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Alfie Evans, nuovo inconsapevole simbolo nella difesa della non-vita

Cosa è vita? Uno stato di morte sospesa, in cui le funzioni biologiche di base vengono gestite da macchine e assistite da terapie farmacologiche, è vita?

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Il terreno su cui ci si confronta, riguardo alla vicenda del piccolo Alfie, è ancora una volta quello del significato da attribuire alla vita. Cosa è vita? Uno stato di morte sospesa, in cui le funzioni biologiche di base vengono gestite da macchine e assistite da terapie farmacologiche, è vita? Da un punto di vista biologico forse sì, ma non essendo autonoma non può essere definita realmente tale. Perfino un simbionte dipende solo in parte da un altro organismo. Da un punto di vista etico potrebbe esserlo purché vi siano sufficienti probabilità di ritornare a uno stato di vita vera, con un minimo di possibilità di relazione. E pur sempre nei limiti di quanto disposto da chi di quella vita è il titolare.

Stato di sospensione della morte senza che vi siano concrete possibilità di uscirne

Nel caso di Alfie, così come in quello di Charlie Gard di quasi un anno prima, si parla però di bambini piccolissimi che non hanno facoltà di esprimersi e per i quali, quindi, spetta ai genitori decidere. Ma fino a che punto? Certo non senza alcun limite, infatti in genere nei sistemi legislativi è prevista la possibilità che la magistratura intervenga a tutela dei minori e possa perfino privare i genitori, o chi per loro, della potestà legale se necessario. Il criterio attraverso cui i giudici decidono è naturalmente quello dell’interesse del minore, che è esattamente quello tenuto in conto dai giudici inglesi contro i genitori di Charlie prima e di Alfie adesso: hanno stabilito che quanto da loro richiesto è contrario all’interesse del minore. Che non può essere quello di essere mantenuto in uno stato di sospensione della morte senza che vi siano concrete possibilità di uscirne, prima o poi. Tutti i medici interpellati sono stati unanimi a riguardo: non esistono cure per Alfie.

Naturalmente anche per Alfie, così come per Charlie, è andata in scena la stessa commedia con il medesimo copione. Il papa interviene, il Vaticano si dice pronto ad accogliere il piccolo ricoverandolo al Bambin Gesù, il ministro Angelino Alfano, peraltro non facente più parte di un esecutivo nel pieno delle funzioni, veste i panni del ministro degli esteri della Santa Sede ingerendo, di fatto, negli affari interni di un Paese straniero qual è il Regno Unito. Perfino Salvini dice la sua, mettendo per un attimo da parte il suo nazionalismo, e rilancia l’hashtag #SaveAlfieEvans.

Alfie Evans

 

Nel caso di Alfie però l’armata clericale si è spinta ancora più in là. Sempre Alfano, di concerto con il suo collega agli interni Minniti, hanno deciso di concedere la cittadinanza italiana al piccolo pensando che ciò potesse facilitare l’eventuale trasferimento a Roma. O pensando che, pur dando per certo che sarebbe stato inutile come effettivamente è stato, ne valeva comunque la pena dal punto di vista mediatico. Trattandosi poi dello stesso Alfano che quando i bambini in questione erano quelli delle famiglie omogenitoriali si rifiutava di riconoscere loro perfino il diritto di avere due genitori, verrebbe quasi da ridere se non ci fosse di che piangere. Inoltre Tom Evans, il papà del piccolo, ha ottenuto di essere ricevuto a Roma da Bergoglio.  Al termine dell’incontro lo stesso Evans ha detto, tra le altre cose: «Alfie è un figlio di Dio, e come tutti i figli di Dio, se deve morire, morirà nei tempi che Dio ha previsto per lui».

Parlare di volere di Dio appel­lan­dosi allo stesso tempo ai pro­gressi della scienza

Il punto è che certamente non è stato Dio a prescrivere il respiratore senza il quale Alfie morirebbe di asfissia. Quella macchina non è stata messa sulla Terra nei sei giorni della creazione biblica, la ventilazione artificiale è stata messa a punto meno di un secolo fa e prima di allora qualunque persona incapace di respirare autonomamente moriva. Si fa presto a parlare di volere di Dio appel­lan­dosi allo stesso tempo ai pro­gressi della scienza, ma non bisogna dimenticare che sono persone di scienza anche quelle ascoltate dai giudici. E che sono state determinanti sull’esito del loro pronunciamento. Così come è scienza quella a cui si chiede aiuto per guarire.

