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Tenetevi forte, come dicono i venditori di emozioni. Possiamo garantirvi che non avete mai visto ciò che state per vedere. Queste immagini non provengono dalla fabbrica delle illusioni, non siamo a Hollywood, e non vedrete mirabolanti effetti speciali inventati da un computer.
L’effetto speciale qui è un uomo. Un uomo di origine italiana, Mark LaGanga, che lavorava come operatore per la CBS la mattina dell’11 Settembre 2001, quando sono venute giù le Torri Gemelle al World Trade Center.
Mark LaGanga è soltanto uno che fa il suo lavoro. E lo fa senza accorgersi, nemmeno per un attimo, che sta per lasciarci la pelle.
Dopo il crollo di una delle due Torri, Mark LaGanga cammina contromano rispetto alla folla che fugge dal disastro.
Mark si avvicina alla Torre Sud che è ancora in piedi, inquadra a lungo gli ultimi piani avvolti dalle fiamme, aspetta a piè fermo che la tragedia si compia. Poi viene anche lui travolto dal crollo, cade a terra, lo schermo diventa completamente nero, ma il suo microfono continua a registrare i suoni attorno a lui.
Pochi minuti di un’angoscia indescrivibile, sprofondati nel buio.

Ma ecco che Mark si rialza, riesce persino a trovare la forza di pulire l’obiettivo come un automobilista pulirebbe il parabrezza, e riparte.
Mark LaGanga incontra altri uomini come lui e ha il coraggio di intervistarli. Si imbatte nel dirigente di un’azienda, anche lui di origine italiana, Mike Benfante, che gli racconta di essere appena venuto giù a piedi dalla Torre Nord portando sulle spalle una donna paralitica per 68 piani.
L’operatore della CBS incontra addirittura un agente appartenente a un non meglio identificato reparto dei Servizi Segreti, alquanto smarrito, che si dichiara candidamente come tale.
Mark registra le reazioni più diverse. Quella di chi stenta a credere di essere ancora vivo e si rallegra con se stesso di poter “ancora correre a 69 anni”, come quella di chi non vuole nemmeno parlare perché non sa più, da quel preciso momento, che senso potrà ancora avere la propria vita.
È un film folle come è folle, da quel giorno, la nostra vita.
Perché tutto è cominciato quel giorno.
Perché da allora tutto è cambiato.

Perché da quel giorno conviviamo tutti i giorni con l’odio, con il terrorismo, con la fine del mondo.
Perché la storia dell’umanità si spezza tra il prima e il dopo l’11 Settembre 2001.
Quel giorno, al World Trade Center hanno perso la vita circa 3300 persone.
Un terzo è letteralmente sparito dalla faccia della Terra.
Di 1100 vittime non è stata trovata neppure un’unghia.

Tutti quei corpi si sono squagliati lentamente, molto lentamente, sotto le macerie. Immagino cosa proveranno nel vedere queste immagini tutti coloro che erano legati a queste 1100 persone e che continuano a pregare, da diciassette anni a questa parte, davanti a bare vuote. Io stesso, arrivato a New York tre giorni dopo, non potrò mai dimenticare quel tanfo di bruciato, così diverso da quello di MacDonald, che correva inesorabile nel vento, di giorno e di notte, tra i blocks di Manhattan, Harlem, Bronx e Tribeca.
Questi 29 minuti di footage straordinariamente restaurato in HD, e dotato di un suono altrettanto limpido, potrebbero rappresentare la fine e l’inizio di qualcosa. Forse segneranno il declino di tanti blockbuster catastrofici hollywoodiani che mettono in scena disastri per puro intrattenimento.
Oggi che viviamo a stretto contatto con una quantità impressionante di immagini che intasano i nostri cervelli come pattumiere indifferenziate, dopo aver vissuto con gli occhi di Mark LaGanga ciò che accadde l’11 Settembre del 2001 a New York, molto probabilmente tutti noi non saremo più gli stessi.



