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10 bufale sul crollo del ponte Morandi a Genova

Purtroppo le bufale, chi le condivide e chi le mette online non mancano mai, anche in disastri come quasto

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Dalle teorie del complotto alle foto false, tutte le fake news che stanno circolando in Rete a proposito del disastro autostradale in Liguria. Finti salvataggi, cani eroi e strane compenetrazioni tra edifici: di bufale ce n’è di tutti i tipi

Insieme alla cronaca e alle valutazioni politiche, sul crollo del ponte Morandi a Genova non potevano mancare anche le fake news, che si sono moltiplicate nelle ultime ore. A fare da padrone, accanto alle valutazioni sulla mobilità, alle ricostruzioni storiche e alle tante immagini del disastro, sono anche teorie del complotto, notizie di falsi salvataggie soprattutto le foto decontestualizzate. Tra le tantissime bufale diventate virali in rete, abbiamo selezionato qui le 10 più significative.

1. Il ponte Morandi NON è stato fatto esplodere con il tritolo

Ponte Morandi

Foto: Valery Hache/Getty Images)

 

Anche stavolta non poteva mancare la bufala complottista, quella che attribuisce la responsabilità della tragedia all’atto volontario di qualche oscuro signore che si nasconde nell’ombra. Nello specifico, l’arma di distruzione sarebbe stato un ordigno al tritolo, e la prova schiacciantesarebbe stato il bagliore nel cielo prima del crollo che molti hanno associato a un lampo.

Tra i rilanciatori della fake news, segnalata tra gli altri da Bufale.netc’è anche il solito Rosario Marcianò, che ha parlato anche di una “demolizione controllata”. Altre versioni del complotto, ancora più fantasiose, riferiscono dell’utilizzo di sistemi bellici d’avanguardia come le non meglio precisate “armi a microonde”. La diffusione di storie come queste si spiega non solo con la volontà di identificare un nemico a tutti i costi, ma con il bisogno di ricercare cause sorprendenti per eventi eccezionali.

2. La foto del dettaglio arrugginito NON è autentica

Circola online un’immagine che mostrerebbe lo stato di degrado di una parte del ponte Morandi e che sarebbe stata scattata “qualche settimana fa”. In questo caso il mistero è presto risolto: la foto, facilmente cercabile online, è antecedente al 2011 e non riguarda il ponte Morandi a Genova bensì quello di Ripafratta in provincia di Pisa. Si tratta dunque di un palese falso, utilizzato per alimentare le polemiche in modo malizioso, come per primi hanno mostrato David Puente e Paolo Attivissimo.

3. Il cane eroe “angelo con la coda” NON c’entra con Genova

Altra immagine diventata virale sui social, altro fake. In questo caso si tratta della foto di un cane da soccorso che sarebbe stato trasportato nella zona delle macerie con un sistema di cavi e carrucole. Nonostante lo scatto sia autentico, non è relativo al disastro di Genova, ma risale al 15 settembre 2001 e riguarda le fasi di soccorso successive al crollo delle Torri Gemelle a New York. Lo scopo con cui è stata creata questa falsa notizia, segnalata da diversi siti anti-bufala, pare essere la valorizzazione del contributo degli animali durante le operazioni di soccorso. Forse, però, si rivelerebbe più utile alla causa l’utilizzo di foto autentiche.

4. NON c’è (né c’è mai stata) alcuna emergenza sangue

(Foto: Photofusion/Getty Images)

 

Circolata sui social – in particolare su Instagram – nelle ore immediatamente successive al disastro, la notizia della presunta carenza di sangueall’ospedale San Martino di Genova non ha alcun fondo di verità. Diverse istituzioni sanitarie sono intervenute per smentire ufficialmente la falsa notizia, tra cui le Avis di Chiavari e di Genova. D’altra parte il numero di persone ferite e ricoverate in ospedale non è stato particolarmente alto (si tratta di meno di 20 persone in tutto), dunque le riserve di sangue sono state sufficienti a gestire la fase dell’emergenza. Resta comunque l’invito ad “andare a donare periodicamente”, il “miglior modo per affrontare tutte le esigenze del sistema trasfusionale italiano”.

