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Alfano attaccato da Anonymous : “Basta stronzate”

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Alfano attaccato da Anonymous per affermazioni improprie sulle unioni civili

[dropcap style=”style1″]R[/dropcap]oma – “Salve Alfano, Noi siamo Anonymous & LulzSec. Siamo costretti nuovamente a perdere tempo per te e le tue stronzate“. #Anonymous Italia si scaglia contro il sito di Ncd e contro il suo leader, il ministro dell’interno Angelino Alfano, per la sua frase “abbiamo impedito una rivoluzione contronatura e antropologica” .
Gli attivisti informatici oscurano il sito dell’Ncd e pubblicano sul loro blog il simbolo del partito di Alfano vicino alla svastica nazista (nella foto dell’agenzia Dire). “Le tue frasi propagandistiche- scrive Anonymous Italia al ministro Alfano – sono sempre più simili a quelle fasciste, e gli scandali giudiziari del tuo partito sempre più rivolti ad associazioni mafiose. Da solo tu rappresenti due mali storici in Europa e in Italia. Non smetti mai di stupirci. Le tue ultime frasi non posso essere ammissibili in una società civile e sufficientemente evoluta. Riteniamo doveroso far sentire il nostro disprezzo per la tua persona e il tuo partito”.

Anonynous si è recentemente distinto per gli attacchi contro i siti e gli account dei terroristi dell’ #Isis nell’operazione denominata #opParis . Non meno famoso l’attacco di Anonymous a simpatizzanti del Ku Klux Klan i cui siti ed account sono stati tracciati ed oscurati.

Il riferimento dell’attacco di Anonymous contro Alfano è appunto il seguente articolo con dichiarazioni antidemocratiche ed antiscientifiche atipiche per chi dovrebbe rappresentare il Ministero degli Interni:

Alfano

Unioni civili, Alfano: “Abbiamo impedito una rivoluzione contro natura”

Roma – “Sulle unioni civili ha vinto il buon senso. E’ stato un bel regalo all’Italia aver impedito che due persone dello stesso sesso, cui lo impedisce la natura, avessero la possibilita’ di avere un figlio. Abbiamo impedito una rivoluzione contro natura e antropologica“. Lo ha detto il ministro dell’Interno Angelino Alfano, a Bruxelles, sulle unioni civili.

da Dire.it

Sostanzialmente l’affermazione di Alfano non può rientrare in un contesto veritiero perchè in natura vi sono diverse specie con coppie dello stessi sesso che hanno adottato e cresciuto cuccioli rimasti orfani. Oltretutto l’evoluzione umana non è extra-naturale e le tecniche di concepimento sono da inquadrare in un contesto naturale di salvaguardia della vita che diviene sempre più consistente. Del resto i metodi di concepimento per raggiungere un’adozione, oggi contestati da Alfano come non naturali, sono da tempo utilizzati dalle coppie eterosessuali che non sono in grado di procreare.
In ultimo, nessua affoliazione scientifica ha mai sancito l’innaturalità di un’adozione ottenuta con metodi già in largo uso nei paesi civili. Le convinzioni personali, di conseguenza, non sono una legge universale. Se proprio vogliamo fare del naturismo base, allora anche il matrimonio sia omo che etero non è naturale, avete mai visto due animali che si sposano? E’ innaturale andare sulla luna, è innaturale la chimica, la medicina, l’aborto, i popcorn, le cime di rapa saltate nell’olio… Diciamo piuttosto che vi sono interessi politici nelle affermazioni rilasciate, è più naturale.

 

 

 

Detective presso Computer Crime Research Center. Investigazioni Roma. Ingegneria Elettronica e delle Telecomunicazioni Seminario Analisi del Crimine Violento Università di Roma

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Rosario Marcianò condannato per diffamazione via web

Rosario Marcianò, “esperto” di scie chimiche, stragi, morti sospette e omonimie, è stato condannato a otto mesi di carcere per diffamazione via web della giornalista Silvia Bencivelli. Il pubblico ministero valuta anche un’accusa di minacce.

