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La chiesa cattolica nella Spagna di Francisco Franco

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fraTratto da: www.luogocomune.net

[…] Lo stesso tipo di incoraggiamento (quello apportato al fascismo italiano ed al nazismo tedesco) da parte del Vaticano fu riservato al fascismo spagnolo, con il Papa in persona che arrivò a dare la benedizione alle truppe italiane che partivano per combattere al fianco del generalissimo Franco. Più tardi, nel ricevere a Castelgandolfo 500 profughi spagnoli, in maggioranza sacerdoti e religiosi, Pio XI dichiarò:

“La nostra benedizione vada in modo particolare a coloro che si sono assunti la difficile e pericolosa missione di difendere e restaurare i diritti e l’onore di Dio e della religione” 

Sul finire degli anni ’20 in Spagna era ancora in vigore il concordato firmato dalla Chiesa con la Regina Isabella nel 1851. Questo concordato, nato dalla comune paura dei potenti per le nascenti democrazie, stabiliva che quella cattolica fosse l’unica religione tollerata nel paese, riservava alla Chiesa tutti i “diritti divini stabiliti dal Canone”, e dava al clero il completo controllo dell’educazione e della stampa. In questo modo non era più necessario bruciare i libri proibiti, come durante l’Inquisizione, bastava semplicemente vietare di stamparli.

Ma la imprevista vittoria elettorale delle sinistre, che portò alla nascita della Seconda  Repubblica (1931), pose improvvisamente fine ai privilegi della Chiesa e della nobiltà spagnole. La nuova costituzione introduceva la  libertà di espressione, la separazione fra Stato e Chiesa, il diritto al divorzio, la perdita di tutti i privilegi nobiliari, e il suffragio universale per le donne.

Decisamente troppo per una Chiesa abituata a farla da padrona in una terra in cui il suo volere era stato sempre rispettato, fin dal tempo dei Re Cattolici.

Se in Germania e Italia l’alleanza col nazi-fascismo era stata perseguita con un minimo di pudore esteriore, in Spagna il clero non ebbe la minima remora a mostrarsi apertamente a favore del  nuovo fascismo, che incitava apertamente, con il passare dei mesi, alla “rivolta armata” contro il marxismo dei “senzadio”.

Non ci volle molto perchè il termine “rivolta armata” venisse sostituito da quello, molto più appropriato – secondo la Chiesa –  di “crociata”.

Nel 1936 l’arcivescovo di Saragozza Domenech dichiarò che “la violenza non si fa al servizio dell’anarchia, ma in modo legittimo soltanto a beneficio dell’ordine, della patria e della religione”.

Il 30 settembre 1936 il vescovo di Salamanca Enrique Pla y Daniel pubblicava una lettera pastorale in cui dichiarava che lo scontro cruento fra i cittadini spagnoli “riveste sì l’aspetto esteriore di una guerra civile, ma è in realtà una crociata” … “una crociata per la religione, per la patria e per la civiltà”.

Il canonico di magistero di Salamanca, Albarràn, aveva pubblicato nel 1934 un libro intitolato “Diritto alla ribellione”, nel quale incitava alla rivolta armata contro l’ordine costituito (la Repubblica Spagnola, che fu rovesciata da Franco, era nata legittimamente, per volere popolare). Dopo la vittoria nella Guerra Civile ne pubblicò un altro, intitolato “Guerra Santa”, nel quale definiva più volte “guerra santa” lo scontro appena terminato, e sottolineava come tala guerra fosse stata incoraggiata e benedetta dalla chiesa cattolica.

Voci importanti risuonavano ovunque, inculcando nel subconscio degli spagnoli il senso di una crociata religiosa:

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rancisco Franco: “Noi siamo cattolici. In Spagna, o sei cattolico o non sei nulla”. 

Il capo di Azione Cattolica: “Crociati di Spagna! Dobbiamo vincere, come hanno sempre vinto gli spagnoli, la spada in mano, l’eroismo nel cuore, e la preghiera sulle labbra”.

Il reverendo padre Ignazio Mendez Reygada: “Il sollevamento non è stato solo giusto, è stato doveroso. La guerra nazionale spagnola è una guerra santa, la più santa che la storia abbia conosciuto”.

