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Abortisce sola in bagno ospedale e accusa i medici obiettori

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Alla donna negata l’interruzione volontaria di gravidanza (legge 194). La coppia vuole figli ma è a rischio di grave anomalia genetica, eppure è stata loro rifiutato l’accesso alla diagnosi preimpianto. Tribunale solleva dubbi di costituzionalità sulla legge 40

 

foto 15/10/06ROMA – Prima di arrivare alle carte bollate per provare ad avere un figlio sano, Valentina e Fabrizio hanno vissuto sulla propria pelle l’esperienza di diversi aborti, l’ultimo in ospedale senza assistenza. Sono loro l’ultima coppia che, in ordine di tempo, ha ottenuto dal Tribunale della Capitale un’ordinanza che solleva il dubbio di legittimità costituzionale delle legge 40. Perché l’esperienza di Valentina e Fabrizio è un duro atto d’accusa contro i medici obiettori. Due anni fa, dopo che l’esame dei villi coriali aveva rilevato una grave malformazione del feto, al quinto mese, Valentina aveva chiesto un aborto terapeutico. Ma le era stata negata l’assistenza. Lasciata sola, ha partorito e perso il bambino nel bagno dell’ospedale Pertini. Eppure non ha voluto denunciare l’ospedale.

OMISSIONE DI SOCCORSO

Valentina è portatrice di una grave anomalia genetica, ma alla coppia è stato in passato negato l’accesso alla fecondazione assistita e soprattutto alla diagnosi genetica preimpianto per impedire la trasmissione della patologia al nascituro. «Valentina ha abortito da sola nel bagno dell’ospedale Pertini di Roma – spiega Filomena Gallo, segretaria dell’Associazione Coscioni, nonché uno dei legali della coppia,che ha presentato lunedì il provvedimento del Tribunale -. Questa è omissione di soccorso, un reato penale, anche se la coppia ha deciso di non denunciare la struttura. È la dimostrazione di come la legge 194 in Italia non garantisca sempre la presenza di un medico non obiettore nel caso dell’interruzione volontaria della gravidanza».

 

Niente Ivg in 10 su 37 nosocomi

In moltissimi ospedali italiani l’applicazione della legge 194 non è garantita, perciò in quei nosocomi non si eseguono interruzioni volontarie di gravidanza, nonostante la legge non preveda la possibilità dell’«obiezione di struttura». Come recita l’articolo 9 della legge il servizio di interruzione volontaria di gravidanza (Ivg) deve essere garantito ed ogni struttura ospedaliera è obbligata a offrirlo. Eppure, secondo la Libera associazione italiana ginecologi per l’applicazione della legge 194/1978 (Laiga) il fenomeno dell’obiezione anti abortista è in espansione nei nosocomi: «Rispetto ai dati del ministero della salute, che segnalano 7 ginecologi su 10 come obiettori di coscienza, i dati sono ben più gravi e in molte strutture manca del tutto il reparto di Ivg». Un’indagine del giugno 2013 segnalava come nel Lazio, in 10 ospedali su 31 non esistesse possibilità di effettuare l’interruzione volontaria; mentre in Lombardia la stessa grave carenza si segnalava in 37 strutture su 64; oltre il 50 per cento.

 

«Vogliamo un figlio»

Per assurdo, poi, la storia di Valentina e Fabrizio è un calvario di tentativi di divenire genitori: il primo era terminato con un aborto, a causa di una gravidanza extrauterina. Nel 2010, i due ragazzi ci avevano riprovato: a gestazione avanzata, tuttavia, quando era stata effettuata la villocentesi, erano emersi gravi problemi al feto. La coppia aveva così deciso di interrompere la gravidanza nell’ottobre 2010. E in quella occasione – racconta la donna – «sono stata lasciata sola» per colpa dei medici obiettori: «Dopo 15 ore di dolori lancinanti, vomito e svenimenti, ho partorito dentro il bagno dell’ospedale con il solo aiuto di mio marito».

 

Fonte

 

 

Detective presso Computer Crime Research Center. Investigazioni Roma. Ingegneria Elettronica e delle Telecomunicazioni Seminario Analisi del Crimine Violento Università di Roma

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Campagna “Non affidarti al caso”: il Consiglio di Stato accoglie il ricorso del Comune di Genova

«Anche se non è la prima volta che ci troviamo di fronte a decisioni irrazionali e censorie questa va davvero oltre le più pessimistiche aspettative e siamo prontissimi a dare battaglia».

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«Anche se non è la prima volta che ci troviamo di fronte a decisioni irrazionali e censorie questa va davvero oltre le più pessimistiche aspettative e siamo prontissimi a dare battaglia». Così Adele Orioli, segretaria dell’Uaar, in merito alla notizia che il Consiglio di Stato ha accolto il ricorso presentato dal Comune di Genova contro la campagna “Testa o croce? Non affidarti al caso” mirante a sensibilizzare l’opinione pubblica sull’importanza di una scelta ragionata dei propri medici, con particolare riferimento all’obiezione di coscienza.

«Si tratta di una sentenza liberticida, sintomatica dell’aria che si respira nelle istituzioni dopo il convegno di Verona e che conferma ancora una volta che l’obiezione di coscienza è un nervo scoperto in questo paese», prosegue Orioli.