Si è sempre in una posizione scomoda a criticare dei genitori che vorrebbero avere più tempo per il loro amato figlio; qualunque genitore, compreso il sottoscritto, non potrebbe che essere loro umanamente vicino. Vi sono in gioco affetti ed emozioni fortissime. Ma è proprio per questa ragione che determinate decisioni andrebbero prese seguendo i pareri non solo di chi è competente in materia, e che quindi ha maggior titolo per valutare cosa è meglio fare, ma anche di chi non è emotivamente coinvolto.

 
  

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Detective presso Computer Crime Research Center. Investigazioni Roma. Ingegneria Elettronica e delle Telecomunicazioni Seminario Analisi del Crimine Violento Università di Roma

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Pubblicare ora un articolo così vecchio però non ha senso, è già 3 giorni che è stato staccato dalla ventilazione, mentre nell’articolo c’è scritto il contrario. Comunque non capisco nemmeno perché la gente dia opinioni su argomenti così delicati e complessi: se non si è medici nel campo delle malattie neurovegetative e non si conosce il caso mi sembra assurdo avere una vaga idea della situazione.

Morena Bosco
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Io non ci vedo nulla di così amorevole in questi genitori…anzi…li vedo più interessati a sfruttare la situazione per un loro tornaconto personale che per il bene del figlio (che sicuramente sarebbe quello di lasciarlo andare povero piccolo )

Anonymous
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Una vaga idea me la sarei anche fatta…

Anonymous
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Come fa questo a non essere considerato abuso?

Simona Masini
Ospite

Credo sia morto, per sua fortuna.

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Quanto fa schifo il cartellone omofobo di ProVita apparso a Roma

Una disgustosa propaganda omofoba dagli stessi autori del manifesto anti-aborto, poi fortunatamente rimosso. Speriamo faccia la stessa fine

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Ci sono talmente tante cose sbagliate nel cartellone di ProVita, onlus cattolica che già aveva lordato Roma con il discusso – e poi rimosso – cartellone anti-aborto, che non si sa bene da dove cominciare, ma ci proviamo:

innanzitutto, sembra proprio non entrargli in testa a questi bigotti fondamentalisti che il 90%, la quasi totalità cioè, di tutte le coppie che fanno ricorso all'”utero in affitto” sono composte da un uomo e da una donna. Una famiglia di quelle che loro chiamano ‘naturale’, che ricorre a un metodo che andrebbe regolamentato e che è perfettamente legale in altri paesi, ma non Italia dove è già una pratica non consentita. E questo ci porta al secondo punto.

Perché diffondere la foto di due uomini (complimenti poi per l’espressività ‘malvagia’ dei modelli) con un bambino in lacrime quando l’utero in affitto in Italia è già illegale? Perché concentrarsi, come sempre, solo sul lato ‘maschile’ dell’omosessualità? Perché il discorso è sempre quello: ciò che più di tutto i fondamentalisti cattolici non riescono a sopportare è il solo pensiero di due uomini insieme. La loro omofobia è impregnata del peggior sessismo, che acceca completamente la loro capacità di giudizio. E nella difesa della famiglia naturale riescono a diventare ancora più ridicoli di quanto non siano.

Peccato che a certi buffoni sia concesso fare propaganda omofoba in questo modo squallido, nel cuore della capitale. Riportiamo quindi il tweet de I Sentinelli di Milano e ci uniamo nella denuncia, sperando che questa spazzatura faccia la fine che si merita.

 
  

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Lasciarsi alle spalle Salvini

(e il suo passato 2.0)

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Quattro mesi sono un periodo di tempo sufficiente per stilare un primo bilancio. Il governo Conte non è purtroppo nato sotto i migliori auspici per i diritti civili. Il contratto di governo sottoscritto tra Lega e Cinque Stelle li ha semplicemente trascurati, dopo aver pubblicamente preso atto che i punti di vista non erano conciliabili. E dopo aver quindi implicitamente confermato che, qualunque sia il colore della composizione del governo, i diritti civili sono sempre tra i primi a essere accantonati: in questo, il governo del cambiamento è di un’assordante continuità con i precedenti. Tuttavia, i diritti civili in generale, e quelli laici in particolare, sono questioni che, piaccia o no, tendono sempre a ripresentarsi.