5. I palazzi NON sono resi instabili dal contatto con il ponte

(Foto: Google Street View)

 

Secondo una ricostruzione errata di cui si discute molto sui social, i palazzi in prossimità del ponte sarebbero stati evacuati perché la struttura stessa del viadotto poggerebbe contro le abitazioni. La foto che proverebbe questa teoria, pur essendo vera e correttamente attribuita, non dimostra affatto quanto si vorrebbe far credere. Si tratta infatti di un’immagine ricavata da un ingrandimento di Google Street View relativo a via Enrico Porro, la cui versione originale dovrebbe risalire (secondo Bufale.net) al 2009.

Seppur autentica, la foto non è di per sé sufficiente per giungere a conclusioni ingegneristiche, e di certo non può dimostrare una recente evoluzione della situazione, dato che risale a quasi 10 anni fa. I tetti di alcuni palazzi sono effettivamente stati modificati per lasciare spazio al ponte quando fu costruito, e proprio per questo il ponte e le abitazioni non dovrebbero avere punti di contatto. Il motivo delle evacuazioni, infatti, è il timore che altri crolli del ponte possano investire i condomini presenti sotto, ma è improbabile che il viadotto sia attualmente sorretto grazie a un fantomatico appoggio sui palazzi.

6. NON è stata estratta una bambina viva dalle macerie

Una di quelle notizie che tutti vorremmo sentire, ma che questa volta è solo un’invenzione creata per raccogliere qualche click. Viaggia infatti sui social l’immagine di una bambina portata fuori in braccio da un cumulo di macerie grazie all’intervento dei pompieri. L’immagine, tuttavia, è stata palesemente decontestualizzata, come dimostrano sia la conformazione delle macerie sia i dettagli riconoscibili sulle uniformi dei vigili del fuoco. Come ha stabilito Bufale.net, la foto è stata scattata in occasione del terremoto a Ischia, e il pompiere indossava un caschetto dedicato al terremoto a L’Aquila.

7. Il viadotto di Morandi in Sicilia NON è aperto al traffico

In questi giorni si discute molto anche di tutte le altre opere realizzate dall’ingegnere Riccardo Morandi. Tra queste c’è il viadotto che collega Agrigento a Porto Empedocle, sul quale si è diffusa parecchia disinformazione. Le foto autentiche che mostrano lo stato di degrado del ponte, infatti, spesso non sono accompagnate dalla precisazione che il viadotto è attualmente chiuso al traffico, e che rimarrà precluso al transito di veicoli almeno fino al 2021. Non c’è dunque alcun pericolo imminente per gli automobilisti, anche se ovviamente è necessario completare tutti i doverosi interventi strutturali prima di procedere con la riapertura. Qui trovate ulteriori dettagli in merito.

8. Le ambulanze NON pagano l’autostrada durante le emergenze

(Foto: Paolo Rattini/Getty Images)

 

L’idea che un’ambulanza debba pagare l’autostrada come un normale veicolo non è di per sé così assurda, visto che la questione è al centro di un dibattito che si protrae da anni ed è ben lontano da una soluzione. Tuttavia, come ha chiarito anche Bufale.net, nel caso specifico di Genova le ambulanze (in generale) non stanno pagando per transitare in autostrada quando svolgono un intervento emergenziale.

La storia del pagamento del pedaggio non è però una completa bufala, nel senso che – per poter entrare e uscire al casello – anche i veicoli di soccorso devono passare attraverso i sistemi automatici (o manuali) di riscossione dei pedaggi. Ciò significa che, almeno nei casi di emergenza, di norma la società che gestisce l’autostrada non riceve alcun compenso, ma i veicoli d’emergenza devono comunque rispettare tutti gli step di pagamento, e a posteriori avviene il rimborso oppure viene annullata la multa per mancato pagamento.

(Aggiornamento delle 17:00) La questione è diventata uno dei principali argomenti di discussione politica della giornata in seguito alla ricezione di alcuni verbali di mancato pagamento relativi ai mezzi della Croce Bianca di Rapallo. Sulla vicenda si sono espressi anche il vicepremier Matteo Salvini e il sottosegretario ai trasporti Edoardo Rixi. Oltre a confermare l’esenzione dal pedaggio per le ambulanze che rispondono a chiamate di emergenza, è stata annunciata la volontà di escludere dal pagamento anche tutti i transiti autostradali ordinari dei veicoli sanitari. Genova Today è uno dei giornali che ha seguito da più vicino gli sviluppi della vicenda.

