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PRETI PEDOFILI

Abusi sui minori, stop alla prescrizione

Il Congresso ha approvato, praticamente all’unanimità, il progetto di legge che ha rimosso ogni limite temporale all’azione penale delle vittime. All’origine dell’iniziativa il grave scandalo per i delitti commessi da sacerdoti e religiosi

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Non succede spesso che il Congresso cileno approvi all’unanimità un progetto di legge. Anzi, è semmai rarissimo. Ma, in questo caso, il tema è riuscito ad accomunare sia la destra al governo che l’opposizione del centro sinistra, che è la maggioranza in sede legislativa: i delitti di abuso sessuale nei confronti di minori non saranno soggetti a prescrizione.

La norma assicura in questo modo che tali delitti, particolarmente aberranti, non restino impuni per il trascorrere del tempo. Appena due astensioni sono apparse tra i 137 voti a favore emessi dai deputati presenti, approvando praticamente all’unanimità il progetto di legge e lo tesso è avvenuto, a suo tempo, nel Senato. Emblematicamente la legge, che tra l’altro eleva le pene nei confronti dei responsabili di tale delitto, è stata denominata di «diritto al tempo», allo scopo di indicare uno dei beni che viene rubato ai minori vittime di abuso sessuale.

Il consenso attorno all’iniziativa legislativa si spiega con l’enorme impatto che hanno prodotto nel Paese gli scandali per abusi sessuali commessi contro minori da decine tra sacerdoti e religiosi del Cile.  Alcuni di questi, come Fernando Karadima, avvolti a suo tempo da un’aura di vita spirituale che ne ha fatto per troppo tempo non solo un predatore insospettabile ma, grazie al clima di silenzio e di collusione, anche una sorta di intoccabile e potente forgiatore di una Chiesa clericale e lontana dallo spirito del Vaticano II.

Per le vittime, al danno sofferto, irreparabile, si aggiungeva la beffa di non poter agire penalmente dato che nella gran parte dei casi solo dopo molti anni è stato possibile superare il tunnel spirituale, nel quale tanti sono piombati, potendo denunciare i fatti. In alcuni casi, proprio quello di Karadima, paradossalmente é stato possibile condannare penalmente il colpevole attraverso le sanzioni canoniche, ma non attraverso la giustizia civile.

Ed è noto l’intervento del papa Francesco che ha condotto l’intero episcopato cileno a rassegnare le sue dimissioni da qualsiasi incarico pastorale. Di tutto ciò abbiamo parlato più volte su cittanuova.it

Particolarmente spiacevole dover prendere atto che l’azione criminale di alcuni soggetti abbia gettato nel discredito la chiesa cattolica cilena, che oggi è una delle istituzioni che meno gode della fiducia dell’opinione pubblica. Se nel 2013 un 31% dei cileni aveva molta o abbastanza fiducia nei suoi confronti, oggi questa percentuale è ridotta al 9% ed in alcune regioni scende fino appena al di sopra del 2%. Tra gli stessi cattolici, tale numero si riduce dal 45% nel 2013 all’attuale 15%.

Tali dolorosi episodi, ovviamente non circoscritti solo all’ambito ecclesiale, ha comunque spinto i legislatori a mettere un argine all’impunità derivata dalla prescrizione di delitti commessi decenni or sono.

La proposta normativa è stata convertita in legge con alcune settimane di ritardo perché alcuni settori della sinistra hanno premuto per estendere, in senso retroattivo, la nuova disciplina. Ma il dibattito approfondito che si è svolto in sede di commissione mista ha indotto i parlamentari ad evitare di introdurre un meccanismo non coerente col principio universale del diritto penale di non agire retroattivamente in tale materia.

Oltre alla condanna penale, l’applicazione della nuova normativa prevede la possibilità di intentare, in campo civile, le conseguenti azioni di risarcimento per il  danno sofferto dalle vittime. Una responsabilità che si estende non solo all’autore del reato ma anche ai soggetti terzi, persone e istituzioni, che hanno coperto il delitto.



