7 consigli per difendere la scienza dalla disinformazione

Abbiamo raccolto i suggerimenti di Kathleen Kennedy Townsend, incontrata a Venezia al convegno The future of science. Ecco perché è importante concentrarsi sui giovani nella lotta alla disinformazione scientifica

“Siamo in un momento storico particolarmente delicato, in cui negli Stati Uniti (e non solo) si conducono battaglie contro la scienza, a volte anche tentando di mettere un bavaglio ai ricercatori”. Queste le parole di Kathleen Kennedy Townsend, intervenuta a Venezia in occasione di The future of science, la due-giorni dedicata alle prospettive della ricerca scientificagiunta alla tredicesima edizione e ideata da Umberto Veronesi.

Un ruolo di primo piano nella lotta alla scienza è giocato dalla disinformazione scientifica, e la vera sfida è trovare modi efficaci per diffondere la cultura scientifica in una società in cui, spiega Kennedy Townsend, “la politica, la religione e le correnti di pensiero di vario tipo influenzano ciò in cui le persone credono, creando in ciascuno di noi inevitabili pregiudizi.

Kennedy Townsend non è una scienziata ma una politica, vice governatrice del Maryland dal 1995 al 2003, e nel board di The future of science ricopre la carica di vice presidente.

Nel corso degli anni ha elaborato una scaletta di 5 consigli (che abbiamo ricomposto in 7 punti, sdoppiandone un paio) per difendere la scienza dalla minaccia rappresentata da #bufale e fake news. Un elenco di punti che incitano all’attivismo e sono validi per chiunque, a patto che prima di leggerli “ognuno rifletta su qual è la propria posizione e il proprio ruolo all’interno della società e della discussione sui temi scientifici”.

 

scienza

Kathleen Kennedy Townsend (Foto: Nicolò Miana

1. Non perdere tempo con i casi irrecuperabili
Con le persone davvero convinte delle proprie idee è inutile insistere: sarebbe una battaglia persa in partenza.

Ciò presuppone anzitutto di conoscere il proprio pubblico, informandosi su chi sono le persone a cui ci si rivolge e sul modo in cui le si potrebbe persuadere. Anche se a volte la mentalità conta più dell’età anagrafica, in generale i giovani sotto i 20 anni sono sempre recuperabili, mentre non vale la pena di sforzarsi troppo per gli over 50“In realtà abbasserei l’età limite a 30 anni”, ha confidato Kennedy Townsend a Wired“ma non vorrei sembrare esagerata”.

2. Insisti su chi può guadagnare grazie alla scienza
Le persone che hanno un qualsiasi tipo di interesse finanziario nel seguire i risultati scientifici seri sono anche le più facili da convincere. Sembra cinico? Probabilmente sì, ma se l’alternativa sono gli interessi economici delle pseudoscienze

3. I fatti scientifici non sono l’argomentazione più efficace
Questo è il suggerimento che appare meno intuitivo per chi fa parte della comunità scientifica. Eppure per persuadere o far cambiare idea a qualcuno non bastano certo i freddi dati della ricerca, ma è molto più semplice puntare sulle emozioni di chi ci ascolta. “Per i vaccini”, spiega Kennedy Townsend, “si potrebbe spiegare ai genitori che una mancata vaccinazione può mettere a rischio la salute dei propri bambini, e che in certi casi i medici saranno impotenti qualora la malattia venisse contratta”.

4. Informati bene prima di parlare
Studia e approfondisci gli argomenti in modo da avere una posizione chiara e ben fondata, percepita come autorevole da chi ti circonda. In altri termini, diventa un punto di riferimento, una persona a cui rivolgersi per conoscere lo stato dell’arte della scienza sugli argomenti di cui parli.

5. Inizia da chi ti è più vicino e poi allarga la tua audience
Le prime persone con cui impegnarsi sono gli amici, i colleghi e i parenti. Aiutali a capire meglio la situazione e come risultato avrai una squadra di estimatori pronti a dare supporto alle tue argomentazioni. Successivamente, per dare più risonanza alla tua azione, sfrutta l’amplificazione dei media. A seconda del ruolo, questo può significare rivolgersi a giornalisti ed editori, ma anche semplicemente sfruttare i social.

6. Impegnati politicamente
La politica ha un potere enorme, è un dato di fatto. “Ci sono molti leader politici che hanno un background scientifico, racconta Kennedy Townsend, “e questo è ciò di cui abbiamo bisogno: persone che sanno trattare di scienza e si impegnano in una carriera politica. D’altronde, se non lo fa uno scienziato, chi lo fa?”. Con il termine politica si intendono ruoli più o meno prestigiosi, ma l’idea è di sedere – per quanto possibile – al tavolo degli stakeholders.

7. L’intelligenza (del pubblico) conta poco
Non importa quanto una persona sia intelligente, perché il credere alle bufale scientifiche non ha a che fare con il quoziente intellettivo o con il livello culturale in senso accademico. La possibilità di portare a termine con profitto un’attività di debunking dipende soprattutto dall’elasticità mentale e dall’apertura al nuovo da parte di chi ci ascolta. Per questo con i ragazzi in generale è più facile avere successo.

Bonus. Un consiglio per i giovani
Lapidaria, Kennedy Townsend ha una sola raccomandazione per chi deve ancora entrare nel mondo del lavoro: “non permettete mai che un’occupazione possa costringervi ad accettare qualcosa che non è scientificamente vero”.

     
 
 

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Crediti :

Wired

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LAICITA' E RAZIONALISMO

Detective presso Computer Crime Research Center. Investigazioni Roma.
Ingegneria Elettronica e delle Telecomunicazioni
Seminario Analisi del Crimine Violento Università di Roma

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