9. Elena, Jacopo, Amanda e Paolo NON sono tra le vittime

(Foto: Paolo Rattini/Getty Images)

Tra le tante storie drammatiche che circolano sui giornali e in rete, ce n’è una completamente inventata. Si tratta del racconto strappalacrime relativo a una famiglia di quattro persone (Elena, Amanda, Paolo e Jacopo) che sarebbe rimasta interamente uccisa in seguito al crollo. Pur trattandosi di una narrazione verosimile, la storia è falsa sia perché non c’è corrispondenza con gli elenchi ufficiali delle vittime, sia perché è stata pubblicata a un paio d’ore dal disastro, decisamente troppo presto. Pizzicatada diversi siti anti-bufala la storia si avvale dell’espediente narrativo del narratore-bambino, che tipicamente viene sfruttato come trucchetto per moltiplicare le condivisioni sui social.

10. Il pilone senza supporto NON è del ponte Morandi

Un’altra immagine diventata virale in rete è quella che mostra il pilone di un ponte che poggia in maniera apparentemente instabile sul terreno sottostante. Tuttavia, come ha precisato Il Secolo XIX, l’immagine riguarda il viadotto di Mele sulla A26, e nulla ha a che fare con il ponte Morandi. Secondo la Società Autostrade, comunque, per il ponte ritratto “non sussistono pericoli”.

Extra. NON tutte le foto del ponte sono correttamente attribuite

In parallelo alle numerose bufale palesi che abbiamo raccontato qui sopra, c’è poi una serie di immagini controverse per quanto riguarda la corretta collocazione temporale. Alcuni scatti autentici, infatti, vorrebbero dimostrare lo stato di usuraassottigliamento o precarietà del ponte, ma non è chiaro se si tratti di immagini recenti o meno. La discussione sta coinvolgendo, tra gli altri, RepubblicaIl PostGenova TodayBufale.netPaolo Attivissimo e David Puente, e non è ancora del tutto definito chi abbia ragione e chi no.

Per evitare fraintendimenti, è importante sapere che una parte del ponte è sempre stata più sottile delle altre, e che quella parte non è stata interessata dal crollo. Altre immagini che ritraggono lavori di consolidamento in corso, invece, possono essere più o meno recenti, e alcune riguardano un importante intervento di manutenzione del 2006, quando il ponte fu anche chiuso per un periodo.





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Le bufale sul diabete che stanno girando su Internet

Gli italiani eleggono i social a canale di informazione principale sul diabete, ma tra i primi 100 contenuti virali 60 sono bufale

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social network la fanno da padroni. Anche quando si tratta di informarsi su questioni di salute. È quanto rivela la prima ricerca scientifica italiana sulle fake news in rete sul diabete, presentata oggi proprio in occasione della Giornata mondiale del diabete. Secondo lo studio – promosso da Sanofi e realizzato da Brand Reporter Lab in collaborazione con l’Associazione medici diabetologi (Amd) – in testa c’è Youtube (87,5% delle interazioni), seguito da Facebook (33,3%) e Twitter (29,8%), mentre assai poco gettonate sono le piattaforme di news (5%) e ininfluenti gli addetti ai lavori. Ma attenzione: tra le prime 100 dichiarazioni diventate virali, ben 60 sono false.

In Italia sono oltre 4 milioni le persone affette da diabete. Ma come si informano gli utenti in rete? Da dove prendono le notizie? E poi, si tratta di contenuti di qualità? L’indagine restituisce un quadro molto particolare e per certi versi allarmante.

Gli italiani scelgono i socialsocial vengono eletti a canali informativi principali, senza se e senza ma.

La ricerca, effettuata tramite la piattaforma BlogMeter, ha analizzato 133mila post a tema diabete per un totale di 11,4 milioni di interazioni complessive dal 1 gennaio al 30 settembre 2018. Provenienza principale con l’87,5% dell’engagement (like, condivisioni, etc) è YouTube, a cui seguono Facebook (33,3%) e Twitter (29,8%). Siti di notizie e blog vengono completamente surclassati.

diabete

(fonte: Brand Reporter Lab – Sanofi)

Il problema dell’attendibilità

La maggior parte delle fonti consultate, però, risulta non accreditata: il 30%, per esempio, è rappresentato da canali di salute e benessere di dubbia attribuzione, il 18% da influencer, l’8% da individui singoli.