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Città Nuova

Detective presso Computer Crime Research Center. Investigazioni Roma. Ingegneria Elettronica e delle Telecomunicazioni Seminario Analisi del Crimine Violento Università di Roma

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PRETI PEDOFILI

“La pedofilia non uccide nessuno, l’aborto sì”.

Il prete cattolico di Rhode Island nella sua chiesa ha vietato la comunione ai legislatori statali che hanno sostenuto la legge sul diritto all’aborto

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Il prete cattolico di Rhode Island nella sua chiesa ha vietato la comunione ai legislatori statali che hanno sostenuto la legge sul diritto all’aborto

“La pedofilia non uccide nessuno, l’aborto sì”. È polemica negli Stati Uniti per le dichiarazioni pronunciate in diretta tv dal reverendo Richard Bucci. Il prete cattolico di Rhode Island nella sua chiesa ha vietato la comunione ai legislatori statali che hanno sostenuto la legge sul diritto all’aborto e in un’intervista rilasciata all’affiliata della NBC, la WJAR, ha commentato il fatto.

Per il reverendo della ‘Sacred Heart Church’ di West Warwick  l’aborto è un “massacro di bambini innocenti”: “Non c’è paragone tra pedofilia e aborto. La pedofilia non uccide nessuno, l’aborto lo fa”. Bucci ha quindi rimarcato come che il numero dei bambini abusati sia inferiore a quello degli aborti, per poi aggiungere “che non significa che l’abuso non sia una cosa orribile”.

Prima della dichiarazione shock, il prete era già finito al centro delle polemiche. Con una lettera aveva reso noti i nomi dei 44 deputati e senatori del Rhode Island che l’anno scorso avevano votato a favore del Reproductive Privacy Act, legge che prevede una serie di libertà e diritti alle donne che decidono di abortire.

In tanti hanno contesta le sue parole. Tra le prime, anche Carol Hagan McEntee, deputata statale del partito democratico, nella lista dei 44: “Quando dice che la pedofilia non uccide, chiaramente non sa cosa dice. Avrebbe dovuto ascoltare testimonianze e saprebbe che ci sono molte vittime che non sono più tra noi. Voci ferite a cui hanno rubato l’infanzia. Hanno praticamente distrutto le loro vite. E quelli che ancora possiamo ascoltare sono tra i fortunati perché sono ancora vivi. Non sono morti per overdose o suicidio. Ce ne sono molti altri che non sono mai riusciti a farsi avanti”.

 

 



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PRETI PEDOFILI

Abusi sessuali di gruppo su due fratelli: a Prato indagati 9 religiosi

Le indagini partite dalle dichiarazioni dei due fratelli, minorenni all’epoca dei fatti. Ma le vittime potrebbero essere di più

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E accusati delle presunte violenze sarebbero 5 sacerdoti, un frate e altri 3 religiosi.

Secondo quanto riporta la Nazione, che ha dato la notizia, la procura di Prato avrebbe aperto un’inchiesta per presunti abusi sessuali. Le indagini sulla comunità religiosa, che era nata con l’intenzione di guidare e sostenere i ragazzi, strappandoli a situazioni difficili, avrebbero invece portato alla luce un ambiente fatto di violene e abusi. Le vittime accertate finora sarebbero due: si tratterebbe di due fratelli, affidati dai genitori ai Discepoli dell’Annunciazione, che sosterrebbero di aver subito ripetute e inenarrabili violenze, anche in gruppo, per anni. Secondo la testimonianza fornita agli investigatori dai due fratelli, minorenni all’epoca dei fatti, ci potrebbero essere anche altre vittime, oltre che altri adulti coinvolti negli episodi di abusi, le cui identità sono ancora in fase di accertamento.

L’inchiesta sarebbe partita proprio dalle dichiarazioni dei due fratelli, presentate all’allora vesovo di Prato, che aveva rifetito alla procura quanto appreso da un ragazzo, che sosteneva di aver subito abusi fisici e psicologici all’interno della comunità. Il periodo degli abusi andrebbe, per una delle vittime, dal 2008 al 2016, e le violenze si sarebbero consumate sia nella sede di Prato che in quella di Calomini. Otto degli indagati si sarebbero approfittati del ragazzino, mentre due avrebbero preso di mira il fratello, dal 2009 al 2012.

