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Medicina

A Cagliari una scuola segreta aperta solo ai no-vax. E non è il primo caso

Gli alunni erano 20, tutti non vaccinati. I carabinieri sono intervenuti dopo una segnalazione anonima

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I Nas a Villacidro (Cagliari) hanno scoperto un asilo nascosto nella periferia, con tanto di cucina e sala per il riposo pomeridiano, con due maestre (una priva di titoli per svolgere la professione) e una ventina di bimbi non vaccinati tra i tre e sei anni. Secondo i Carabinieri si trattava di una scuola materna totalmente illegale.

Sapevamo già dall’anno scorso che alcuni no-vax intransigenti stavano cullando l’idea di realizzare degli «asili alternativi» per bambini non vaccinati: vere e proprie polveriere pronte a far esplodere nuove epidemie, come quella di morbillo negli Stati Uniti. Tutto questo per aggirare l’obbligo di proteggere i loro figli – e quelli degli altri – coi vaccini.

L’operazione dei Carabinieri a Villacidro

Secondo quanto afferma il comandante del Nucleo antisofisticazioni di Cagliari Davide Colajanni, «i primi accertamenti che abbiamo effettuato ci hanno consentito di verificare che i bambini non avevano mai avuto il vaccino e che alcuni non avevano fatto il necessario richiamo». I genitori sarebbero riusciti a organizzarsi in gran segreto, senza avvalersi di annunci sui social network. L’operazione dei Nas è scattata grazie a delle segnalazioni anonime.

Le altre scuole “free-vax”

La scuola free-vax di Villacidro non è la prima in Italia. La Stampa cita un precedente nei pressi di Imola, con una materna che riuscì addirittura a ottenere la «copertura delle licenze comunali».

Si tratta di una realtà sotterranea che potrebbe essere molto più ampia di quanto si tema. Parliamo di veri e propri «asili fai da te», come quelli raccontati nel febbraio scorso su Linkiesta.

Diverse fonti, che hanno chiesto di restare anonime, hanno raccontato a Open che in provincia di Varese sono state aperte delle scuole «steineriane» che seguono metodi ispirati alla «antroposofia», una dottrina filosofica spacciata spesso come medicina. Anche vicino a Como sarebbe stata aperta una «scuola famiglia» fai da te gestita dagli stessi genitori.

Sul ruolo che alcune scuole steineriane potrebbero avere come copertura di scuole private no-vax si era già discusso nell’ottobre 2016, quando si verificò un caso di pertosse in quattro bambini in uno di questi istituti.

Queste scuole si rifanno al pensiero di Rudolf Steiner. L’esoterista austriaco nel 1917 avrebbe definito i vaccini «un’arma contro l’evoluzione spirituale, contro lo sviluppo dell’onda di coscienza». Questo almeno è quanto gli attribuiscono alcuni siti dedicati alle «arti del benessere».

Case nel bosco e party del contagio

Secondo il team di IoVaccino «il fenomeno resta circoscritto a pochissime realtà isolate». Su Facebook è possibile trovare già gruppi sospetti di «case nel bosco» o «centri gioco» che ospiterebbero bambini non vaccinati. «Tanti hanno poi evitato perché sarebbe stato impossibile aggirare l’obbligo».

In queste «case nel bosco» potrebbero venire organizzati anche dei party dove i bimbi vengono riuniti per essere contagiati. Questa «moda» si è diffusa sui social: ricordate i «varicella party»? Non è da escludere che questa pratica possa essere portata ancora avanti, ma non ne abbiamo la certezza.

Il tema dei varicella party resta inoltre ancora piuttosto controverso, perché sui social finirono anche «annunci troll», come quello sul party che si sarebbe dovuto tenere a casa di una certa «Luana» a Milano, nel maggio 2018.





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Crediti :

Open Online

Detective presso Computer Crime Research Center. Investigazioni Roma. Ingegneria Elettronica e delle Telecomunicazioni Seminario Analisi del Crimine Violento Università di Roma

Medicina

Rimini, vaccini e multe: il Tar dà torto ai no vax

Respinto il ricorso contro l’ordinanza sindacale che prevede sanzioni per le famiglie che non vaccinano i figli

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Rimini, 22 maggio 2019 – Il Tar dell’Emilia Romagna, ha rigettato l’istanza cautelare proposta da privati contro l’ordinanza sindacale sull’inottemperanza agli obblighi vaccinali. Nel dispositivo, il Tar ha motivato che ‘…nella comparazione dei contrapposti interessi, risulta manifestatamente prevalente la tutela del fondamentale interesse pubblico alla salvaguardia della salute rispetto all’interesse privato fatto valere in giudizio’.

Oltre al rigetto dell’istanza, il Tribunale ha anche condannato i ricorrenti al pagamento degli onorari del giudizio cautelare a favore del Comune. «Una sentenza importante, non solo per Rimini – è il primo commento dell’amministrazione comunale – perché afferma chiaramente come la tutela della salute venga prima di ogni altra cosa. Un risultato che, crediamo e speriamo, possa finalmente dare certezze al Paese intero».