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Globalist

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Coronavirus – Cina, rischio nuova ondata di contagi: 600mila in isolamento

Germania proroga le misure fino al 19 aprile. Oms: “Crescita dei casi quasi esponenziale”. I contagi nel mondo sono oltre 900mila, 45mila i morti. Le autorità cinesi hanno imposto il ‘lockdown’ nella contea di Jia, nella provincia di Henan, per il timore di una nuova ondata di casi di coronavirus. Trump: “In Usa avremo settimane molto difficili”. In Spagna 9mila deceduti. Retromarcia di Bolsonaro: “Pandemia è la nostra grande sfida”. Oms: “Presto arriveremo a un milione di casi Covid19 e 50mila vittime”. 25 infetti tra il personale del Parlamento europeo

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I contagi da coronavirus in tutto il mondo hanno superato anche la soglia dei 900.000. Nell’ultimo aggiornamento dell’istituto americano Johns Hopkins University si legge che i casi registrati sono oltre 911.000. Il numero dei morti è superiore ai 45mila. Gli Stati Uniti continuano a contare gli infetti – al momento 203.608, i morti sono oltre 4.400 tra cui un neonato di 6 settimane – mentre il presidente Usa Donald Trump anticipa che “attraverseremo due settimane molto, molto dolorose”.

Ma a colpire è la Cia, che in un rapporto top secret accusa Pechino di avere fornito dati falsi sull’epidemia, nascondendo la reale portata di numeri e contagi. Intanto Pechino vede riaffiorare la paura di una seconda ondata di positivi, nonostante abbia ufficialmente registrato solo 36 nuovi casi, di cui 35 importati: la contea di Jia, nell’Henan confinante con l’Hubei (epicentro della pandemia), è stata infatti sottoposta a isolamento. I residenti dell’area, 600mila, dovranno avere permessi speciali per uscire di casa e per andare al lavoro, sottoponendosi a controllo della temperatura e indossando le maschere facciali. L’Oms chiede ai governi “misure di welfare per garantire alle persone vulnerabili cibo e altri elementi essenziali” durante la quarantena e avverte che, vista la “crescita quasi esponenziale del numero di nuovi casi” nelle ultime cinque settimane, “nei prossimi giorni raggiungeremo 1 milione di casi di Covid19 confermati e 50 mila morti“. Anche perché, sottolinea, “il numero di decessi è più che raddoppiato” negli ultimi sette giorni. L’agenzia sottolinea la necessità di tracciare anche i casi asintomatici per prevenire la diffusione. “Sappiamo da ciò che abbiamo studiato in Cina che il 75% dei casi che non avevano mostrato i sintomi inizialmente li hanno alla fine mostrati”, ha spiegato Maria Van Kerkhove nel briefing dell’organismo Onu a Ginevra. Quindi “è importante analizzare l’intero spettro dei casi attraverso la sorveglianza”.

Guardando all’Europa, la Germania – con 74mila contagiati e 821 morti – ha deciso di prorogare le misure restrittive fino al 19 aprile, ultimo giorno delle vacanze di Pasqua. La Baviera è il Land più colpito. La curva della Spagna, epicentro della crisi sanitaria in Europa con l’Italia, cresce ancora: è il quinto giorno consecutivo con più di 800 morti. Sono stati 864 nelle ultime 24 ore, portando il totale a oltre 9000, con 102.136 contagi (7.719 più di ieri). Stupisce il cambio di tono del presidente brasiliano “negazionista” Jair Bolsonaro, che sulla gestione dell’epidemia ha spaccato il suo stesso governo: parlando a reti unificate, si è astenuto dal criticare le misure di isolamento sociale, ha definito la pandemia “la più grande sfida per la nostra generazione”, ammettendo che per affrontarla sono necessari “unione e collaborazione” da parte dei poteri dello Stato, per “salvare vite, senza perdere posti di lavoro”. Intanto a Belgrado è morto il segretario di Stato al ministero dell’ambiente Branislav Blazic, ricoverato in gravi condizioni, e a Parigi le terapie intensive sono al collasso. E tra il personale del Parlamento Europeo si registrano 25 casi confermati, oltre ad una vittima.A oggi, secondo il calcolo elaborato dalla John Hopkins University, sono oltre 900mila i casi di coronavirus confermati nel mondo. I contagi complessivi sono 905.279 mentre i decessi sono 44.264. Gli Stati Uniti, con quasi 200mila casi, sono il Paese al mondo con più contagiati – secondo l’università – seguiti da Italia (110.574), Spagna (102.136), Cina (82.361) e Germania (76.544). Oltre 42mila le vittime, di cui 30mila solo in Europa.

