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10 bufale sul crollo del ponte Morandi a Genova

Purtroppo le bufale, chi le condivide e chi le mette online non mancano mai, anche in disastri come quasto

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Dalle teorie del complotto alle foto false, tutte le fake news che stanno circolando in Rete a proposito del disastro autostradale in Liguria. Finti salvataggi, cani eroi e strane compenetrazioni tra edifici: di bufale ce n’è di tutti i tipi

Insieme alla cronaca e alle valutazioni politiche, sul crollo del ponte Morandi a Genova non potevano mancare anche le fake news, che si sono moltiplicate nelle ultime ore. A fare da padrone, accanto alle valutazioni sulla mobilità, alle ricostruzioni storiche e alle tante immagini del disastro, sono anche teorie del complotto, notizie di falsi salvataggie soprattutto le foto decontestualizzate. Tra le tantissime bufale diventate virali in rete, abbiamo selezionato qui le 10 più significative.

1. Il ponte Morandi NON è stato fatto esplodere con il tritolo

Ponte Morandi

Foto: Valery Hache/Getty Images)

 

Anche stavolta non poteva mancare la bufala complottista, quella che attribuisce la responsabilità della tragedia all’atto volontario di qualche oscuro signore che si nasconde nell’ombra. Nello specifico, l’arma di distruzione sarebbe stato un ordigno al tritolo, e la prova schiacciantesarebbe stato il bagliore nel cielo prima del crollo che molti hanno associato a un lampo.

Tra i rilanciatori della fake news, segnalata tra gli altri da Bufale.netc’è anche il solito Rosario Marcianò, che ha parlato anche di una “demolizione controllata”. Altre versioni del complotto, ancora più fantasiose, riferiscono dell’utilizzo di sistemi bellici d’avanguardia come le non meglio precisate “armi a microonde”. La diffusione di storie come queste si spiega non solo con la volontà di identificare un nemico a tutti i costi, ma con il bisogno di ricercare cause sorprendenti per eventi eccezionali.

2. La foto del dettaglio arrugginito NON è autentica

Circola online un’immagine che mostrerebbe lo stato di degrado di una parte del ponte Morandi e che sarebbe stata scattata “qualche settimana fa”. In questo caso il mistero è presto risolto: la foto, facilmente cercabile online, è antecedente al 2011 e non riguarda il ponte Morandi a Genova bensì quello di Ripafratta in provincia di Pisa. Si tratta dunque di un palese falso, utilizzato per alimentare le polemiche in modo malizioso, come per primi hanno mostrato David Puente e Paolo Attivissimo.

3. Il cane eroe “angelo con la coda” NON c’entra con Genova

Altra immagine diventata virale sui social, altro fake. In questo caso si tratta della foto di un cane da soccorso che sarebbe stato trasportato nella zona delle macerie con un sistema di cavi e carrucole. Nonostante lo scatto sia autentico, non è relativo al disastro di Genova, ma risale al 15 settembre 2001 e riguarda le fasi di soccorso successive al crollo delle Torri Gemelle a New York. Lo scopo con cui è stata creata questa falsa notizia, segnalata da diversi siti anti-bufala, pare essere la valorizzazione del contributo degli animali durante le operazioni di soccorso. Forse, però, si rivelerebbe più utile alla causa l’utilizzo di foto autentiche.

4. NON c’è (né c’è mai stata) alcuna emergenza sangue

(Foto: Photofusion/Getty Images)

 

Circolata sui social – in particolare su Instagram – nelle ore immediatamente successive al disastro, la notizia della presunta carenza di sangueall’ospedale San Martino di Genova non ha alcun fondo di verità. Diverse istituzioni sanitarie sono intervenute per smentire ufficialmente la falsa notizia, tra cui le Avis di Chiavari e di Genova. D’altra parte il numero di persone ferite e ricoverate in ospedale non è stato particolarmente alto (si tratta di meno di 20 persone in tutto), dunque le riserve di sangue sono state sufficienti a gestire la fase dell’emergenza. Resta comunque l’invito ad “andare a donare periodicamente”, il “miglior modo per affrontare tutte le esigenze del sistema trasfusionale italiano”.