Le affissioni della campagna in questione hanno campeggiato negli ultimi mesi su tutto il territorio nazionale, ma non a Genova. Il Comune le aveva infatti rifiutate adducendo come motivazione «una possibile violazione di norme vigenti in riferimento alla protezione della coscienza individuale» e «al rispetto e tutela dovuti a ogni confessione religiosa». L’Uaar aveva presentato ricorso al Tar della Liguria contro la delibera del Comune, ricorso che era stato accolto. La sentenza del Consiglio di Stato ribalta ora a sua volta quella del Tar.

«Ovviamente la questione non finisce qui, anzi, rappresenta un’occasione per portare anche davanti alla Corte di Cassazione ben tre principi costituzionali: quello della laicità; quello della libertà di espressione e quello dell’eguaglianza davanti alla legge di tutti i cittadini (art. 3) a prescindere dalle convinzioni religiose personali di ognuno», dice ancora Orioli. «Siamo pronti a portare anche questo caso davanti alla Corte dei diritti dell’uomo di Strasburgo, dove molte delle intemerate clericali del Consiglio di Stato sono già state smontate in passato. Perché l’Uaar, checché ne pensi il comune di Genova, c’è per creare un mondo più libero e migliore per tutti».

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Liberi di scegliere: a Verona i colori dell’arcobaleno contro l’oscurantismo

In tanti alla contromanifestazione organizzata da Non una di meno e che ha visto tantissime adesioni

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Oscurantisti da una parte e chi vuole una società aperta, libera e tollerante dall’altra: “Per quanto mi riguarda manifestiamo a favore di una società aperta, una società che crede nelle libertà di tutte e di tutti, e quindi mi fa piacere che abbiamo l’occasione di essere qui”.

Parole dell’ex presidente della Camera Laura Boldrini, arrivando a Verona alla prima delle contro manifestazioni in occasione del Congresso mondiale delle famiglie.
“Penso – ha aggiunto – che i signori del governo che vanno a una manifestazione dove invece si tolgono diritti a interi gruppi sociali non ci rappresentano, non rappresentano l’intera nazione. Allora siamo qui a dire non nel nome nostro, ministro Salvini, non a nome nostro. Noi abbiamo un’altra idea di società e per noi tutti devono essere rispettati, non devono esistere discriminazioni sulla base dell’orientamento sessuale e di genere. I signori del congresso delle famiglie vogliono sottrarre diritti che sono stati ottenuti con decenni di battaglie. Non possiamo permettere questo e allora – ha concluso – dobbiamo far capire che gran parte dell’Italia non ci sta”.





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Campidoglio invita a saltare la scuola per omaggiare il papa. “Un invito sconcertante”

«Ci sarebbe da ridere se a piangere non fosse la laicità delle istituzioni».

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«Ci sarebbe da ridere se a piangere non fosse la laicità delle istituzioni». Adele Orioli, segretaria dell’Unione degli Atei e degli Agnostici Razionalisti (Uaar), commenta così l’invito rivolto dal Comune di Roma alle scuole del territorio affinché si raccolgano numerose, il prossimo 26 marzo alle ore 10.00, in Piazza del Campidoglio in occasione dell’omaggio alla città di Roma e ai suoi cittadini che il papa renderà dalla loggia michelangiolesca di Palazzo Senatorio.

La lettera del Dipartimento Servizi Educativi e Scolastici del Comune di Roma indirizzata ai dirigenti scolastici degli Istituti comprensivi e delle Scuole Secondarie di primo e secondo grado (di cui l’Uaar è in possesso) recita: «Roma Capitale ha il piacere di comunicare ai Dirigenti scolastici, ai Docenti, agli alunni, agli studenti e relative famiglie che, Sua Santità Papa Francesco renderà omaggio alla città di Roma e ai suoi cittadini e cittadine, martedì 26 marzo p.v., alle ore 10.30, dalla loggia michelangiolesca di Palazzo Senatorio. L’ultima visita del precedente pontefice risale al 9 marzo del 2009 pertanto, il Santo Padre accogliendo l’invito della Sindaca di Roma dimostra nei confronti della cittadinanza intera, e dell’Amministrazione Capitolina che la rappresenta, una rinnovata e affettuosa attenzione. Il Dipartimento Servizi Educativi e Scolastici invita quindi le scuole e le famiglie di Roma a partecipare numerose, il prossimo 26 marzo 2019 alle ore 10.00, in Piazza del Campidoglio, con ingresso da Piazza dell’Ara Coeli e, a tale proposito, chiede agli istituti interessati di compilare la scheda allegata e di farla pervenire entro il 21 marzo p.v. al seguente indirizzo di posta elettronica (…)».

«Un invito a disertare le lezioni per salutare un rappresentante religioso! In spregio a ogni principio di laicità della scuola. Oltretutto – prosegue Orioli – per gli studenti romani che proprio morissero dalla voglia di salutare il papa non è necessario saltare la scuola: basta andare a San Pietro la domenica! Non da ultimo, ci sono alunni che legittimamente non frequentano l’ora di religione: una scelta che inviti come questo sembrano deridere. La scuola dovrebbe essere di tutti: che alternative hanno previsto al Campidoglio per tutti questi altri loro cittadini? Speriamo – conclude Orioli – che il Comune riconsideri questa decisione e solleciti gli studenti a una qualche gita educativa piuttosto che a sventolare manine e bandierine per far contento Bergoglio».





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