Il ritorno del rimosso

Se i diritti non fanno parte dell’accordo di governo, è legittimo chiederci che senso ha avuto la nomina di un ministro specifico per le politiche della famiglia. Un ministro che, nel presentare le sue linee programmatiche, si è peraltro limitato a ribadire l’ostracismo alla gestazione per altri (già vietata dal nostro ordinamento) e ad annunciare misure per impedire il riconoscimento dei figli delle coppie gay (che, ricordiamolo, non è stato inserito nella legge Cirinnà, e deve quindi passare per un’iscrizione anagrafica e/o per un pronunciamento dei tribunali, con tutti i rischi del caso).

Il ministro della famiglia non è però una figura superflua come potrebbe sembrarci. E vien da aggiungere: “purtroppo”. Perché il ministro in questione è un integralista, il leghista Lorenzo Fontana, fieramente ostile agli omosessuali. E non è l’unico leghista di questo stampo. Un altro cattolico conservatore, Marco Bussetti, è diventato ministro dell’istruzione. La deputata Barbara Saltamartini, già di An, già alfaniana, ha depositato una proposta di legge per rendere il crocifisso obbligatorio in ogni ufficio pubblico.

Il senatore Simone Pillon è andato ancora oltre: già co-organizzatore di alcuni Family Day, si è reso protagonista di farneticazioni complottarde anti-gay, ha posto in discussione la normativa sugli affidamenti e la legge sull’aborto, ed è stato tra i promotori dell’intergruppo integralista “Famiglia e vita”, che ha raccolto l’adesione di 150 parlamentari.

L’obbiettivo nemmeno troppo inconfessato è, nell’immediato, il sabotaggio dall’interno dell’applicazione delle leggi laiche

L’inchiesta di copertina del penultimo numero de L’Espresso ha inoltre mostrato come questa sia, ahinoi, soltanto la punta dell’iceberg. Dietro tali personaggi ne agiscono infatti di peggiori. Le frange vaticane più tradizionaliste, per esempio. Ma persino il cattolico Steve Bannon, l’anima nera della vittoria elettorale di Donald Trump – che in seguito è stato liquidato anche perché rivelatosi eccessivamente estremista, persino per gli standard attuali della Casa Bianca. Nella Lega trovano dunque sempre più spazio i movimenti che si ricollegano direttamente alla controriforma e che sputano sulla libertà, sull’eguaglianza e persino sulla fraternità (che pure è un valore illuminista che dovrebbe piacere ai cristiani). L’unica unione che concepiscono è ancora quella tra un uomo e una donna in posizione sottomessa – come peraltro il Nuovo testamento insegna e la Chiesa stessa pratica, al momento delle ordinazioni. L’obbiettivo nemmeno troppo inconfessato è, nell’immediato, il sabotaggio dall’interno dell’applicazione delle leggi laiche e, sul lungo periodo, il ritorno a una società totalitariamente cattolica.

La Lega si è scatenata. Una volta se la prendeva soprattutto con l’islam. Oggi il suo nemico numero uno è la laicità. Siamo noi.

La Lega romana

L’articolo di commento del direttore de L’Espresso, Marco Damilano è molto politico, e politicamente è molto Pd – probabilmente troppo. Arriva addirittura a sostenere che la Dc non agiva “in una logica confessionale ma di autonomia tra le due sfere”, temporale e spirituale. Deve essersi dimenticato le madonne pellegrine e piangenti delle elezioni del 1948. Nei quasi tre decenni in cui la Dc prese oltre il 40% non fu approvato alcun provvedimento laico, senza soluzione di continuità con il regime fascista immediatamente precedente. Se negli anni Settanta furono approvate numerose leggi civili fu soltanto perché in parlamento si era finalmente creata una maggioranza trasversale laica che l’aveva messa in minoranza. Il popolo avrebbe fatto lo stesso nei due grandi referendum su divorzio e aborto.