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Medicina

Vaccini, multe fino a 500 euro al giorno a scuola a famiglie che non “regolarizzano” i figli

L’ordinanza del sindaco Gnassi intende sanzionare i genitori e non i ragazzi. L’assessore: “La nostra provincia era la seconda per scopertura vaccinale fino a un anno e mezzo fa: da noi in un anno siamo passati da 120 a 20 bambini non vaccinati”

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Il sindaco Andrea Gnassi

Rimini le famiglie dei bambini non vaccinati da oggi rischiano una multa fino a 500 euro per ogni giorno di frequenza “fuori regola”. A prendere questa decisione è stato il Comune con un’ordinanza del sindaco Andrea Gnassi. Nel capoluogo romagnolo non si vedranno dunque vigili davanti alle scuole per rimandare a casa i bambini non vaccinati ma a chi non si mette in regola toccherà pagare una contravvenzione dai 25 ai 500 euro per ogni giorno di frequenza oltre alla segnalazione alla Procura.

Il provvedimento vale per tutte le scuole e per tutti gli studenti fino alla maggiore età. Nello stesso documento il sindaco fa sapere che non vi sarà alcun ricorso alle forze dell’ordine: “Oltreché di dubbia adeguatezza rispetto a minori che si trovano a subire le conseguenze delle scelte parentali – si legge tra l’altro nell’ordinanza – costituisce una misura eccessivamente gravosa e sproporzionata nei confronti dei minori essendo potenzialmente idonea a creare suggestioni negative nei confronti della loro psiche”.

“Rimini era fino ad un anno e mezzo fa la seconda provincia d’Italia per scopertura vaccinale – l’assessore all’Istruzione Mattia Morolli a ilfattoquotidiano.it – Un dato ancora più rilevante nel contesto dell’Emilia Romagna che fa della sanità e dell’istruzione uno dei suoi cardini valoriali e amministrativi. Noi rispondiamo a due leggi, una nazionale e una regionale, in cui si dice che si va a scuola se si è regolarmente vaccinati a meno che il bambino abbia delle situazione patologiche rilevanti. Rimini è passata in un anno nelle scuole comunali da 120 casi a venti di bambini non vaccinati. A Rimini non c’era, non c’è e non ci sarà alcun vigile o poliziotto davanti alla scuole. Abbiamo invece interessato i genitori”.

In questi mesi i vigili hanno portato casa per casa una lettera rivolta a mamme e papà. Dal 10 marzo ad oggi alcuni genitori che erano contrari ai vaccini, appena ricevuta la missiva del Comune hanno provveduto a recarsi all’Asl per prenotare la vaccinazione. “Abbiamo fatto un lavoro enorme anche con il privato – continua l’assessore – perché se non sono in regola il Comune non dà alcun finanziamento agli istituti paritari. Inoltre prima mandavamo al tribunale dei minori la segnalazione adesso, invece, la facciamo alla Procura. Rispondiamo ad una legge scritta e portata avanti dal Governo precedente e inasprita da quello attuale. L’istruzione è un diritto dopo aver posto le condizioni sanitarie di sicurezza necessarie; mi permetta un paragone: non possiamo mandare in strada delle persone che non hanno la patente”. Intanto in queste ore alcune famiglie hanno chiesto se l’ordinanza fosse vera e hanno chiesto di potersi mettere in regola. “Come vede, per qualcuno – dice Morolli – la sanità non è un tema morale ma di portafoglio”.





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Medicina

Sanità: mancano medici, in Molise arrivano i militari

Commissario: “Situazione critica, reparti rischiano la chiusura”

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Medici militari specialisti in ausiliaria per fronteggiare l’emergenza dovuta alla carenza di personale sanitario negli ospedali molisani: questa, secondo il commissario alla Sanità, Angelo Giustini, sarebbe l’ultima spiaggia prima di procedere alla chiusura, già dal prossimo mercoledì, dei reparti di ortopedia e traumatologia dei nosocomi di Isernia e Termoli (Campobasso).

I medici militari dovrebbero essere impiegati per almeno 5 mesi, “termine necessario – osserva il Commissario – affinché il ‘Decreto Calabria’ possa essere definitivamente approvato, così nel contempo si espleteranno i concorsi. Tutto ciò consentirà di superare questo agonico stallo nella governance del Servizio sanitario regionale e del diritto all’equità e universalità di accesso dei cittadini”.

Negli ultimi giorni, durante la riunione di Gabinetto al Ministero della Difesa, Giustini e il Col. Antonello Arabia, indicato le soluzioni urgenti di aiuto per il Molise. Il dicastero ha individuato un elenco di 105 camici bianchi che operano nella sanità militare e che possono essere selezionati per essere impiegati nella sanità civile.

“L’evidente contrazione di risorse – spiega in una nota Giustini – mette sempre più a rischio il mantenimento dei Livelli essenziali di assistenza (Lea), dunque, si profilano per i cittadini molisani ancora viaggi della speranza. È altresì, noto – prosegue – l’annoso problema del blocco del turn over che di fatto ha bloccato nuove assunzioni di personale sanitario.

Una responsabilità politica tutta regionale, che dopo 12 anni (dall’avvio del Piano di rientro ndr), la relazione dei conti del 2018 ha messo in mostra: debiti per 22 milioni di euro. L’inappropriata programmazione sanitaria del passato ha creato, come conseguenza, concorsi deserti e carenza oggettiva di specialisti nel Sistema sanitario regionale”. L’incubo della chiusura di altri reparti, fa sapere il Commissario, “potrebbe diventare presto realtà”. Oggi, intanto, nuova riunione prima al Ministero della Salute e poi a quello della Difesa, “nella speranza di offrire respiro alla situazione soffocante”, ma è necessario, conclude il Commissario, “che ognuno faccia la propria parte, ognuno per le proprie competenze, per scongiurare il rischio di razionamento dell’offerta sanitaria e dei servizi per il soddisfacimento dei bisogni di salute dei cittadini”.





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ANSA

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