5. I palazzi NON sono resi instabili dal contatto con il ponte

(Foto: Google Street View)

 

Secondo una ricostruzione errata di cui si discute molto sui social, i palazzi in prossimità del ponte sarebbero stati evacuati perché la struttura stessa del viadotto poggerebbe contro le abitazioni. La foto che proverebbe questa teoria, pur essendo vera e correttamente attribuita, non dimostra affatto quanto si vorrebbe far credere. Si tratta infatti di un’immagine ricavata da un ingrandimento di Google Street View relativo a via Enrico Porro, la cui versione originale dovrebbe risalire (secondo Bufale.net) al 2009.

Seppur autentica, la foto non è di per sé sufficiente per giungere a conclusioni ingegneristiche, e di certo non può dimostrare una recente evoluzione della situazione, dato che risale a quasi 10 anni fa. I tetti di alcuni palazzi sono effettivamente stati modificati per lasciare spazio al ponte quando fu costruito, e proprio per questo il ponte e le abitazioni non dovrebbero avere punti di contatto. Il motivo delle evacuazioni, infatti, è il timore che altri crolli del ponte possano investire i condomini presenti sotto, ma è improbabile che il viadotto sia attualmente sorretto grazie a un fantomatico appoggio sui palazzi.

6. NON è stata estratta una bambina viva dalle macerie

Una di quelle notizie che tutti vorremmo sentire, ma che questa volta è solo un’invenzione creata per raccogliere qualche click. Viaggia infatti sui social l’immagine di una bambina portata fuori in braccio da un cumulo di macerie grazie all’intervento dei pompieri. L’immagine, tuttavia, è stata palesemente decontestualizzata, come dimostrano sia la conformazione delle macerie sia i dettagli riconoscibili sulle uniformi dei vigili del fuoco. Come ha stabilito Bufale.net, la foto è stata scattata in occasione del terremoto a Ischia, e il pompiere indossava un caschetto dedicato al terremoto a L’Aquila.

7. Il viadotto di Morandi in Sicilia NON è aperto al traffico

In questi giorni si discute molto anche di tutte le altre opere realizzate dall’ingegnere Riccardo Morandi. Tra queste c’è il viadotto che collega Agrigento a Porto Empedocle, sul quale si è diffusa parecchia disinformazione. Le foto autentiche che mostrano lo stato di degrado del ponte, infatti, spesso non sono accompagnate dalla precisazione che il viadotto è attualmente chiuso al traffico, e che rimarrà precluso al transito di veicoli almeno fino al 2021. Non c’è dunque alcun pericolo imminente per gli automobilisti, anche se ovviamente è necessario completare tutti i doverosi interventi strutturali prima di procedere con la riapertura. Qui trovate ulteriori dettagli in merito.

8. Le ambulanze NON pagano l’autostrada durante le emergenze

(Foto: Paolo Rattini/Getty Images)

 

L’idea che un’ambulanza debba pagare l’autostrada come un normale veicolo non è di per sé così assurda, visto che la questione è al centro di un dibattito che si protrae da anni ed è ben lontano da una soluzione. Tuttavia, come ha chiarito anche Bufale.net, nel caso specifico di Genova le ambulanze (in generale) non stanno pagando per transitare in autostrada quando svolgono un intervento emergenziale.

La storia del pagamento del pedaggio non è però una completa bufala, nel senso che – per poter entrare e uscire al casello – anche i veicoli di soccorso devono passare attraverso i sistemi automatici (o manuali) di riscossione dei pedaggi. Ciò significa che, almeno nei casi di emergenza, di norma la società che gestisce l’autostrada non riceve alcun compenso, ma i veicoli d’emergenza devono comunque rispettare tutti gli step di pagamento, e a posteriori avviene il rimborso oppure viene annullata la multa per mancato pagamento.

(Aggiornamento delle 17:00) La questione è diventata uno dei principali argomenti di discussione politica della giornata in seguito alla ricezione di alcuni verbali di mancato pagamento relativi ai mezzi della Croce Bianca di Rapallo. Sulla vicenda si sono espressi anche il vicepremier Matteo Salvini e il sottosegretario ai trasporti Edoardo Rixi. Oltre a confermare l’esenzione dal pedaggio per le ambulanze che rispondono a chiamate di emergenza, è stata annunciata la volontà di escludere dal pagamento anche tutti i transiti autostradali ordinari dei veicoli sanitari. Genova Today è uno dei giornali che ha seguito da più vicino gli sviluppi della vicenda.