Sarebbe proprio ora di finirla con la nostalgia della Dc. E tuttavia, Damilano su un punto ha ragione: la Dc veicolava un cattolicesimo diverso da quello della Lega. La fede di Salvini non trasuda devozione o conformismo, ma odio. Non è capace di affermarsi in positivo: è usata come una clava nei confronti di chi cattolico non è – e anche di quei cattolici che non amano l’uso della clava. È una religione che fa leva su quanto di più tradizionale ci sia: il crocifisso, il rosario, il presepe, i canti natalizi. Si ferma ai simboli, ai simulacri di una fede svuotata del suo contenuto.

La Chiesa di Salvini non è cattolica: il leader è un localista che non pensa certo “universale”. Non è nemmeno apostolica: non ama chi viaggia per diffondere opinioni diverse (in fondo, anche gli apostoli erano migranti mediorientali). La Chiesa salviniana è dunque romana, perché della Chiesa cattolica apprezza soltanto il suo essere tradizionale e maggioritaria. Tanto da far tornare in mente quanto affermò Benito Mussolini per difendere i Patti Lateranensi: “questa religione è nata nella Palestina, ma è diventata cattolica a Roma. Se fosse rimasta nella Palestina, molto probabilmente sarebbe stata una dalle tante sette che fiorivano in quell’ambiente arroventato, come ad esempio quelle degli esseni e dei terapeuti, e molto probabilmente si sarebbe spenta, senza lasciare traccia di sé”.

Salvini e Mussolini: cristianisti tutti di un pezzo che sarebbero stati islamisti tutti di un pezzo, se solo fossero nati nello Yemen.

Il passato 2.0

E pazienza se Salvini, come Mussolini, come Trump, non è certo un modello di buon cristiano. Il fedele estremista, come negli Usa, sorvola su questi dettagli: a condizione che attui il programma estremista, il maschio alfa sarà giustificato sempre e ovunque. Una sacra alleanza nel nome della tradizione e dell’identità storica.

Tuttavia, il passato è anche pieno zeppo di vicende (dalle crociate all’inquisizione) che, in democrazia, difficilmente attirano molti elettori. E allora il passato deve essere rimodellato. Le radici della civiltà contemporanea devono essere circoscritte a quelle cristiane – talvolta con l’aggiunta di una giudaica foglia di fico. Le tradizioni e le identità si possono inventare: il culto del dio Po è stato creato (e poi soppresso) proprio dalla Lega. Leggere quanto pubblicato da Hobsbawm e Ranger o scritto da Benedict Anderson è più utile di tanti talk show per capire come agiscono Salvini, Trump, Putin, Orban, Kaczynski, Modi, Duterte, e tutti gli altri “duri” che conducono una campagna elettorale permanente di taglio indentitarista. Accrescendo i propri consensi.

Perché è una strategia politica che spesso funziona. La maggioranza degli esseri umani si caratterizza per due inclinazioni apparentemente inconciliabili: sono attratti dalle novità, ma vogliono che siano rassicuranti. I nuovi tradizionalisti hanno saputo quadrare il cerchio: si presentano come “nuovi” perché combattono i “vecchi” politici, ma lo fanno appoggiandosi a una religione dipinta come tradizionalissima. Anche quando non è vero. Ma può essere efficace lo stesso, perché oggi la storia è spesso sconosciuta ai più. Si esalta l’attimo fuggente, ma è soprattutto la memoria a scomparire: quanti elettori collegano il Salvini sgranarosari al rito dell’ampolla in onore del dio Po, praticato da Bossi fino al 2011?

Quel che è certo è che gli identitaristi cercano apertamente di discriminare i “soliti noti”: donne, omosessuali, non cattolici, tutti coloro che ritengono “diversi” dalle caratteristiche standard che pensano che debba avere la loro tribù. Le lobby integraliste rappresentano soltanto una minoranza anche all’interno dei partiti che sostengono. Ciononostante, hanno concrete possibilità di successo.