L’arciprete di Burgos: “Voi che mi ascoltate, voi che vi chiamate cristiani, non abbiate perdono per i distruttori delle chiese, e per gli assassini di San Pietro. Che la loro stirpe sia distrutta, la stirpe malvagia, la stirpe del demonio, perchè in verità i figli di Belzebù sono anche i nemici di Dio”.

Non a caso fu proprio nella Guerra Civile spagnola che si assistette per la prima volta al coinvolgimento diretto del clero nella lotta armata.

Questa indissolubile commistione di intenti fra Chiesa e fascismo continuò anche dopo la guerra, con la celebrazione religiosa di tutti i morti sul fronte fascista. Nel 1938 un decreto del Capo di Stato stabiliva “previo accordo con le autorità ecclesiastiche” che “sui muri di ogni parrocchia compaia una lapide con i nomi dei suoi Caduti, nella presente Crociata, già vittime della rivoluzione marxista”.

543444_10201911952790764_116059532_nTutti i preti morti per mano dei”rossi” venivano automaticamente elevati a rango di martire. (Curiosamente, in questo caso era lo stesso “martire” ad aver aggredito una nazione con un governo legittimamente eletto).

Con il trionfo del franchismo in Spagna ebbe inizio una dittatura basata su un sodalizio con la Chiesa che sarebbe durato fino alla morte del Generalissimo, avvenuta nel 1975. Questo sodalizio aveva trovato un nome sin dal momento della diffusione dell’ideologia fascista in Spagna: “Nazional-cattolicesimo”.

“Nazional-cattolicesimo: parte dell’identità ideologica del franchismo … La sua manifestazione più visibile fu l’egemonia della chiesa cattolica in tutti gli aspetti della vita pubblica e privata”. 1234476_10201912100434455_899086973_nNaturalmente ci si domanda se sarebbe mai nata, e quanto sarebbe durata, una dittatura come quella di Franco, se invece di appoggiarla fin dal primo giorno la Chiesa l’avesse apertamente osteggiata. Il potere del pulpito religioso, specialmente nei paesi di lunga tradizione cattolica, è forse meno penetrante ed efficace di quello politico?

http://www.luogocomune.net/site/modules/sections/index.php?op=viewarticle&artid=136

 

Detective presso Computer Crime Research Center. Investigazioni Roma. Ingegneria Elettronica e delle Telecomunicazioni Seminario Analisi del Crimine Violento Università di Roma

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Il CICAP sull’omeopatia al Policlinico di Bari

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Il 14 ottobre p.v. si terrà, presso il Policlinico di Bari, un convegno dal titolo “La medicina omeopatica: lo stato dell’arte”, organizzato dall’Azienda Ospedaliero-Universitaria Consorziale

Policlinico di Bari, in collaborazione con l’associazione di medici e farmacisti pugliesi OMEOMEFAR, con la sponsorizzazione di aziende del settore omeopatico e il sostegno dell’Università di Bari. L’evento è stato inserito nell’ECM (Educazione Continua in Medicina), il percorso di formazione destinato ai professionisti della Sanità, e il relativo punteggio è in via di accreditamento.

Questi gli aspetti che destano, in particolar modo, la perplessità del CICAP:

  • il fatto che enti pubblici preposti alla salvaguardia della salute collettiva si rendano promotori di una pratica – l’omeopatia – che la comunità scientifica internazionale ritiene priva di fondamento;
  • il fatto che un evento basato su una disciplina pseudoscientifica venga fatto entrare nella formazione del personale sanitario, contribuendo a diffondere pratiche contrarie alle evidenze;
  • il fatto che enti pseudoscientifici e aziende private, motivati da interessi personali ed economici, intervengano nel sistema formativo del personale sanitario, senza salvaguardare la correttezza dei contenuti;
  • il fatto che, in ultima analisi, saranno i cittadini a pagare le conseguenze della disinformazione attuata, nel momento in cui si avvarranno dei servizi offerti dalla sanità pubblica.

Il CICAP invita l’AOUC Policlinico di Bari, l’Università di Bari e l’Organismo Regionale per la Formazione in Sanità a prendere le distanze da tale iniziativa, rimuovendola dal sistema di formazione ECM, e per il futuro invita gli enti pubblici della regione Puglia a difendere la salute dei suoi cittadini promuovendo l’informazione scientifica e la medicina basata sulle prove.