Ci sono anche canali tematici specializzati (6%), ma spesso anche questi risultano di scarso livello editoriale. E le piattaforme di news? Per trovare la prima testata giornalistica dobbiamo scorrere la classifica fino al 39° posto. Non classificati, invece, i contenuti prodotti da esperti o operatori sanitari, praticamente assenti dalla lista.

Cattiva informazione
A caccia di suggerimenti sull’alimentazione (38%) o su come affrontare il diabete (18%), di informazioni sui dispositivi medici (17%), sulle cause della malattia (9%) e sugli stili di vita (8%), oppure in cerca di confronto sui sintomi (12%), in questo panorama di fonti così poco accreditate gli utenti italiani finiscono per incappare in vere proprie fake news. Tra i primi 100 fatti espressi nei post più virali, 60 sono completamente errati dal punto di vista medico-scientifico, 8 sono parzialmente veri e solo 32 attendibili.

Tra i contenuti del tutto errati si annoverano affermazioni del tipo

“Se si è bravi si riesce a capire il valore della glicemia in base alle proprie sensazioni corporee”

oppure

“Il diabete tipo 2 è una patologia che si può prevenire e curare con la sola alimentazione. La dieta è la chiave del successo”

e

“Alcuni prodotti naturali, combinati tra loro, sono più efficaci dei farmaci nel combattere alcune malattie, tra cui il diabete”.

O ancora

“I ceci come legume per trattare il diabete: aiutano a prevenire il diabete in quanto impediscono la resistenza all’insulina”.

Per non parlare di chi consiglia la carbonara per risolvere l’ipoglicemia. Perchè sul figlio funziona.

Quanto possono far male un 6o informazioni false su 100? Abbastanza, dicono gli esperti di Amd: in una scala di pericolosità da 0 a 5, solo 6contenuti risultano completamente innocui.

Fact checking e altre risposte

Un disorientamento generale, dunque, con potenziali effetti deleteri sulla salute pubblica. Il web e i social, comunque, confermano il grandissimo potenziale informativo. Un potenziale che le istituzioni, gli addetti ai lavori, ma anche i privati che operano nel settore della salute devono imparare a sfruttare, potenziando la loro presenza e fornendo agli utenti gli strumenti per interpretare i contenuti online e a discernere le informazioni attendibili da quelle che non hanno validità scientifica. Fact checking prima di tutto dunque, ma è possibile pensare anche a percorsi di formazione condivisi con i pazienti.





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Bufale, un potente strumento di marketing

La viralità delle bufale sui social e nella rete è un assist che le aziende devono solo accogliere, nell’epoca della sospensione continua dell’ incredulità

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Se la società ama le bufale, il marketing non può certo ignorarlo. Spesso queste assumono caratteristiche virali, e di bacheca in bacheca riescono a propagarsi in brevissimo tempo attraverso la Rete: perché non sfruttare apertamente questa caratteristica e usare la bufala come un singolare cavallo di Troia per promuovere qualcosa?

Un esempio lo abbiamo visto di recente. La macchina dei miracoli, che prometteva di trasformare l’acqua in vino non era altro che una furba trovata dell’associazione no-profit Wine to Water per sensibilizzare il prossimo riguardo alle nostre risorse idriche, che non sono infinite.

Ma questo modo di fare comunicazione è tutt’altro che raro, tanto che che di fronte ad affermazioni incredibili oggi è sempre bene tenere in considerazione, tra le possibili soluzioni del mistero, l’opzione “trovata promozionale”.

Ecco qualche esempio.