Un presente deprimente con un’opposizione assente

Se Salvini dilaga, nei sondaggi e sui mezzi d’informazione, non è però soltanto per merito suo. L’opposizione sembra infatti letteralmente svanita. Il Pd è diviso sul prossimo congresso, Liberi e Uguali è sull’orlo della scissione, Potere al Popolo sta arrivando ai ferri corti con Rifondazione. Di tanto in tanto qualche loro dirigente dà del fascista a Salvini, ma dedica comunque un tempo ben maggiore a criticare i compagni di partito. Pensieri rivolti alla laicità: lo zero assoluto.

Il risultato, comico, è che l’opposizione a Salvini la fa soprattutto il movimento Cinque Stelle. Che non solo è il suo partner nella maggioranza, ma del governo è l’azionista di maggioranza. Il problema è che, se da un lato rispondono spesso a tono ai leghisti, dall’altro tacciono imbarazzati sul loro estremismo. Per carità, ogni tanto i pentastellati ribadiscono la propria laicità. Tuttavia, sembra quasi che lo facciano per tacitare le preoccupazioni scaturite dai baci alla teca con il sangue di san Gennaro o dai pellegrinaggi sui luoghi di padre Pio. Un cattolicesimo più folkloristico che simbolico, ma anche in questo caso arcaico. La politica non sembra aver compiuto molti passi avanti, dall’epoca delle madonne piangenti.

La fede di Di Maio o di Conte non ci interesserebbe minimamente, se fosse accompagnata da risoluti atti laici

Ovviamente, la fede di Di Maio o di Conte non ci interesserebbe minimamente, se fosse accompagnata da risoluti atti laici. Abbiamo invece dovuto assistere alla grottesca altalena sull’obbligo dei vaccini, e leggere di un incontro con Steve Bannon, sempre lui. La situazione sembra disperata, anche se non certo seria.

Un futuro apertissimo

Disperarsi, però, non serve proprio a nulla. Serve agire. E serve smontare la narrazione leghista. Salvini non rappresenta in alcun modo il nuovo. E non è neanche il meglio del passato. Il suo progetto è vecchio e datato quanto gli spot che hanno fatto circolare in Lombardia.

Poiché non ha alcun progetto per il futuro, è costretto a reinventarsi il passato. Anche perché ha imbarcato chi, del passato, incarna la parte peggiore. Gente che sa che gli elettori non voterebbero una Dc ancora più estremista, ma votano e voterebbero (per altri motivi) una Lega che ne fa proprie diverse istanze. È lo stesso entrismo cattolico che ci evidenzia lo scarsissimo appeal elettorale dell’integralismo. È lo stesso identitarismo leghista che ci conferma che non viviamo più nel Seicento, quando si era tutti costretti a essere cattolici: il loro è un identitarismo di parte.

Salvini, Fontana e Pillon sono talmente proiettati sul passato da lasciare ampi margini di manovra a chi ha voglia di costruire un futuro migliore. Sta a ognuno di noi impegnarsi per farlo sapere a chi li vorrebbe votare: deve essere chiaro che votarli significa votare contro la laicità, che stanno attaccando frontalmente.

Non solo. Il precedente parlamento ha approvato alcune leggi laiche: meritorie, anche se potevano essere migliori. Bene, l’attuale parlamento potrebbe fare altrettanto. Abbiamo avuto il divorzio breve, le unioni civili e il testamento biologico perché il Pd, sui diritti, si è tenuto le mani libere, non ha ascoltato gli alfaniani e ha fatto numero con i Cinque Stelle. A parti invertite, potrebbe accadere lo stesso: i Cinque Stelle potrebbero fare numero con il Pd e approvare provvedimenti laici. In questo modo, dimostrerebbero con i fatti che si battono per la laicità e troverebbero una maniera positiva per differenziarsi da Salvini. Se 150 parlamentari si sono auto-dichiarati integralisti, 800 non l’hanno fatto. Il varco c’è.

E comunque, persino la maggioranza potrebbe, di comune accordo, proporre provvedimenti laici. A ben vedere, la pratica del cattolicesimo identitario offre almeno un vantaggio: non richiede rapporti diretti con le gerarchie ecclesiastiche. Il governo è alla ricerca di fondi, necessari per finanziare il suo ambizioso programma? Un taglio deciso ai costi della Chiesa, a cominciare dall’Otto per Mille, gli darebbe una gran bella mano.