Il Gruppo CICAP Puglia

 
  

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Sanzionato con una censura il docente che ha tolto il crocifisso

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Zotti dovrà continuare a insegnare sotto un simbolo che percepisce come discriminatorio e che è già tornato ad essere affisso nelle aule del liceo Carducci. «Stupisce che, ancora nel 2014, una scuola pubblica non trovi di meglio per imporre il crocifisso che ricorrere a circolari fasciste», è il commento del segretario dell’Uaar, Raffaele Carcano.

’Ufficio scolastico regionale per il Friuli Venezia Giulia ha inflitto al professore Davide Zotti, docente di filosofia al liceo Carducci di Trieste, reo di aver rimosso, il 23 ottobre scorso, il crocifisso da una delle sue classi, la sanzione della censura. Zotti, cui da subito l’Uaar ha fornito assistenza legale, aveva rimosso il crocifisso dichiarandosi offeso, in quanto gay, dalle dichiarazioni del card. Ruini, che a proposito delle unioni omosessuali ha parlato di «diritti immaginari». «Non intendo più insegnare sotto un simbolo che rappresenta un’istituzione che continua a delegittimare la mia persona e quindi il mio stesso ruolo educativo», aveva spiegato. Subito è scattato il procedimento disciplinare e il docente è stato convocato il 1° dicembre scorso presso l’Ufficio per i procedimenti disciplinari dell’Ufficio scolastico regionale per il contraddittorio a propria difesa. Che ora ha notificato a Zotti il provvedimento.

L’Ufficio gli contesta di «aver posto in essere atti in violazione ai doveri, alla responsabilità e alla correttezza, cui deve essere sempre improntata l’azione e la condotta di un docente, considerata la sua funzione educativa e formativa». In particolare per aver rilasciato, senza autorizzazione del dirigente, «dichiarazioni pubbliche agli organi d’informazione idonee a pregiudicare l’immagine dell’amministrazione e la sua neutralità istituzionale»; per aver utilizzato «materiale dell’amministrazione per finalità estranee ai doveri d’ufficio» (materiale la cui presenza, specifica l’Ufficio, è prevista da due decreti regi del 1924 e del 1928); per aver posto in essere «un’azione arbitraria idonea a offendere la sensibilità dell’utenza, o le sue convinzioni personali, politiche o religiose o, comunque, potenzialmente discriminatoria»; per aver esposto indebitamente «Scuola e Amministrazione scolastica a polemiche sulla stampa, nonché ad una valanga di commenti su Facebook, contravvenendo così al dovere del pubblico dipendente di riservatezza, lealtà e collaborazione verso l’Amministrazione di appartenenza e, comunque, compromettendone la neutralità istituzionale».

In considerazione del «curriculum del docente e del comportamento collaborativo dimostrato dallo stesso, che non ha più reiterato il gesto e si è astenuto dal rilasciare dichiarazioni agli organi di stampa», l’Ufficio per i procedimenti disciplinari ha deciso di irrogare al docente la sola sanzione della censura — che consiste in una dichiarazione di biasimo scritta e motivata, che viene inflitta per mancanze non gravi riguardanti i doveri inerenti alla funzione docente o i doveri di ufficio — anziché la sospensione temporanea dal servizio. Insomma, Zotti dovrà continuare a insegnare sotto un simbolo che percepisce come discriminatorio e che è già tornato ad essere affisso nelle aule del liceo Carducci.

«Stupisce che, ancora nel 2014, una scuola pubblica non trovi di meglio per imporre il crocifisso che ricorrere a circolari fasciste», è il commento del segretario dell’Uaar, Raffaele Carcano. «Ci viene quasi da auspicare una legge che imponga il crocifisso, per vedere come la concilierebbero con la laicità del nostro Stato».