Stati Uniti – Sono ormai più di 4.000 i morti con coronavirus negli Stati Uniti, ormai il primo Paese al mondo per numero di contagi. L’epicentro resta New York, con quasi mille morti. La sera del 31 marzo, Trump ha illustrato per la prima volta i modelli statistici e le proiezioni degli esperti della task force governativa: negli Stati Uniti sono previsti da 100 mila a 240 mila morti se le misure di distanziamento sociale saranno rispettate, mentre domenica la forchetta si fermava a 200 mila vittime. Senza alcuna restrizione, invece, sarebbero da 1,5 a 2,2 milioni.

I dati dicono anche che il picco sarà a metà aprile, con una media di oltre 2mila decessi al giorno, contro gli 800 circa di oggi. Una previsione arrivata nel giorno in cui gli Usa hanno superato i 4mila morti, un dato che va ben oltre il numero di vittime dell’11 settembre. E il vicepresidente americano Mike Pence ritiene che “che l’Italia sia il paragone più vicino alla situazione Usa in termini di proiezioni”. Sono risultati positivi 93 dei marinai a bordo della portaerei Uss Theodore Roosevelt. I marinai risultati negativi potranno sbarcare a Guam, a patto che rispettino un periodo di 14 giorni di quarantena e si sottopongano a controlli medici quotidiani. Il comandante della Uss Theodore Roosevelt, Brett Crozier, aveva sollecitato un’”azione decisa” per evitare morti a bordo.

Parlamento Ue – Tra il personale si registrano, oltre ad una vittima, Giancarlo Agostino Di Maria, un impiegato italiano di 41 anni, “25 casi confermati” di positività e altri “160 colleghi sotto sorveglianza”. Inoltre, “potrebbero esserci altri casi non rilevati”. Lo riporta una comunicazione interna del Parlamento, ottenuta dall’Adnkronos

Francia – Il ministro dell’Interno, Christophe Castaner ha messo in guardia sul periodo di Pasqua invitando la popolazione ad evitare viaggi o gite fuori porta. “Non si parte in vacanza durante il periodo di confinamento”, ha avvertito. A Parigi ospedali sull’orlo del collasso: secondo l’ente Assistance publique-Hôpitaux de Paris, 870 pazienti oggi sono in rianimazione nella capitale, occupando tutti i letti disponibili. Pressione fortissima anche sugli ospedali dell’Ile-de-France, la regione di Parigi, con 2.000 pazienti in rianimazione. Intanto 36 pazienti sono stati trasferiti dalla capitale alla Bretagna proprio per alleviare la pressione sugli ospedali della regione della capitale. “Dal 1 marzo sono stati registrati 4.032 morti negli ospedali” ha dichiarato Jérôme Salomon, direttore generale della Sanità

Regno Unito – In Gran Bretagna, dove si è registrata un’altra giornata nera nella battaglia contro il Covid 19: 563 morti in più in 24 ore e i contagi arrivati quasi a 30.000. E quest’anno, per la prima volta dalla fine della seconda guerra mondiale, i campi in erba di Wimbledon non ospiteranno il torneo di tennis più glamour del pianeta. Intanto sono state circa 950mila le domande per l’universal credit, il sussidio a sostegno del reddito, presentate da quando sono state annunciate le misure restrittive. Secondo il Guardian erano in media circa 100mila le domande presentate in 15 giorni prima dell’inizio dell’emergenza. Il governo ha già trasferito 10mila impiegati per accelerare le pratiche e ha annunciato una serie di assunzioni.

Germania – 71.161 casi di contagio e 808 morti. Prorogate fino al 19 aprile le misure di distanziamento sociale per contenere l’epidemia. “I cittadini devono ridurre al minimo i contatti con le altre persone, eccetto quelle della propria casa, mantenendo le regole vigenti durante le vacanze di Pasqua”, si legge in una trascrizione della conference tra Angela Merkel e i primi ministri dei 16 land federalicall ottenuta dall’agenzia stampa Dpa. Il governo chiede anche ai cittadini di evitare viaggi per visitare parenti o amici durante le vacanze pasquali, sia in patria che all’estero. Nella maggior parte dei land tedeschi le vacanze di Pasqua si concluderanno il 19. Merkel e i leader dei land si sentiranno nuovamente il 14 aprile, martedì dopo Pasqua, per valutare la situazione. E’ stato inoltre convenuto che non vi sarà un obbligo di indossare mascherine in pubblico. Chi le porta dovrà comunque rispettare le distanze di sicurezza.