Una Luna più brillante contro il riscaldamento globale

L’azienda produttrice di cosmetici Foreo ha un piano geniale per ridurre le emissioni di gas serra: rendere la Luna più brillante. In questo modo si potrebbe infatti ridurre l’illuminazione notturna e far risparmiare al pianeta miliardi di tonnellate di anidride carbonica. Il sito del progetto snocciola qualche dato sui nostri consumi, ma si guarda bene dall’approfondire il procedimento con cui vorrebbe “trasformare la struttura fisica e chimica del suolo lunare” in modo da renderlo più riflettente. Una volta superato il piccolo particolare della mancanza di atmosfera, solamente le magiche “scie chimiche” potrebbero forse essere lo strumento adatto a lucidare il nostro caro satellite per un proposito così squinternato.

La compagnia svedese per ora non ha esplicitato che si tratti di una campagna promozionale, ma come evidenziato anche sul sito Museum of Hoaxes, basta dare un’occhiata al catalogo per trovare LUNATM, una linea di prodotti per la pulizia del viso.

Ma non è certo la prima volta che i pubblicitari provano a sfruttare il nostro satellite: il New York Times racconta che a cavallo del 2000 Steve Cooning, allora marketing executive alla Coca-Cola, lesse in un articolo su come gli scienziati usavano i laser per misurare la distanza della Luna. Folgorato dalla rivelazione, mise assieme qualche ingegnere per capire se non fosse possibile utilizzare i fasci per proiettare il logo dell’azienda, ma il “moonvertising” per ora, è solo alla portata delle bufale.

Cerchi nel grano
Non sarà delle dimensioni della Luna, ma un logo disegnato in un campo di cereali fa la sua bella figura, e non manca mai di guadagnarsi un po’ di copertura mediatica. Tra gli ultimi casi si può ricordare la campagna per l’ultimo processore di Nvidia, durante la quale è stato realizzato un crop circle in un campo vicino a Salinas, California. Qui la bufala è data dall’aura soprannaturale che circonda i cerchi nei campi di cereali, fin troppo spesso interpretati come opera di alieni. Tutta colpa di due buontemponi, Doug Bower and Dave Chorley, che alla fine degli anni ‘70, nel pieno della mania per gli UFO, cominciarono disseminare la campagna inglese di disegni creati piegando gli steli delle piante nei campi, apprezzabili solo da una certa distanza. Anche dopo la confessione di Bowe e Chorley e le ripetute dimostrazioni che non è necessario tirare in ballo gli extraterrestri per spiegare l’origine delle figure, i crop circle sono ancora qualcosa di intrinsecamente misterioso: i media li inseguono, e il marketing si adatta.

Found footage
Diversi horror oggi sono girati grazie agli espedienti offerti dal found footage, dove quello che ci viene mostrato è presentato come il contenuto di pellicole, nastri magnetici o schede di memoria rinvenuti tipicamente dopo la morte o la scomparsa delle persone delle persone presenti nel girato. Questa tecnica, per alcuni un vero e proprio genere, preme particolarmente sulla nostra sospensione dell’incredulità, ma a volte i distributori esagerano un po’ e arrivano a basarci l’intera campagna promozionale. The Blair Witch Project, uscito nel 1999, non è il capostipite del found footage, ma lo è per quanto riguarda la strategia di marketing basata sull’estendere la “bufala” oltre lo schermo. Per promuovere il film gli autori hanno creato un sito web e hanno usato la Rete per disseminare pian piano sempre più dettagli sulla fantomatica strega di Blair e la misteriosa scomparsa di tre ragazzi avvenuta cinque anni prima. Persino gli attori avevano creduto che la leggenda della strega fosse vera e solo dopo l’assalto ai botteghini, assieme a molti altri, accettarono di essere stati beffati. Oggi la promozione via Internet e le campagne virali sono la norma, ma 15 anni fa nessuno aveva mai visto nulla del genere.

Primo aprile

I grandi brand devono mostrare di essere sempre sul pezzo, e perché allora non partecipare a quella grande festa delle bufale che è il primo aprile? Tra tutti si è distinta in particolare la Bbc che negli anni ha ripetutamente gabbato sia i suoi ascoltatori che i suoi spettatori.Il primo aprile 1965, all’interno di di quello che sembrava un normale servizio giornalistico, ai sudditi della regina venne presentato un nuovo ritrovato della tecnica: la Smellovision. Come spiegava il “professore” intervistato, grazie a essa i telespettatori avrebbero potuto annusare gli odori presenti nello studio televisivo, e anzi invitavano a contattare l’emittente per comunicare l’esito positivo dell’esperimento. Diversi spettatori chiamarono dicendo di essere riusciti a sentire distintamente l’odore delle cipolle inquadrate, alcuni fino al punto di cominciare a lacrimare. Anche Google il primo aprile del 2013 ha giocato sullo stesso tema presentando in un video Google Nose, una nuova funzione che avrebbe esteso il motore di ricerca anche agli odori.