9. Elena, Jacopo, Amanda e Paolo NON sono tra le vittime

(Foto: Paolo Rattini/Getty Images)

Tra le tante storie drammatiche che circolano sui giornali e in rete, ce n’è una completamente inventata. Si tratta del racconto strappalacrime relativo a una famiglia di quattro persone (Elena, Amanda, Paolo e Jacopo) che sarebbe rimasta interamente uccisa in seguito al crollo. Pur trattandosi di una narrazione verosimile, la storia è falsa sia perché non c’è corrispondenza con gli elenchi ufficiali delle vittime, sia perché è stata pubblicata a un paio d’ore dal disastro, decisamente troppo presto. Pizzicatada diversi siti anti-bufala la storia si avvale dell’espediente narrativo del narratore-bambino, che tipicamente viene sfruttato come trucchetto per moltiplicare le condivisioni sui social.

10. Il pilone senza supporto NON è del ponte Morandi

Un’altra immagine diventata virale in rete è quella che mostra il pilone di un ponte che poggia in maniera apparentemente instabile sul terreno sottostante. Tuttavia, come ha precisato Il Secolo XIX, l’immagine riguarda il viadotto di Mele sulla A26, e nulla ha a che fare con il ponte Morandi. Secondo la Società Autostrade, comunque, per il ponte ritratto “non sussistono pericoli”.

Extra. NON tutte le foto del ponte sono correttamente attribuite

In parallelo alle numerose bufale palesi che abbiamo raccontato qui sopra, c’è poi una serie di immagini controverse per quanto riguarda la corretta collocazione temporale. Alcuni scatti autentici, infatti, vorrebbero dimostrare lo stato di usuraassottigliamento o precarietà del ponte, ma non è chiaro se si tratti di immagini recenti o meno. La discussione sta coinvolgendo, tra gli altri, RepubblicaIl PostGenova TodayBufale.netPaolo Attivissimo e David Puente, e non è ancora del tutto definito chi abbia ragione e chi no.

Per evitare fraintendimenti, è importante sapere che una parte del ponte è sempre stata più sottile delle altre, e che quella parte non è stata interessata dal crollo. Altre immagini che ritraggono lavori di consolidamento in corso, invece, possono essere più o meno recenti, e alcune riguardano un importante intervento di manutenzione del 2006, quando il ponte fu anche chiuso per un periodo.





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Cari razzisti, il complotto per nascondere il “bambino biondo” del bus non esiste

Da qualche ora gira una strana teoria che coinvolge giornali, lo ius soli e il racconto della tragedia sfiorata a San Donato Milanese: dietrologie razziste su tre amici e compagni di scuola

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Da qualche ora una parte non marginale del dibattito pubblico su internet è dedicata a una strana teoria del complotto, secondo cui i media italiani starebbero tramando per riscrivere la storia della tragedia sfiorata a San Donato Milanese, in modo tale da tributare gli onori dell’eroico salvataggio a due ragazzi di origine straniera e cancellare dalle cronache la storia di Riccardo, l’unico vero eroe sullo scuolabus dirottato da Ousseynou Sy, incidentalmente biondo e italiano.

A lanciare per prima l’allarme su Twitter è Francesca Donato – Lady Onorato, per i frequentatori del social network di Jack Dorsey – l’avvocato che da qualche tempo anima le serate di La7 con le sue ospitate a Di Martedì, in qualità di rappresentante di Eurexit, “un’associazione no-profit, nata dall’incontro fra liberi professionisti e imprenditori”, naturalmente euroscettica. Il messaggio è di quelli che puntano a scuotere le coscienze: “Il ragazzino che ha chiamato la polizia intervistato ieri era biondo e di pelle bianca.

Se oggi un giornale tenta di propinarci un eroe per forza musulmano e immigrato, questa è manipolazione dell’informazione“.

A preoccupare Donato è soprattutto la dichiarazione di Khalid Shehata, il padre di uno di uno dei ragazzi che secondo le ricostruzioni avrebbero lanciato l’allarme, che al Corriere della Sera aveva confidato la speranza di ottenere per il figlio la cittadinanza italiana, proposta rilanciata dal vicepremier Luigi Di Maio e accolta con una timida apertura anche dal ministro dell’Interno Matteo Salvini.

In poco tempo il tweet fa il giro dell’internet italiano e questa eccentrica variazione sul tema della sostituzione etnica inizia a solleticare gli ambienti più avvezzi al complottismo – e al razzismo – da tastiera, che si intestano la battaglia per la verità, iniziando ad accumulare indizi. Se avete del tempo da impiegare molto male, provate a usare su Twitter la chiave di ricerca “bambino biondo.