 

Crediti :

UAAR

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Religioni in Rai: l’Agcom respinge l’esposto dell’Uaar

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“La risposta dell’Agcom ha dell’incredibile”, ha commentato il segretario dell’Uaar, Raffaele Carcano. “In pratica si erge a difesa del monopolio di fatto della Chiesa cattolica, sostenendo che non conta il tempo a disposizione nei palinsesti televisivi e che non conta neppure l’orario nel quale si va in onda, considerato che porta a mo’ di esempio dell’offerta plurale della Rai due programmi televisivi che vanno in onda a settimane alterne e all’una di notte!”. “E poi non si tratta di affrontare temi “atei” o “agnostici” ma di dare conto di un approccio differente, ateo o agnostico per esempio, a temi che la Rai tratta abitualmente e sui quali chiama a intervenire quasi esclusivamente rappresentanti della gerarchia vaticana”.

’Autorità per le garanzie nelle comunicazioni ha respinto l’esposto che l’Uaar ha presentato nell’agosto scorso contro la Rai.Secondo l’Uaar la Rai — nei cui palinsesti la Chiesa cattolica la fa da padrone (totalizzando quasi il 100% di presenze sul totale dei soggetti confessionali) e non vi è nessuno spazio dedicato alle opinioni atee e agnostiche — viola il proprio contratto di servizio che impone di rendere disponibile a ogni cittadino “una pluralità di contenuti, di diversi formati e generi, che rispettino i principi dell’imparzialità, dell’indipendenza e del pluralismo” nonché di “avere cura di raggiungere le varie componenti della società, prestando attenzione alle differenti esigenze di tipo generazionale, culturale, religioso, di genere e delle minoranze, nell’ottica di favorire una società maggiormente inclusiva e tollerante verso le diversità”.

Nessuna violazione invece secondo l’Autorità per le garanzie nelle comunicazioni che il 5 dicembre scorso ha respinto l’esposto dell’Uaar. Prima di tutto, scrive l’Agcom, in tema di pluralismo sociale, a differenza di quanto avviene per la comunicazione politica disciplinata dalla legge sulla par condicio, non si rinvengono specifiche previsioni che impongono obblighi di tipo quantitativo in capo alla concessione pubblica. In secondo luogo, prosegue l’Agcom, il pluralismo “sociale” deve essere inteso principalmente come pluralismo di argomenti, di temi e di orientamenti che animano la società, temi che non sono nell’esclusiva disponibilità di alcun soggetto. “La valutazione in ordine alla completezza dell’informazione pertanto non può essere effettuata in base al tempo televisivo fruito da ciascun soggetto portatore di determinati interessi o al numero di presenze degli stessi, ma alla luce della completezza dei temi oggetto di informazione”.

Secondo l’Agcom poi, la Rai ha riservato, nella propria programmazione, una significativa attenzione alla tematica religiosa: si consideri, scrive l’Agcom, che nel palinsesto di Rai Due sono presenti due programmi dedicati a confessioni differenti da quella cattolica, Protestantesimo, curato dalla Federazione delle Chiese evangeliche in Italia, e Sorgente di vita, curato dall’Unione delle comunità ebraiche italiane. L’Agcom conclude sottolineando che i temi oggetto di doglianza da parte dell’Uaar — “le tematiche ‘atee’, ‘agnostiche’ o ‘razionaliste’” — appartengono a un ambito culturale talmente vasto da non poter essere ricondotte ad alcuno specifico soggetto: “Appaiono riassorbite nell’insieme degli argomenti non religiosi trattati dalla stessa Rai nella sua articolata programmazione”.

“La risposta dell’Agcom ha dell’incredibile”, ha commentato il segretario dell’Uaar, Raffaele Carcano. “In pratica si erge a difesa del monopolio di fatto della Chiesa cattolica, sostenendo che non conta il tempo a disposizione nei palinsesti televisivi e che non conta neppure l’orario nel quale si va in onda, considerato che porta a mo’ di esempio dell’offerta plurale della Rai due programmi televisivi che vanno in onda a settimane alterne e all’una di notte!”. “E poi non si tratta di affrontare temi “atei” o “agnostici” ma di dare conto di un approccio differente, ateo o agnostico per esempio, a temi che la Rai tratta abitualmente e sui quali chiama a intervenire quasi esclusivamente rappresentanti della gerarchia vaticana”. “Così com’è — ha concluso Carcano — la Rai non dà minimamente conto del pluralismo che anima il nostro Paese, facendo un torto a quanti non si riconoscono nella religione cattolica”.

Comunicato stampa Uaar

 

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