Questa sì, sarebbe un’iniziativa popolare e non populista. Un vero cambiamento epocale.

 
  

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La nuova Irlanda, simbolo della reazione agli abusi della Chiesa

(e al clericalismo)

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Il tema principale del recente viaggio del papa in Irlanda non poteva che essere la pedofilia ecclesiastica. È quella la più dolorosa delle spine nel fianco della Chiesa cattolica, è da quel fronte che proviene uno stillicidio costante di notizie di abusi, e di coperture di abusi, che sembra non poter avere mai fine. Le dimensioni sono talmente grandi che il vero rischio potrebbe semmai essere quello della banalizzazione delle notizie, almeno di quelle che riguardano dei preti, ma al momento non lo si corre vista l’esplosione di casi sempre più grandi, dei quali quello riguardante l’Irlanda prende il nome di Rapporto Murphy.

Agghiacciante è stata la sco­per­ta di una fossa comune conte­nente i resti di 800 bambini

In Irlanda, tuttavia, la Chiesa cattolica è stata anche investita da un altro scandalo atroce di dimensioni ragguardevoli: quello delle Case Magdalene, istituti religiosi di suore dove venivano segregate, sfruttate e abusate numerose ragazze madri, e che ha ispirato film di denuncia come Magdalene e Philomena, quest’ultimo Premio Brian 2013. Semplicemente agghiacciante è stata la sco­per­ta di una fossa comune conte­nente i resti di 800 bambini di età inferiore a tre anni morti di stenti. Considerata l’avversione dei cattolici all’aborto, il tutto suona come una tragica beffa.

Insomma, la cattolicità degli irlandesi dell’Eire, un’appartenenza talmente sentita da essere alla base della guerra civile contro i protestanti dell’Ulster e del Regno Unito, è stata messa duramente alla prova nell’ultimo decennio. L’esito di questa verifica ci consegna oggi una nazione passata a un livello di secolarizzazione superiore, aperta a quei diritti civili che il clero ha sempre contrastato: vittoria dei sì ai matrimoni omosessuali nel referendum del 2015; due terzi di sì all’aborto legale nel referendum del maggio di quest’anno; maggioranza degli irlandesi favorevoli al suicidio assistito. Una nazione sempre meno disposta ad accettare le imposizioni del clero e i privilegi a esso riconosciuti, come dimostra anche il voto parlamentare che il mese scorso ha reso fuorilegge la pratica comune nelle scuole cattoliche finanziate dal pubblico, che in Irlanda sono circa il 90% del totale, di dare priorità ai battezzati.

Anche una nazione che forse 39 anni fa avrà accolto a braccia aperte Karol Wojtyla, ma oggi non è più disposta alla stessa benevolenza con Jorge Bergoglio, al punto da concepire la campagna ostruzionistica “Say nope to the pope” avente lo scopo di togliere spettatori alla messa che il papa ha celebrato presso il Phoenix Park di Dublino. Senza contare le scarpette vuote, simbolo della protesta per le vittime della Chiesa, da parte di chi chiede che i responsabili a ogni livello vengano tutti processati. E lui, Bergoglio, pienamente cosciente di trovare un popolo temprato dall’oppressione cattolica, non ha potuto quindi che proclamare platealmente il fallimento delle politiche messe in campo dalla Chiesa allo scopo di arginare il fenomeno.

Abusi che le sono costati la fiducia di molti suoi fedeli e dell’opinione pubblica

Ma quali sono realmente queste politiche? Cosa ha fatto in concreto la Chiesa per rimediare a crimini che ne hanno compromesso irrimediabilmente la credibilità, abusi che le sono costati la fiducia di molti suoi fedeli e dell’opinione pubblica in generale? Fino a oggi non abbiamo potuto assistere che un blando tentativo di inizio con la costituzione di una commissione per la tutela dei minori, che però non ha portato ad altro che alle dimissioni di due suoi componenti laici, compresa Marie Collins che proprio in Irlanda è stata incontrata da Bergoglio insieme ad altre vittime di pedofilia. Per il resto parole, parole, soltanto parole, da Ratzinger a Bergoglio, un elenco delle quali con nessuna pretesa di esaustività lo si trova qui sotto. Parole in libertà che si rivelano spesso autocontraddittorie, come la dichiarazione proprio sul viaggio di ritorno dall’Irlanda secondo cui i bambini con tendenze omosessuali andrebbero affidati agli psichiatri, che oltre a cozzare con le tante promesse vane di riscatto contraddice anche tutte le volte in cui Bergoglio ha parlato di rispetto e accettazione per gli omosessuali.