Le vittime sarebbero ritenute credibili dalla procura di Prato e i magistrati hanno disposto le perquisizioni personali a carico dei 9 religiosi indagati, oltre a una serie di accertamenti nelle due sedi della comunità. Gli investigatori pensano di poter trovare documentazioni cartacee o video sugli abusi.

Lo scorso dicembre, il Vaticano aveva soppresso ufficialmente la comunità, dopo 14 mesi di attività. Le motivazioni che accompagnavano la decisione erano dettate da “forti perplessità sullo stile di governo del fondatore e sulla sua idoneità nel ricoprire tale ruolo”. Dubbi anche anche per i “limiti nel reclutamento e nella formazione dei membri” e per l’emergere di “deficienze nell’esercizio dell’autorità”.

L’attuale vescovo di Prato, dopo la diffusione della notizia, ha espresso in una note “piena fiducia nella magistratura e continua a offre agli inquirenti la fattiva collaborazione della Diocesi”. Poi ha aggiunto: “Le ipotesi di reato sono gravissime e addolorano l’intera comunità diocesana pratese”. Secondo quanto riporta AdnKronos, anche il vescovo, lo scorso dicembre, si era recato in procura di propria iniziativa per riferire suo fatti a sua conoscenza dopo le denunce presentate alla Diocesi. “Non nascondo il mio dolore e la mia viva preoccupazione e vorrei sperare che gli addebiti mossi non risultino veri, ma voglio chiaramente dire – ha concluso il vescovo -che il primo interesse che la Chiesa di Prato ha è quello della ricerca della verità. Per questo auspico che la Magistratura, nell’interesse di tutti, possa portare quanto prima a termine le indagini”.



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il Giornale

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PRETI PEDOFILI

“Ci masturbava mentre leggeva il Vangelo”, così agiva il prete pedofilo

Abusi sessuali ai danni di alcune bambine da Padre Ferdinando Martinez

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padre Martinez (a destra nella foto)

Manteneva la bibbia con una mano e a leggeva, mentre con l’altra masturbava le bambine. Sono gli agghiaccianti dettagli emersi sugli abusi commessi da Padre Ferdinando Martinez e diffusi di recente da un’inchiesta del Vaticano.

Ci masturbava mentre leggeva il Vangelo o la Bibbia

Stavolta gli abusi erano commessi su delle bambine la cui età variava dai 6 ai 9 anni che frequentavano una prestigiosa scuola privata in Messico, appartenente ai Legionari di Cristo, l’ordine religioso fondato in America Latina da Marcial Maciel Degollado. Un sistema di sostanziale omertà ha coperto per anni i crimini commessi in quella scuola. Un sistema di potere che è andato avanti fino a che le vittime non hanno deciso di denunciare. Adesso spuntano altri agghiaccianti dettagli su quello che accadeva tra le mura di quell’edificio.

I dettagli sul pedofilo padre Martinez

L’ultimo capitolo nero riguarda una scuola privata di Cancun, in Messico e un insegnante, padre Ferdinando Martinez, solo da poco ridotto allo stato laicale. Diverse ragazzine che venivano mandate in quella scuola a studiare da famiglie facoltose, pagando rette salatissime, dovevano regolarmente subire attenzioni morbose e patologiche da parte di questo prete. Altro che abuso di potere. Ana Lucia Salazar, oggi ha 36 anni, è una giornalista e una mamma di tre figli, ma ha ancora incollato quel trauma addosso. A una tv messicana ha raccontato: «Ci leggeva dei passi della Bibbia mentre con una mano ci masturbava». «E’ chiaro che dopo questo nessuna cosa per noi bambine la vita non fu piu la stessa. Purtroppo il passato è passato e non c’è modo di dimenticare».

 



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Teleclubitala

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