Al centro di ogni speculazione c’è un video, circolato negli istanti successivi alla liberazione degli ostaggi, in cui i giornalisti accorsi sul posto raccolgono le parole di Riccardo, detto Ricky, in cui il ragazzino racconta i tragici momenti del sequestro, spiegando come sia riuscito a liberarsi dalle fascette con cui era stato ammanettato per recuperare il cellulare con cui ha poi allertato i soccorsi. Ovviamente gli indagatori su Twitter non mancano mai di sottolineare quelle che ritengono essere le caratteristiche fondamentali del bambino-eroe: è biondo, italiano e soprattutto cattolico.

Gli approfondimenti delle ore successive, effettivamente, spostano il fuoco del racconto sui profili di altri due protagonisti. Si tratta di Adam, un ragazzo di origini marocchine il cui padre vive in Italia dal 2002, anche se non continuativamente, e di Rahmi, uno studente figlio di migranti egiziani al quale i giornali si riferiscono anche come Ramy o Rami. Entrambi, come molti ragazzi nati in Italia ma figli di immigrati di prima generazione, non godono dei diritti di cittadinanza e le loro storie, una volta emerse, sono servite a completare il mosaico della mattinata di paura a San Donato Milanese.

Ma a parlare per la prima volta di Rahmi e Adam non è stata una fantasiosa ricostruzione della stampa volta a reintrodurre il tema dello ius soli nel dibattito politico: è stato proprio Riccardo, il ragazzino biondo, in un’intervista rilasciata al Corriere: “Un mio compagno, Rami, aveva nascosto il cellulare, ha fatto le prime chiamate al 112” ricorda Ricky, divenuto suo malgrado l’eroe degli sciacalli su Twitter. “Ad un certo punto gli è caduto per terra, senza farmi vedere sono andato a raccoglierlo e l’ho passato ad Adam, dietro di me“.

 

Riccardo, insomma, ha giocato un ruolo fondamentale nella brutta storia a lieto fine svoltasi nell’autobus, ma le telefonate al 112 sono realmente state effettuate fa Rahmi e Adam. Se davvero si tornerà a parlare di ius soli – per quanto la cittadinanza non sia e non dovrà mai essere considerata un premio, ma un diritto – sarà solo perché tre ragazzi, amici e compagni di scuola, hanno collaborato per salvare 51 vite. Senza che nessuno, fuori da Twitter, vedesse alcuna differenza tra di loro.





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Le bufale sull’incidente del volo Ethiopian Airlines

Geoingegneria con le scie chimiche, massoneria, censura dei media e negazionisimo sono solo alcune delle ipotesi (campate in aria) che sono spuntate sul web dopo che il Boeing 737 Max di Ethiopian Airlines è precipitato

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Ormai è un’abitudine: a ogni grande sciagura, incidente o calamità fanno seguito bufale e false informazioni di ogni sorta. E la tragedia del volo ET 302 di Ethiopian Airlines, precipitato ad Addis Abeba nella mattina del 10 marzo uccidendo 157 persone, non poteva certo sottrarsi a questa triste tendenza. Così, mentre ancora sono in corso le operazioni di recupero di ciò che rimane del velivolo e dei passeggeri, e sono ancora incerte le cause dello schianto, in rete hanno iniziato a circolare strane storie a proposito di complotti internazionali architettati per eliminare alcune persone scomode.

Nonostante le varie teorie del complotto siano in qualche modo interrelate, abbiamo cercato di metterle in ordine dividendole in 7 temi principali. Tutte quante, ovviamente, sono prive di fondamento.

1. L’ipotesi della geoingegneria
Secondo questa prima teoria, che è anche la più chiacchierata ed elaborata, lo schianto dell’aereo non sarebbe stato accidentale. Il velivolo sarebbe stato abbattuto di proposito per liberarsi di alcune persone, in particolare di studiosi di fama internazionale che si opponevano alla pratica della geoingegneria e delle irrorazioni malvagie come arma di guerra climatica.

In pratica, dunque, si sarebbe trattato di un gesto deliberato da parte di coloro che volevano mantenere segreta la prassi di spruzzare i cieli con alluminio e solfuri, mettendo a tacere per sempre le pericolose voci discordanti. Questa idea ha iniziato a circolare poche ore dopo lo schianto, già dalle 18 di domenica sera, in seguito alla pubblicazione di un decalogo complottista su un sito in lingua spagnola.