SocialVEVO

Le possibilità di sfruttare le bufale per il marketing sembrano infinite: perché non specializzarsi? È quello che sembra stia facendo SocialVEVO, oggi Swenzy, una delle compagnie grazie alle quali è possibile gonfiare le statistiche dei propri social network. Ricordate quando sembrava che Seth MacFarlane avesse ucciso Brian, l’amatissimo cane della famiglia Griffin? SocialVEVO ha prontamente registrato il dominio briansannouncement.com e realizzato un sito dove campeggiava un conto alla rovescia: a breve sarebbe dovuto arrivare un grande annuncio, magari quello di uno spin-off della serie con Brian protagonista. Allo scadere del countdown, ripreso dai moltissimi media, il sito si è trasformato in quello di una campagna per chiedere ai produttori di far tornare Brian.

Il business model, come rivelato da un’inchiesta di The Daily Dot, è quello di sfruttare opportunisticamente la popolarità di marchi famosi per attrarre rapidamente enormi flussi di visitatori da monetizzare. La prima vittima è stata nientemeno che la NASA. Mentre tutti i siti della celeberrima agenzia spaziale erano inutilizzabili a causa dello shutdown federale, SocialVEVO,  ha realizzato il sito rememberthe13.com nel quale, con tanto di logo ufficiale, si preannunciava per il 13 novembre 2013 la rivelazione della “più grande scoperta di tutti i tempi”. Se si mettono NASA e “scoperta epocale”nella stessa frase è facile capire “alieni”, e non stupisce quindi l’immediato successo del sito sui social network. Scriveva in proposito l’astronomo e attivista scettico Phil Plait su Slate “alle persone di solito non piace e essere prese in giro o manipolate. Una campagna di marketing come questa può facilmente ritorcersi contro”.

Ne siamo ancora così sicuri?





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Finalmente la guerra… Alle Fake News

I social network si preparano ad affrontare le prossime elezioni statunitensi difendendosi dagli attacchi della propaganda e della manipolazione politica

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Stop a fake news e spam politico,

Facebook, Twitter, YouTube e

WhatsApp vanno alla guerra

 

 

 

 

Per Facebook, gli ultimi due anni sono stati difficili. Il social network fondato da Mark Zuckerberg si è trovato al centro di polemiche infuocate sulle infiltrazioni da parte di attori stranieri – in particolar modo russi e iraniani – volte a destabilizzare le elezioni statunitensi del 2016, diffondendo disinformazione, fake news, propaganda politica e messaggi quanto più possibile divisivi.

Non bastassero gli attacchi esterni, Facebook ha anche dovuto fronteggiare il caso Cambridge Analytica, società di consulenza politica che – sfruttando i dati di decine di milioni di elettori americani, ottenuti in maniera illegittima – potrebbe aver contribuito alla vittoria di Donald Trump. La ciliegina sulla torta (se così possiamo dire) è il furto di dati personali da parte di un gruppo di hacker, che ha colpito la piattaforma agli inizi di ottobre e sottratto le informazioni di circa 29 milioni di utenti.

Dopo aver promesso in ogni modo di volersi impegnare a fondo per affrontare questi problemi, per Facebook sta arrivando il momento della verità. Il 6 novembre si terranno le elezioni di metà mandato negli Stati Uniti (con le quali si rinnovano la Camera e un terzo del Senato) e già da mesi, per il Washington Post, hanno ricominciato a proliferare pagine e profili che avrebbero l’obiettivo di influenzare l’opinione pubblicaattraverso azioni coordinate di disinformazione. Zuckerberg, questa volta, spera di farsi trovare pronto.

La war room
Da pochi giorni, racconta Wired Us, è stata completata la war room di Facebook, considerata “l’ultima linea di difesa” in caso di attacchi.





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5 star review  BdS

thumb Marco Dimitri
10/14/2013

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