo: di qualsiasi ragione “ritrovata” e fuori dalla
gamma della coscienza desta. Le caratteristiche caprine di Pan gli hanno
poi dato un’immagine negativa da parte del cristianesimo per il fatto
che il rituale del “capro espiatorio”, cioè il capro che aveva in se
tutti i peccati degli ebrei, lo riconducevano all’impurità e al male.Ma
in realtà il “Diavolo” è il capricorno, il capro che balza sulle montagne
più alte, la divinità che, se si manifesta nell’uomo fa di lui l’egopan,
il tutto, quindi è l’uomo fatto dio. Il dio delle streghe è anche connesso
con altri dei, come Dioniso, Herne, Cernuanos, il dio cervo delle popolazioni
galliche, adorato in tutta l’Europa occidentale.
Infine Eliphas Levi, monaco mago del passato, identificava il capro
del sabba con il capro divino adorato a Mender, in Egitto, cui le donne
più belle della città venivano scelte perchè si accoppiassero con lui,
questo è il becco di mender, chiamato anche il Baphomet di Mender.
Prima di concludere citerei volentieri le stagioni dei grandi Sabba:
1)
Samhain: la vigilia di Ognissanti, il trentunesimo giorno del decimo
mese, inizio dell’anno
delle streghe, la danza della spada
2)
Yule: Solistizio d’inverno, giorno in cui trionfa il re del gelo e del
Caos, la rinascita astrale.
3)
Candlemas: la candelora, il secondo giorno del secondo mese, quando
Brigida diviene si
gnora delle luci.
4)
Eos: equinozio di primavera, il giorno della signora, l’inizio dell’anno
naturale, la rinascita
mondana.
5)
Beltane:la notte di Valpurga, alla vigilia del Calendimaggio.
6)
Mezzestate: solistizio d’estate, il culmine della marea luminosa, il
matrimonio fra cielo e
terra.
7)
Lammas: il primo giorno dell’ottavo mese, la festa del raccolto.
8)
Michaelmas: l’equinozio d’autunno, equilibrio fra luce ed ombra, inizio
dell’autunno lunare.
E
nel candore della notte riecheggia nell’aria la cantilena delle streghe
che, attorno ad un falò, danzano e in coro urlano:
Eko, Eko, Azarak!
Eko,
Eko, Zomelak!
Eko, Eko, Cernunnos!
Eko, Eko, Aradià!
Bagabi, Lacha, Bachabè
Karellyos!
|