La prova di una simile teoria, dicono i suoi sostenitori, sarebbe la meta verso cui erano diretti alcuni passeggeri, ossia a Nairobi per partecipare a un’iniziativa organizzata dall’Onu: l’assemblea per l’ambiente Unea (qui il programma in pdf). Per le fonti complottiste, il tema del convegno sarebbero le scie chimiche, ma in realtà si tratta di una conferenza molto più ampia che spazia dalla gestione dei rifiuti all’inquinamento, sopratutto in merito all’attività antropica. Come ha fatto notare Next Quotidiano, nel programma si cita effettivamente una conferenza di un paio d’ore in cui si affronta in tema della geoingegneria. Tuttavia il materiale informativo indica chiaramente che il giorno dell’iniziativa è stato mercoledì 6 marzo, quattro giorni prima dell’incidente aereo. Se davvero i passeggeri avessero dovuto partecipare a quel convegno, sarebbero stati terribilmente in ritardo. Naturalmente, poi, in quell’occasione non si è affatto parlato di scie chimiche come esperimento occulto, e non è nemmeno chiaro quali dei passeggeri sarebbero dovuti essere i fantomatici esperti oppositori della geoingegneria.

2. La complicità oscurantista dei media
Leggendo quanto riportato in alcuni post pubblicati su Facebook, anche televisioni e giornali europei sarebbero coinvolti nel complotto delle scie chimiche, e infatti nessuna fonte avrebbe riportato la notizia del convegno internazionale di geoingegneria a Nairobi.

Ovviamente la notizia non è stata battuta dalle agenzie perché il convegno è del tutto irrilevante in relazione al disastro aereo, e poi perché nessuno dei passeggeri si stava recando a un seminario scientifico sulle irrorazioni (perché, come già detto, l’unico evento vagamente collegabile al tema si era tenuto quattro giorni prima).

3. Guai a chi nega il riscaldamento globale
In una variante della prima teoria complottista, alcuni passeggeri dell’aereo si stavano dirigendo a Nairobi non per parlare di scie chimiche, ma per esporre le proprie tesi negazioniste sul cambiamento climatico. Per evitare che fossero messe in circolazione prove di quanto il riscaldamento globalesia un grande inganno, gli scienziati ribelli sarebbero stati eliminati brutalmente.

4. L’aereo fantasma
La più semplice delle versioni complottiste: l’aeromobile precipitato in realtà non è mai esistito. A sostegno di questa storia, le prove inattaccabili sarebbero le foto delle agenzie di stampa in cui non si vedono ritratti né i resti del velivolo né i cadaveri dei passeggeri, fatta eccezione per una scarpa da ginnastica. Peccato però che tutto ciò sia semplicemente falso, dato che – come mostrano anche la foto d’apertura di questo articolo e quella qui di seguito – nelle ore successive sono arrivate molte altre fotografie in cui sono mostrate altre parti dell’aereo distrutto.

volo Ethiopian Airlines

(foto: Jemal Countess/Getty Images)

5. Omicidi mirati massonici

Rivelazione a sorpresa, secondo alcuni commentatori sui social almeno uno dei passeggeri del volo ET 302 sarebbe stato un massone. Ciò significherebbe, completando questa teoria, che lo erano anche altri passeggeri, anche se nessuno ha chiarito quali siano i nomi di questi fantomatici consociati. L’incidente aereo sarebbe quindi stato un attentatocontro la massoneria, oppure (in alternativa) la morte di alcuni massoni rappresenterebbe il risvolto positivo della tragedia.

6. Una mossa anti-Boeing e anti-assicurazioni
In base a un’altra teoria, il disastro aereo non sarebbe frutto di un attacco alle vite umane, ma a un sistema economico. I veri bersagli del complotto, dunque, sarebbero l’azienda Boeing (il cui titolo, effettivamente, ha risentito dell’accaduto in borsa) e le compagnie assicuratrici, che ora sarebbero costrette a spendere molti soldi in rimborsi. Alla faccia del guerrilla marketing.

7. Altri due complotti minori
Li riportiamo in rapida sequenza. C’è chi sostiene che l’azienda Boeing sia controllata dal Vaticano tramite i Gesuiti, e che quindi tutto verrà oscurato per volere della Chiesa, o al contrario che si sia trattato di un attacco contro gli interessi economici della Santa sede. Altri invece, proponendo una variante della storia dell’aereo fantasma, dicono che l’aereo sarebbe stato per qualche ragione colpito direttamente mentre era in volo, e che poi per occultare le prove tutti i resti siano stati fatti sparire.