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Marcianò, come ha raccontato la stessa Bencivelli in un articolo per Repubblica, è stato riconosciuto colpevole di diffamazione perché ha offeso, insultato e minacciato la giornalista a causa di un articolo da lei pubblicato su La Stampa nel 2013. Nel pezzo la Bencivelli raccontava della bufala delle scie chimiche e subito dopo la sua pubblicazione era partita nei suoi confronti una shitstorm:

Da un momento all’altro, avevo cominciato a ricevere alcuni strani e rivoltanti messaggi, violenti, spaventosi, in cui mi si augurava di tutto e mi si minacciava di tutto. Compariva anche gente che pretendeva di difendermi, non sapevo bene da che cosa, e mi segnalava che su Facebook c’era un certo signore che a volto aperto, col proprio nome e cognome, istigava decine di persone a scrivermi privatamente, ed erano le stesse di cui stavo ricevendo i messaggi del primo tipo.

Io questo signore non sapevo chi fosse, e nell’articolo niente che lo riguardasse veniva menzionato. Ma lui era la cabina di regia della bufala in Italia, ed evidentemente avevo toccato i suoi interessi. Ragion per cui, proclamava, mi stava “bastonando”.

Il tutto insieme ad altre minacce non esattamente edificanti:

Immaginatevi come mi sono sentita: in quel video, praticamente una telefonata accompagnata da una serie di immagini, ci sono foto della mia faccia prese da Google (compresa una, dettaglio inquietante, in cui gioco con un gattino), alternate a foto della sua, a foto di cieli solcati di strisce bianche, alternate alla faccia del suo interlocutore, che a un certo punto gli chiede che cosa farebbe a una “disinformatrice” come me.

La risposta arriva dopo un certo numero di volte in cui il signore spiega che sono una donna, e una donna non dovrebbe permettersi di fare certe cose, e che peraltro sono “una bella donna”, fattore presumibilmente aggravante. E quindi che, insomma, “la Bencivelli… se qualcuno se la va a prendere fa solo bene”.

Il processo era arrivato a una richiesta di archiviazione a causa della mancata identificazione dei soggetti, possibile attraverso Facebook soltanto con una rogatoria internazionale. Poi, come ha raccontato l’avvocata Cinzia Ammiratigrazie a un video che lo stesso Marcianò aveva postato su Youtube in cui minacciava la Bencivelli, l’identificazione si è resa possibile. E si è arrivati alla condanna, a cinque anni dai fatti.

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Medico di base deruba anziano paziente (video)

Insospettiti, installano una telecamera nascosta per scovare il ladro: era il medico di base

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Maria Calì, medico di base di Torino, è stata bloccata per aver rubato 115 euro dal portafogli di un paziente di 85 anni, dove era andata per una visita domiciliare. Le indagini hanno permesso di stabilire che il medico, nel mese di febbraio, aveva derubato l’anziano per quattro volte. L’intervento dei #carabinieri era stato richiesto dalla figlia della vittima che sospettava del medico quale autore dei furti. Gli ultimi due colpi sono stati documentati grazie a una telecamera installata in casa. La dottoressa, posta agli arresti domiciliari e poi rimessa in libertà, è ora in attesa del processo.

 
  

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Brescia: 25enne pachistana uccisa dal padre e dal fratello perchè voleva sposare un italiano

Sgozzata nella città natale dove era tornata: Brescia torna a vivere la tragedia di Hina

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Sana Cheema

Uccisa perchè voleva voleva sposare un italiano. Uccisa dal padre e dal fratello. Sgozzata. Sana Cheema, 25 anni, pachistana, viveva da sempre a Brescia, dove si era bene inserita: dopo gli studi, i primi contatti con il mondo del lavoro a Milano. E poi l’amore: un ragazzo di cui non si sa molto, che Sana aveva scelto e con il quale contava di sposarsi, nonostante il fermo divieto dei familiari. Che dopo aver vissuto con lei per anni a Brescia, ottenendo la cittadinanza italiana, avevano deciso di emigrare in Germania.

Un paio di mesi fa Sana, come riporta il Giornale di Brescia, è tornata in Pakistan, nel distretto di Gujrat dove è nata: lo faceva di tanto in tanto, lo ha rifatto per andare a ricongiungersi con i familiari per un breve periodo. Non è più tornata. Padre e fratello l’hanno punita, definitivamente, barbaramente. Sono stati arrestati dalla polizia di Gujarat.

Brescia, sotto shock, torna a vivere la tragica vicenda di Hina Saleem, la giovane uccisa nell’agosto del 2006 a Ponte Zanano dai familiari e sepolta nel giardino davanti a casa. Anche lei, come Sana, voleva vivere all’occidentale. Anche lei, come Sana, ha pagato con la vita l’onta alle tradizioni della famiglia.

 
  

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