La regione più colpita è quella della Baviera, con 17.100 contagi, seguita dal Nord Reno Westfalia con 16.300 casi. Amburgo detiene il triste record di maggior numero di infezioni per 100mila abitanti, che arriva a 132,4. Nel resto della Germania la media è di 85,2 contagi per 100mila abitanti. I dati mostrano un rallentamento nella duplicazione dei contagi, che oggi arriva dopo 7,1 giorni, dopo che si era raggiunto il raddoppio ogni tre giorni. Il governo tedesco guarda con particolare interesse a questo dato per decidere un possibile allentamento delle restrizioni sulla distanza sociale, che oggi sono state estese almeno fino al 19 aprile.

Cina36 nuovi casi, di cui 35 importati e uno interno nel Guangdong. La Commissione sanitaria nazionale, in base agli aggiornamenti di martedì, ha reso noto per la prima volta anche gli asintomatici: 130 per totali 1.367 persone tenute sotto osservazione. I morti sono stati 7, di cui 6 nell’Hubei, la provincia epicentro della pandemia, e uno a Shanghai. I casi di contagio sono saliti a 81.554 e i decessi a 3.312. Il numero dei dimessi è di 76.238 per un tasso di guarigione al 93,48%.

Russia – La Russia ha confermato 440 nuove infezioni, portando il numero ufficiale di casi a 2.777. Le vittime sono 24.

America Latina – L’America Latina e i Caraibi hanno oltrepassato oggi la soglia di 20 mila casi di Covid-19, secondo un conteggio dell’Afp. I contagi sono 20.081 e i morti sono 537. Il Paese più colpito è il Brasile con 5.717 casi e 201 vittime. Dati che tuttavia non riflettono che una frazione del numero reale di casi perché un gran numero di Paesi sottopongono a test solo le persone più gravi che devono essere ricoverate in ospedale.

Tunisia – La Tunisia registra altri 32 nuovi contagi che portano a 394 il totale dei casi confermati nel Paese. Dieci i decessi ufficiali. La presidenza tunisina ha prorogato di due settimane le misure di quarantena generale.

Turchia – Sono 601 i membri del personale sanitario turco che risultano al momento contagiati dal coronavirus. Lo ha annunciato stasera il ministro della Salute di Ankara, Fahrettin Koca. Oggi è stata inoltre resa nota dai familiari la morte del primo medico in Turchia. Il totale dei casi confermati nel Paese ha raggiunto stasera i 15.679, mentre le vittime sono ufficialmente 277.



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Coronavirus, in Tunisia i robot effettuano i controlli in strada

Coronavirus, in Tunisia i robot effettuano i controlli in strada. Video più news

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“Dove stai andando? Da dove vieni? Sei a conoscenza delle regole del lockdown?”. Queste sono alcune delle domande poste ai cittadini della Tunisia che, come molti altri Paesi, ha chiesto alle persone di restare a casa e uscire solo in caso di necessità. A porle però non è un agente di polizia, ma un ‘robot car’ che gira per le strade con una telecamera, come mostra un video rilasciato dal ministero dell’Interno tunisino.



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Coronavirus, mascherine per l’Italia sequestrate dalla Repubblica Ceca

In attesa che si concluda l’indagine su quanto è accaduto, il governo, secono quanto riporta una nota della nostra sede diplomatica, ci manderà lo stesso quantitativo che è stato sequestrato. Il caso sollevato dal GR1 grazie al lavoro del ricercatore ceco Lukas Lev Cervink

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GRAVE caso di mancanza di solidarietà nell’Unione europea nell’emergenza coronavirus, da parte della Repubblica ceca ai danni dell’Italia. Lo aveva denunciato ieri il GR1 grazie alla denuncia di un onesto e coraggioso ricercatore ceco, Lukas Lev Cervinka, membro del partito Pirata (all’opposizione ma al potere al municipio della capitale Praga). Le autorità locali hanno sequestrato arbitrariamente un enorme carico di 110mila mascherine – alcuni avevano parlato addirittura di 680mila – e migliaia di respiratori, che la Repubblica popolare aveva inviato al nostro Paese per aiutarci. Solo oggi pomeriggio, dopo passi appropriati della Farnesina, l’ambasciata d´Italia a Praga ha detto che le autorità ceche si sono impegnate a restituire il materiale medico inviato da Pechino e destinato a Roma per aiuto e solidarietà.