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Tutte le bufale su Cesare Battisti

Dalle presunte strade dedicate al terrorista da parte del Pd alle false citazioni di Roberto Saviano, le fake news più virali delle ultime ore sull’ex terrorista appena catturato in Bolivia

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Il terrorista Cesare Battisti è arrivato, nella serata di lunedì 14 gennaio, al carcere di Massama a Oristano, dove ha iniziato a scontare la pena dell’ergastolo che gli era stata comminata dalla giustizia italiana. Rientrato in Italia dalla Bolivia, catturato dopo 37 anni di latitanza, l’ex membro dei Proletari armati per il comunismo (i Pac) è stato trasferito in Sardegna “per ragioni di sicurezza” (come ha detto il ministro della Giustizia Alfonso Bonafede), e da quanto si è appreso resterà in isolamento diurno per i prossimi 6 mesi.

Insieme alla nuova ondata di attenzione mediatica sulle vicende di Battisti, in rete sono ritornate a circolare alcune vecchie falsità sulla lunga e intricata vicenda destinata a entrare nei libri di storia, ma hanno anche segnato la loro comparsa alcune bufale mai viste prima. Ecco quali sono le 5 complessivamente più chiacchierate, sistemate in ordine.

1. Il Pd NON ha dedicato strade al terrorista Cesare Battisti
Decisamente la più semplice da trattare dal punto di vista del debunking, è anche la falsa storia che ha raggiunto la massima viralità sui social.

Secondo un meme molto condiviso negli ultimi giorni che ritrae il volto dell’ex latitante Battisti, “il governo Conte lo ha arrestato”, mentre “il Pd gli dedicava strade. A supporto di questo forte contrasto tra l’esecutivo gialloverde e chi lo ha preceduto, è mostrata una foto che ritrae il nome di due vie, di cui una dedicata a Giuseppe Mazzini e l’altra a Cesare Battisti.

cesare battisti

cesare battisti

In realtà è assolutamente vero che esistono vie dedicate a Cesare Battisti, anche in gran numero e distribuite in tutta Italia, ma si tratta di un caso di omonimia. Come si può agevolmente dedurre dalle date di nascita (1875) e morte (1916) riportate anche nel meme sotto al nome della via, la persona a cui si fa riferimento non è il noto terrorista, ma il patriota italiano catturato e impiccato per alto tradimento dagli austriaci durante la Prima guerra mondiale, per questo considerato tra le figure chiave dell’irredentismo italiano (e dunque un eroe nazionale). Solo qualcuno particolarmente disattento – o del tutto disorientato rispetto ai cosiddetti anni di piombo – può aver creduto alla tesi sostenuta da queste immagini.

2. Saviano NON ha scritto che Battisti è “un uomo onesto”
Bufala sì, ma con un piccolo fondo di realtà. Circola sui social un altro meme, questa volta solo testuale, con una citazione che viene attribuita allo scrittore Roberto Saviano“Cesare Battisti, un uomo onesto, arguto, profondo, anticonformista, in una parola un intellettuale vero”. Se si intende che Saviano abbia scritto o pronunciato quelle parole riferite a Battisti, allora siamo di fronte a un falso, in quanto le frasi in questione non sono state formulate da lui.

In verità la citazione è stata abilmente estrapolata da un testo che è online fin dal febbraio 2004, pubblicato sul sito Carmilla Online e pensato per essere un appello proprio a favore di Cesare Battisti e della sua liberazione. La citazione andrebbe dunque attribuita a chi ha scritto quella lettera, ossia a qualcuno che certamente non è Saviano.

cesare battisti

Come ricostruito da Bufale.net e Open, in effetti però Saviano compare (o meglio, compariva, come dimostra Web Archive) tra i firmataridell’appello, insieme ad altre 1499 persone. Ma se già si può considerare una storpiatura l’attribuire a una persona – come se fosse una citazione originale – una singola frase di un appello che ha sottoscritto, va aggiunto anche che Saviano nel gennaio 2009 ha chiesto e ottenuto di rimuovere la propria firma dall’appello, dichiarando di non saperne abbastanza sulla vicenda e di non sentirsi parte della causa. Lo scrittore non ha negato di aver sottoscritto in precedenza l’appello, ma ha detto di non ricordare la dinamica che lo avrebbe portato ad apporvi il suo nome. Se quindi il collegamento Saviano-Battisti non è del tutto campato in aria, lo scrittore ha comunque chiarito la sua posizione ormai 10 anni fa.