Laddove l’istituzione ecclesiastica è mancata, un aiuto concreto per far sì che le denunce scendessero è arrivato da alcuni effetti collaterali: da un lato una maggiore attenzione combinata a minore sudditanza nei confronti dei sacerdoti, dall’altro il drastico calo, rispetto ai tempi della visita di Wojtyla, di oltre un terzo del numero di chierici, che hanno inoltre ormai un’età media di 70 anni. Quindi sì, se Bergoglio davvero ha mai voluto fare qualcosa per contrastare efficacemente il fenomeno, il suo fallimento era evidente ben prima che lo ammettesse in modo plateale a Dublino.

  • 20/08/18  lettera al Popolo di Dio: “Atrocità contro i più vulnerabili, chiediamo perdono”
  • 31/05/18  lettera al Popolo di Dio del Cile: “Non potevamo ignorare il dolore”
  • 05/05/18  tweet per la Giornata dei bambini vittime di abusi: “Ogni offesa o violenza al prossimo è un oltraggio a Dio”
  • 11/04/18  ai vescovi del Cile: “Ho commesso gravi sbagli di valutazione. Molte vite crocifisse dagli abusi”
  • 22/01/18  volo di ritorno dal Perù: “Su Barros ho usato una parola sbagliata. non volevo parlare di ‘prove’, quanto di ‘evidenze’”
  • 19/01/18  ai gesuiti del Perù: “L’abuso è sempre frutto di una mentalità legata al potere, che va guarita nelle sue radici maligne”
  • 16/01/18  visita in Cile: “Dolore e vergogna per pedofilia nella Chiesa: non si deve ripetere”
  • 21/09/17  alla Commissione pontificia per la tutela dei minori: “La Chiesa è arrivata tardi. Mai la grazia ai colpevoli”
  • 06/10/17  ai colossi informatici: “Non sottovalutare il danno che viene fatto dalla violenza in Rete ai bambini”
  • 13/02/17  prefazione al libro di Pittet: “Chiedo umilmente perdono alle famiglie delle vittime. Saremo molto severi”
  • 01/05/16  al Regina Coeli: “Non dobbiamo tollerare gli abusi sui minori. Dobbiamo difenderli e dobbiamo punire severamente gli abusatori!”
  • 14/10/15  udienza generale a San Pietro: “Mi scuso per scandali a Roma e in Vaticano. Bambini violati, insopportabile”
  • 05/02/15  lettera a superiori di istituti religiosi e presidenti di Conferenze episcopali: “Sradicare da Chiesa la piaga degli abusi sui minori”
  • 07/07/14  alle vittime di abusi ricevute a Santa Marta: “Chiedo perdono per peccati e gravi crimini sessuali del clero”
  • 29/05/14  in volo verso Israele: “Abusare di un minore è come celebrare una messa nera”
  • 11/04/14  all’Ufficio Internazionale Cattolico dell’Infanzia: “Chiedo perdono per abusi del clero”
  • 18/06/12  messaggio al congresso eucaristico internazionale di Dublino: “La pedofilia ha minato la credibilità della Chiesa”
  • 23/09/11  a Erfurt incontrando vittime di abusi: “A quanti hanno responsabilità nella Chiesa sta molto a cuore affrontare accuratamente tutti i crimini di abuso”
  • 20/03/10  lettera ai vescovi irlandesi: “Ne risponderete a Dio e ai tribunali”
  • 11/05/10  in volo verso Lisbona: “Vediamo in modo terrificante che la più grande persecuzione alla Chiesa viene dall’interno”
  • 11/12/09  ai vertici della Chiesa irlandese: “I responsabili pagheranno”
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