Dice la nota della nostra sede diplomatica a Praga: “Questa mattina il ministro degli Affari Esteri della Repubblica ceca, Tomas Petricek, ha comunicato all’ambasciatore Nisio che, in attesa che si concluda l’inchiesta della polizia ceca sul furto del materiale sanitario avvenuto a Lovosice, la Repubblica ceca invierà al più presto all’Italia 110mila mascherine dalle proprie scorte, in numero pari a quelle che avrebbero dovuto raggiungere il nostro Paese e che invece sono state trafugate e sequestrate dalle autorità ceche”.

“Il carico partirà entro 48 ore”, prosegue la nota dell’ambasciata, e spiega ancora: “A fronte dell’urgenza di forniture mediche il governo ceco, in stretta collaborazione con l’ambasciata d´Italia a Praga, ha deciso di inviare subito il carico destinato al nostro Paese senza attendere la conclusione dell’inchiesta tuttora in corso, e focalizzata a scoprire come l’ingente refurtiva sia stata trafugata e dove. La complessità del caso, che si dirama su altri Paesi, richiederebbe altri giorni, ma la situazione in Italia non consente attese”. Il comunicato annuncia poi “sull’argomento il ministro Tomas Petricek sta scrivendo una lettera personale al titolare degli Esteri in Italia Di Maio”.

I fatti, come mi ha raccontato al telefono Lukas Lev Cervinka confermando totalmente la notizia data dal Gr1, sarebbero andati così. Martedì le autorità ceche avevano vantanto un grande successo nella lotta a chi specula sui costi di mascherine e altro materiale medico indispensabile per fermare la pandemia. “La versione ufficiale con i primi comunicati diceva all’inizio che si trattava di mascherine e respiratori confiscati, parlando di materiale rubato a imprese ceche da criminali senza scrupoli che volevano venderle a costo maggiorato sul mercato internazionale, sfidando i severi limiti all’export medico imposti in Cechia come altrove dall´emergenza”. Ma poi sono apparsi foto e filmati mostrati da Cervinka e dalle ong democratiche ed europeiste, che hanno fatto capire la brutta verità. Almeno gran parte del materiale sequestrato e fotografato a bordo di camion della polizia erano scatoloni con le bandiere cinese e italiana, e scritte in italiano inglese e mandarino in cui le autorità di Pechino scrivevano “Forza Italia, siamo al tuo fianco”, lanciavano saluti, incoraggiamenti e desiderio di aiuto all’Italia.

“Il ministero dell’Interno ceco è stato contattato”, continua Lukas Lev Cervinka, “e all’inizio ha insistito nella versione ufficiale, ripetendo la menzogna del sequestro di materiale destinato a vendite illegale. Tutti i media diffusero allora la storia, ma poi la verità è stata scoperta, e si vedevano chiaramente le etichettature sugli scatoloni inviati da Pechino: aiuto umanitario cinese per l’Italia. Eppure il governo ceco ci ha messo tre giorni prima di dire, all’inizio non ufficialmente ma solo con tweet del ministero dell´interno, che ammetteva che almeno parte, cito i tweet, del carico, in realtà veniva dalla Repubblica popolare ed era destinato al vostro Paese come aiuto umanitario. Aggiungendo in termini generici che l’Italia non avrebbe perso nulla”. Poi davanti alle denunce e alla pronte reazioni della diplomazia italiana si è arrivati al chiarimento, spiegato appunto oggi domenica pomeriggio dalla nota della nostra ambasciata a Praga.

Inizialmente, si era venuto a sapere ieri sabato pomeriggio che l’azienda responsabile del trasporto degli aiuti cinesi in Italia aveva deciso d’accordo con Pechino e Roma di assicurare l’arrivo in Italia di un secondo equivalente carico di aiuti cinesi. “Questa domenica si è giunti a un chiarimento ma quanto accaduto nei giorni scorsi non è affatto un gesto di politica europea, è una storia molto vergognosa”, mi dice Lukas Lev Cervinka. E lascia capire che come dice il movimento giovanile e della società civile ceco, la “Nuova primavera” guidata da Verdi, Pirati, gruppi giovanili, ong, associazioni culturali, un movimento europeista, ambientalista e per la difesa della democrazia contro Babis, dall’autocrate e dai suoi ci si può sempre aspettare il peggio.



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