3. Mattarella NON ha firmato il decreto per la grazia per Battisti
Un simile decreto non è mai esistito. La notizia della presunta grazia concessa dal presidente della Repubblica Sergio Mattarella al terrorista deriva da un finto articolo – senza firma né attribuzione – datato 30 maggio 2015, ossia qualche mese dopo l’inizio del suo mandato.

Anche se, dalla grafica, si potrebbe credere che la notizia sia stata ricavata da un giornale online, basta leggere la notizia fino in fondo per accorgersi che a un certo punto si passa inspiegabilmente dall’italiano all’inglese. All’epoca nessun giornale riportò la notizia, né esiste traccia del fantomatico decreto. La storia, dunque, è una totale invenzione, e ha avuto come unici risultati una marea di condivisioni online (oltre 14mila solo su Facebook) e una serie di insulti contro lo stesso Mattarella sui social.

4. Battisti NON ha evitato l’estradizione con un matrimonio
Sempre nel 2015, appena qualche giorno più tardi della bufala precedente, si era molto discusso di come Battisti potesse aver scongiurato definitivamente l’ipotesi dell’estradizione grazie al matrimonio con la fidanzata di lungo corso Joice Lima. Secondo la versione circolata all’epoca, Battisti avrebbe potuto ottenere in anticipo la cittadinanza brasiliana, riducendo i tempi di attesa (di norma 15 anni, che sarebbero stati completati solo nel 2019) a un solo anno, grazie all’aver sposato una cittadina brasiliana. La notizia è uscita, tra i tanti giornali, su OggiIl GiornaleDagospia e Il Tempo, ed è stata prontamente discussa anche da alcuni siti anti-bufala.

Anche se i tempi per la cittadinanza previsti dalla legge erano stati descritti correttamente, il punto fondamentale è che diventare cittadini brasiliani non impedisce in assoluto che si possa essere estradati, ma blocca solo le procedure di espulsione, che sono un’altra cosa. La teoria dell’estradizione impossibile, tra l’altro, era stata smentita proprio lo scorso 14 dicembre, quando il presidente brasiliano uscente Michel Temer, dopo la revoca a Battisti dello status di residente permanente, aveva firmato il decreto di estradizione. Il decreto poi non è stato sfruttato, visto che il fuggitivo è stato riportato in Italia direttamente dalla Bolivia.

5. Battisti NON è passato per il Brasile e NON è finito a Rebibbia
Più che di fake news, si tratta di indiscrezioni e anticipazioni giornalistiche che poi si sono rivelate sbagliate. Subito dopo la cattura del terrorista a Santa Cruz, pareva essere cosa certa il suo rientro in Brasile prima dell’estradizione verso l’Italia, con la conseguente riduzione della pena dall’ergastolo (previsto dalla giustizia italiana) ai 30 anni di carcere della giustizia brasiliana. In realtà poi, a seguito di un intenso lavoro diplomatico, Battisti è tornato in Italia direttamente dalla Bolivia, mantenendo dunque la pena nella misura italiana.

Ancora più a lungo è stata riportata la notizia del trasferimento di Battisti, subito dopo l’arrivo all’aeroporto di Ciampino, nel carcere romano di Rebibbia. Solo all’ultimo si è appreso, invece, che il detenuto sarebbe stato trasferito a Oristano. Mentre alcuni giornali, come Il Messaggeroriportano ancora online la vecchia versione della notizia, altri come Rai News hanno del tutto rimosso gli articoli corrispondenti, di cui resta traccia solo nella url originale. Altre testate come il Corriere, infine, rivelano nella url la vecchia notizia ma nel testo degli articoli hanno fatto sparire qualunque riferimento a Rebibbia.





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5 star review  BdS

thumb Marco Dimitri
10/14/2013

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Guadagni mirabolanti, effetti miracolosi… https://www.butac.it/guadagni-mirabolanti-effetti-miracolo [...]

Xylella e bufale, ancora… https://www.butac.it/xylella-e-bufale-ancora/ … pic.twitter.com/hLe6IXOyCR [...]

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